lunedì 26 novembre 2012

Analisi dettagliata della propaganda delle Forze di Difesa di Israele: i numeri dietro gli attacchi con i razzi



Phan Nguyen
Tradotto da  Curzio Bettio


In questo breve studio, vengono analizzate le tante cifre prodotte dall’esercito di Israele relative agli attacchi con razzi da Gaza contro Israele. Per iniziare, i portavoce israeliani spesso ricordano al mondo che un milione di cittadini israeliani si trovano nel raggio di azione dei razzi di Gaza, 12.000 dei quali sono stati sparati contro Israele negli ultimi dodici anni, infliggendo migliaia di feriti e diversi morti.   Tuttavia, raramente ci è stato detto esattamente quante persone sono state uccise da questi attacchi missilistici.

Il calcolo delle morti
Di seguito è riportato un elenco di tutte le vittime degli attacchi con razzi e mortai condotti dalla Striscia di Gaza contro Israele durante tutta la vicenda di questi attacchi.
Nel corso degli anni di lanci di razzi contro Israele, complessivamente sono state uccise 26 persone.
Vittime degli attacchi con razzi e mortai contro Israele dalla Striscia di Gaza 
Data dell’attacco
Nome
Età
Località
Arma
2004.06.28
Mordechai Yosephov
49
Sderot
Qassam
2004.06.28
Afik Ohion Zehavi
4
Sderot
Qassam
2004.09.29
Yuval Abebeh
4
Sderot
Qassam
2004.09.29
Dorit (Masarat) Benisian
2
Sderot
Qassam
2005.01.15
Ayala-Haya Abukasis
17
Sderot
Qassam
2005.07.15
Dana Gelkowitz
22
Moshav Nativ Ha‘asara
Qassam
2006.03.28
Salam Ziadin*
?
Nahal Oz
Qassam
2006.03.28
Khalid Ziadin*
16
Nahal Oz
Qassam
2006.11.15
Faina Slutzker
57
Sderot
Qassam
2006.11.21
Yaakov Yaakobov
43
Sderot
Qassam
2007.05.21
Shirel Friedman
32
Sderot
Qassam
2007.05.27
Oshri Oz
36
Sderot
Qassam
2008.02.27
Roni Yihye
47
Sderot
Qassam
2008.05.09
Jimmy Kedoshim
48
Kibbutz Kfar Aza
mortaio
2008.05.12
Shuli Katz
70
Moshav Yesha
Qassam
2008.06.05
Amnon Rosenberg
51
Kibbutz Nir-Oz
mortaio
2008.12.27
Beber Vaknin
58
Netivot
Qassam
2008.12.29
Lutfi Nasraladin*
38
IDF base near Nahal Oz
mortaio
2008.12.29
Irit Sheetrit
39
Ashdod
Grad
2008.12.29
Hani al Mahdi*
27
Ashkelon
Grad
2010.03.18
Manee Singueanphon*
30
Moshav Nativ Ha‘asara
Qassam
2011.08.20
Yossi Shushan
38
Be’er sheva
Grad
2011.10.29
Moshe Ami
56
Ashkelon
Grad
2012.11.15
Yitzchak Amsalem
24
Kiryat Malachi
missile
2012.11.15
Mira Sharf
25
Kiryat Malachi
missile
2012.11.15
Aharon Smadja
49
Kiryat Malachi
missile
Numero complessivo dei morti nella vicenda degli attacchi  con razzi e mortai da Gaza contro Israele: 26 
Operazione  “Piombo Fuso”: 27 dicembre 2008–18 gennaio 2009
Operazione “Colonna di nuvola- Pilastro di difesa”: 14 novembre 2012
Note sulla tabella delle vittime per colpi di razzo e di mortaio.
Le fonti comprendono, ma non si limitano a, Ministero israeliano degli Affari Esteri, Ufficio del primo ministro di Israele, Progetto Israele, “Jerusalem Post”, “B’Tselem”, e numerosi articoli di stampa. Come punti di riferimento sono state considerate fonti ufficiali israeliane e filo-israeliane, e poi è avvenuta la verifica incrociata fra queste. Nelle notizie di stampa alcuni dati anagrafici e l’ortografia dei nomi a volte sono variati.
* Cinque delle 26 vittime non erano Ebrei: Salam Ziadin, Khalid Ziadin, e Hani al Mahdi erano Beduini; Lutfi Nasraladin era Druso; Manee Singueanphon era di nazionalità Thai.
† La sola vittima non civile in Israele, il Sgt.-Maggiore Lutfi Nasraladin veniva ucciso in un attacco con mortai contro una base militare IDF.
  
