domenica 10 giugno 2012

Cristina Cossu
www.unionesarda.it




 Maria Marongiu, titolare dell'Alfa editrice: vorrei rifare Sa Republica sarda 


 Una vita per l'indipendentismo 


«Per la lingua sarda servirebbe una battaglia unitaria»




Maria ha ricordi bellissimi e una missione: difendere l'identità del popolo sardo. Per quasi quarant'anni ha combattuto accanto al suo uomo, con le parole, gli scritti, le manifestazioni, il teatro, l'attività nelle scuole, i festival. 


Poi lui se n'è andato, abbattuto dal cancro, e lei ha continuato a lottare. «Perché non possiamo affrontare il futuro se non partiamo dalle radici». 


Porta avanti, praticamente da sola, l'Alfa editrice, da un ufficio pieno di carte e di quadri all'ingresso di Quartu, stampa i suoi libri a Ortacesus, «dove c'è una bella tipografia», sta pensando seriamente di rifondare, almeno on line, Sa Republica sarda , giornale bilingue uscito dal 1977 al 2009, che ha ospitato articoli di Francesco Masala e Ugo Dessy, Giovanni Lilliu e Eliseo Spiga. Punto di riferimento politico per le idee nazionalitarie e indipendentiste, strumento di denuncia contro il colonialismo e la globalizzazione, sostegno alla diffusione della lingua sarda e alle battaglie per le minoranze, l'autodeterminazione, i diritti civili, l'emarginazione. 


Maria Marongiu è nata a Osilo cinquantotto anni fa, ha tre figli, suo marito, Gianfranco Pinna, è morto nel 2003 e la guarda serio da una grande fotografia appesa alla parete. Vicino, un ritratto di Bettino Craxi. «Collaborava con noi, usava lo pseudonimo di Edmond Dantes. Nel '93 Gianfranco pubblicò una serie di pezzi critici sull'operato della magistratura, contattò l'ex leader socialista che, secondo lui, rappresentava il simbolo dell'accanimento moralizzatore e dello strapotere delle procure rosse. Forte di queste convinzioni, diede vita a numerose iniziative che miravano a sensibilizzare l'opinione pubblica e a riportare l'Italia sulla via della giustizia e della verità. Poi, per la scomparsa di Craxi, l'editoriale si intitolava: “Ucciso come Matteotti”, un crimine di Stato». Posizione discutibile, ma tant'è, devozione pura.


Gianfranco. Lo ha seguito sempre e in tutto.«Era un giornalista e un editore eccezionale. Ma sopra ogni altra cosa era un attivista, ribelle e libertario».


Come vi siete conosciuti?«A Sassari, grazie ad amici comuni. Io ero giovane, avevo 21 anni, lui dieci di più. Gravitava nell'area della sinistra, poi si è avvicinato al pensiero di Antonio Simon Mossa ed è rimasto folgorato. Ci siamo sposati poco dopo, a Nuoro, nella chiesetta dell'Ortobene, i testimoni di nozze erano Bainzu Piliu e Giannino Guiso. Avevamo chiesto una cerimonia in sardo, il vescovo non l'ha concessa e il parroco ha dovuto dire messa in italiano. Allora il sardo, ufficialmente, nelle scuole, era tabù, se non si era criminalizzati poco ci mancava»

E così avete fondato il mensile “Sardigna”.«Alla fine del '76 uscì il numero zero della rivista, diretta da Gianfranco Pintore. Fu il prologo di Sa Republica sarda , pubblicata dal maggio '77, il direttore era Gustavo Buratti, intellettuale democratico e sensibile. L'obiettivo era di radunare sotto la testata, personalità della cultura, della politica, dell'economia».


Poi vi siete trasferiti a sud.«Sì, perché avevamo problemi di tipografia. Qui abbiamo iniziato a stampare a Tutto quotidiano , la tiratura media era di duemila copie, ma in alcune occasioni siamo arrivati a quota centomila». 


A quel punto, a Cagliari, è nata la casa editrice Alfa.«Pubblicavamo anche periodici indipendentisti, Iskra , Boge , e libri, come ora. Tanti libri, tre, quattro all'anno, saggistica etnica, romanzi, volumi di storia, manuali per gli studenti».


Ci racconti la militanza politica.«Nel 1982 Gianfranco, con Angelo Caria, Giampiero Marras e Bore Ventroni, promosse a Bauladu la riunione di tutte le organizzazioni politico-culturali anticolonialiste, nazionalitarie e indipendentiste dell'Isola, dalla quale scaturì il movimento Sardinna e Libertade . Al congresso costitutivo c'erano Fabrizio De André e Simone De Beauvoir».


E oggi, quale indipendentismo? Lei per chi vota?«Io sono amica di tutti, purtroppo la nostra maledizione sta nel personalismo. Ho apprezzato per le comunali di Cagliari la candidatura a sindaco di Claudia Zuncheddu, mi piace Cappellacci quando fa la flotta sarda e la messa in mora dello Stato in lingua sarda, usate per la prima volta in una rivendicazione. Queste battaglie devono diventare patrimonio di tutti: per l'uso della lingua dobbiamo fare quello che abbiamo fatto per le servitù militari».


Vive bene a Quartu?Ci sono tante Quartu diverse. Purtroppo il vuoto culturale è desolante, un tempo il fermento esisteva. La città è ricca di tradizione e di feste meravigliose, eppure non si riesce a promuoverle. C'è una sola libreria e la biblioteca non è considerata un servizio essenziale».

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