sabato 14 luglio 2012


Antonio Pintori

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Su menhir chi non mustrat figura peruna, est a nàrrere cussu sena de piessìnnios particulares”. 


Così viene descritto in limba nel Museo della statuaria preistorica in Sardegna di Laconi il menhir aniconico, quello senza particolari segni distintivi. 


Ed ancora in riferimento ad altre pietre: “Suta de s'ischema de sa cara, a bortas, s'agatat unu paru de figura a conca a giosso”, Ovvero, sotto lo schema del volto, talvolta, trova spazio la stilizzazione di un capovolto. 


Perché il museo dei menhir è il primo nell'Isola a poter essere visitato da ieri con una didascalia completamente in lingua sarda. 


È stato lo stesso direttore dell'esposizione permanente del Sarcidano Giorgio Murru a presentare l'iniziativa con una guida notturna nelle sale che espongono i giganti di pietra parlando in limba assieme al sindaco Paolo Pisu


«Un progetto culturale importante anche a tutela e difesa dell'identità», ha detto Murru. «Una guida eccezionale che ha dimostrato la perfetta funzionalità della lingua sarda in un contesto museale», ha aggiunto Antonio Ignazio Garau della cooperativa “L'Altra Cultura” di Oristano che ha curato col collega, il laconese Marco Meloni, la traduzione dei testi redatti dallo stesso Murru. 


«Abbiamo adottato la norma ortografica della limba sarda comuna, quella utilizzata dalla Regione nei documenti ufficiali e con la quale il governatore Ugo Cappellacci ha scritto la recente lettera al Capo dello Stato Mario Monti». 


Ed ha proseguito: «È stato un ottimo banco di prova perché l'archeologia si avvale di lessico tecnico, col quale ci siamo dovuti misurare. Un'esperienza che ha dimostrato come la lingua sarda si adatti alle esigenze della comunicazione moderna». 


Nel museo dei menhir pannelli in italiano, inglese e sardo. «Presto arriveranno anche le audio guide con l'aggiunta di francese, tedesco e spagnolo» 
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