sabato 1 dicembre 2012

LA MOZIONE del PsdAz
  È una novità di ieri sera (21.11.12): il testo del Psd'Az che «dichiara solennemente la Sardegna nazione indipendente», e invoca un referendum popolare sul tema, ha raccolto le firme di 26 consiglieri. Molti più degli eletti coi Quattro Mori e ben oltre la soglia numerica che trasforma il documento in mozione urgente, dunque da discutere entro dieci giorni.
Si tratta perlopiù di adesioni tecniche: date da chi magari voterà contro il testo, ma vuole consentire che sia discusso subito in aula. Non è probabilmente il caso della consigliera indipendentista Claudia Zuncheddu (Sardigna libera), ma forse degli esponenti del Pdl, presenti con 13 firme, a partire da quella del capogruppo Pietro Pittalis. Dal Pd, invece, ha aderito solo Chicco Porcu. Ci sono poi Luciano Uras e gli altri tre di Sel, Franco Cuccureddu (Mpa), Roberto Capelli (Api), Massimo Mulas (Upc).
«Non sono certo diventati tutti indipendentisti, non credo ai miracoli», scherza il capogruppo Psd'Az Giacomo Sanna, primo firmatario, «ma c'è interesse su questi temi. In tutta Europa. È il momento opportuno per discutere la mozione, ora che anche nell'Isola si chiede un confronto forte col governo, come ha dimostrato la manifestazione dei sindaci».


Sa Defenza pensa:

La Sardinya, natzione da sempre libera ed indipendente, ha subito nelle varie ere la dominazione di varie culture diverse, oltre alle occupazioni manu militari, MA, nonostante la pressione dell'avvicendarsi delle varie potenze mondiali , ha sempre rivendicato la sua dignità di natzione libera e indipendente. 

Anche oggi la lotta di liberazione dall'asservimento ad un'altra capobastone del mondo continua, con tutti gli strumenti che sono possibili in una società che dice di dare libertà ma che in effetti è sempre subordinata al potere dei vari politicanti del momento.

La rivendicazione storica di indipendenza è dentro il DNA del nostro popolo e sapere che i giudici di una nazione a noi aliena insiste a dettare  la sua supremazia nel nostro territorio, questo ci indispone molto e ci riempie i polmoni per soffiare e spegnere il fuoco calamitoso dell'imperialismo italiota, con la speranza di riuscire a disfarcene il più presto possibile. 

Non possiamo accettare, ancora, dictat da uno stato vigliacco e indecente e indegno come quello italiano , che leva la libertà alle natzioni senza stato e lo stato sociale agli indigenti per dare richezze ai suoi corrotti dirigenti politici oltre che alla tecnocrazia al governo che si dimostra essere al servizio degli interessi delle banche mondiali. 

E' giusto e doveroso dare a noi Sardi il diritto di poterci esprimere sul fatto: "se vogliamo continuare a stare con questa banda di delinquenti istituzionali italioti, oppure se ri-andare e ripercorrere  la strada che fu già dei nostri antenati, liber ed indipendentzia!" 

Ecco perchè è giusto, per tutti noi indipendentisti, aldilà del colore e delle idee politiche che ogni gruppo politico sardo professa; sostenere il referendun sull'indipendentzia aldilà  da... chichessia fosse  il promotore o sostenitore, perchè essere dalla nostra parte, significa sostenere anche la sorte delle avanguardie propositive di libertà; infatti esso è un dovere morale e politico di tutti, che DOBBIAMO SOSTENERE E COMPLETARE PER ARRIVARE AL NOSTRO FINE E INTENTO, CARI AMICI, COMPAGNI E FRATELLI E PATRIOTI SARDI. 

SA DEFENZA  

Indipendenza, no dei giudici italioti al referendum in Sardinya!

 Antonio Masala 

www.unionesarda.it

Doddore Meloni
 Dopo l'ufficio referendario sardo anche il Tribunale di Cagliari dice no: il referendum per la Sardegna indipendente proposto dalla Repubblica di Malu Entu non passa. Bocciato, morto prima di nascere. Doddore Meloni protesta, drizza i baffoni bianchi e passa al contrattacco. La sua voglia di giustizia lo porta dritto e per diritto alla Corte europea per i diritti dell'uomo e alle Nazioni Unite. Il ricorso va oltre l'Isola perché, come spiega l'avvocato Cristina Puddu, «se la Corte d'appello dovesse rigettare l'istanza la questione si chiuderebbe lì, non si potrebbe ricorrere neppure in Cassazione». 

IL PRONUNCIAMENTO
  Il Tribunale ha sposato in pieno la decisione dell'ufficio referendario della Regione: «Il referendum consultivo è inammissibile perché apporterebbe modifiche di ordine costituzionale e politico». Ribattono Doddore Meloni e il suo avvocato Cristina Puddu: «Non si fa alcun riferimento agli accordi internazionali approvati dall'Italia sul diritto all'autodeterminazione dei popoli. Di questo non c'è traccia nelle due decisioni e in forza di questo ci appelliamo all'Europa e alle Nazioni unite». 

GLI ALTRI ESEMPI
 
 Meloni ricorda che, a differenza della Sardegna, il Consiglio regionale veneto ha approvato a netta maggioranza un referendum identico mentre in Sardegna il presidente Cappellacci «un giorno è favorevole e l'altro contrario, tanto che la Regione si è costituita nel procedimento. La verità è che abbiamo una rappresentanza politica schizofrenica. Dicono che l'approvazione del referendum modificherebbe l'assetto costituzionale. Ma quando si è votato per l'abolizione delle Province che cosa si è modificato?», si chiede Doddore.

LE POSIZIONI
  Sul fronte del consenso sarebbero schierati tutti i movimenti indipendentisti europei riuniti in un solo contenitore, mentre sui partiti sardi Doddore è sbrigativo: «Affari loro, qualcuno si sta svegliando ma io mi rivolgo al 95% dei sardi che votano da tutte la parti ma che di fatto non contano. Il peso specifico politico della Sardegna non esiste, questa è la verità». Amara, conclude Doddore.

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