mercoledì 22 agosto 2012

Sappiamo d'essere ad un bivio, il movimento indipendentista sardo ha necessità di dibattere e analizzare la situazione politico-economica generale dello stato in cui versa la nostra terra per una sua soluzione; 

Analizzare la nostra storia con tutte le sue implicazioni politiche correlate, per ragionare su nuove possibilità, se vi sono, e affrontare la nostra condizione di colonia per il suo superamento , a favore della sovranità e indipendenza sarda.

L'articolo di Mario Carboni è sicuramente un buon motivo di dibattito , sia per le idee che vengono espresse che per la riflessione risultante.
Buona lettura e discussione .

Sa Defenza

by Mario Carboni

Secondo l'On.Maroni la Sardegna dovrebbe, assieme alla Corsica indirizzarsi verso la creazione di una Zona franca comune e puntare alla creazione di una Macroregione europea nel Meditterraneo occidentale con la quale realizzare federalisticamente in gran parte le idee indipendentistiche tanto diffuse in queste due isole.

Secondo l'On.Maroni che ha parlato alla III festa della Lega Nord-Sardegna, questa strategia si sposerebbe bene con quella della Lega per la creazione di una Macroregione alpina comprendente le Regioni del Nord Italia con zone appartenenti ad altri stati europei confinanti.
Parlando agli iscritti della Lega Nord-Sardegna ha anche auspicato la creazione in Sardegna di un nuovo Movimento politico con al centro la proposta della Zona franca come motore programmatico.

L'interpretazione che da militante indipendentista senza partito e da sempre promotore della Zona franca in Sardegna mi sento di rischiare è che Maroni stia cercando di mettere assieme un nuovo tassello nella sua visione politica della Lega Nord che appunto qualcuno ha definito Lega 2.0.
Non è una revisione da poco perché intanto sembra dire chiaramente a chi vuole intendere fra gli iscritti che il loro sbarco in Sardegna, pur potendo contare su adesioni importanti nelle loro piccole teste di ponte, è stato per molti versi sbagliato e che così continuando non si va da nessuna parte.

L'intervento pianificato dopo le difficoltà di raccordo con forze locali di cultura indipendentista e sardista, è stato legittimo ma costruito sopratutto sulla credibilità della Lega di qualche anno fa, sulla forza rappresentata dai grandi numeri dell'espansione leghista, dall'essere partito di governo, dalla credibilità ormai evaporata di Bossi e di quella ancora salda di Maroni.
Questo insieme di fattori di attrattività, non più presente, ha attirato senz'altro sardi che credono che lottare “per l'indipendenza della Padania” sia in un certo qual modo lottare per l'Indipendenza o maggior Autonomia della Sardegna.
Ma ha attirato anche sardi che “meridionalisticamente” hanno pensato di accasarsi in un partito sì “padano” ma purtuttavia “nazionale” in quanto governativo, così come altri sardi fanno iscrivendosi ad altri partiti continentali solo per lucrare la possibilità di fare politica non per particolari ideali ma solo per se stessi.

Sino ad ora non si è capito quale sia stata la linea dei leghisti in Sardegna sopratutto sui temi dell'indipendenza sarda né, se ci sono, chi sarebbero i leader locali e qual'è il loro pensiero.
I successi alle amministrative come si sa si costruiscono su valori legati alle persone, alle famiglie, ai clan o giocando sulle contraddizioni degli altri schieramenti paesani.
Ma non durano molto se non c'è sostanza politica solida e radicata alle spalle o non si è portatori di rinnovamento della tradizione o addirittura di innovazioni politiche tali da suscitare forti interessi e generali.

Ora la Lega in Sardegna è commissariata da tanto tempo con un proconsole continentale che, sarà bravissimo e in buona fede, ma che ha caratterizzato la discesa in campo leghista in Sardegna più come una colonizzazione costiera fenicia che come un apporto creativo e autopropulsivo alla Questione sarda.