‡ Salam e Khalid Ziadin restavano uccisi mentre maneggiavano un razzo Qassam inesploso in un’operazione di recupero. Il ministero degli Esteri israeliano non include gli Ziadin nella sua lista di “vittime della violenza e del terrorismo palestinese.”
Questo elenco non comprende:
1. I Palestinesi uccisi da detonazione incontrollata di colpi di razzo o mortaio nella Striscia di Gaza
2. Le persone vittime di colpi di razzo o mortaio sparati da Gaza all’interno della Striscia di Gaza. Prima del cosiddetto “disimpegno” da Gaza, gli insediamenti illegali di Israele all’interno di Gaza venivano fatti oggetto di colpi di razzo o mortaio. Questi non avevano lo scopo di colpire l’interno di Israele, e non vengono tenuti in conto in questo articolo. Inoltre non fanno parte della retorica per cui i razzi e mortai da Gaza costituiscono una “minaccia esistenziale” per Israele.  
Negli insediamenti di Gaza e nella Zona Industriale di Erez, il lancio di razzi e i colpi di mortaio hanno inflitto otto vittime civili: tre ebrei israeliani, tre lavoratori stranieri provenienti dalla Tailandia e dalla Cina, e due operai palestinesi da Khan Younis.
Inoltre, ci sono stati due morti appartenenti all’esercito israeliano negli insediamenti di Gaza, tra cui un soldato ucciso mentre era di servizio di guardia a Kfar Darom e un soldato ucciso in un avamposto israeliano dell’insediamento di Morag.  Tutte le altre vittime all’interno di Gaza comprendevano soldati dell’IDF impegnati in operazioni militari al di fuori degli insediamenti.
3. Una vittima in Israele per un missile anti-carro.
La questione “razzi-e-mortai” fa riferimento ad ordigni ad alta traiettoria impiegati con le seguenti caratteristiche: fuoco non diretto, accoppiato ad effetti ad alto tasso di imprecisione su obiettivi indiscriminati; una vasta gamma che mette sotto tiro significative aree del sud di Israele; e una alta frequenza di dispiegamento.
I missili anti-carro sono ordigni a fuoco diretto, con una gamma più limitata e sono stati utilizzati raramente contro obiettivi civili da parte di gruppi armati di Gaza.
C’è stato un solo morto civile per causa di un missile anti-carro sparato dalla Striscia di Gaza verso Israele (Daniel Viflic, di 16 anni, ucciso il 7 aprile 2011, vicino al kibbutz Sa'ad, da parte di un missile anti-carro che ha colpito l’autobus che stava guidando).
“B'Tselem” non include questo esempio nel suo conteggio delle vittime per colpi da razzo e mortaio.
Si noti che delle 26 vittime per lancio di razzi e per colpi di mortaio, circa uno su ogni quattro di questi decessi sono avvenuti durante queste due operazioni, “Piombo Fuso” e “Pilastro di Difesa - Colonna di nuvola”, entrambe condotte sotto il pretesto di scoraggiare gli attacchi missilistici.
Per tutta la durata del cessate il fuoco del 2008 fra Hamas ed Israele, anche dopo che Israele aveva rotto la tregua il 4 novembre, non una sola persona veniva uccisa da colpi di mortaio o da razzi all’interno di Israele.
Tuttavia, circa due ore dopo lo scatenarsi dell’operazione “Piombo Fuso”, in Israele una sola persona veniva colpita e uccisa dalle schegge di un razzo Qassam. Due giorni dopo, altre tre persone venivano uccise in Israele da colpi di mortaio e razzi partiti da Gaza.
E per un anno intero, prima di quest’ultima operazione “Colonna di nuvola”, non un solo Israeliano è stato ucciso da un razzo o colpo di mortaio.
Per di più, solo sedici ore dopo l’inizio di “Colonna di nuvola”, un razzo da Gaza ha ucciso tre Israeliani.
Quindi, è avvenuto che solo durante le due operazioni militari Israele ha subito il maggior numero di decessi per colpi partiti da Gaza, in uno spazio di tempo concentrato.
I dati sono troppo scarsi per trarre una conclusione più definita (e il tutto è limitato, perché gli incidenti mortali sono così rari), ma possiamo intuire un modello: è più probabile che le vittime dei razzi avvengano durante le principali operazioni di Israele “anti-razzo”; ribadiamo: è più probabile che i decessi avvengano, non che le vittime aumentino.  Dato che gli incidenti mortali dovuti ad esplosioni sono così rari, appaiono più conseguenze di istigazioni piuttosto che probabili progressioni.
Questo contesta l’idea stereotipata che gli attacchi con i razzi siano “progettati per massimizzare vittime civili.” In effetti, con un tasso di mortalità così basso e con l’imprecisione caratteristica di queste armi, il più delle volte non ci si può aspettare di infliggere vittime.
Nel contempo, quando spinti all’azione, i gruppi armati a Gaza sono in grado di aumentare la probabilità di effettuare uccisioni, (molto più che con il lancio di razzi!)
Un genocidio veramente fiacco
Se prendiamo a prestito l’affermazione dell’IDF che più di 12.000 razzi sono stati lanciati contro Israele negli ultimi dodici anni (dati che verranno contestati più avanti), si ottiene un tasso di uccisioni inferiore a 0,217%. Pertanto, per avere la garanzia di una vittima, dovremmo aspettarci di sparare circa 500 razzi. Tuttavia, se l’obiettivo è quello di uccidere specificamente Ebrei piuttosto che lavoratori stranieri e braccianti palestinesi, allora la cosa diventa più difficile.
Solo 21 Ebrei sono stati uccisi con questo metodo, portando il tasso di mortalità allo 0,175%.
Se tutto ciò suona inquietante o addirittura antisemita, è necessario sottolineare che questo è dovuto all’analisi degli argomenti addotti dall’attuale ambasciatore israeliano Michael Oren, il quale, durante l’Operazione “Piombo Fuso”, ha contribuito ad un editoriale sul Wall Street Journal sostenendo che i razzi di Gaza e i colpi di mortaio “rappresentano, oltre ad un volgare tentativo di uccidere e terrorizzare i civili, l’espressione di un intento genocida.”
Eppure le statistiche dimostrano che questo “volgare tentativo di uccidere” ha dimensioni ben ridotte. Possiamo immaginare modi più semplici per uccidere a caso una persona, rispetto a quello di  produrre e lanciare più di 500 razzi, per giunta fatti in casa.
Per quanto riguarda il genocidio, al tasso di uccisioni in corso, sarebbero necessari 4.477.714.286 (circa quattro miliardi e mezzo) di proiettili, e 4.477.714 (quasi quattro milioni e mezzo) di anni per uccidere tutti gli Ebrei di Israele.
Presupposto che la popolazione ebraica di Israele non aumenti.
E, naturalmente, ci sarebbe la necessità di agire entro la limitata portata dei proiettili, il che richiederebbe di ammassare nel Negev occidentale tutta la popolazione ebraica di Israele, non in aumento, entro l’anno 4.479.726 dopo Cristo, prendere o lasciare qualche anno.
Ma a quel punto, tutta la popolazione ebraica di Israele sarebbe già stata sterminata da un altro killer che agisce con violenza nel Paese,… il killer degli incidenti automobilistici!
Bando alle facezie! Ha più senso, quindi, supporre che per il lancio di razzi e per i colpi di mortaio esistano motivazioni politiche.
Le misteriose morti dell’IDF
Ora che abbiamo stabilito che un totale di 26 persone sono state uccise da armi ad alta traiettoria da Gaza verso Israele, diamo un’occhiata ad alcuni dei numeri che l’esercito israeliano ha messo in giro.
In linea con l’obiettivo di condizionare i social media, l’IDF 2.0 ha messo in diffusione info-grafici attraverso Facebook, Twitter, e un blog ufficiale, incoraggiando gli utenti a condividere i testi e le immagini.
Un recente infografico rivendica in questo modo il numero di vittime israeliane causate dal lancio di razzi:
 
