giovedì 14 giugno 2012



La globalizzazione e il Nuovo Ordine Mondiale vogliono costruire la propria egemonia attraverso le scuole e le università private 


Peter Bachmaier 
http://www.zeit-fragen.ch/index.php?id=836
Tradotto da  Alba Canelli
Editato da  Curzio Bettio




La globalizzazione in senso moderno è iniziata con la liberalizzazione del commercio mondiale e con l’introduzione del neoliberismo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Ciò è strettamente correlato al termine “Nuovo Ordine Mondiale”, coniato dal presidente Bush nel settembre 1990 in un messaggio indirizzato al Congresso USA, dopo il crollo del blocco sovietico; e Bush puntualizzava : “Un nuovo ordine mondiale,…guidato dagli Stati Uniti”. Questo è il sistema internazionale che abbiamo tutt’oggi.


Lo sconvolgimento radicale del 1989 con l’aiuto dell’Occidente

Il cambiamento essenziale nel nuovo ordine mondiale è avvenuto con l’espansione dell’Occidente verso l’Europa centrale e orientale, che fino al 1989 erano appartenute all’impero dell’Unione Sovietica, ma a queste regioni Gorbaciov “aveva rinunciato” il 2 dicembre 1989 alla Conferenza di Malta con il presidente Bush, per cui ora questi paesi fanno parte dell’Impero Occidentale.

Il crollo del blocco sovietico e lo sconvolgimento del 1989 erano dovuti alla intrinseca debolezza del sistema, ma anche al “fattore occidentale”, soprattutto all’offensiva degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Reagan.

La rivoluzione non sarebbe accaduta, nella maggior parte dei paesi dell’Europa centrale e orientale, senza l’influenza usamericana. Il movimento “Charta 77” in Cecoslovacchia e il sindacato “Solidarnosc” in Polonia non avrebbero potuto sopravvivere senza il sostegno usamericano.
In questa vittoria, ha avuto un ruolo decisivo l’influenza culturale occidentale, ciò che oggi chiamiamo “soft power”, in primo luogo l’influenza della cultura pop usamericana, che è penetrata assolutamente in modo legale attraverso la radio, la televisione, i film di Hollywood, gli scambi culturali, con questo diffondendo i “valori occidentali”. Tuttavia, questa non era la cultura classica europea, ma piuttosto quella del liberismo, dell’individualismo, del materialismo, di Hollywood.

Il Nuovo Ordine Mondiale in Europa centrale e orientale dopo il 1989
Il nuovo ordine mondiale, che è stato introdotto dopo i capovolgimenti nell’Europa centrale e orientale, implicava l’introduzione del modello neoliberista, la dittatura del denaro, che ha le seguenti caratteristiche: la completa liberalizzazione dell’economia, la dismissione dei beni dello Stato e la loro privatizzazione, lo smantellamento dello Stato e la deregolamentazione, la subordinazione dei paesi sotto il controllo del capitale straniero, e infine la loro integrazione nel sistema politico occidentale, nell’Unione europea, nella NATO, nell’Organizzazione mondiale del commercio WTO.
Questa riforma è avvenuta sotto il controllo del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, ed era soggetta alle condizioni politiche dettate da queste istituzioni.

Supremazia degli Stati Uniti
I fondamenti intellettuali e gli obiettivi del nuovo ordine mondiale dopo il 1989 sono stati schematizzati dal “Council on Foreign Relations – Consiglio sulle relazioni estere” (CFR), attraverso documenti quali il “Project for the New American Century - Progetto per il Nuovo Secolo Americano”, ideato e diretto da William Kristol e Richard Perle nel 1997 per giustificare la fine dell’“era della Pace di Westfalia” e del diritto internazionale.
Su raccomandazione di questa unità operativa, nel 2001 il presidente Bush denunciava il Trattato anti missili balistici (ABM) con la Russia, che aveva previsto una limitazione dei sistemi di difesa antimissile delle due parti, (in modo da frenare la proliferazione delle armi nucleari offensive).
Uno degli architetti del nuovo ordine era Zbigniew Brzezinski, che raccomandava la divisione della Russia, nel suo libro “The Grand Chessboard: American strategy of domination(La Grande Scacchiera: Strategia usamericana di dominio”), pubblicato nel 1997, o la “National Security Strategy of the United States 2002 - Strategia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti” documento rilasciato nel 2002, e la “Vision 2015”, pubblicata dal Council on Foreign Relations CFR nel 2008.
Il risultato non fu la creazione di una classe media produttiva e costruttiva, come spina dorsale della nuova società, ma un’ “élite estera dipendente” (Brzezinski), una classe di “nuovi ricchi” sotto il controllo del FMI. Oggi i loro figli studiano presso le università d’élite in Inghilterra e in America, per tornare con una “nuova consapevolezza”.
Zbigniew Brzezinski con Osama Bin Laden