Ai fedelissimi circondati nei loro scali costieri, da un'area indipendentista sarda molto divisa e spesso inconcludente ma attivissima nel dibattito politico e nella ricerca di una elaborazione che possa servire da collante per un secondo vento indipendentista, Maroni ha proposto la creazione di un ( nuovo ) movimento politico autonomista ( ma perché non indipendentista ? ) federato alla Lega Nord .

Per sdrammatizzare le parole, Maroni ha proposto una alleanza fra Fenici e Nuragici come quelle che ripetutamente si realizzarono in altri e lontani tempi contro il nemico comune: Roma ladrona e il suo centralismo.
Ora i sardi di allora e sopratutto quelli di oggi, gli indipendentisti e tutta l'area sardista, sanno bene che i Fenici da alleati si possono trasformare in Cartaginesi e voler dominare tutta l'Isola.

Per questo sono diffidenti e questa diffidenza non ha mai permesso alla Lega di radicarsi nella Terra dei costruttori di torri, né di realizzare alleanze nell'area sardista.

E' operante la vulgata di sinistra che principalmente ha demonizzato la Lega oltre ogni misura, tanto che persiste nell'opinione pubblica il rifiuto a riconoscere alla Lega, ciò che è invece è permesso agli altri partiti continentali: l'agibilità politica e il diritto a fare democraticamente politica in Sardegna.
Io penso che a nessuno, qualsiasi politica voglia democraticamente praticare, si possa porre un ostracismo quale quello che è stato costruito contro la Lega Nord in Sardegna.

Evidentemente qualche responsabilità è anche della Lega e della sua politica portata avanti finora e sopratutto nei riguardi delle Nazioni senza stato, delle minoranze nazionali e linguistiche europee e all'interno della Repubblica italiana e quindi sul piano della concezione stessa di un possibile “federalismo” interno alla Repubblica.
La vecchia politica della Lega oggi è un'ipoteca anche nei riguardi della nuova proposta maroniana che potrebbe “ portare all'unica via di uscita per l'Europa: quella del superamento dell'Europa degli Stati e la nascita dell'Europa delle regioni".

E' chiaro che le ultime vicende interne alla Lega che hanno fatto scandalo e precedentemente la “ fiducia” dei ladri di Pisa parlamentari PDL e PD assieme all'UDC, da questi data al Governo Monti e alle sue politiche neocentraliste, con l'andata all'opposizione della Lega e le imminenti elezioni parlamentari hanno smantellato le poche realizzazioni del “federalismo alla padana “ .

Di più di fronte al prepotente rigurgito centralista si è posto alla Lega l'obbligo di una generale riorganizzazione assieme ad una revisione profonda delle sue politiche e sopratutto della sua strategia federalista giocata , mi si consenta di affermare, in maniera autistica e autoreferenziale nei riguardi delle Autonomie speciali, delle nazionalità e minoranze linguistiche interne alla Repubblica.

Per iniziare un dialogo dobbiamo quindi partire da lontano.
Per il sardismo, e per tale considero l'eredità storica, culturale e d'elaborazione politica ed economica indipendentista sviluppatasi almeno per tutto il secolo scorso e che oggi ha come punta di lancia ( fra tutti i gruppi, gruppetti e partiti che si dichiarano indipendentisti e anche sovranisti ) la comune aspirazione allo Stato nazionale sardo, che si possa chiamare Repubblica o in altro modo ma chiaramente come stella nuova dell'Unione Europea che si desidera come Stati Uniti d'Europa.

E' un'aspirazione antica di cento anni, espressa chiaramente da Camillo Bellieni nel 2° Congresso del PsdAz di Oristano nel 1922:

...lungo è il cammino da percorrere, ma sin d'ora guardiamo con simpatia ai movimenti autonomistici della Catalogna, della Corsica, della Provenza.
Il nostro Mediterraneo occidentale è tutto percorso dai fremiti di vita nuova. Liberismo economico noi gridiamo dalla Sardegna. Le barriere politiche devono cadere assieme a quelle doganali.
Per gli Stati uniti d'Europa noi abbiamo risollevato in faccia all'impetuoso Tirreno il vessillo dei quattro mori. In attesa della nuova civiltà mediterranea vogliamo sentire ancora palpitare il vecchio cuore della nostra Sardegna....

