domenica 13 maggio 2012



John Brown 

Tradotto da  Curzio Bettio



Ieri, in due paesi europei, uno grande e potente, e l’altro più piccolo e marginale in termini di potenza continentale, hanno avuto luogo consultazioni elettorali. Nel grande paese, ancora una volta la solenne stupidità della politica della rappresentanza si è fatta sentire, con due candidati che hanno fatto a gara in ridicolaggini, parlando a nome dei “Francesi”, e senza vergogna emettendo frasi come “i Francesi vogliono”, “i Francesi pensano”, ecc.


Il grande paese esagonale è un antico centro del potere europeo. Anch’esso viene colpito dalla crisi, ma, per il momento, le difficoltà non hanno avuto come sbocco il disastro sociale che i paesi dell’Europa meridionale hanno dovuto subire, in particolare il più piccolo e più marginale di loro, la Grecia.

Quindi, è ancora possibile giocare alla rappresentanza, in un gioco di specchi tra destra e sinistra, in cui le diverse componenti del dominio capitalista decidono se dare maggiore importanza al mercato o allo Stato, all’equità o alla libertà di impresa.


Tutto, all’interno di una continuità splendida tra i due poli di un sistema che non viene mai messo in discussione, in accordo a queste categorie, perché queste componenti sono parte di esso.

Chi pensa che un regime capitalista venga messo in discussione dal rafforzamento dello Stato o dal miglioramento della parità giuridica tra i cittadini, ignora il fatto che il mercato generalizzato, che è caratteristica del capitalismo, è il prodotto dell’attività statuale, e che la parità fra i contraenti dei contratti è la condizione base per l’esistenza del mercato.
Come ha ricordato Michel Foucault a Chomsky nel loro memorabile dibattito ad una televisione olandese nel 1971, un regime non può essere combattuto attraverso i suoi propri concetti e valori.

Quindi, la sinistra rappresentativa non può che rappresentare, nella migliore delle ipotesi, una classe operaia inserita nel quadro del capitalismo, nella cornice delle specifiche modalità capitaliste di distribuzione della ricchezza.
Il suo ruolo nella lotta di classe è pura mistificazione, per nascondere gli antagonismi e le contraddizioni che stanno dietro i valori comuni del sistema, presentati come valori “democratici” o “valori della Repubblica”, con la voce pomposa usata per proclamare grandi menzogne.

Nell’esagono potente, le elezioni presidenziali sono state vinte, con un piccolo margine di differenza sul presidente uscente, da François Hollande, leader del Partito Socialista, che ha impostato un programma moderatamente critico delle politiche di austerità, e annunciato il suo desiderio di modificare il Patto europeo di Stabilità.

Ciò che egli propone, invece di austerità, è “crescita”.
Probabilmente, Hollande non tarderà molto a rimangiarsi le sue promesse e a ritornare al “realismo”, che consiste nell’accettare austerità e tagli, forse in nome della “crescita”.

In Francia esiste ancora un margine per le menzogne con un certo successo, e anche per il taglio della spesa pubblica e dei salari. Finché esiste questo margine, sarà ancora possibile avere uno spettacolo di burattini fra i due candidati, di destra e di sinistra, con i loro accoliti “populisti” di destra e di sinistra che, tra Stato e mercato, introducono un terzo personaggio nella farsa: il Popolo.

Questo popolo che irrompe come l’“Altro” del mercato nel discorso della sinistra di Mélenchon o 

l’“Altro” dello Stato nel populismo semifascista della figlia di Le Pen. Come se il popolo non fosse l’unificazione da parte dello Stato e nello Stato degli agenti disseminati del mercato.

I populismi non sono una via d’uscita dal labirinto di specchi della politica di rappresentanza, in cui uno spazio esterno semplicemente non esiste, non esiste nessun luogo al di là della rappresentanza, che non sia semplicemente criminalità “terrorista”, e anche questa è esternalità mistificata, una esternalità totalmente falsa, designata dal potere e per il potere.

La lotta di classe non può essere rappresentanza, lo sono solo gli specchi nei quali si rispecchia il falso antagonismo tra Stato e mercato, tra il popolo della sinistra e il popolo custode dello spirito del nazionalismo.
Come nella scena finale del film “La signora di Shanghai” di Orson Welles, i protagonisti sparano contro le loro immagini in un labirinto di specchi e sparando alla propria immagine uccidono l’altro.


