venerdì 21 dicembre 2012

La NATO aspira al Premio Nobel per la Guerra
 
di Pepe Escobar (*)
 
 
 
L’Unione Eurooea (UE) ha ricevuto questo lunedì a Oslo il Premio Nobel per la Pace per il suo contributo al progresso della pace e della riconciliazione, la democrazia e i diritti umani.
Emozionante! Considerate i personaggi selezionati per ricevere il premio: lo spettacolarmente inutile Herman Van Rompuy (presidente del Consiglio Europeo); lo spettacolarmente mediocre José Manuel Barroso (presidente della Commissione Europea); e lo zero a sinistra Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo. I Rolling Stones potranno essere decrepiti, ma almeno sanno come compiacere i loro seguaci.
 
Barroso doveva essere pieno di vino del Douro: ha detto che l’UE è “una potente ispirazione per molti in tutto il mondo”. Beh, la storia dell’amore delle masse cinesi per la Audi o per Prada non è ispirata proprio dalla UE. Ha detto anche che l’UE ha a che vedere con “la libera accettazione degli Stati a condividere la sovranità”; ma... gli inglesi sono così stimolati da questa situazione che una enorme percentuale della popolazione vuole andarsene dalla UE.
 
Ma Barroso può essere stato sulla buona pista quando ha protetto l’euro: “Lo difenderemo”.
Quindi, quello che hanno fatto i norvegesi che, saggiamente, non fanno parte dell’unione Europea, è stato dare un Premio Nobel al (maltrattato, svalutato) euro. Prendiamolo come una manifestazione di relazioni pubbliche: dopo tutto neppure due dei membri della UE riescono a mettersi d’accordo sulla tassazione, sulla regolazione del turbo-capitalismo finanziario, su cosa fare rispetto alla Grecia in bancarotta o su ciò che realmente si propongono quelle oscure figure della Banca Centrale Europea (BCE).
 
In realtà pochi, fuori da quella legione di burocrati di Bruxelles con i loro conti delle spese, sanno a cosa diavolo serve la UE, al di là del fare colazione a Parigi e cenare a Parma senza bisogno del passaporto (oh sì; una gastronomia favolosa è la grazia salvatrice della UE, almeno per quelli che se la possono permettere).
La UE, fondamentalmente, esiste per difendere l’articolo 3 del Trattato di Lisbona; si ipotizza che essa sia “una economia sociale di mercato altamente competitiva”, che negozia in euro.
Sì, avete diritto ad essere sconcertati – perchè qualsiasi esame dei titoli di stampa più recenti rivela che questo sistema non funziona. Il sistema è diretto da una casta tecnocratica drogata di “tagli strutturali” che condanna dozzine di milioni di persone all’abisso dell’austerità. E’ come se quei burocrati di Bruxelles dicessero: “O siete con noi – con l’euro – o contro di noi” (e questo significa guerra). Ma la reatà è che la guerra economica – contro i cittadini europei – è già cominciata.
 
E’ solo rock e guerra....
Può essere che anche la politica estera della UE sia una barzelletta, come quando 27 polli acefali sparano a caso – uno contro gli altri – su tutto, dalla Palestina all’ammissione della Turchia.
Ma una cosa che l’UE fa davvero bene è produrre, commerciare e vendere armi a tutti quelli coinvolti nell’affare della guerra.
 
Asia Times Online (Atol) ha avuto la conferma da due diplomatici della UE che questa – attraverso il suo braccio militare dominato dagli USA, la NATO – si prepara per un’altra guerra, in Siria.
Questo confrma un rapporto recente del giornale tedesco Suddeutsche Zeitung.
I diplomatici hanno confermato ad Atol che il segretario generale della NATO – lo spettacolarmente mediocre Anders Fogh Rasmussen – desidera spasmodicamente una guerra in Siria, avvolta nella retorica che “la NATO non deve nascondere la testa come uno struzzo”. Recitando il suo copione ricevuto direttamente da Washington, Rasmussen è fortemente appoggiato da Turchia, Gran Bretagna e Francia, con la Germania che si trova in una posizione estremamente ambivalente: il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle ha scartato la guerra a favore di una soluzione politica.
 