Allora il vero faro per i sardisti era l'Irlanda, ma poi si è aggiunta la Catalogna, l'Euskadi, la Corsica, le Fiandre, con le Faroe, la Groenlandia, la Bretagna, l'Occitania, la Galizia, Malta e tutte le piccole comunità come i Sami, i Frisoni e tanti altri popoli con i quali abbiamo sempre mantenuto i contatti, scambiato idee ed esperienze, partecipato ad organismi comuni, in quanto assieme portatori di una nostra specificità da salvaguardare e da realizzare politicamente col nostro autogoverno, ma sopratutto portatori di una Idea di Europa diversa da quella giacobina, centralista, autoritaria, mercantilista e colonialista degli stati emersi dalla seconda guerra mondiale.

Forse non siamo riusciti nel meglio, ma voglio assicurare che per noi sardi è sempre stata e sarà, anche nei momenti più bui una luce di speranza constatare come le nostre nazionalità sorelle procedevano avanti nelle conquiste politiche e culturali.

A volte, come col primo vento sardista degli anni venti e poi col secondo negli anni ottanta, siamo stati noi sardi un esempio e speranza per tanti altri, come per i catalani ed i baschi ancora sotto il tallone franchista ed anche per i leghisti agli inizi della loro avventura politica.
La Lega nò, si è sempre mantenuta isolata da questo mondo, all'inizio perché emarginata ingiustamente, salvo per qualche intemperanza impresentabile agli occhi dei parlamentari europei delle nazionalità senza stato e delle minoranze da parte di qualche parlamentare europeo leghista.
In seguito forse per orgoglio di essere in grande crescita e per la superbia di rappresentare ormai una forza di Governo, sia a Roma che nelle proprie regioni di elezione.

Ricordo di aver tentato negli anni 90, quando ero Vice Presidente dell'ALE-Alleanza libera europea, di far ammettere in quella federazione di nazioni senza stato e minoranze anche la Lega Nord.
Ricordo le tante riunioni, discussioni, la presenza a Bruxelles di Bossi e Maroni nei momenti cruciali, i documenti chiesti e scritti in risposta da Bossi per certificare l'entrata, ma non fu reso possibile all'ultimo minuto non ricordo più per quale incidente di percorso.

Sta di fatto che la Lega in questo contesto è isolata ancora senza alleati e senza condividere, fatte salve le opportune e giuste differenze, una prospettiva che vede oggi, il Partito nazionalista Scozzese ( socio fondatore dell'ALE ) il più vicino all'Indipendenza ed oggi al Governo della Scozia.
Mentre la Catalogna, l'Euskhadi, le Fiandre, le Faroe, la Groenlandia, sono quasi degli Stati nazionali e s'avviano anch'essi verso una riqualificazione europea ottenuta con metodi legali e riformistici, contribuendo alla visione concreta di una nuova ipotesi di Stati Uniti d'Europa.

E' chiaro che una presenza della Padania e del suo partito più rappresentativo in questo quadro di alleanza che conta ormai molti milioni di europei e le zone più sviluppate d'Europa gli farebbe fare un grande balzo in avanti aumentando il potenziale di contrattazione politica indispensabile per raggiungere i propri obiettivi di autodecisione.

In questi giorni Wikileaks ha diffuso i documenti segreti raccolti da una grande agenzia globale di intelligence, la Statfor americana.
In particolare è stato rilevato il monitoraggio continuo e di alta qualità informativa realizzato nell'area europea nei riguardi dei cosiddetti paesi secessionisti, dei partiti separatisti e del grado di sviluppo e realizzabilità di questi obiettivi.

Ovviamente i termini secessionismo o separatismo sottendono un valore negativo mentre gli attori di lunghe lotte di liberazione nazionale e per l'autogoverno intendono ogni loro progresso come una realizzazione positiva del principio di autodeterminazione con alto valore patriottico ed europeista.

