venerdì 4 maggio 2012

Maurizio Blondet



Vi ricordate? Dal 2008 ce lo hanno assicurato tutti: presidenti USA e governanti sciolti e a pacchetti, cattedratici di economia, banchieri, economisti da talk show e giornalisti del settore: «Tranquilli, è arrivata la recessione, ma non sarà come il ‘29».

Ebbene: bisogna ammetterlo, avevano ragione.


È enormemente peggio che nel 1929. Basti compulsare la seguente tabella:



È l’andamento storico del mercato del credito in USA, ossia di come le banche hanno indebitato le famiglie, provocando iperconsumi a credito, boom artificiale e bolle pronte a scoppiare. Anche il Grande Crack del ‘29 fu preparato da un’eccessiva apertura del credito. Ne seguì il terribile decennio della deflazione da dis-indebitamento, con il 30% di disoccupati e il crollo abissale dei consumi, da cui l’America uscì bene o male entrando nella guerra mondiale, grande consumatrice di prodotti invenduti e donatrice della piena occupazione (donne in fabbrica, uomini in linea).

Ma, come mostra il grafico, l’euforia del credito facile che provocò la Grande Depressione, la guerra e le miserie mondiali, è una collinetta, in confronto al’Everest di debiti che il Paese ha accumulato fino al 2008, ossia alla furia indebitatrice del sistema bancario: e la discesa è solo cominciata. Guardate come fu ripida la discesa 1930-40, ossia quanto tragica l’improvvisa restrizione del credito; e provate a immaginare quanto sarà lunga, ripida e dolorosa la deflazione del debito che seguirà: se quella inghiottì una generazione, questa ne inghiottirà due o tre.

L’andamento del grafico non riguarda solo l’America, naturalmente. Ormai una quantità di indicatori economici nel mondo hanno lo stesso andamento: a curva esponenziale.

Dai tassi d’interesse sul debito greco nell’imminenza del default, fino allo spread di titoli pubblici francesi su quelli tedeschi. Vedi sotto.

Le curve esponenziali dicono una cosa ben nota: che il fenomeno che descrivono è insostenibile.  Che la sua crescita asintotica non può durare.





Qualunque tecnico, vedendo l’andamento del debito USA, avrebbe potuto prevedere il disastro inevitabile. Così come se il governo Monti fosse davvero fatto di tecnici, sarebbe subìto giunto alla conclusione che il debito pubblico italiano è impagabile, e che dunque si doveva senza indugio trattare coi creditori per ristrutturarlo, invece che tentare una «debt deflation» fatta tutta di tasse che aggravano solo la recessione.


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