Ma desiderare la guerra è un conto, arrivare ad un accordo è un’altra. Persino una direttiva perchè la NATO si organizzi e si unisca in Siria deve essere approvata dai 28 paesi membri della NATO. Tuttavia lo scheletro dell’accordo è: Washington continuerà ad ordinare al suo burattino Rasmussen di preparare il terreno per la guerra, che in ogni caso è qualcosa di necessario. Benvenuti in Siria come Libia 2.0, nonostante non ci sia un modo in cui Washington possa giustificare un’altra truffa del tipo di Responsabilità di Proteggere (R2P) al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
 
Sì, Bruxelles, abbiamo un problema. Questo succede mentre si stanno dispiegando missili Patriots sulla frontiera turca, con 400 soldati tedeschi. L’opinione pubblica tedesca non vuole un’altra guerra nel mondo musulmano. Ci sono le elezioni in Germania nel 2013. Angela Merkel e Westerwelle non sono esattamente una coppia di suicidi.
 
La storia dei missili Patriots – che “proteggeranno” la Turchia contro qualsiasi possibilità che vengano lanciati missili dalla Siria – viene direttamente dal copione bugiardo delle armi di distruzione di massa. Frederick Ben Hodges, capo del fiammante Comando Terrestre Alleato della NATO con base ad Izmir, Turchia, ha detto all’agenzia di notizie Anatolia che i Patriots staranno là per fermare i missili chimici siriani.
E’ come se Bashar Al-Assad, come Frau Merkel, fosse un demente suicida. Le uniche persone che davvero credono all’esagerazione deis ervizi segreti istigata da Washington secondo cui Damasco “potrebbe” utilizzare armi chimiche come ultima risorsa sono il cagnolino danese Rasmussen e il club britannico/francese/turco di mediocrità politiche. E’ poco probabile che le grossolane operazioni psicologiche della NATo possano spaventare il governo siriano.
 
Quanto allo spettacolarmente erratico primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, egli è stato conseguente solo in una cosa: ha la febbre e l’unica ricetta è una zona di esclusione aerea. Anche se nemmeno l’opinione pubblica turca vuole una guerra, Erdogan non è riuscito a liberarsi dalla febbre. La macchina degli inganni USA/NATO ha provato di tutto, dalla corrruzione di orde di funzionari a Damasco fino ad incolpare Assad di mini-olocausti ogni settimana. Non ha funzionato..
I cosidetti “ribelli” – infestati di salafisti e yihaidisti – “controllano” realmente solo villaggi rurali o quartieri a maggioranza sunnita nei sobborghi delle principali città. Potranno anche esserci fino a 400.000 combattenti nei sobborghi di Damasco; ma è possibile che stiano per cadere in una mostruosa imboscata preparata dall’esercito siriano.
 
Quindi il cosiddetto cambio radicale avrà bisogno di un tempo extra per lo spettro delle armi chimiche, portando, forse, al Santo Graal della zona di esclusione aerea.
 
.... però mi piace
Non importa che l’incessantemente promosso Esercito Libero Siriano (ELS) “per la democrazia” – una banda sospetta finanziata e appoggiata logisticamente da USA, NATO e quegli esempi di democrazia del Golfo Persico – sia completamente infestato di yihaidisti libici/siriani/iracheni di linea dura che uccidono indiscriminatamente i civili per conto di quell’amante dei diritti umani, la Unione Europea con il suo Premio Nobel per la Pace.
Ma continuano. Sotto i vigili occhi degli USA e del club NATO/CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo), i massimi capi ribelli si sono riuniti in Turchia lo scorso venerdì per eleggere un “comando unificato di 30 membri”. Come previsto, sono tutti legati ai fratelli Musulmani o ai salafiti, dai comandanti islamici Jamal Marouf e Ahmad al-Issa all’icona salafita, il colonnello Abdelbasset al-Tawil. I due principali di Aleppo sono – e cosa potevano essere – salafiti. Traduzione: si tratta di quelli che il Dipartimento di Stato USA non ha (ancora) ribattezzato come “terroristi”.
 
Il modus operandi generale si espanderà: più armi finanziate dall’Europa per le bande di assassini salafiti-yihaidisti. La Francia li sta inondando di euro attraverso la frontiera turca. E questo mercoledì gli Amici della Siria torneranno a riunirsi a Marrakesh, Marocco, concentrandosi soprattutto attorno al nucleo “vogliamo la guerra” della NATO/CCG.
 
Norvegesi, non avete niente da perdere al di fuori del vostro senso del ridicolo, come se già non lo aveste perso; dopotutto se una disordinata Unione Europea, una moneta disordinata e tutto il resto, può strappare il vostro Premio Nobel per la Pace, è ora di assegnare alla NATO nei guai un Premio Nobel per la Guerra.
Rasmussen non sarà Mick Jagger, ma vorrebbe esserlo; è solo rock e guerra, e gli piace.
 
(*) da: lahaine.org; 13.12.2012
 
(traduzione di Daniela Trollio
Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”
Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)
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