mercoledì 5 dicembre 2012

Al lavoro fino a 75 anni  

Il lavoro nobilita e rende simili alle bestie!

Il lavoro è utile per poter vivere, la società contadina dava ai vecchi il giusto riguardo che merita chi ha dato il sudore per la famiglia e la comunità;  la società industriale pone l'uomo in una condizione di sfruttamento non umano nel contatto con il sistema di produzione estremo di sfruttamento psicofisico ed organico, il postindustriale  basato sulla finanza allegra e su montagne di carta   abbattono l'uomo e lo rendono simile al nulla.

La Fornerno essendo una donna piena di denari (1,6mln di € di stipendio) vive nelle favole come una perfida Regina di cuori, non si rende conto della realtà dei poveri lavoratori e dei pensionati, mentre lei e il suo (loro)  governo italiota di cui fanno parte, sono una elite al servizio dei potenti del mondo, ed hanno scelto di essere servi del sistema mondiale di Bildeberg & co, mentre i lavoratori sono servi loro malgrado. 

Ecco l'ingiustizia che essi hanno creato: l'elite va in pensione quando vuole e con l'età che gli pare con un benefit onorevole senza faticare, hanno stipendi d'oro e case da sogno. Mentre il 99% del popolo ha le difficoltà che tutti noi CONOSCIAMO perchè  viviamo tale condizione, in ultima analisi la cosa che ci resta da fare è: fare  giustizia  NOI,  cambiando tutti gli schemi che ci hanno inculcato fin da piccoli per essere al loro servizio come schiavi per la vita. Ci vuole inventiva e voglia di giustizia cari amici e amiche! ad ognuno di noi la sua palla per giocare il nostro futuro tirandola al punto giusto per fare centro: ABBATTERE IL SISTEMA

Siamo anche noi Ulivi centenari che portano frutto dolce per chi lo lavora e rispetta, ma amaro per chi lo vuole senza rendergli l'onore dovuto!
Sa Defenza

Ulivo esagenario


www.unionesarda.it

Dal 1° gennaio in vigore la legge Fornero: tempi più lunghi
per lasciare l'impiego e sarà anche possibile posticipare l'uscita

Tra meno di un mese la riforma delle pensioni diventerà operativa e il rischio disoccupazione per i giovani sarà ancora più alto. Se fino ad ora non si è mai parlato di una correlazione stretta tra i dati sui senza lavoro e l'allungamento dei tempi per andare in pensione, ora gli economisti, dopo aver fatto due conti sulle tabelle prodotte dal ministero del Welfare, iniziano a storcere il naso. Tanto più che proprio dalle rilevazioni Istat dei giorni scorsi sul terzo trimestre 2012, a fronte di un incremento della disoccupazione giovanile (36,5%), emerge un innalzamento degli occupati tra i 56 e i 66 anni di circa mezzo milione di persone in tutto il Paese. Segno che si allungano i tempi di uscita dal lavoro. Più sicurezza per gli anziani, meno lavoro per i giovani: una guerra tra generazioni.

LE NUOVE REGOLE
 
 Da gennaio scattano dunque le nuove norme previste dalla riforma promossa dal ministro Elsa Fornero sul sistema pensionistico italiano e a beneficiarne saranno sicuramente i conti dello Stato: si ridurrà così la somma da pagare per sostenere le persone più anziane, soprattutto alla luce dell'allungamento della speranza di vita. E con queste novità cambierà quindi anche il modo degli italiani di rapportarsi con il lavoro: se prima non si vedeva l'ora di andare in pensione (come dimenticare le “baby pensioni” degli anni 70-80 quando bastavano 19 anni e qualche giorno per dimenticare la scrivania dell'ufficio?), ora si può chiedere di restare in azienda molto più a lungo, anche oltre i canonici 40 anni. Le ragioni sono due: intanto, si allunga appunto la speranza di vita, quindi dal 1° gennaio, come previsto dalla riforma Berlusconi, i requisiti per andare in pensione si adegueranno progressivamente. In secondo luogo, la possibilità di scegliere volontariamente di restare al lavoro si innalzerà, anche in questo caso anno dopo anno, fino a raggiungere le 75 primavere nel 2062.

I REQUISITI
 
 Dal primo gennaio 2013, dunque, le donne potranno ritirarsi solo a 62 anni e 3 mesi e gli uomini a 66 anni e 3 mesi, sempre che abbiano versato i contributi previdenziali per almeno vent'anni. Questo è lo schema base della nuova pensione di vecchiaia, mentre quella d'anzianità non è più contemplata, a meno che non si rinunci a una sostanziale riduzione dell'assegno, accelerando l'uscita. Si potrà andare in pensione anticipata rispetto alla vecchiaia solo se si sono maturati almeno 42 anni e 5 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne. Insomma, lo schema è: più si sta al lavoro, meglio è.

LE DONNE
 
 Se nel corso del 2012, con lo schema della finestra mobile, hanno potuto lasciare il lavoro solo i dipendenti che hanno maturato i requisiti a fine 2011, dal 2013 i lavoratori dipendenti dovranno seguire le regole previste dalla riforma (la vecchia normativa varrà fino a giugno solo per gli autonomi). Per le donne si tratta di un aumento significativo dell'età, che crescerà gradualmente fino al 2018 (quando sarà equiparata a quella degli uomini). Fino a fine 2012 sono andate in pensione di vecchiaia donne dipendenti con 61 anni e lavoratrici autonome con 61 anni e mezzo mentre dal 2013 bisognerà attendere per le dipendenti i 62 anni e tre mesi e per le autonome 63 anni e 9 mesi. Dal 2014 ci vorranno 63 anni e 9 mesi per le dipendenti e 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome.

L'ANTICIPO
 
Per gli uomini la “stangata” riguarda invece soprattutto la pensione anticipata. L'abolizione delle quote e l'incremento dei contributi necessari all'uscita, farà rimanere ancora in ufficio e in fabbrica un piccolo esercito di lavoratori che si sentiva in dirittura di arrivo. Se infatti per la pensione di vecchiaia basteranno nel 2013 66 anni e 3 mesi, per la pensione anticipata ci vorranno 42 anni e 5 mesi di contributi. In pratica, per fare un esempio concreto, se si è nati dopo il 1946 per ritirarsi dal lavoro bisognerà aver cominciato a lavorare almeno nel 1972. Anche per gli uomini dipendenti è prevista un'eccezione con la possibilità di andare in pensione a 64 anni se si sono maturati, entro il 2012, 60 anni di età e 35 di contributi.
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