L’Unione Europea - un progetto degli Stati Uniti
Un pilastro del nuovo ordine è l’Unione europea, che in origine era per certo un progetto usamericano, elaborato da Jean Monnet, che in verità era un banchiere usamericano e un lobbista per Wall Street. Il progetto prevedeva la costruzione degli Stati Uniti d’Europa sotto controllo usamericano e la dissoluzione degli Stati nazionali.
Nei Trattati di Maastricht del 1992, di Copenaghen del 1997 e di Lisbona del 2007, venivano fissate le seguenti condizioni: essenzialmente neo-liberismo, con le sue quattro libertà, [libera circolazione delle merci; libera circolazione dei servizi; libera circolazione delle persone (rectius: dei lavoratori); libera circolazione dei capitali] e la dissoluzione degli Stati nazionali.
Le decisioni non saranno prese dal Parlamento Europeo, ma dalla Commissione Europea, vale a dire da una burocrazia di non eletti. L’obiettivo è ancora un super-Stato centralizzato con una costituzione unificata adottata a Lisbona, ed una governance economica.
L’Europa centrale e orientale sono state integrate dalla NATO e l’Unione europea nel sistema occidentale. L’espansione verso est è stata realizzata attraverso i programmi dell’Unione europea Phare, Tempus, e soprattutto grazie ai trattati di adesione all’Unione europea nel 2004 e nel 2007, ed ora esiste il “Partenariato orientale” per i paesi esterni all’Unione europea.

Il mutamento dei valori: educazione per una “società aperta”
Il nuovo ordine mondiale vuole creare anche una nuova cultura, che sostituisca il sistema dei valori tradizionali con la loro enfasi sugli ideali di nazione, storia, religione e famiglia: ha lo scopo di creare una società liberista, laica e multiculturale.
Nel 2005, il politologo usamericano Joseph Nye ha coniato il termine “soft power”. Il suo libro porta il sottotitolo “The Means to Success to World Politics - I mezzi per il successo della politica mondiale).
L’UE ha fissato i suoi valori nella Carta dei diritti fondamentali del 2000, che è stata monitorata dall’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali con sede a Vienna dal 2007.
L’agenzia è particolarmente dedita al monitoraggio delle forme di razzismo, xenofobia e discriminatorie provocate dalle differenze di genere, religione e orientamento sessuale.
La cultura non è più una questione di Stati nazione, per questo scopo esiste un Ufficio di direzione generale della Commissione europea per la Cultura, i Media e l’Educazione, che gestisce i programmi quinquennali per la cultura e la “Televisione senza frontiere”.

L’influenza delle imprese occidentali sui media
I media nell’Europa centrale e orientale sono praticamente controllati dalle imprese dei mezzi di informazione occidentali: la News Corporation, Rupert Murdoch, la Bertelsmann AG (che possiede il più importante quotidiano polacco “Gazeta Wyborcza” e il più grande tabloid “Fakt”), il gruppo Springer (proprietario del prestigioso quotidiano polacco “Rzeczpospolita”), il WAZ Group, il gruppo mediatico svizzero Ringier e l’austriaco Styria Verlag, che è attivo nel sud-est dell’Europa. Le compagnie mediatiche occidentali sono fondamentalmente orientate al mercato e promuovono un giornalismo che ha poco a che fare con l’informazione, ma molto più con il sensazionalismo e la ricerca esasperata dell’immagine.
Inoltre, il sistema educativo è condizionato dagli studi PISA e dal processo di Bologna, che mirano a unificare il sistema educativo in termini di formazione per il mercato.

