venerdì 29 giugno 2012

Mariella Careddu
appalti pilotati per truccare l'esito delle analisi Altri quattro indagati, l'accusa è turbativa d'asta mediante collusione


Veleni di Quirra: un nuovo fascicolo per l'inchiesta tris. Quattro nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Lanusei, l'ipotesi di reato del nuovo filone d'inchiesta è quella di turbativa d'asta mediante collusione allo scopo di favorire un contraente, (tra quelli che hanno partecipato alla gara pubblica), con il fine di tacitare le associazioni ambientaliste e i cittadini che nella primavera del 2008 si preoccupavano di un eventuale disastro ambientale. 

INDAGINE TRIS 

L'inchiesta, aperta all'inizio di questa settimana, ha già avviato le prime indagini sul campo. Ieri mattina sono scattate le perquisizioni in tutta Italia: Cagliari, Milano, Varese e Padova. Gli agenti della squadra mobile di Nuoro sono andati in trasferta nel capoluogo di Regione, mentre i loro colleghi di Veneto e Lombardia, su indicazione del procuratore capo della Repubblica, Domenico Fiordalisi, hanno chiesto di poter acquisire dei documenti, negli uffici di una società che ha la sede centrale a Torino. 

ACCORDI VIRTUALI 

Sotto la lente degli investigatori sono finiti computer e pennine usb che potrebbero dare informazioni in merito a uno scambio di comunicazioni telematiche dalle quali emergerebbero gli accordi irregolari che avrebbero determinato l'assegnazione degli incarichi. Nel mirino del magistrato sono finiti i lotti 3 e 4 dell'appalto per il monitoraggio ambientale. 

IL MONITORAGGIO

 Nell'aprile del 2008 l'agenzia Nato - Namsa per conto del Ministero della Difesa aveva avviato un'indagine ambientale ad ampio raggio costata due milioni e mezzo di euro, per capire se ci fossero degli effetti (e quale fosse la loro entità) legati alle guerre simulate che avvenivano nel quadrato militare d'Ogliastra.
 
L'APPALTO 

Cinque i lotti che componevano l'appalto. Il primo era riferito al materiale aerodisperso, il secondo all'elettromagnetismo prodotto dai radar, il terzo ai controlli sul terreno, il quarto alla certificazione ambientale e il quinto all'informatizzazione e alla comunicazione. A destare i sospetti del procuratore capo della Repubblica di Lanusei sono stati dei documenti messi sotto sequestro in seguito alle perquisizioni eseguite durante la prima inchiesta sui veleni di Quirra, quella per il disastro ambientale che si è conclusa con venti indagati, che lo scorso 20 giugno è arrivata in aula per la prima udienza preliminare davanti al giudice Nicola Clivio. Alcuni documenti finiti nei faldoni dell'inchiesta madre hanno portato all'apertura del nuovo filone investigativo che ora dovrà accertare se l'assegnazione degli incarichi sia avvenuta in maniera regolare oppure no.

NUOVI INDAGATI 

L'iscrizione nel registro degli indagati delle quattro persone ritenute responsabili della turbativa d'asta è arrivata all'inizio di questa settimana. Alla Procura di Lanusei sono serviti quattro giorni di tempo per firmare i primi provvedimenti che hanno dato il via libera agli agenti della squadra mobile e alle loro visite a sorpresa iniziate ieri mattina. Il passo successivo sarà la nomina dei periti che dovranno analizzare computer e penne usb alla ricerca di prove che sostengano la tesi del pm.

Reazioni:

0 commenti:

Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!