domenica 3 giugno 2012

 Il poligono di Quirra non chiudera', ci sara' una riconversione radicale e le bonifiche partiranno all'inizio del prossimo anno. Lo ha precisato il senatore del Pd, Giampiero Scanu, relatore del provvedimento votato all'unanimita' dalla Commissione d'inchiesta. ''Ora il governo ha quattro mesi per far conoscere il proprio programma per organizzare le bonifiche, quindi i bandi per trovare le aziende che dovranno effettuare i lavori potranno partire all'inizio del 2013'', ha detto Scanu. Per le bonifiche servono almeno 50 milioni di euro.(ANSA).


Paolo Carta

IL CASO. 
Resta intatto il dubbio sul reperimento dei soldi per il ripristino ambientale


Scanu: il Governo italiano deve avviare la bonifica e la riconversione


La domanda che si fanno tutti a Quirra, Teulada e Capo Frasca, è rimasta sospesa, senza risposta: quando cominceranno le bonifiche ambientali nei poligoni inquinati da sessant'anni di guerre simulati e test di armi? Impossibile oggi avere una risposta, neanche da Gian Piero Scanu, il senatore del Pd firmatario di una relazione che disegna il presente e futuro delle aree militari sarde, approvata mercoledì all'unanimità dalla commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito: «Abbiamo dato un preciso indirizzo al Governo: entro quattro mesi, cioè entro settembre, vogliamo conoscere i tempi e i modi di realizzazione di quanto abbiamo stabilito come linee di indirizzo. Poi ci dovranno essere gli studi ambientali, le gare internazionali, i nuovi progetti per Quirra, il risanamento ambientale e la graduale dismissione per Teulada e Capo Frasca».

L'INDIRIZZO
 Gian Piero Scanu è tremendamente sincero quando dice, davanti ai cronisti radunati nel Palazzo Viceregio di Cagliari, che tutto è di fatto oggi soltanto sulla carta: «Spetterà alla società civile, ai sindacati, agli amministratori, soprattutto alla stampa, vigilare che quanto è previsto diventi realtà». Ed è sincero anche quando parla delle critiche dalle quali deve necessariamente difendersi: ci sono gli anti militaristi come Mariella Cao e i rappresentanti dei militari malati in servizio come Falco Accame che contestano la mancata chiusura di Quirra, la trasformazione in un polo industriale militare tecnologico imperniato sulla guerra elettronica, la sperimentazione degli aerei senza pilota, sul centro di protezione civile. «Quel poligono provoca morte e malattie e deve chiudere per il tempo necessario alle bonifiche», ha tuonato Mariella Cao. «Quirra non chiude - ha ribadito Scanu a nome della commissione parlamentare della Difesa - ma dovrà essere risanato e non dovrà mai più ospitare esercitazioni pericolose. Svolta che creerà altri posti di lavoro».

LA DIFESA 
Il senatore del Pd rivela che il documento approvato dalla commissione Senato è stato già accettato informalmente dal Ministero della Difesa. Non stupisce più di tanto visto che lo Stato Maggiore, nel chiedere il dissequestro del poligono di Quirra al Procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi (che indaga sul rapporto tra attività militari e industriali e i danni ad ambiente e salute), si era già impegnato a vietare quello che è potenzialmente pericoloso: lo smaltimento di munizioni obsolete attraverso brillamenti, i test dei razzi del motore Zefiro, le prove di resistenza degli oleodotti, i test di armi non convenzionali con sostanze nocive e radioattive. L'altro argomento difficile da trascurare è quello dei finanziamenti necessari per intervenire non solo a Quirra, ma anche a Teulada e nella Penisola interdetta considerata dal Cnr di ancona «quasi impossibile da bonificare», e a Capo Frasca. Il sindaco di Perdasdefogu, Walter Mura, ha spiegato che il piano di caratterizzazione dei terreni da bonificare a Quirra è già stato approvato durante una conferenza di servizio. «Solo dopo e attraverso diversi piani di lavoro sarà possibile quantificare le spese». Servono «centinaia di milioni di euro», prevede Scanu, da trovare nelle pieghe del Bilancio dello Stato, magari - lo dice sorridendo - «rinunciando all'acquisto dei caccia F35 di nuova generazione».

SANITÀ
 Di sicuro ieri c'è stato solo l'annuncio dell'avvio dei controlli sanitari attorno a Quirra: «Attiveremo una sorveglianza di quanto accade - annuncia l'assessore regionale Simona De Francisci - e la prevenzione, coinvolgendo anche Arpas, Istituto zooprofilattico e Istituto superiore della Sanità. Previsto anche un controllo di acque, aria e suoli. Stiamo studiando un campione di 500 persone, anche volontari, residenti da almeno cinque anni nella zona».
«La svolta - interviene Antonio Onnis, medico e consulente della commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito - è stato superare il discorso del nesso di causalità tra inquinamento e insorgenza delle malattie. Impossibile dire cosa abbia causato morti e malattie, occorre intervenire con le bonifiche e una revisione di quanto deve essere consentito svolgere nei poligoni».







Riprese effettuate nei fondali di Capo Frasca.

Anche se le immagini non sono nitide si possono comunque riconoscere le sagome degli ordigni sganciati in mare durante le esercitazioni militari.

Ricordiamo che i regolamenti Nato impongono la bonifica subito dopo ogni esercitazione.
Il ritrovamento di numerosi ordigni,cosi come mostrano le immagini, rinvenuti a pochi metri dalla costa nei fondali di Capo Frasca sta a dimostrare che i regolamenti non sono mai stati applicati!.

A dicembre 2011 una delegazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito si è recata presso il poligono di Capo Frasca e,
"per quanto riguarda il Poligono di Capo Frasca, non sono state effettuate ricerche volte a individuare eventuali residuati metallici sul terreno o nella contigua zona marina",cosi come scritto nella relazione del 2012 presentata al Senato :
"È noto che recentemente è stato variato l'orientamento del Poligono per quanto riguarda la direzione di attacco, e pertanto una eventuale ricerca dovrebbe essere impostata sulla precedente direttrice,tenendo conto che Capo Frasca è il poligono maggiormente utilizzato per i "mitragliamenti" con armi che possono impiegare penetratori. Occorrerà pertanto valutare l'opportunità di effettuare ulteriori approfondimenti ed indagini."

Dal Dicembre 2011 a oggi non risulta sia stata fatta nessuna indagine atta a documentare lo stato dei fondali di Capo Frasca.

Global Info Action.



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