Minaccia da razzi di Hamas
Numeo di vittime causate durante gli ultimi 6 anni:
anno 2006 (9 uccisi; 371 feriti)
anno 2007 (10 uccisi; 578 feriti)
anno 2008 (15 uccisi; 611 feriti)
anno 2009 (2 uccisi; 11 feriti)
anno 2010 (5 uccisi; 35 feriti)
anno 2011 (3 uccisi; 81 feriti)
Vengono elencati i tipi di razzo detenuti da Hamas.
Vengono illustrate le gittate, e con colorazioni i tassi di pericolosità. razzi: 
Per prima cosa, confrontiamo il numero di decessi comunicato dall’IDF con i dati determinati in precedenza:
Numero di vittime per colpi da razzo/mortaio per anno; 2006–2011
Dichiarati da IDF
Determinati
2006
9
4
2007
10
2
2008
15
8
2009
2
0
2010
5
1
2011
3
2
Per ogni anno indicato, il numero di vittime dichiarato dall’IDF è superiore rispetto a quello che è stato effettivamente stabilito. Questo potrebbe essere dovuto a diverse interpretazioni delle cifre? Possiamo tentare di scoprirlo esaminando i decessi per ogni anno:
2006
Nel 2006, verso la fine della seconda Intifada, ci sono stati diversi morti israeliani, tra cui quelli causati da un attentato suicida a Tel Aviv, da un altro attentato suicida nella Cisgiordania, diverse sparatorie di soldati e coloni in Cisgiordania, due soldati uccisi da cecchini in distinti incidenti nella Striscia di Gaza, e la cattura di Gilad Shalit in un’operazione Hamas / Comitati Popolari di Resistenza PRC che ha lasciato sul terreno due altri soldati morti.
Tuttavia, solo due persone sono state uccise in Israele da attacchi missilistici.
Altri due, un padre e figlio beduini, sono stati uccisi durante il tentativo di spostare un razzo inesploso Qassam per recupero. Le loro morti non sono riportate nell’elenco del Ministero israeliano degli affari esteri come morti per attacchi palestinesi. Invece noi le abbiamo incluse nella precedente tabella, arrivando quindi a quattro morti causate dai razzi nel 2006.
Non si capisce come l’IDF abbia trasformato quattro vittime per colpi missilistici in nove. 
2007
Nel 2007, due razzi Qassam hannoucciso due persone a Sderot. C’è stato un altro incidente in Israele, che ha prodotto morti, un attentato suicida che ha ucciso tre persone in un panificio a Eilat. Oltre a questo, quattro soldati sono stati uccisi da colpi d’arma da fuoco in Cisgiordania, un colono è stato sparato in un drive-by, un altro colono è stato accoltellato a morte da ignoti assalitori, e tre soldati sono stati uccisi in differenti scontri a fuoco nella Striscia di Gaza.
Complessivamente, sedici sono stati gli uccisi, solo due dei quali per colpa dei razzi, non dieci come affermato dall’IDF. L’asserzione dell’IDF è anche contraddetta da Shin Bet (l’Agenzia per la Sicurezza Israeliana), che ha riferito che nel 2007, “il lancio di razzi ha ucciso due civili israeliani”.
Non si capisce come l’IDF abbia trasformato due vittime per colpi missilistici in dieci.
2008
Nel 2008, otto persone sono state uccise da razzi e mortai da Gaza. Quattro sono state uccise nel corso del primo semestre dell’anno, prima del cessate il fuoco (“tahdiya”). Non appena Israele ha lanciato l’operazione “Piombo Fuso”, altre quattro persone sono state uccise da colpi di razzi e mortai di Gaza. Eppure il grafico dell’IDF dichiara 15 morti. Ancora una volta, questa affermazione è contraddetta dallo Shin Bet, che ha riferito che, nel 2008, 8 persone (4 negli ultimi giorni del mese di dicembre) sono stati uccise da fuoco ad alta traiettoria (razzi e mortai) dalla Striscia di Gaza.
Non si capisce come l’IDF abbia trasformato otto vittime in quindici.
2009
Nel 2009, vi è stata una vittima in Israele per mano palestinese da collegarsi al conflitto: un autista di taxi ebreo israeliano veniva strangolato da tre Palestinesi come vendetta per l’uccisione di un loro parente da parte dell’IDF. Oltre a questo, un ragazzo di 16 anni nella colonia Bat Ayin è stato ucciso da un singolo Palestinese con un’ascia, due agenti di polizia sono stati colpiti a morte nella valle del Giordano, un colono vicino a Nablus è stato colpito in un drive-by, e un soldato è stato ucciso da una esplosione sul confine di Gaza.
Nessuno in Israele è stato ucciso da colpi di razzo o mortaio da Gaza, anche se l’esercito israeliano ne dichiara due. Ciò è confermato dal Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center (ITIC), che ha dichiarato che “nei due anni successivi all’operazione Piombo Fuso si è registrato un calo significativo del numero di Israeliani uccisi e feriti dalle organizzazioni terroristiche che operano nella Striscia di Gaza. Ci sono stati cinque morti, un civile (un lavoratore dalla Thailandia) ucciso da un attacco con razzo [nel 2010] e quattro soldati israeliani uccisi durante attività di antiterrorismo.”
All’inizio del 2009, durante Piombo Fuso, nella Striscia di Gaza venivano uccisi nove soldati israeliani, di cui quattro per fuoco amico. Dei rimanenti cinque, uno veniva ucciso da un colpo di mortaio, mentre un altro per un missile anti-carro.
Per il 2009, non ci sono stati morti in Israele per colpi da razzi o mortai da Gaza. L’unico modo per reclamare due vittime sarebbe quello di includere le morti di due soldati impegnati in un’invasione militare all’interno della Striscia di Gaza, che sarebbe fuorviante per il messaggio che viene trasmesso dall’info-grafico. 
2010
L’IDF attribuisce inspiegabilmente cinque morti nel 2010 per razzi e mortai di Hamas.
In questo anno vi sono state da nove a undici vittime israeliane da addossare al conflitto Palestina / Israele, a seconda delle interpretazioni: lo Shin Bet afferma che ci sono stati nove morti relativi al conflitto, mentre il Ministero degli affari esteri ne registra undici. Degli undici morti elencati dal Ministero degli Esteri, due sono stati vittime di una banda criminale palestinese (uno strangolamento e un accoltellamento), uno veniva pugnalato da un soldato israeliano in Cisgiordania, quattro coloni sono stati uccisi da colpi d’arma da fuoco nella propria auto su un strada riservata nei pressi di Hebron, due soldati entrati nella Striscia di Gaza cadevano in uno scontro a fuoco con uomini armati palestinesi, e un agente di polizia veniva colpito a morte appena a sud di Hebron. Solo una vittima era dovuta a un razzo Qassam.
Non si capisce come l’IDF abbia trasformato una vittima in cinque.
2011
Nel 2011, vi sono state solo due morti per colpi da razzo. La terza vittima potrebbe essere attribuita all’uccisione di Daniel Vlific avvenuta il 7 aprile 2011 da parte di un missile anti-carro. La sua morte non dovrebbe generalmente essere attribuita a razzo ad alta traiettoria.  
Tuttavia, in questo caso, il grafico IDF raffigura missili anticarro come parte della “Minaccia da razzi di Hamas”, così il conteggio di tre incidenti mortali può essere considerato corretto. (Si noti, comunque, che in un altro grafico IDF, sempre dal titolo “Minaccia da razzi di Hamas”, non vengono inclusi i missili anti-carro, dato che la loro limitata gittata potrebbe sminuire il messaggio destinato a diffondere l’idea di una profonda minaccia.)
Così, per il 2011, il dato dell’IDF è corretto, solo se includiamo la vittima del missile anti-carro del 7 aprile.
Conclusione
Nell’info-grafica, tutti i numeri delle vittime riportati dall’IDF sono ingranditi, fatta eccezione per il 2011.
 
Feriti da “shock”

Lo stesso info-grafico dell’IDF elenca il numero dei feriti da attacchi con razzi / mortai.
Così veniamo a sapere, per esempio, che nel corso del 2008 sono rimaste ferite 611 persone (vedi grafico precedente).
Per ovvie ragioni, il conto dei feriti richiede una valutazione più soggettiva che contare i morti. E quando si tratta di feriti per colpi da razzi e mortai da Gaza, le autorità israeliane spingono ai limiti la soggettività. I razzi da Gaza hanno prodotto così poche vittime che, in assenza di morti e feriti gravi, le autorità israeliane hanno fatto ricorso alla puntualizzazione di quante persone sono state “trattate per shock”, che la stampa ha debitamente sottolineato nel corso degli anni.
Così abbiamo preso in considerazione articoli che trattano di questi traumi, come questo articolo del 12 novembre su “Haaretz”, riguardante un razzo piombato sul cortile di una casa a Netivot:
“Il colpo su Netivot non ha causato vittime, ma 20 persone sono state sottoposte a cure per lo shock dopo l’incidente.”
E ancora sul “Jerusalem Post” del 15 novembre:
“Mercoledì, la Magen David Adom (Stella Rossa di Davide) MDA, il servizio medico di pronto soccorso di Israele, ha prestato cure ad un totale di 16 persone per lesioni personali o shock dopo che uno sciame di razzi lanciati dalla Striscia di Gaza ha colpito il territorio israeliano.”
Lesioni o shock? Come sono stati feriti fisicamente molti dei 16?
“Secondo la MDA, due persone sono state leggermente ferite a Beersheba, una da una scheggia di vetro e l’altra cadendo dalle scale. Le altre quattordici sono state trattate soprattutto per lo shock, dodici a Beersheba e due a Sderot.”
Anche se “Haaretz” fa una distinzione tra “vittime” e i colpiti da shock traumatico (il che conferma che stiamo parlando di risposta ad uno stress acuto, piuttosto che, ad esempio, di shock ipovolemico o cardiogenico), non tutti si comportano così.
Lo Shin Bet, per esempio, sostiene che nel 2007 gli attacchi missilistici hanno provocato “leggere ferite a più di 300 persone, la maggior parte delle quali hanno subito uno shock.
L’anno successivo, lo Shin Bet riferiva che dei presunti 630 Israeliani feriti in “attacchi terroristici” nel 2008, “la maggior parte (circa 400 persone) era stata ferita da fuoco ad alta traiettoria dalla Striscia di Gaza. Questi dati comprendono anche le vittime di shock traumatico causato sempre dal fuoco ad alta traiettoria.
Le cifre dello Shin Bet sui feriti non sono disponibili per ogni anno, così siamo in grado di confrontare le cifre dei feriri per colpi da razzo del 2007 e del 2008 con quelle fornite dall’IDF:
  
