mercoledì 25 luglio 2012

La tesi di Paola Alcioni, è una proposta che condividiamo pienamente.
La tesi è interessante in quanto muove l'idea dell'orizzontalità delle soggettività nel suo complesso, quelle in movimento, quelle che fanno azione politica per l'autodeterminazione della Sardinya; 
esse mettono in risalto la multi operosità e la sfacettatura poliedrica dell'idea  azione  di organizzazione indipendentista orizzontale, che conscia di se , supera lo schema rigido dell'organizzazione verticista; 
la proposta di idea forza dei nodi della rete come nuovo paradigma di consapevolezza di  organizzazione orizzontale priva di leaders è un modo di superare la fase di stasi in cui siamo.  
E' certo una bella base d'inizio di discussione nel movimento. 
Sa Defenza




UNA RETE CHE TRONCHI IL FILO SPINATO DEL SISTEMA: STA GIA' ACCADENDO





by Paola Alcioni


Sempre con maggiore incisività, vedo che si parla di rete in ambito indipendentista.

Ed ho notizia di pratiche indipendentiste strutturate in rete: sono quelle che ci porteranno all'indipendenza.
Il concetto di organizzazione reticolare, senza leader, sdoganato durante le riunioni della base indipendentista di tutte le sigle, che si tennero nel 2011, è entrato a far parte dell'immaginario (senza il quale non può esserci progetto) della militanza, ed il termine che lo esprime, è entrato nel suo lessico. Non posso che prenderne atto, con soddisfazione. E' una dimostrazione che le buone idee camminano con gambe proprie, trasversalmente a sigle ed a bandiere.
Era anche - ritengo - il punto di partenza implicito nell'idea di Convergéntzia, lanciata da AMpI il 27 aprile 2011 a Thiesi: i Movimenti come nodi autodeterminanti all'interno di uno standard (espresso in cinque punti di partenza) condiviso.


Io aggiungerei che di una rete indipendentista possono far parte i Movimenti come i singoli individui, con il medesimo potere autofondante ed il medesimo diritto di autodeterminazione nell'ambito dello standard.
Perché è vero che le forze indipendentiste in campo non sono da considerare solo quelle inquadrate nei movimenti.

Quello di cui molti non si accorgono, è che sta già accadendo: nonostante la frammentazione spesso sordamente oppositiva delle forze organizzate, intorno alle iniziative che meritano si forma presto una rete di collaborazione e scambio intensivo di notizie. Ogni nodo si ritaglia un "territorio" su cui agire, all'interno del quadro standard dell'iniziativa.
Pensate alla raccolta firme per il Referendum sul nucleare, o l'iniziativa di proposta di legge popolare per un'agenzia sarda delle entrate - tutto sommato trasversali come argomenti - o ancora la raccolta firme per il Referendum consultivo sull'Indipendenza.

Sbagliano coloro che, forti del numero di collaborazioni ottenuto e del frutto di esse, pensano di aver rafforzato la propria posizione leaderistica: non si accorgono che il fatto stesso di aver attivato un rete (anche se qualcuno insiste a parlare di "spontaneismo" in termini vagamente negativi, piuttosto che di rete) li ha trasformati in leaders a tempo, e che il loro tempo - per il momento e per quelle situazioni - si è concluso.
I leaders situazionali, infatti, devono essere capaci fondamentalmente di due cose:
1) guidare con l'esempio e non con il comando;
2) fare un passo indietro quando la situazione si è conclusa, avviata a soluzione, evoluta, per lasciar spazio ad altri.
La prima attiene alla fase propulsiva, la seconda a quella conclusiva di una situazione.

I passi successivi all'enunciazione programmatica di voler lavorare in rete, sono numerosi.
Il primo è la definizione di uno standard: una serie di punti condivisi al presente e condivisibili in futuro dai nodi che si aggiungeranno.

L'urgenza dei tempi sta spingendo gli indipendentisti a rompere gli indugi.
Non aspettiamo "L'Eroe" che ci guidi alla battaglia, ma scegliamo di essere noi, in prima persona, bandiera della nostra terra, mettendo in gioco noi stessi senza delegare nessuno e senza pretendere deleghe.
Questo è il vero cambio di paradigma che, prima che organizzativo, è mentale.





PS 

Paola Alcioni:
preciso che la rete è una STRUTTURA, è un paradigma organizzativo, la cui caratteristica è l'orizzontalità e la mancanza di leader inamovibile. Lo spontaneismo non è mai fine a sè stesso: è un modo di esserci diverso dal nulla inerte, che sta all'intelligenza dei leader situazionali convogliare, con l'esempio, verso un risultato capitalizzabile. Come ho detto altrove, le pratiche di indipendentismo - anche quelle economiche tendenti a smarcarsi dal sistema centralistico che incidono oggi nelle microrealtà economiche creando anche coscienza politica - sono un'ottima palestra di autodeterminazione. E' lo standard che bisogna osare, adesso. Quel macro contenitore di principi condivisi che diventerà poi motore autonomo di ciascuno dei nodi. Anche parlare di primarie senza uno standard condiviso secondo me è come mettere in acqua una barca senza fondo...
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