giovedì 21 giugno 2012

 Le aspettative delle popolazioni locali dopo l'inchiesta della magistratura Quirra: «Ora giustizia e verità» Vogliono il lavoro ma non lo barattano con la salute 



 Stefano Lenza
www.unionesarda.it


quirra


VILLAPUTZU ...L'industria di Capo San Lorenzeo (150 dipendenti) è specializzata in produzioni legate alle attività militari. «Che hanno subito un rallentamento, compensato però da altre commesse in Italia e all'estero. L'azienda sta facendo la sua parte. Investe e ha assunto 12 giovani. Un caso forse unico in Sardegna. È pronta a impegnarsi nella riconversione tecnologica». 
Chi ha visto parenti o amici morire di cancro pretende, ovviamente, che eventuali responsabilità vengano accertate e punite. Voglia di giustizia ma soprattutto di verità. 
«Prima negavano in blocco, ora si è scoperto che il problema riguarda una zona limitata», dice Franco Anedda, presidente di un consorzio cui aderiscono commercianti, artigiani e operatori turistici. 
«L'inchiesta è servita e la cosiddetta cattiva pubblicità ha inciso pochissimo sul calo degli affari. I turisti sono diminuiti qui come ovunque per via della crisi e del caro-traghetti. Noi, inoltre, scontiamo la mancanza di servizi: la gente arriva e se ne va perché non trova niente»


Don Gianni Cuboni, cappellano dell'ospedale di Muravera e parroco di San Priamo è uomo di fede, votato al perdono ma non all'indifferenza. Semmai alla diffidenza. «Risposte vere non ne sono arrivate anche se tante persone le hanno cercate con passione», dice a proposito delle indagini sul rapporto tra tumori e attività militari. «Noi che qui siamo nati, abbiamo il diritto - rivendica - di sapere come lo Stato ha usato il nostro territorio e fino a che punto è stato onesto nel riferire quel che si faceva nel Poligono». 


Il neo sindaco dispensa qualche certezza in più. «La realtà ambientale è stata certificata dalla relazione degli esperti presentata il 15 giugno 2011», sostiene Fernando Codonesu. Alle comunali ha sconfitto il suo predecessore, il consigliere provinciale Gianfranco Piu, che di sindrome di Quirra non voleva neppure sentir parlare, tanto meno leggere, e annunciava al mondo richieste di danni contro chiunque osasse ricorrere a quelle tre parole.


Codonesu non ha dubbi sul quadro delineato dagli esperti, lui compreso come fisico e ingegnere. «In alcune aree - riferisce - sono stati riscontrati inquinamenti significativi e direttamente collegati alle esercitazioni e agli esperimenti nel Poligono. In altre sono stati individuati metalli pesanti nei vari strati del terreno, rimessi in circolo per effetto della cosiddetta risospensione». Ovvero, le nano particelle provocate dalle esplosioni e poi sparse dal vento e dalle piogge. «Complessivamente, tutto ciò interessa tra gli 800 e i mille dei 13 mila ettari del Poligono. Nel resto - ritiene il sindaco - si può continuare a fare quel che si è sempre fatto nelle nostre tradizioni produttive e identitarie, come l'agricoltura e la pastorizia».


Parole che valgono oro per Francesca Locci e vorrebbe vederle nero su bianco con tanto di timbro delle autorità sanitarie. Lei e il marito hanno un allevamento di capre. «Circa 230 capi - racconta - ma ormai inutili. Non possiamo vendere il latte e neppure la carne». Non ce l'ha con il procuratore Fiordalisi e con le sue ordinanze di sgombero. «Lui non c'entra nulla. Ha fatto il suo lavoro. La politica invece no». Rischia di essere travolta da silenzi devastanti. «Un anno fa hanno analizzato latte, fieno, acqua e pascoli. I risultati? Ancora li aspettiamo». Nel frattempo sono stati lasciati soli. «Ci avevano promesso indennizzi ma non ci hanno dato neppure un centesimo. La Regione è totalmente assente sia a livello economico che politico. Il settore è in ginocchio e nessuno se ne occupa. Non vogliamo elemosine ma certezze, cioè una certificazione sanitaria che rassicuri gli acquirenti».


Il sindaco Codonesu ha fatto della chiarezza e della legalità i cardini della sua campagna elettorale e ora intende mantenere le promesse. «È finito il tempo delle lamentele inutili. Siamo consapevoli del ruolo pubblico e intendiamo assicurare ai cittadini il rispetto dei diritti garantiti dalla Costituzione.


Dei 13 mila ettari del Poligono, il 58 per cento (7.500) appartiene a Villaputzu che ha servitù militari sul 41 per cento del territorio comunale. «Numeri - annuncia il primo cittadino - da ridiscutere, ridefinire e che richiedono un riequilibrio in termini politici, economici e sociali». Non è che voglia cacciare i militari. Tutt'altro. «Siamo per una convivenza che non impatti sulla salute pubblica e sull'ambiente. Ci presenteremo a schiena dritta con proposte condivise e conosciute da tutte la comunità». Una novità chiamata trasparenza. Non è più tempo di patti segreti a porte chiuse.

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