La Statfor ha utilizzato una graduatoria che va da I a IV nel valutare la fase di avvicinamento all'autodecisione nei vari popoli e nelle diverse zone.

La Lombardia ad esempio è posta nel livello II:
Simmering - Sì, il secessionismo è più che un'idea, se non l'obiettivo apertamente dichiarato

Ecco come è la descrizione degli analisti:

Lombardia: la Regione più ricca d'Italia.


Supporto per l'indipendenza: estremamente basso. Al contrario, i Lombardi vogliono più
autonomia. Nelle elezioni del 2010 il partito regionale Lega Lombarda (che vuole aumentare l'autonomia) ha guadagnato il 26,2%, ed è il suo miglior risultato di sempre. La Lega
Nord ha praticamente abbandonato la sua idea di creare uno Stato della Padania, chiedendo invece più autonomia l'obiettivo è uno Stato federale
Il Secessionismo è più che un'idea se non l'obiettivo apertamente dichiarato ma la regione non ha i mezzi nel perseguirlo.

La Corsica come la Lombardia e posta sempre nel livello II

e così si esprime l'analista della Stratfor:


Corsica:
Popolazione: 294.118
I partiti nazionalisti stanno tornando al successo. Nel marzo del 2010, si sono svolte le elezioni regionali e i partiti nazionalisti hanno vinto con il 35,74% dei voti ( tre volte
in più rispetto alla precedente elezione):

10% per il partito indipendentista (Corsica Libera) e il 26% per gli autonomisti (Femu a Corsica).
L'indipendenza della Corsica, non avverrà presto. L'isola è auto-sufficiente e il sostegno popolare per l'indipendenza non è ancora sufficientemente alto (anche se vi è un aumento). Io metterei la Corsica nella seconda categoria.
E' sorprendente come gli analisti della Stratfor mettano assieme nel livello II due realtà così distanti per dimensione e potere economico quanto per l'uso della violenza armata che è presente ormai endemicamente in Corsica e del tutto assente il Lombardia.

Ma sorprende ancora di più che dopo una lunga e puntigliosa analisi della società basca anche Euskadi venga posta assieme a Corsica e Lombardia nella fase II, cioè ancora lontani dalla secessione ovvero indipendenza.

La sorpresa è chiarita quando gli analisti della Stratfor ci fanno capire quali sono i parametri che considerano più positivi e tali da avvicinare un popolo di più all'indipendenza o come dicono loro alla secessione e separazione.

Valutano rispetto ad altri valori politici di meno e quasi nulli i potenziali della violenza applicata, per quanto eclatante sia e valutabile come deterrente forte per imporre l'indipendenza.
Almeno in terra europea la violenza opera in conflitti non convenzionali a bassissima intensità ben contenibili dalle forze armate, di polizia e speciali e tacciabili di un terrorismo non più compatibile con la sensibilità generale e di massa anche di chi è favorevole all'indipendenza..

Per questo vengono posti nella fase III molti paesi che in questi ultimi tempi sembrano vicini all'indipendenza e hanno un grande consenso popolare ma non utilizzano la violenza.

Fase III - Active but not explosive-
il Secessionismo è valutato appunto attivo, ma non è esplosivo - La secessione è dichiarata chiaramente come obiettivo, ma non c'è pericolo perché la rivolta è molto poco violenta.

I paesi o nazionalità ancora senza stato posti nella fase III sono:

La Catalogna III
La Scozia III
Il Belgio ( Vallonia e Fiandra ) III
La Groenlandia III
le isole Faroe III

E' superfluo ricordare ( e gli analisti Stratfor si dilungano molto sullo stato di questi paesi, le loro storie politiche, le vicende statutarie o di altro tipo che hanno portato i loro partiti nazionalisti a governare con la maggioranza dei consensi e ad essere vicini all'indipendenza seguendo una via legale, democratica e non violenta ) cose a noi tutte note.

Emerge da questo quadro che esiste un'internazionale di paesi, regioni, nazionalità, minoranze nazionali europee che puntano assieme, con valori comuni, alla loro indipendenza e anche a far parte di una altra Europa, appunto l'Europa dei popoli.

