sabato 12 maggio 2012


di Paolo Carta

Quirra, il futuro del poligono è adesso. Lo decideranno Parlamento e Governo la settimana prossima. Perché un futuro ci sarà. Diverso da quello attuale, senza spari, brillamenti, test di armi. Probabilmente soltanto con esercitazioni di Protezione civile e sperimentazioni non dannose per natura e salute: mai più brillamenti di munizioni, test di oleodotti e di motori di razzi.

La commissione d'inchiesta del Senato sull'uranio impoverito è rimasta impressionata dalle parole del Procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi, promotore e titolare di un'inchiesta penale unica al mondo. Per la prima volta un poligono è sospettato di aver causato disastri ambientali e favorito l'insorgenza di tumori e malformazioni. Il magistrato, due giorni fa, ha illustrato le conclusioni, contenute nella richiesta di rinvio a giudizio contro venti indagati: inquinamento di acque, suolo e aria sopra i limiti, persino di sostanze radioattive come il torio contenuto nei missili testati a Quirra, diffuso nell'ambiente e trovato anche nella catena alimentare. Martedì i senatori sentiranno dalla viva voce del generale dell'Aeronautica Maurizio Lodovisi a che punto sono le bonifiche avviate tra Perdasdefogu e Villaputzu e poi deciderà che fare.

IL SENATORE «La fase conoscitiva è finita - annuncia Gian Piero Scanu, senatore olbiese del Pd, unico esponente sardo nella commissione d'inchiesta - adesso bisogna prendere le decisioni».
Lo scenario è vario. Anche perché centoventi senatori, su proposta proprio di Scanu, hanno sottoscritto soltanto pochi mesi fa una mozione rivoluzionaria. Si chiede l'impegno del Governo a limitare il peso delle servitù militari che grava sulla Sardegna, concretamente. Cioè chiudendo immediatamente Teulada e Capo Frasca, avviando le bonifiche, estendendole anche a Quirra, poligono destinato secondo Scanu a diventare un centro di eccellenza per esercitazioni pacifiche e altamente tecnologiche.

LA CHIUSURA La commissione parlamentare d'inchiesta, che ha i poteri della magistratura, avrà anche la possibilità di proporre soluzioni. Probabilmente è più urgente, stando alle parole di Domenico Fiordalisi, sospendere le attività, bonificare e riconvertire innanzitutto Quirra. Per passare poi a Teulada e Capo Frasca.
«La nostra intenzione - prosegue Scanu - non è quella di chiudere i poligoni punto e basta. Bisogna restituirli alla Sardegna dopo il ripristino ambientale, che deve essere a carico del Governo».
La rivisitazione del destino delle aree militari sardi è legata anche ad altri argomenti importanti su scala nazionale ed europea. Il Governo Monti è impegnato in una revisione della spesa pubblica che riguarderà anche la Difesa. E poi si parla da anni di un futuro esercito europeo, a vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino. «Sono uno dei relatori della proposta di legge di riordino della Difesa- prosegue il parlamentare olbiese - e personalmente, lo dimostrano gli atti in Senato, mi sono sempre battuto per l'annullamento dei contratti d'acquisto dei nuovi aerei da bombardamento F 35 e per una rivisitazione della partecipazione dell'Italia alle missioni internazionale di pace. La gestione di un solo poligono comporterebbe risparmi per lo Stato rispetto al mantenimento delle attuali tre aree per le esercitazioni».

ALL'ESTERO Ma il Governo in futuro dovrà anche valutare se un ulteriore risparmio possa arrivare da esercitazioni all'Estero, come per esempio in Turchia o in Giordania.
Gli anti-militaristi del Comitato “Gettiamo le basi” nutrono dubbi importanti. «Ci chiediamo - dice la portavoce Mariella Cao - se il generale Lodovici, a capo delle bonifiche, essendo un pilota, abbia le cognizioni scientifiche per un lavoro così importante. Su disposizione dell'allora sottosegretario alla Difesa, Salvatore Cicu, sei anni fa il Centro Nazionale per le Ricerche (Cnr) effettuò un sopralluogo a Teulada, concluso con un'osservazione importante: bonificare quel poligono è lavoro costosissimo che dovrà durare almeno trent'anni. Pretendiamo lo stesso rigore».
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