mercoledì 4 luglio 2012

Angelo Pani
www.unionesarda.it
dipinto di Aligi Sassu


La realtà osservata da editori e librai smentisce l'idea di diffusa ignoranza 


Che sorpresa: i sedicenni leggono, s'informano, scrivono


Zurru: gli incontri nelle scuole son partecipati





«Non calunniate più i sedicenni», titolava alcuni giorni fa in prima pagina il Corriere della Sera. Faceva riferimento a un elzeviro di Pietro Citati, pubblicato nelle pagine culturali, con un titolo decisamente controcorrente: “I sedicenni sarebbero ignoranti? Una leggenda tutta italiana”. Stimolato dalle favorevoli impressioni ricavate dall'incontro con un adolescente e dal parere di un amico docente universitario, lo scrittore è intervenuto su un tema assai attuale in questi giorni di esami, il bagaglio culturale dei giovani, definendo “una sciocchezza” la considerazione comunemente condivisa che vuole sedicenni e diciottenni cattivi lettori di libri e incapaci di esprimersi in un italiano corretto. 


Tutto vero? A mettere in forse la diffusa convinzione che vuole gli studenti totalmente disinteressati verso ogni forma di comunicazione che non passi attraverso lo schermo dell'iPhone, sono anche i pareri espressi da quanti, nelle case editrici, lavorano alla ricerca di nuovi autori. Lavoro incessante, in quanto posta e mail delle segreterie di redazione lavorano a pieno ritmo in un'Italia che relega la cultura negli scalini bassi della piramide dei valori ma considera la firma su un libro come un ambitissimo status symbol. 


Giovanni Peresson, responsabile dell'Ufficio studi dell'Associazione italiana editori, dedica particolare interesse ai talenti emergenti e non demonizza le nuove forme di comunicazione pur senza sottovalutarne i limiti. «Il problema dei giovani è che, fra tutte le nuove tendenze (facebook, sms, msn) c'è uno spezzettamento del pensiero e si assimilano quindi meno strutture».


Patrizio Zurru, sardo,  libraio  e agente letterario cagliaritano, conferma che si sta consolidando un positivo ritorno dei giovani verso la lettura. «Può essere - spiega - che alcuni siano passati attraverso libri abbastanza facili, come il genere dei vampiri, poi sono andati avanti per conto loro con altre letture. Abbiamo fatto incontri nelle scuole, molto partecipati, e quello che poteva essere un auspicio si è rivelato una piacevole conferma». 


Resta da verificare un avvicinamento dei giovani anche verso la scrittura. Su questo punto, maggiori elementi di valutazione possono giungere da un settore che intercetta le ambizioni editoriali di migliaia di italiani: i concorsi letterari. Un versante spesso sottostimato, non dagli addetti ai lavori più avveduti. Giovanni Peresson, che è anche titolare a Milano di uno Studio di ricerche di mercato e consulenze editoriali, è il promotore di un Torneo letterario nel quale gli stessi autori sono giudici dei racconti inviati dagli altri concorrenti.


La propensione giovanile alla scrittura emerge dall'esame dei dati sui partecipanti al concorso letterario bandito annualmente dalla Biblioteca Poggio dei Pini di Capoterra, concorso giunto alla quindicesima edizione che ha visto l'anno scorso la partecipazione di 201 autori. Considerato che duecento aspiranti scrittori (distribuiti in tutta Italia e anche all'estero) costituiscono un campione rappresentativo della categoria, diventa interessante estrapolare quegli elementi che ci possono ricondurre alle considerazioni di Pietro Citati sui sedicenni calunniati. Ebbene, 45 concorrenti (il 23,1 per cento del totale) hanno tra i 16 e i 30 anni. Di questi, 14 hanno meno di vent'anni. Uno, il più giovane, ha 16 anni, quattro 17 anni, due sono diciottenni, cinque diciannovenni e due hanno vent'anni.


Ma c'è un altro elemento che fa ben sperare: cinque sono di nazionalità straniera. Due svizzeri, una romena, un albanese, una marocchina.
dipinto di ALIGI SASSU

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