domenica 30 dicembre 2012

Celestino Tabasso

unionesarda.it  


Dal progetto Arpa, creato come scudo contro l'Urss, nasce il web

Da 30 anni nella Rete, figlia anarchica della Paura

1/1/1983: gli Usa “smilitarizzano” Internet


Quando una grande potenza militare agisce sull'onda della paura, generalmente per l'umanità non ci sono buone notizie in arrivo.

Quella volta però andò in modo diverso.
Era la fine degli anni Cinquanta quando ad Ike Eisenhower, presidente degli Stati Uniti ed ex generalissimo delle truppe americane nella seconda Guerra Mondiale, andò il caffè di traverso. I russi nel '57 avevano bruciato gli States nella corsa allo spazio, mandando in orbita il primo satellite artificiale. Superiori tecnologicamente e ben dotati di missili nucleari, i sovietici sembravano decisamente in grado di colpire per primi, decretando inizio e fine di una ipotetica terza Guerra. Da una rapida inchiesta presidenziale emerse che l'alleato di ieri nella lotta contro il nazismo, oggi nemico sempre più agguerrito, avrebbe potuto facilmente neutralizzare i centri di comunicazione americani.
Le contromisure possibili erano due. Aggredire per primi oppure proteggere il bersaglio, rendendolo leggero, diffuso, meno vulnerabile.


Fortunatamente Eisenhower - come quasi tutti quelli che l'hanno conosciuta di persona - non adorava la guerra. Nel 1953, presidente da tre mesi, parlando all'associazione americana dei direttori di quotidiani poco dopo la morte di Stalin, aveva spiegato che «questo mondo in armi non sta solo spendendo denaro. Sta spendendo il sudore dei suoi operai, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi giovani. [...] Questo non è un modo di vivere che abbia un qualsiasi senso. Dietro le nubi di guerra c'è l'umanità appesa a una croce di ferro».


Quattro anni dopo fu coerente con quel discorso: fra colpire per primo o nascondere il bersaglio, scelse la seconda opzione. Fu così che nacque Arpa.
La Advanced Research Projects Agency era un'agenzia che doveva condensare lo sforzo intellettuale e scientifico degli Usa per riacciuffare la supremazia militare. Aveva le università e i centri di ricerca come partner privilegiati, e il problema che si pose con maggiore urgenza fu quello di creare un sistema di comunicazione che un attacco missilistico non potesse decapitare. Se ne occupò il direttore del servizio informatico dell'Arpa, lo psicologo Joseph Carl Robnett Licklider, che mise insieme una squadra di ricercatori particolarmente brillanti e, senza cedere alla tentazione della modestia, la battezzò Rete Informatica Intergalattica. Il modello di riferimento era il Sage, il sistema dei radar che dalle Hawaii all'Alaska monitoravano i confini americani. Il salto da compiere rispetto al Sage era far comunicare tra loro alcuni cervelloni elettronici, in modo che le tante intelligenze accademiche e militari dell'Arpa potessero scambiarsi dati e analisi, in modo molto più rapido, efficace e interattivo rispetto ai radar.
I “galattici” di Licklider si lasciarono alle spalle il vecchio sistema di comunicazione fra elaboratori e il medioevo tecnologico delle schede perforate. In sostanza misero i computer in grado di parlarsi. Ora si trattava di farli parlare tutti nella stessa lingua, e di passare dall'ambito di uno scambio di telegrammi a quello, per intenderci, di una riunione in teleconferenza.


Se ne occupò un altro giovane ricercatore, Larry Roberts, che l'Arpa con una certa forza persuasiva aveva indotto lasciare la sua scrivania al Mit Lincon Laboratory. Era il 1966 e il 29enne che faceva parlare fra loro i computer diventò l'uomo di punta dell'Arpanet, la rete di comunicazione dell'Arpa. Più che i militari, furono gli altri ricercatori a storcere il naso davanti alla sua intuizione: messi in rete, i computer avrebbe lavorato come neuroni di una mente collettiva, con una diffusione orizzontale dei dati. E visto che la conoscenza - o meglio l'informazione - è alla base di qualunque potere, è evidente che l'idea di spargere in modo pulviscolare i dati - anziché tenerli chiusi negli scrigni elettronici di ciascun centro - non allettasse i sacerdoti dell'elettronica.
Ma la strada era quella, e tre anni dopo Leonard Kleinrock dell'Ucla fu incaricato di creare il primo collegamento telefonico da computer a computer fra l'Università della California di Los Angeles e lo Stanford Research Institute.
Era il primo vagito del web, o meglio i primi due pezzettini di cavo che si intrecciavano per creare il primo nodo di quella che sarebbe diventata la Rete. Due mesi dopo si aggiunsero l'università di Santa Barbara e quella dello Utah. Poi vennero la Bbn, il Mit, la Rand Corporation, la System Development Corporation e Harvard.


I laboratori dei migliori atenei americani avevano un club virtuale dove frequentarsi, confrontarsi e comunicare in tempo reale. Sul finire degli anni 70 nuovi protocolli vennero messi a punto per rendere fluida la comunicazione e la trasmissione: le informazioni viaggiavano sempre più secondo un modello liquido, scegliendo su base statistica il canale lungo il quale riversarsi come un'infiltrazione d'acqua trova varchi e pertugi per colare da un ambiente a un altro.


Nessun missile avrebbe potuto centrare il centro direzionale della conoscenza per l'ottimo motivo che non c'era. C'era una rete non gerarchica, non rigida, non schematica, che avrebbe reagito alla neutralizzazione di un nodo irrorando di informazioni tutti gli altri.


Privo di una testa, il Sistema non poteva essere decapitato.
Era un modello a prova di attacco, ma non di curiosi. La democratizzazione elettronica delle informazioni apriva troppe porte a troppi sguardi per i gusti dei militari che l'avevano voluta e finanziata. A metà anni '70 l'Agenzia per la Comunicazione della Difesa americana si era già dotata del Defense Data Network, il suo arcigno sistema di comunicazione via computer fra settori delle forze armate. La rete era un capolavoro che scintillava sotto lo sguardo di troppi ammiratori e il primo gennaio 1983 il ministero della Difesa Usa, dopo aver messo a punto e sperimentato un'altra rete militare, il Milnet, lasciò Arpanet-internet, da quel momento semplicemente internet, al suo destino.
Che fu, ed è, quello di connettere non più generali terrorizzati o giovanissimi nerd dell'informatica, ma 2 miliardi di esseri umani che oggi da un monitor all'altro si scambiano informazioni e confidenze, pettegolezzi e opinioni, foto porno e prenotazioni di viaggi. Recensioni di libri. Consigli commerciali. Virus informatici. File musicali. E auguri di buon anno.
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