domenica 6 maggio 2012

Mariella Careddu

www.unionesarda.it

Sotto accusa ufficiali, ricercatori e il sindaco Walter Mura: udienza dal gup a giugno

«Tutti a processo per i veleni»

Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio dei venti indagati



Processateli tutti
L'ultimo atto del procuratore della Repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi nella vicenda del poligono di Quirra sta tutto qui: nella richiesta di rinvio a giudizio depositata venerdì mattina nella cancelleria del giudice dell'udienza preliminare Nicola Clivio. L'udienza verrà fissata a giugno. L'impianto accusatorio non è stato scalfito da nessun atto della difesa. Non è mutato il quadro descritto nella chiusura delle indagini depositata il 22 marzo scorso. La novità sta nell'annuncio degli enti locali che intendono costituirsi parte civile in un eventuale procedimento.

LE ACCUSE
La richiesta di rinvio a giudizio coinvolge tutti e venti gli indagati, confermate le accuse che vanno dall' omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri alla falsità ideologica aggravata in atto pubblico , passando per il reato di ostacolo aggravato alla difesa da un disastro .
Alla sbarra potrebbero finire accademici, ufficiali, medici e sindaci, colpevoli, a sentire il pm (ognuno per la propria parte), di aver provocato un disastro ambientale, di non aver tenuto alla larga la popolazione dall'area chimicamente inquinata e di aver messo in piedi un sistema di controllo taroccato. La ricostruzione giudiziaria si articola in più fasi. La prima coinvolge coloro che fin dall'inizio non si sono occupati di quello che stava accadendo in quei dodicimila ettari circondati da centri abitati e aziende agricole.

GLI UFFICIALI
Nella lista nera della Procura sono finiti: Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci. Ovvero i generali di corpo d'armata che si sono avvicendati al vertice del poligono. Loro, oltre al tenente Walter Carta, responsabile del servizio di prevenzione e protezione, a Gianfranco Fois e Fulvio Ragazzon, comandanti del distaccamento di capo San Lorenzo, sono accusati di «aver cagionato un persistente e grave disastro ambientale con enorme pericolo chimico e radioattivo per la salute di decine di migliaia di animali da allevamento, di decine di pastori, del personale civile e militare della base e dei numerosi cittadini». Niente segnali di pericolo e nessun ostacolo che impedisse l'accesso ai civili.
Nella fase successiva, però, quando qualcuno aveva iniziato a lamentare gli effetti di quella terra impestata di torio (un metallo pesante più dannoso dell'uranio impoverito), particelle radioattive, amianto, sostanze cancerogene e rifiuti militari pericolosi, il Ministero della Difesa incaricò un gruppo di ricercatori di eseguire dei test. Indagati pure loro. 

I RICERCATORI
Giuseppe Protano, Fabio Baroni, Luigi Antonello Di Lella, e il loro professore Francesco Riccobono, tutti dell'istituto di scienze ambientali Sarfatti dell'Università di Siena, sono accusati di «aver contribuito all'esposizione alla radioattività, con l'artificio di presentare come indagine tossicologica l'indagine geochimica». In altre parole, secondo l'accusa, i ricercatori avrebbero eseguito un campionamento cosiddetto a maglia larga, con il quale sarebbe stato impossibile rilevare le reali quantità di torio presenti nel terreno.
A vigilare sul loro operato dovevano essere gli ufficiali (specializzati) di una commissione nominata dalla Difesa.

I CONTROLLORI
Giuseppe Di Donato, Vittorio Sabbatini e Vincenzo Mauro, sono indagati perché «hanno omesso di denunciare il pericolo, nonostante avessero esaminato le relazioni dei ricercatori che permettevano di comprendere (seppure in parte) il grave inquinamento chimico».
Falsità ideologica in atto pubblico, è uno dei reati contestati a Gilberto Nobile e Gabriella Fasciani, i due chimici della Sgs Italia spa, la società di certificazione ambientale incaricata dalla Nato-Namsa di effettuare accertamenti per conto del Comitato di indirizzo ambientale di Perdasdefogu. I due tecnici avrebbero commesso falso «allo scopo di occultare il reato di disastro ambientale commesso mediante l'uso di missili Milan prodotti dalla MBDA, controllata da Finmeccanica e quindi collegata alla stessa Sgs».

SINDACO E DOTTORE
Walter Mura, primo cittadino di Perdasdefogu, e Pierluigi Cocco in qualità di medico competente del poligono, chiudono la lista. Il primo per aver diffuso «false affermazioni sanitarie sull'assenza di danni» e il secondo per non aver chiesto conto «dei tipi di armamenti utilizzati, per non aver controllato in modo adeguato e per aver diffuso falsità scientifiche sul sito internet Quirra.net». A giugno la decisione del gup.

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