sabato 5 maggio 2012

Massimo Fini

 ANDERS FOGH RASMUSSEN
Mario Monti, incontrando a Roma il segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen, si è impegnato a rimanere in Afghanistan, con truppe e risorse finanziarie, oltre il 2014 «per completare l’addestramento dell’esercito afgano, garantire sicurezza e stabilità e contribuire alla ricostruzione di quel Paese». Il premier italiano farebbe meglio a pensare alla ricostruzione del suo di Paese. La missione in Afghanistan ci costa un miliardo di euro l’anno. Da qui alla fine del 2014 fanno due miliardi e mezzo. Con queste cifre non si risana l’economia di un Paese ma, in un momento in cui il governo sta raschiando il fondo della botte, si potrebbero perlomeno tappare alcuni buchi, a cominciare da quello degli "esodati" e degli "esodandi" (neologisimi che possono nascere solo in Italia).

Ma lasciamo pur perdere la questione dei soldi che, pur di compiacere gli amici americani, pare non interessare il professore. Ricostruire l’Afghanistan? Sono più di undici anni che gli occidentali occupano quel Paese per ricostruirlo dopo averlo distrutto e hanno combinato un disastro, sociale, economico e morale. Nel periodo del governo talebano Kabul contava un milione e 200 mila abitanti, oggi ne ha quasi sei milioni, un’urbanizzazione selvaggia che già da sola dice tutto. La disoccupazione che era all’8% è salita al 40. La corruzione, che sotto i Talebani non esisteva proprio a causa delle loro severissime leggi, oggi è endemica, nella cricca che ruota attorno al governo fantoccio di Karzai, nella polizia, nell’esercito, nella magistratura. All’inizio del 2000 il Mullah Omar aveva vietato la coltivazione del papavero e la produzione di oppio era crollata quasi a zero, oggi l’Afghanistan "liberato" produce il 93% dell’oppio mondiale.

Garantire la stabilità e la sicurezza? Ma a incendiare il Paese è proprio la presenza delle truppe straniere contro cui sono insorti non solo i Talebani ma buona parte della popolazione che non ne può più della violenza e dell’arroganza degli occupanti che bombardano a casaccio, uccidono civili a migliaia, pisciano sul Corano e sui cadaveri dei nemici, sfregiano i valori locali per imporre i propri.
Ma la motivazione più viscida data dal professor Monti per rimanere in Afghanistan è che così contribuiamo a completare l’addestramento dell’esercito "regolare" afgano. In realtà in questo modo stiamo solo preparando il terreno per una nuova guerra civile afgana (esattamente come sta avvenendo in Iraq fra sunniti e sciiti) che proprio l’avvento dei Talebani nel 1996 aveva troncato riportando la pace e l’ordine nel Paese al posto dell’arbitrio e della prepotenza dei signori della guerra.

Infine. Gli olandesi se ne sono già andati, i canadesi lo faranno alla fine del 2012, i francesi idem se vince Hollande, nel 2013 se prevale Sarkozy. Persino gli americani hanno preannunciato la loro "exit strategy" per il 2014 (anche se vogliono mantenere le basi aeree e su questo stanno trattando in Qatar con gli emissari del Mullah Omar). Possibile che solo noi, con tutti i problemi che abbiamo a casa nostra, si debba essere sempre più realisti del re?


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