Numero dei feriti per attacchi con razzi e mortai condotti da Gaza contro Israele
IDF
Shin Bet
2007
578
più di 300 (la maggior parte colpiti da shock)
2008
611
circa 400 (inclusi i traumatizzati da shock)
Come ha fatto l’esercito israeliano a conteggiare più di 200 feriti per ogni anno rispetto allo Shin Bet? O forse le cifre dello Shin Bet sono sottoinsiemi delle cifre dell’IDF (vale a dire che l’IDF ha conteggiato in più le centinaia di vittime da “shock”), o sono differenti (il che significa che l’IDF effettivamente ha riscontrato 200 feriti in più per anno)? Indipendentemente da ciò, sembra che si giochi in modo molto sciolto con i numeri. E così diventa tutto molto più flessibile ...
Numero di razzi e colpi di mortaio sparati da Gaza contro Israele
In occasione della sua ultima invasione di Gaza, Israele ha inaugurato un nuovo servizio speciale che rivaleggia con tutte le vostre applicazioni iPad: il contatore di razzi! Ora non si deve più tirare ad indovinare sul numero di razzi che hanno colpito Israele.
 
Il contatore di razzi dell’IDF, nell’arco di tempo tra il 15 novembre 2012 (a sinistra)
e il 16 novembre 2012 (a destra).
Al 15 novembre 2011 i gruppi militanti di Gaza avevano sparato 651 razzi, al 16 novembre questi si riducevano di 24 unità!
Cerchiamo di capire perché i numeri sono così dannatamente incoerenti:
L’immagine a sinistra mostra il display offerto il giovedì 15 novembre 2012. L’immagine a destra mostra il display del giorno dopo.
Il giovedì, il contatore indica che ci sono stati 651 razzi che hanno colpito Israele nel 2011. Il giorno dopo, il valore cambiava a 627 (…forse un ritorno?)!
Inoltre, presumibilmente 122 razzi avevano colpito Israele tra il momento delle valutazioni del giovedì e del venerdì (396-274 = 122). Ne conseguirebbe, quindi, che la cifra dell’intero 2012 corrispondente a 822 dovrebbe anche aumentare di 122, dandoci per un totale di 944. Invece il valore è salito a 1.197, con un incremento di 375 (1197-822 = 375). Che cosa spiega questo surplus di 253 razzi nel 2012 e il deficit di 24 razzi nel 2011?
Parte della spiegazione risiede in un altro grafico che l’IDF ha messo in circolazione. Il grafico a barre qui sotto, tratto dal blog dell’IDF, presuppone di mostrare il numero di razzi lanciati contro Israele dalla Striscia di Gaza.
 
Attacchi di razzi contro Israele dalla Striscia di Gaza
Il “contatore di razzi” è apparso sulla stessa pagina del blog, giovedì 15 novembre; sembrava strano che due grafici dell’IDF sulla medesima pagina riportassero dati contraddittori sul numero di razzi lanciati nel 2011. Alla fine, forse i dati sul contatore sono stati conformati a quelli del grafico a barre!
Tuttavia, resta ancora da chiarire perché gli altri valori sul contatore non tornano. Né si spiega la provenienza del dato 651 apparso in tabella.
Per rendere le questioni ancora più complicate, il Ministero israeliano per gli Affari Esteri (MAE) ha da tempo fatti propri i dati raccolti dal Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center (ITIC).
Di seguito è riportata una tabella di confronto tra il numero di razzi e colpi di mortaio partiti da Gaza contro Israele, secondo l’IDF e l’ITIC.
Numero di razzi e colpi di mortaio partiti da Gaza contro Israele, secondo l’IDF e l’ITIC.
IDF
ITIC
2001
510
249
2002
661
292
2003
848
420
2004
1528
1157
2005
488
417
2006
1123
968
2007
2427
1536
2008
3278
2471
2009
774
266
2010
231
156
2011
627
n/a
2012
1197+
n/a
Si noti la larga discrepanza di valori, quasi per ogni anno, fra i valori IDF significativamente più elevati rispetto ai valori ITIC.
Ulteriori motivi di perplessità vengono generati dalla consultazione della pagina “The Hamas Terror War Against Israel” , sul sito web del Ministero israeliano per gli Affari Esteri, che riproduce sia il grafico a barre dell’IDF che i valori sui razzi determinati dall’ITIC — una informazione contradditoria, presentata contemporaneamente sulla stessa pagina, dal governo israeliano, per illustrare “La guerra terroristica di Hamas contro Israele”.
E quindi prendiamo in considerazione una dichiarazione enfatica dell’ambasciatore di Israele negli Stati Uniti, Michael Oren, in un’intervista concessa il 14 novembre:
“Questo governo ha dimostrato una moderazione sovrumana: 2.500 razzi dal 2009. Il mese scorso, 800 razzi. Nell’ultima settimana, 300 razzi. Quale governo al mondo non avrebbe risposto con la guerra, già da molto tempo fa?”
Nessuna agenzia di Israele afferma che nell’ottobre 2012 siano stati lanciati da Gaza 800 razzi. Lo Shin Bet dichiara per l’ottobre 2012 l’arrivo da Gaza di 171 colpi di razzo/mortaio.
Conclusione
In ultima analisi possiamo argomentare che i numeri non contano: una morte è una morte di troppo; un razzo è un razzo di troppo! Ma se questa è la conclusione, perché l’esercito israeliano e le relative agenzie israeliane sentono la necessità di gonfiare o fabbricare numeri?
Perché il gioco dei numeri costituisce la pietra angolare della retorica israeliana sul lancio di razzi, come viene raffigurato in questi altri recenti manifesti della propaganda delle Forze di Difesa di Israele IDF:
 