La società multiculturale
La società multiculturale è determinata, fra le altre questioni, dalla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali del 1995, che prevede una rivalutazione delle minoranze e di fatto afferma la loro parità in rapporto alla maggioranza della popolazione.
Un esempio è l’università albanese di Tetovo in Macedonia, in cui la lingua d’insegnamento è l’albanese e che produce laureati che hanno completato i loro studi in lingua albanese in uno Stato con una popolazione slavo-ortodossa. Questo è un programma di secessione che arriverà a compimento, come è avvenuto in Kosovo, dove la secessione è iniziata allo stesso modo, quando gli Albanesi hanno frequentato solo le scuole albanesi e non hanno più imparato la lingua serba.

Il ruolo delle ONG
Le Organizzazioni Non Governative (ONG) svolgono un ruolo importante in questo cambiamento culturale, e vengono denominate anche come “terzo settore”, parimenti alla “società aperta” di Soros (un’importante agenzia di globalizzazione, che ha aperto istituti in tutti i paesi dell’Europa centrale e orientale, ad esempio a Budapest, già nel 1984), che  patrocina una società globalizzata separata dalle sue tradizioni nazionali.
Esempi sono fondazioni usamericane, come la National Endowment for Democracy, l’European Cultural Foundation di Amsterdam, e molte altre.
L’Occidente ha stabilito istituzioni private esclusive come la Central European University (Università dell’Europa centrale) a Budapest, la New School for Social Research (Nuova Scuola per le ricerche sociali) a Varsavia, l’Università Americana a Blagoevgrad nei pressi di Sofia, in Bulgaria, da cui ci si aspetta la formazione di una nuova élite.
L’istituzione di scuole e università private è una caratteristica particolare del nuovo sistema educativo. In Polonia, ci sono attualmente circa 200 università private, la maggior parte università di economia, che impongono tasse di frequenza e garantiscono ai loro studenti un diploma di laurea.

Il ruolo dell’Austria
L’Austria ha sempre avuto stretti rapporti economici e culturali con l’Europa centrale e orientale, ma è stata usata anche come testa di ponte dell’Occidente. Dopo il 1989, l’espansione delle banche austriache (Raiffeisen) verso l’Est ha svolto un ruolo fondamentale.
L’Austria ha ottenuto dall’UE il compito di diffondere la cultura moderna occidentale in questi paesi tramite l’organizzazione “KulturKontakt”, (uno dei centri di eccellenza in Austria per l’organizzazione di “contatti culturali” nel campo dell’istruzione, della comunicazione, della cultura in generale).  
L’Austria gioca anche un ruolo nella politica dell’informazione: l’Austria ufficialmente mantiene relazioni solo con i mass media filo-occidentali nei paesi dell’Europa centrale e orientale. Pertanto non ci sono informazioni indipendenti disponibili.
Inoltre, solo persone note per una visione politicamente corretta vengono invitate in istituti come l’IDM (Istituto per il Danubio e l’Europa centrale), l’IWM (Istituto di Studi Avanzati in Scienze Umane e Sociali), l’Accademia Diplomatica di Vienna.
Non esiste una piattaforma per una presa di posizione anti-globalista o euro-critica. 
Richard Sulik, per esempio, non è mai stato invitato in Austria, sebbene egli sia stato presidente del Parlamento slovacco.
In questo modo, si genera l’impressione sbagliata che l’opinione pubblica nei paesi dell’Europa centrale e orientale sia a favore dell’Unione europea e degli USA.

Le rivoluzioni arancioni
In realtà l’allargamento ad Est dell’Unione europea non è andato proprio senza intoppi. Nei paesi in cui non ha funzionato, sono state avviate rivoluzioni arancione, come in Serbia nel 2000 (dove è stata usata l’organizzazione Otpor), in Georgia nel 2003, in Ucraina nel 2004, nella Bielorussia nel 2006.
Tuttavia, lì dove la rivoluzione non ha avuto successo, allora Obama ha imposto sanzioni contro quel paese e l’Unione europea gli si è accompagnata.

