giovedì 7 giugno 2012

Giuseppe Meloni
www.unionesarda.it


«Tasse, sostituiamoci allo Stato»
 In 25mila chiedono un'agenzia sarda per riscuotere i tributi
















È un fatto di coltelli, e di manici. L'agenzia sarda delle entrate, secondo Franciscu Sedda, è un modo per afferrare la lama (fiscale) dal lato più conveniente. Oltre 25mila sardi hanno firmato la proposta di legge popolare del comitato del Fiocco verde, presieduto da Sedda, che istituisce l'agenzia. «Per vincere davvero la partita delle entrate, ribaltiamo il rapporto con lo Stato», dice il leader indipendentista, consegnando i plichi con le firme alla presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo.


LA PROPOSTA 
Il testo è molto complesso (56 articoli), ma l'idea è semplice. Oggi in Sardegna lo Stato riscuote tutti i tributi: anche la parte che spetta alla Regione (sette decimi dell'Irpef, nove decimi dell'Iva e altro), e che spesso però dimentica di versare. La vertenza entrate è tutta qui. Un'agenzia che prelevi tutte le imposte nell'Isola, ragiona il Fiocco verde, invertirebbe la dinamica: sarebbe la Regione a incamerare i gettiti fiscali, dando allo Stato la fetta che gli compete dopo aver trattenuto la propria.
Franciscu Sedda è stato tra i fondatori di Irs, e più recentemente di Progres. E sono indipendentisti quasi tutti gli attivisti del Fiocco Verde. Ma la loro proposta non vuol essere eversiva: poggia sull'articolo 9 dello Statuto sardo, dove si dice che «la Regione può affidare agli organi dello Stato l'accertamento e la riscossione dei propri tributi». Su quel può fa perno il Fiocco verde: «Leggiamo quell'articolo - dice Sedda alla presidente Lombardo - come un'opzione di delega che è stata esercitata per 60 anni. Ora non vogliamo più delegare, ma affermare uno spazio di sovranità. Perché una volta che i soldi vanno fuori, poi ci tocca andare a Roma a piangere».


L'APPELLO 
La legge popolare traccerebbe appunto «un primo segno di sovranità fiscale», tema sempre più sentito dai sardi: «Lo dimostra la recente ricerca dell'Università di Cagliari su identità e autonomia», prosegue il presidente del comitato, «oltre alla quantità di firme raccolte da noi». Oltre 30mila, anche se al Consiglio ne sono state presentate 25.625 (ne bastavano 10mila).
La speranza è che «questo segno di sovranità sia recepito dal Consiglio, magari con un'approvazione unitaria». Anche in vista di eventuali obiezioni della Corte costituzionale (l'articolo 9 parla di tributi «propri» della Regione, mentre si punta a riscuotere anche quelli statali). «Ma dietro il nostro testo c'è il lavoro di esperti giuristi, che possono confrontarsi coi legislatori», chiarisce Sedda.


LA PRESIDENTE 
«È vero, oggi il sentimento comune dice che i sardi devono decidere il loro futuro», riconosce Claudia Lombardo ricevendo il comitato (oltre al presidente Sedda ci sono il suo vice Pietro Murru, vecchi compagni di strada come Franco Contu, Sebastian Madau e altri, Paolo Mureddu dei Rossomori che ha lavorato alla raccolta firme, e anche Chicco Porcu del Pd, che ha partecipato ad alcuni dibattiti del Fiocco verde). A titolo personale, la presidente dell'assemblea dice di condividere «la filosofia che sta alla base della proposta di legge: nel 1994, al debutto in Consiglio, presentai due testi analoghi sulla riscossione dei tributi». Il tema, per altro, si incrocia con la discussione sul ruolo di Equitalia in Sardegna.
Ora gli uffici consiliari verificheranno le firme depositate, poi si deciderà se assegnare la proposta alla commissione Autonomia o a quella del Bilancio: «Io comunque - assicura Lombardo - porterò alla conferenza dei capigruppo la vostra richiesta di una corsia preferenziale nella programmazione dei lavori assembleari. Ma sui tempi non possiamo promettere niente, perché ci sono già delle priorità definite dal Consiglio e delle scadenze ravvicinate: a partire dalla riforma post-referendaria degli enti locali».


L'ITER 
Non sarà facile. Ma quelli del Fiocco verde sanno che si fa un passo alla volta. «Su battaglie concrete come questa abbiamo verificato tante convergenze, al di là dei partiti e delle appartenenze», conclude Franciscu Sedda: «Io spero che altre battaglie, ancora più forti, ci vedano sfatare il mito dei sardi divisi e litigiosi. Perché uniti non si nasce, si diventa».


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