I terroristi palestinesi di Gaza hanno sparato più di 12.000 razzi contro Israele negli ultimi 12 anni. Condividi se ritieni che Israele abbia il diritto all’autodifesa.
Più di 120 razzi hanno colpito Israele negli ultimi due giorni
50 razzi hanno colpito Israele negli ultimi tre giorni.
Più di un milione di persone hanno a disposizione meno di 60 secondi per proteggere se stessi prima della caduta di un razzo.
Condividi questa immagine, visto che i maggiori organi di informazione non lo fanno.
Uno dei più cinici usi dei numeri viene proposto in questo “tweet” da parte del portavoce del Comando Centale dell’IDF, Maggiore Peter Lerner:
“Dall’inizio dell’Operazione “Pilastro di Difesa”, più di 422 razzi sparati dalla Striscia di Gaza si sono abbattuti su Israele.”
Forse involontariamente suggerendo il rapporto di causa ed effetto (422 razzi sparati da Gaza dall’inizio delle operazioni Pilastro di Difesa), Lerner offre un argomento circolare, suggerendo che l’operazione militare dell’ IDF contro Gaza consista in una risposta giustificabile ed adeguata alla risposta di Gaza contro l’operazione stessa. L’Operazione “Pilastro di Difesa” è necessaria per impedire azioni - che sono una risposta alla stessa operazione – in modo che non possano più verificarsi. E il fatto che questo sia proprio accaduto, giustifica il fatto di averlo fatto accadere, per evitare che questo lancio di razzi in risposta all’Operazione stessa possa accadere di nuovo.
Lo stesso ragionamento viene sviluppato in questo nuovo manifesto dell’IDF:
Forze di Difesa Israeliane:
“Tre civili israeliani sono stati uccisi questa mattina da un razzo sparato da Gaza. L’IDF continuerà ad agire per assicurare la sicurezza dei cittadini israeliani e per neutralizzare le infrastrutture terroristiche di Hamas a Gaza”
Condividi se ritieni che Israele abbia il diritto all’autodifesa.

Dopo un intero anno in cui nessun Israeliano era stato ucciso dal fuoco di razzi lanciati da Gaza, Israele aveva da invadere Gaza, così provocando la nuova uccisione di tre civili israeliani, il che fornisce la giustificazione retroattiva per la stessa volontà di invasione.
Eppure, questo fa parte della storia. Per quanto l’esercito israeliano ami giocare con i numeri, ci sono alcuni numeri che l’IDF evita, come ad esempio i numeri che stanno dietro al fuoco di artiglieria sollevato contro Gaza, che rivaleggiano di ben molto con il numero degli attacchi di razzi da Gaza contro Israele.
Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://mondoweiss.net/2012/11/dissecting-idf-propaganda-the-numbers-behind-the-rocket-attacks.html
Data dell'articolo originale: 17/11/2012
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=8585

giovedì 22 novembre 2012

Il Fisco “fai da te”  con il redditest... tracciano il tuo IP e ti perseguono.  Inquisizione docet!

Noi ti consigliamo di non scaricare il software del redditest, perchè la curiosità dell'autodiagnosi ti espone alla persecuzione dell'Agenzia entrate; Befera dice:" i dati inseriti rimangono noti solo al contribuente e non ne rimane alcuna traccia sul web" 
Sa defenza:  non è vero quanto affermato,  dal servo delle banche e dello stato di diritto tributario italiota Befera, perchè tutti coloro che hanno un po di conoscenza del web sa che quando scarichi un download sei rintracciabile tramite appunto l'IP .. 
ma cos'è l'IP?
L'ip è l'abbreviazione di Internet Protocol (protocollo di internet)
ed è quel numero che avete sicuramente visto al centro della homepage, cioè un indirizzo numerico che vi assegna il vostro provider quando vi connettete ad internet. L'ip possiamo dire che è' la base da cui partono e arrivano i dati e senza di esso non potrebbe esistere nessun passaggio di dati: quindi non esisterebbe Internet.
L'ip, che come già ho detto vi viene assegnato automaticamente dal provider, ha la funzione di identificare ogni singolo computer nella grande rete e non può mai essere identico ad un altro.
Esso in genere ad ogni collegamento cambia e automaticamente quello che voi avevate prima verrà assegnato ad un altro navigatore. Questo è appunto l'ip dinamico. Ci sono anche ip statici come ad esempio i server che ospitano siti e a loro volta altre connessioni e raramente troviamo ip statici anche tra utenti di normali abbonamenti il che però ha i suoi vantaggi e svantaggi che descriverò tra poco.
Per fissare meglio il concetto di ip è utile fare l'esempio della macchina che ha aiutato anche me quando ero alle prime armi con il pc. Possiamo dire che tra computer e ip c'è un rapporto come quello che esiste tra l'automobile e la sua targa!!!
Infatti ogni macchina può essere identificata tramite quella sigla alfa numerica posta nella parte posteriore della vettura. Senza di essa ogni viaggiatore sarebbe anonimo, uguale ad ogni altro automobilista se non per il modello di auto che non è mai un unico esemplare!!!
Come la targa dell'auto così anche i navigatori hanno l'ip, una sigla che li identifica e li rende rintracciabili su internet (proprio per questo cerchiamo di sfatare il mito che ciò che si fa su internet non si può rintracciare). Infatti ad ogni ip corrisponde un collegamento, quindi un singola singola rete che, fatte eccezioni per enti pubblici e governativi, si contraddistingue con il numero di telefono. (http://ipworld.altervista.org/cosaip.html)
Per questi inquisitori dell'Agenzia delle entrate , il solo fatto che provi a a calcolare la presunta evasione è già prova della tua colpevolezza.
Perciò vi sconsigliamo di scaricare il mefitico redditest!
Da come si può comprendere il test èha il solo scopo persecutorio del "utente" sprovveduto per sottoporlo ai raggi x  epoterlo spolpare per chissà quale colpa...  ti mettono nel confessionale aanlitico della bestia succhiasangue e ti chiedono:le spese che hai sostenuto nell’anno, suddivise in 7 categorie: abitazione, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, tempo libero e cura della persona, altre spese significative, investimenti immobiliari e mobiliari. e se non tornano i loro conti ti salassano con presunte evasioni , se non ti accusano addirittura di furti o  imbrogli di qualsiasi genere.
Ecco il nuovo governo italiota autoritario tecno-tributario, è venuto alla luce!
Aspettatevi che vi facciano le domande che ci facevano i preti in confessionale da piccoli: QUANTE VOLTE FIGLIOLO/A?   
SA DEFENZA
tabella del Sole 24 Ore su quel che può chiedervi l nuovo governo italiota autoritario tecno-tributario di Befera e Monti con appoggio di PD PdL UDC SEL
 

Ok del Garante privacy al controllo dei conti correnti Ok del Garante privacy al controllo dei conti correnti
rainews24
L'Autorita' Garante per la protezione dei dati ha espresso, nella riunione di oggi, l'atteso parere favorevole sullo schema di provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate che stabilisce le modalita' con le quali gli operatori finanziari dovranno trasmettere all'Agenzia, a fini di controllo fiscale, le informazioni contabili relative ai conti correnti (saldo iniziale e finale, importi totali degli accrediti e degli addebiti) e ai rapporti finanziari per la cosiddetta "comunicazione integrativa annuale".

Lo schema - ricorda il Garante in una nota - tiene conto delle osservazioni e delle richieste avanzate dall'Autorita', in un precedente parere del 17 aprile 2012, finalizzate all'adozione da parte dell'Agenzia di piu' elevate misure di sicurezza a protezione dei dati dei contribuenti, considerata l'enorme concentrazione di informazioni presso l'Anagrafe tributaria e il potenziale di rischio difficilmente riscontrabile in un ordinario esercizio dell'attivita' finanziaria o bancaria.

Il nuovo schema prevede che i dati vengano trasmessi attraverso una nuova infrastruttura, il "Sistema di interscambio" (SID), e non piu' con il servizio Entratel inizialmente individuato. Il nuovo sistema consente di realizzare procedure di trasmissione totalmente automatizzate. Banche e operatori finanziari dovranno utilizzare due sistemi alternativi di intercambio informatizzato con il SID: o mediante un server FTP, cioe' un "nodo" di colloquio con l'Agenzia, o mediante il servizio di Posta elettronica certificata (PEC), utilizzabile in caso di file di piccole e medie dimensioni.