Il capitalismo con un sapore liberista uccide il capitalismo con un sapore socialista o viceversa.
Nel frattempo, si tira in ballo lo spauracchio fascista, precedentemente alimentato tramite una ben studiata xenofobia di Stato, in modo che le opzioni di maggioranza, che sono… rispettabili e non “populiste”, possono presentare le politiche più brutali come un “male minore”... rispetto a quanto potrebbe accadere se i fascisti dovessero vincere.

L’esistenza di un blocco fascista permette ai partiti di regime di essere loro stessi fascisti, accusando comunque i “populisti” di estrema destra di esserlo. Ci sono gli onesti e i disonesti, i buoni e i cattivi!

Anche in Grecia, ieri, si sono tenute elezioni, ma il loro corso e i loro risultati sono decisamente diversi da quelli della Francia. Gli organi di stampa europei hanno presentato i risultati delle elezioni greche come una forte avanzata per la sinistra “radicale” e un’inversione drastica di tendenza per i due grandi protagonisti del bipartitismo greco, i socialisti del Pasok e la destra di Nea Dimokratia (ND).

Tuttavia, si è verificato qualcosa di ancor più grave: è stato dimostrato che, una volta arrivati ad un certo punto, la rappresentanza democratica del capitalismo neoliberista diventa impossibile.
I due grandi partiti che difendono l’austerità e il pagamento del debito, il Pasok e la ND, possono contare solo su meno del 33% dei voti: il resto delle forze rappresentate nel Parlamento greco sono, invece, radicalmente ostili a queste politiche che stanno portando il paese alla rovina e stanno impoverendo le classi popolari e il ceto medio.

Questo non ha impedito al regime di fare tutto il possibile per impedire ai cittadini greci di esprimere il loro malcontento: non solo non è stato possibile per la popolazione esprimersi sulle misure di austerità in un referendum (il mero tentativo di farlo è costato l’incarico a Papandreou), ma, al fine di evitare il manifestarsi di posizioni di minoranza, la percentuale minima per ottenere deputati è stata innalzata dal 3% al 5% dei voti, il che significa che nelle ultime elezioni è stato escluso il 19% dell’elettorato, una percentuale di voti superiore a quella ottenuta da Nea Dimokratia, il partito che ha ricevuto il maggior numero di voti.

Non solo questo: il premio di maggioranza per il partito più votato è stato fissato in 50 seggi, cosicché Nea Dimokratia con il18.9% (solo un 2% in più di voti rispetto a Syriza, la coalizione di sinistra che ha ottenuto il 16.8%) ottiene, grazie a questo generoso “regalo”, 108 deputati a fronte dei 52 di Syriza.
La combinazione della soglia di sbarramento dei voti e il premio al partito di maggioranza relativa distorce grottescamente l’esatta proporzione delle forze politiche rappresentate in Parlamento.

Questa palese manipolazione del diritto, che era destinata a garantire la “governabilità” e a consentire un governo di “salvezza nazionale”, costituito da Nea Dimokratia e Pasok, i partiti minoritari che rappresentano la politica di austerità contro la quale gli elettori si sono espressi chiaramente e clamorosamente, ha avuto “quasi” successo.

I risultati finali non hanno permesso questa soluzione, dal momento che nemmeno con questo tipo di frode elettorale potrebbero giuridicamente i partiti del “mnimonio” (il memorandum sulle politiche di austerità imposto dalla Commissione europea, dalla Banca Comune Europea e dal Fondo Monetario Internazionale) raggiungere la maggioranza assoluta.
L’austerità diventa inapplicabile con mezzi democratici. Questa è la grande differenza tra la Grecia e la Francia.

In Grecia, visti i risultati di ieri, sarà quasi impossibile formare un governo in quanto, anche se Syriza ha ottenuto un ottimo risultato, sarà impossibile per questa formazione ottenere un appoggio sufficiente.
Il Partito Comunista, che già si era opposto a liste unificate con i “social democratici” di Syriza, perché considerati troppo “europeisti”, non accetterà alcun tipo di coalizione post-elettorale.

D’altro canto, un’estrema destra tremenda ma caricaturale, Chrysi Avgi (Alba Dorata), è entrata in Parlamento con politiche che si oppongono alla politiche di immigrazione, ma anche a quelle della “Junta” del “mnimonio”, del memorandum. (Junta è il nome ispanico utilizzato in Grecia per la dittatura dei colonnelli).