Opposizione continua contro la politica europea
Nel 1989, i popoli erano contro la dittatura della “Nomenklatura” e favorevoli all’Europa.
Ma ormai i popoli hanno perso le loro illusioni e vogliono l’indipendenza nazionale. Sono contro il centralismo di Bruxelles. Sono caduti dalla padella alla brace. L’Europa centrale e orientale oggi costituisce il banco di lavoro prolungato dell’Occidente. Esiste una resistenza, che è andata via via rafforzandosi, contro la politica dell’Unione europea, soprattutto contro il suo crescente centralismo.
Durante la crisi dell’euro, vi è stata un’opposizione contro il piano di salvataggio e l’unione fiscale in Slovacchia (nel mese di ottobre 2011, il parlamento presieduto da Sulik ha respinto il piano di salvataggio finanziario), nella Repubblica Ceca, che non ha firmato l’accordo per l’unione fiscale, in Ungheria sotto Orbán, in Slovenia il partito di opposizione conservatrice di Janez Jansa ha rifiutato l’unione fiscale.
Esistono forti movimenti di resistenza in Serbia, dove il Partito Radicale Serbo, il più grande partito del paese, ha tenuto una grande manifestazione di protesta il 29 settembre 2011 contro l’adesione all’UE; in Polonia, dove il Partito Diritto e Giustizia ha espresso una posizione critica nei confronti dell’Unione europea, e nei paesi Baltici.
In Croazia, il risentimento contro l’UE è stato così forte che il referendum non ha raggiunto il quorum perché la metà degli elettori sono rimasti a casa.
In questi ultimi paesi, le banche svedesi, che a loro volta sono legate al FMI, dominano.
Negli Stati Baltici il trattamento shock, vale a dire l’esperimento neoliberista, sta lentamente volgendo al termine, in quanto il prodotto interno lordo (PIL) è in declino e il tasso di disoccupazione è di circa il 15%.
In Lettonia, il più grande partito è ancora il partito filo-russo, a cui però non è consentito di governare. I governi dei tre Stati baltici hanno puntato tutto sull’adesione al sistema dell’euro, da cui si aspettano la cura di tutti i loro problemi.


La prospezione euro-barometrica sulla valutazione economica
Secondo un sondaggio euro-barometrico del 2008, che indagava l’umore della gente nei diversi paesi, nella Repubblica Ceca, in Ungheria, in Lettonia ed Estonia, meno del 50% delle persone intervistate approvava l’Unione europea, e solo poco più del 50% in Polonia, Slovacchia e in Lituania era consenziente, e questa tendenza non è certo migliorata da allora. (1)
Nell’ultimo sondaggio euro-barometrico del dicembre 2011, il consenso per l’UE non veniva più indagato, ma alla domanda “Come valuta la situazione economica del suo Paese?” in tutti i dieci Stati membri dell’Europa orientale la risposta era “male!” dal 60 al 90% degli intervistati.
Alla domanda “Pensa che il peggio deve ancora venire per il mercato del lavoro?”, la stessa percentuale rispondeva “sì”. (2)
Il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli dal 10 al 15% in tutti gli Stati membri orientali dell’Unione europea, ad eccezione della Repubblica ceca e della Slovenia. (3)

Alternativa: Resistenza Nazionale
L’alternativa è dunque la conferma dello Stato nazione, la resistenza alla globalizzazione e una cooperazione con la Russia e con altri paesi dell’Europa orientale.
Come stato neutrale, anche l’Austria, che ha una lunga tradizione di relazioni con i paesi dell’Europa centrale e orientale, dovrebbe costruire un’alleanza con questi paesi come un contrappeso all’Occidente.
Relazione tenuta durante una serata di informazione e di discussione “L'Ungheria contro la globalizzazione”. Iniziativa “Heimat und Umwelt –Patria e Ambiente”, Kolpinghaus, 6/3/12
(1)    Die Presse, 26.06.2008
(2)    Eurobarometer, dicembre 2011
(3)    Eurostat, 1.3.2012





Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://www.zeit-fragen.ch/index.php?id=836
Data dell'articolo originale: 07/05/2012
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=7504 
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