La predisposizione dei file da trasmettere all'Agenzia dovra' essere effettuata - sottolinea il Garante della Privacy - esclusivamente dall'operatore finanziario che non potra' avvalersi di intermediari fiscali e dovra' utilizzare meccanismi automatizzati di estrazione, composizione, compressione e cifratura. Il file cifrato dovra' essere conservato nei nodi FTP per il tempo strettamente necessario allo scambio dei dati. Come richiesto dal Garante, il provvedimento definisce anche il periodo di conservazione dei dati: non potra' superare i 6 anni, allo scadere dei quali le informazioni saranno automaticamente cancellate.

Nell'esprimere parere favorevole, il Garante ha chiesto all'Agenzia di adottare alcune misure di sicurezza, prevedendo innanzitutto che il protocollo FTP utilizzato per l'intercambio dei dati sia cifrato. L'Autorita' ha, inoltre, individuato le misure e gli accorgimenti che l'Agenzia e gli operatori finanziari, chiamati a svolgere un ruolo rilevante nella messa in sicurezza del nuovo canale di trasmissione, dovranno adottare al fine di minimizzare i rischi di accessi abusivi e trattamenti non consentiti.

Nel prescrivere queste misure, il Garante ha tenuto conto delle esigenze dei piccoli operatori che non riescono ad automatizzare completamente la procedura di estrazione e invio. L'Autorita', visto l'attuale stato di avanzamento della realizzazione del SID, si e' comunque riservata di verificare nel dettaglio il completamento delle funzionalita' della nuova infrastruttura informatica, anche prima della messa in esercizio.

Per quanto riguarda infine il provvedimento del Direttore dell'Agenzia con il quale saranno individuati i criteri per la formazione delle liste selettive dei contribuenti a maggior rischio di evasione, l'Agenzia ha dichiarato che sara' sottoposto preventivamente al Garante. La procedura di verifica preliminare dovra' comunque essere prevista per ogni ulteriore utilizzo dei dati collegato ad altre finalita' (es. controlli ISEE).

 

 In attesa del redditometro una simulazione on line 

 Giuseppe Deiana

www.unionesarda.it

Se un milione di famiglie va oltre le proprie possibilità, «spendendo» nonostante redditi «vicini allo zero», come denuncia il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, qualche problema deve esserci. Ed è questa una delle ragioni che hanno spinto il braccio armato dello Stato contro l'evasione a mettere a punto prima il redditest (on line da ieri sul sito web dell'Agenzia delle entrate) e poi il redditometro, che invece entrerà in vigore soltanto nel 2013. 

GLI OBIETTIVI
 
Lo scopo è sempre lo stesso: fare la guerra agli evasori, anche se poi ci passano tutti, buoni e cattivi. Gli italiani, oltre al Grande fratello fiscale, che dal 2013 potrà controllare anche i movimenti bancari, da ieri hanno a disposizione il redditest. In realtà non è altro che un simulatore virtuale di quello che fanno gli addetti del Fisco: serve dunque per verificare la congruità dei redditi delle famiglie italiane. E se dopo aver inserito tutti i dati, il semaforo segna giallo, c'è da preoccuparsi, se invece segna rosso è meglio fissare un appuntamento con gli addetti dell'Agenzia delle entrate.

COME FUNZIONA
 
Per utilizzare il redditest basta collegarsi con il sito Internet dell'Agenzia delle entrate e scaricare sul proprio computer un software. Il programma chiede una serie di informazioni, per poi dire se la spesa è in linea con quanto guadagnato. I dati da inserire nel sistema riguardano il nucleo familiare nel suo complesso e partono dal principio che un contribuente non possa spendere più di quanto guadagna. Una volta detto al redditest quanto si è percepito (reddito lordo) nell'ultimo anno, il programma chiede tutte le informazioni (a dire il vero in modo un po' macchinoso, ed è sempre meglio farlo con tutta la documentazione, per esempio su casa, mutuo o spese mediche, a portata di mano) sulle uscite familiari. Le voci censite sono circa un centinaio: intanto, il redditest vuole sapere dove viviamo, quanto spendiamo per la casa, per il condominio, il riscaldamento, l'energia elettrica. Poi passa al setaccio le voci che riguardano la previdenza complementare, le polizze assicurative, le spese per l'istruzione dei figli, per arrivare al tempo libero: dalla palestra alla pay tv, fino al cinema, alla spesa per lo stadio, a quella per i viaggi e i ristoranti. Infine, non può mancare un capitolo dedicato all'auto, per chiudere con gioielli, investimenti e assegni per il mantenimento del coniuge. Tutto viene scandagliato, fino all'ultimo centesimo.

REDDITOMETRO
 
  I guai però possono arrivare solo a partire dal 2013, quando entrerà in vigore il redditometro. Sì perché se le informazioni inserite nel redditest restano sul proprio computer, lo strumento messo a punto dall'Agenzia delle entrate per controllare il reddito degli italiani valuterà realmente se le uscite dei contribuenti sono in linea con i guadagni. E oggi gli ispettori del Fisco sono in grado di farlo, grazie alle banche dati che possono essere confrontate e incrociate. Alla fine, dunque, viene fuori un profilo del contribuente che deve corrispondere al reddito percepito. «Il limite di tolleranza sarà di circa il 20%», ha spiegato Befera. Altrimenti, è proprio il contribuente ad avere l'onere di provare che non ha evaso le tasse ed evitare l'accertamento fiscale. E a quel punto sono dolori.

lunedì 19 novembre 2012

Indipendentisti sardi contro la Bper

«Basta con i tagli, la Regione riacquisti il Banco di Sardegna»


Annalisa Bernardini
www.unionesarda.it

Comunicato stampa di SNI, CSS, AMpI sul Banco di Sardegna
 
Un grido d'allarme perché il Banco di Sardegna rimanga un punto di riferimento nel mondo del credito nella nostra Isola. A lanciarlo sono stati ieri i rappresentanti di Sardigna Nazione, di A manca pro s'Indipendentzia e della Confederazione sindacale sarda (Css) che hanno denunciato i tagli che il gruppo starebbe per fare su tutto il territorio isolano.

LA POSIZIONE

«Dei circa 1.250 esuberi annunciati dal piano industriale di marzo da Bper, 450 saranno in Sardegna», tuona Giacomo Meloni, del Css. «A questo si deve aggiungere la chiusura delle filiali del Banco di Sardegna: si parte da 65 ma si arriverà facilmente a un centinaio. I dipendenti diventeranno lavoratori delle società di servizio». Quella che è nata come la banca dei sardi «potrebbe non esserlo più», aggiunge Bustianu Cumpostu, leader di Sardigna Natzione. «Chiuderanno le filiali nei paesi dell'interno costringendo le persone ad andare nei centri vicini: oltre al danno economico con due posti in meno e sofferenze per le aziende dell'indotto, ci sarà anche quello sociale». A farne le spese, secondo Meloni, «saranno le imprese sarde: la Fondazione del Banco raccoglie i soldi nell'Isola ma li porta fuori e ora le politiche saranno mirate a sostenere le imprese continentali». Il presidente del Banco, Franco Farina, aveva però parlato di «una razionalizzazione» con l'eliminazione delle filiali in centri poco significativi della penisola e magari «l'apertura in piazze più interessanti».
Bustianu Cumpostu SNI
Giacomo Meloni CSS