L'area sardista, indipendentista, nazionalista sarda, pur divisa al suo interno fa riferimento a questa realtà mentre la Lega Nord ne è esclusa o si è autoesclusa per vari motivi che andrebbero analizzati.

Resto del parere che un ingresso o meglio una inclusione della Lega in questa area rafforzerebbe moltissimo sia questa area che la Lega Nord anche perché richiederebbe da parte di tutti ed in particolare da parte della Lega non solo una verifica delle proprie politiche estere ma anche il chiarimento su stereotipi e incomprensioni non dimenticando che presto ci saranno le elezioni europee.
Un chiarimento su questi temi sarebbe senz'altro favorevole a un dialogo delle forze sardiste con la Lega e a prospettive positive per il futuro.
Una politica nuova nei riguardi delle nazionalità e Regioni senza stato europee, elaborata dalla Lega con opportuni approcci diplomatici fra partiti ed aree geografiche spesso molto diverse come culture e storie personali, potrebbe essere anche importante per aumentare la massa critica di chi in Europa vuole la sua autodecisione e l'indipendenza che sia di nazionalità che di regioni storiche o Macroregioni che rispondano alla realtà di un'Europa ricomposta nella sua via agli Stati Uniti d'Europa.

Per ultimo, cosciente che ci sarebbero tanti altri temi da porre in discussione o risposte da dare, non voglio dimenticare una questione che non è ideologica ma politica e di prassi perché dei segnali concreti faciliterebbero il dibattito.

Tra poco sarà portata al voto della Camera la ratifica della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie.
In Sardegna si è creato un vasto movimento, culminato con un ordine del giorno voto del Consiglio regionale diretto alle Camere e al Presidente del Consiglio perché venga scongiurato il declassamento della lingua sarda a lingua di serie B rispetto alle lingue dell'Arco Alpino, rafforzato nella spending review.
Verrebbe impedito l'insegnamento del sardo nelle scuole e la possibilità di usarlo nei tribunali, di avere una radio, una TV e un quotidiano in lingua sarda.

I parlamentari della Lega nulla hanno fatto per evitare questo crimine e permesso dal Presidente leghista della Commissione esteri della Camera che ha approvato il disegno di legge del Governo Monti e poi da tutti i componenti leghisti in tutte le commissioni per il parere di conformità.
La discriminazione vale anche per il Friulano e l'Occitano.
Sarebbe cosa gradita se la Lega Nord facesse una battaglia assieme a chi intenda farla in sede di voto della ratifica con emendamenti, mozioni ed ordini del giorno.

Come gradito sarebbe un appoggio della maggior forza di opposizione in Parlamento per il recupero della nostra fiscalità e la restituzione dei moltissimi miliardi di euro di nostre tasse che lo Stato non ci vuole restituire.
Sulla Zona franca poi si sfonda una porta aperta ed ogni sostegno per l'applicazione dell'Art.12 del nostro Statuto e anche per obiettivi ancora più avanzati sarebbe cosa gradita.
La Corsica la Zona Franca ce l'ha ma vuole l'indipendenza e la lingua corsa, sarebbe bello averle assieme sia la zona franca che l'indipendenza, ma le due isole come i due popoli sono molto diversi. Non basta che fossimo sulla carta il Regno di Sardegna e Corsica o che nel nuragico fossimo abitati da popoli simili e forse lo stesso. Ma su nuove basi molto si potrebbe costruire bsandoci sulla nostra insularità e per sottrarci con un progetto comune al dominio italiano e francese.
Del resto in politica tutto è possibile e in Corsica e nel Nord Sardegna-Gallura si parla la stessa lingua.

Credo che se le parole dell'On Maroni espresse alla terza festa della Lega Nord- Sardegna saranno seguite da un approfondito dialogo e dibattito, spero anche sulle questioni che ho posto, superando ogni ideologismo o pregiudiziale, ci sia spazio per molti passi in avanti e per un reciproco avvicinamento alle nostre indipendenze e agli Stati uniti d'Europa che desideriamo.


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