La funzione di questa formazione è, per il momento, simile a quella di Marine Le Pen in Francia e delle altre destre estreme:  quella di permettere la radicalizzazione neoliberista e xenofoba dei partiti di maggioranza che possono presentare il fascismo come il “male maggiore”, anche se le loro milizie sono già sulle strade per agire contro gli immigrati ...

Le elezioni, che avrebbero dovuto servire per dare legittimità al dominio del capitale finanziario attraverso l’austerità e il pagamento del debito, non hanno raggiunto questo obiettivo in Grecia. L’austerità e il debito sono oggi non rappresentabili, come pure lo è la resistenza delle masse contro queste politiche.

Gli specchi sono stati infranti definitivamente, anche se è possibile possa avvenire ancora qualche gioco con quella scheggia di grandi dimensioni costituita dall’estrema destra.
Nei prossimi giorni può succedere di tutto: se non si forma una maggioranza disposta a sostenere il piano di salvataggio, e le misure di austerità imposte che ne derivano, questo potrebbe presto causare una sospensione dei finanziamenti dall’Europa e dal FMI e la sospensione dei pagamenti da parte della Grecia.

È molto probabile anche che il paese dovrà abbandonare l’euro, con le conseguenti ripercussioni sugli altri paesi indeboliti (Portogallo, Spagna, Italia, Irlanda, ecc) e sulla zona Europa nel suo complesso.
La Grecia attuale si trova in una situazione che ricorda la Germania degli anni ’40.

Le cause sono simili: la Germania di Weimar venne distrutta dal pagamento di un debito di guerra brutale imposto dai vincitori della Prima guerra mondiale. Keynes aveva già messo in guardia la Commissione delle riparazioni di guerra sulle conseguenze disastrose di questa politica.

Contro l’impossibilità di una rivoluzione, dovuta tra le altre cose alla profonda divisione delle sinistre e al settarismo del Partito comunista tedesco, un piccolo individuo rozzo, sgradevole e pieno di risentimento, ridicolo come i leader attuali di Chrisi Avgi, ha finito per prendere il potere. Conosciamo bene il resto della storia.

A questo momento, solo una reazione forte a livello europeo contro le politiche di austerità può impedire il ritorno della barbarie nel nostro continente.
Abbiamo bisogno di un’Europa che sia un vero spazio di cooperazione produttiva fra i popoli, uno spazio di democrazia e di libertà e non una mera odiosa agenzia di recupero crediti gestita da una oligarchia e da una politica razzista sull’immigrazione.
Non ogni paese può permettersi la rappresentazione del grande spettacolo di marionette “repubblicano” che la Francia gode; e perfino non si gode nemmeno all’interno della Francia.

La Grecia ci mostra che la dominazione sociale attraverso il debito non può essere rappresentata democraticamente.
Per preservare la democrazia, è urgente porre fine a politiche economiche che nascondono sempre meno il loro carattere di una vera dominazione politica.
Questo, tuttavia, non può essere fatto nel quadro degli Stati-nazione: la nostalgia della sovranità nazionale rappresentata dal fascismo e in una certa misura dai “populismi” è oggi una trappola.

È solo a livello europeo che possono essere fornite soluzioni a problemi, che fino a qualche tempo fa si discostavano dal livello nazionale.
Con la chiusura in noi stessi, nei “nostri” Stati, ci troveremo con un dominio capitalista sempre più brutale, e saremo sempre più incapaci di farvi fronte.
Un’altra costruzione europea è necessaria e urgente. Le 12M (le manifestazioni del 12 maggio) saranno molto più decisive a tal fine, che non le elezioni del 6 maggio.


L’1% sacrifica i nostri diritti per salvare i suoi privilegi. LORO STANNO VIVENDO A SPESE NOSTRE. Poster dal movimento sociale Juventud Sin Futuro (Gioventù senza futuro).

Questo sabato, 12 maggio, fin dal mattino partiranno dai quartieri e da cittadine periferiche di Madrid diverse manifestazioni. Alle 19:00 i cortei si riuniranno su 4 punti per dare inizio alla grande manifestazione a Sol. 


Mappa delle manifestazioni mondiali del 12 maggio 12M che sarà aggiornata con gli eventi che si terranno quel giorno in tutta Europa e nel mondo (cliccare sull'immagine)

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Per concessione di TLAXCALA
Fonte: http://iohannesmaurus.blogspot.com/2012/05/francia-y-grecia-2-elecciones-ninguna.html
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