PROPOSTE
 
«C'è un silenzio sospetto su questo piano, sia da parte della politica che degli stessi componenti della Fondazione del Banco che erano perplessi su questo piano», ha attaccato Meloni. Il piano di Bper, che detiene il 51% delle azioni del Banco, «prevede in sintesi la riduzione dell'istituto sardo a una succursale commerciale della banca modenese e non possiamo accettarlo», ha detto Meloni. Per questo ieri sono state elencate alcune proposte di cui la Regione dovrebbe farsi carico. «Prima di tutto chiediamo conto dell'operato dei vertici dell'Istituto e della Fondazione. Chiediamo anche lo stop alla cessione delle 35 filiali del Banco di Sardegna e della Banca di Sassari nella penisola». La politica, inoltre, dovrebbe «sostenere il riacquisto da parte della collettività sarda del 51% delle azioni dell'Istituto ed emanare una legge regionale per indirizzare il mercato del credito sardo con il vincolo di reimpiegare i fondi nello stesso territorio dove sono raccolti».
Cristiano Sabino AMpI

IDEE
 
Per i due movimenti e il sindacato, inoltre, dovrebbe essere potenziato il Banco e ricostituito il Centro dati a Sassari. «Il Ced avrebbe anche il compito di gestire il flusso operativo della clientela del Gruppo», si legge in un documento. «Il centro dati servirebbe per dare vita, in un'intesa banca-Regione, a un consorzio di imprese ed enti pubblici per dare il supporto tecnologico nel territorio».
Gavinu Piredda, sindacalista sardu de sos bancarios de su Bancu de Sardigna in sa cunferentzia de imprenta ammanigiada da SNI, AMPI e CSS. Mi siscuso si no apo pitidu registrare sos ateros interventos ma b'at subennidu problemas tecnicos.

sabato 17 novembre 2012


Sardigna Natzione Indipendentzia per la Consulta Rivoluzionaria….

Il simbolo di Sardigna Natzione Indipendentzia

Alessandro Manca
 
Sia chiaro che come Sardo libero ritengo la ricontrattazione con la Repubblica Italiana un atto che vada visto con un nuovo accordo fatto alla pari, tra soggetti contraenti diversi, due Nazioni che eventualmente si accordano per esigenze pratiche di organizzazione interna, dentro uno scenario largo che definisco come Europeo e Mediterraneo.
 
Il patto sottoscritto tra la Sardegna e l’Italia, nato gatto e non leone, sessanta anni dopo, è  in gran parte decaduto in quanto la classe politica sarda locale non lo ha sviluppato e tanto meno praticato. E così come tutti i contratti sottoscritti e non rispettati, questi  contratti di fatto decadono,  proprio per il fatto che la società Sarda
( Consulta Rivoluzionaria ) prende questo contratto e ne denuncia davanti alla legge la sua non attuazione, chiedendo la sua risoluzione e annullamento con la richiesta dei danni in caso appunto ci siano stati.
 
Non ci importa se sono stati i politici sardi o quelli italiani a non averlo rispettato, essendo la Sardegna inserita dentro il quadro repubblicano italiano, unita politicamente alle sue strutture di governo e di Giustizia, solo l’Italia è la colpevole, la sua partitocrazia, le sue istituzioni primarie, il suo Presidente della Repubblica, garante di tutti i cittadini dentro la Res pubblica.
 
I Sardi, dentro la Repubblica, hanno acquisito la Cittadinanza, ma questa non significa nazionalità, appunto, in quanto, la denominazione di Res pubblica significa luogo, casa e cosa di tutti e non ha cambiato la differenza nazionale popolare dei sardi, ma avrebbe dovuto consentirgli il riconoscimento di tutti i diritti sottoscritti dentro la Costituzione legale in un luogo geografico delimitato, dentro il quale tutti i cittadini abitanti potevano essere  riconosciuti uguali davanti alle istituzioni, sebbene di nazionalità o religione  diversa. Ma così non è stato.
 
Non esiste la Nazionalità italiana in senso uniforme dentro la Repubblica, l’Italia non è un luogo dove abitano solo  gli italiani nati nella penisola, ma essendosi costituita come Res pubblica essa è diventata un luogo aperto dove vengono riconosciute le differenti nazionalità, come ad esempio quella sarda, che con il riconoscimento in senso  di cittadinanza allargata può liberamente abitare in Italia e viceversa, come qualunque altro cittadino di nazionalità diversa come un tedesco, un francese, uno spagnolo eccetera.., per cui non è  abitando in Italia che si diventa di nazionalità italiana, questa non può essere un arbitrio coercitivo dello Stato a obbligare un cittadino abitante dentro la Repubblica a divenire di nazionalità diversa da quella di partenza. Non esistono nazionalità imposte, arbitrarie, ma solo Cittadinanze condivise in libertà, nessuno può imporre status differenti a quelli che già possiedono i Popoli in se, costruiti dentro la propria storia, dentro i propri confini.
 
 
Statuto Speciale della Regione Autonoma della Sardegna – Titolo IV° - Art. 28 – L’iniziativa di fare le leggi spetta alla Giunta Regionale, ai Consiglieri Regionali e a tutto il POPOLO SARDO.
 
Perciò, essendo in presenza di un soggetto contraente dichiaratamente identificato  come il POPOLO SARDO, in Sardegna le leggi sono ad esclusivo appannaggio del popolo SARDO e non del popolo Italiano… .   ( VERBO VOLANT, SCRIPTA  MANENT…)
 
La sottoscrizione di un patto politico non è un atto di proprietà… La sottoscrizione di un contratto politico obbliga al suo rispetto tutti e due i contraenti, quando uno dei due lo rompe, viene meno tutto il patto e chi ha subito il danno del non rispetto del patto, ha il dovere di mettersi al riparo dai guai causati dalla parte che non lo ha rispettato.
 
Lo Stato italiano non è il padrone della Sardegna, non è il proprietario della vita del Popolo Sardo, il popolo Sardo non è nato “schiavo di Roma”… lo Stato Italiano si ricordi che la Sardegna è stato il perno centrale nella costruzione della Repubblica, e appunto come primo attore e contraente il patto, dentro la Storia, seppur inconsapevole, potrebbe di fatto, uscire dalla repubblica appunto denunciando l’Italia di fronte alla Corte Europea di giustizia per aver disatteso e non reso praticabile quel patto nato per unire dentro un luogo con una cittadinanza condivisa, con leggi simili anche in tanti altri territori circostanti in Europa.
 
La Cittadinanza italiana è stata soppiantata da quella Europea, Noi Popolo dei Sardi possiamo integrarci meglio, in maniera rapida, liberi, indipendenti e interdipendenti, dentro questo scenario molto appetibile per il nostro modo di essere e per la nostra economia interna che si potrebbe finalizzare dentro un marchio di qualità delle produzioni ma anche dentro quel futuro economico possibile, attento alle questioni ambientali.
 
Ma l’Italia ha di fatto contravvenuto in maniera spudorata al rispetto delle differenti Nazioni dentro la Res pubblica, contravvenendo al patto socio – costitutivo dentro la Repubblica, utilizzando la Sardegna per pagarsi i danni dell’ultima guerra mondiale, vendendosela ai vincitori del conflitto, militarizzandola come non mai, riducendola alla fame, stravolgendone il suo tessuto sociale primario, come l’agricoltura e la pastorizia, e con le sue Istituzioni corrotte, i sindacati, le televisioni italo regionali presenti in Sardegna, sta cambiando la soggettività Nazionale propria del Popolo Sardo, da cittadinanza italiana condivisa, in nazionalità italiana coatta e repressiva.
 
Per cui Noi, POPOLO SARDO, dichiariamo unilateralmente la cessazione del patto che ha unito per sessanta anni la Sardegna con la Repubblica Italiana, motivo principale il suo mancato rispetto e la mancata attuazione dentro lo scenario sardo autoctono, con lo svuotamento totale dei diritti dei sardi privati di una propria soggettività popolare messa in atto dalla partitocrazia italica con la complicità dei politici locali ascari e ladroni.  Inoltre, in presenza di un tempo storico completamente diverso, questo patto non è più praticabile, ne tantomeno soggetto a revisione in chiave unitaria con la Repubblica Italiana ma rivisto completamente dentro uno scenario nuovo, allargato, di tipo europeo e mediterraneo.
 
Nasce così il primo trattato Internazionale della Nazione Libera Sarda, apripista verso quelle realtà popolari che come Noi ambiscono alla loro libertà, alla loro soggettività Nazionale, una nuova maniera di approccio alla situazione storica in cui l’Europa si ritrova, dentro una crisi economica irreversibile e che soltanto un nuovo sentimento di appartenenza può far rinascere la speranza di un periodo migliore, le differenze dei Popoli, la loro voglia di essere protagonisti dentro un nuovo periodo storico, l’Europa e il Mediterraneo dei popoli liberi che lavorano e prosperano tutti insieme.
 
 
 
 
PRIMA AZIONE da portare avanti in pratica nella realizzazione del progetto di indipendenza da parte del movimento Sardigna Natzione:
 
A - Sardigna Natzione supportata dalla Consulta Rivoluzionaria e da tutto il Popolo Sardo dovrebbe denunciare la rottura del patto costituente dentro la Repubblica, causato dallo Stato, aprendo un doppio binario di lotta, uno è la conseguente denuncia legale di fronte al Tribunale Italiano e alla Corte Costituzionale Italiana, fino alla Presidenza della Repubblica, e in seguente battuta verso la Corte  Europea di Giustizia.
 
B – Sardigna Natzione dovrebbe lanciare la scrittura in chiave indipendentista di un nuovo Statuto internazionale scritto dal POPOLO SARDO con riferimento il quadro  politico europeo, mediterraneo;
 
C – Le modifiche o la riscrittura totale dello Statuto Speciale della Sardegna si può attuare attraverso un referendum con la sottoscrizione di ventimila firme. ( Statuto Speciale titolo 7° – art.54 – revisione statuto)
 
 
Proposte da sviluppare…
 
La scrittura dello Statuto Internazionale della Nazione Libera Sarda dovrebbe contenere  diverse disposizioni:
 
1.       Il Popolo Sardo è l’unico soggetto contraente che dispone del suo Status Popolare e Nazionale, con il suo patrimonio costituito territorialmente dentro l’isola, comprensivo delle isole minori, con il suo mare fino alle 15 miglia territoriali, tutti questi sono una proprietà giuridica inalienabile del Popolo Sardo, solo esso ne può disporre avendo costituito di fatto la propria Libera soggettività Nazionale, Europea e Mediterranea.
 
2.       Il Popolo Sardo presente alla data della riscrittura dello Statuto Internazionale della Nazione Libera Sarda,   viene considerato quello autoctono ma anche chiunque vorrà adottare il suo status di cittadinanza in Cittadinanza Sarda Euromediterranea. ( C.S.E )
 
3.       La Nazione Libera Sarda, con riferimento l’Europa e il Mediterraneo, sottoscriverà accordi di amicizia e trattati di natura economica con qualunque altra Nazione che riconoscerà con trattato internazionale la Nazione Libera Sarda, così da poter eventualmente essa stessa riconoscere altre Nazioni non libere, anche se imprigionate dentro altro Stato.
 
4.       La Nazione Libera Sarda, costituita, riconosce tutti i trattati internazionali sui diritti dell’uomo, delle donne, dei bambini e dei popoli, e chiederà di far parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ONU,  mettendo a disposizione ciò che potrà essere utile all’occorrenza per gli scopi umanitari dell’organizzazione.
 
5.       La Nazione Libera Sarda ha il diritto di stampare e battere propria moneta, (Euromediterraneo Sardo )  valido esclusivamente dentro il suo mercato territoriale  interno, ritenendo comunque valide le altre monete europee, internazionali, agganciandole al cambio valutario da precisare in seguito.
 
 
 
 
Altre norme in base alla riscrittura dello Statuto di Autonomia da proporre attraverso referendum e che io da indipendentista aborro, ma che porterei avanti come un tentativo di far morire lo Statuto Sardo GATTO per farlo rinascere come Carta dei Diritti del Popolo Sardo,  Statuto Sardo LEONE.
 
( L’indipendenza nella interdipendenza).
 
1.       Il popolo Sardo avoca a se il suo Status Nazionale Popolare, e  aderisce dentro la forma giuridica della Repubblica Italiana solo attraverso referendum popolare confermativo che abbia il risultato superiore del 65%, da tenersi ogni dieci anni,  e in caso che l’adesione non venga confermata potrà aprire liberamente e legalmente ad una sua riorganizzazione politica interna attraverso una costituente per l’indipendenza  Nazionale. Il presente articolo è immodificabile in sede legislativa e nemmeno con referendum.
 
2.       Il popolo Sardo, La Nazione Autonoma della Sardegna, in caso di adesione alla Repubblica Italiana, ha competenza assoluta sulla Scuola Primaria, sulla Scuola Secondaria, sui programmi scolastici, sui testi dei libri, e sulla lingua, che durante questo primo processo di apprendimento sarà paritariamente bilingue.
 
3.       Il popolo Sardo, la Nazione Autonoma Sarda, in accordo con la Repubblica Italiana, ha il diritto di incassare tutte le tasse dentro il proprio territorio, attraverso lo sportello unico fiscale nazionale della Sardegna, comprese le tasse di competenza statale della Repubblica Italiana, comprese anche le accise totali sulle intere produzioni fatte in Sardegna, stabilendo una quota unica di compartecipazione da versare alla Repubblica nella misura del 20% sulle accise totali prodotte alla fonte in Sardegna e del 10% di tutte le altre tasse riscosse sul territorio Sardo anche se di diritto della Repubblica.
 
4.       Il popolo Sardo, la Nazione Autonoma Sarda, fuori dalla organizzazione sportiva della Repubblica Italiana, ha diritto di fondare un suo organismo sportivo, ( F.OL.S. ) riconosciuto dentro le Olimpiadi, che possa rappresentare in tutte le discipline sportive la Nazione Sarda con i suoi atleti e la sua bandiera Quattromori.
 
5.       Il popolo Sardo, la Nazione Autonoma Sarda, essendo territorialmente una isola, ha diritto inalienabile di utilizzare per gli scopi commerciali tutto il suo mare prospiciente dentro le 15 miglia marine, controllando le acque internazionali eventualmente assieme ad una coalizzazione di tipo militare internazionale euromediterranea attraverso trattato internazionale pubblico sottoposto in Sardegna a referendum.
 
6.       Il Popolo Sardo, la Nazione Sarda, detiene il potere politico di rappresentanza Nazionale del Popolo Sardo dentro la Camera ed il Senato della Repubblica Italiana, senza partiti politici italiani, stesso e identico modo anche dentro le elezioni dell’Esecutivo Nazionale interno in Sardegna, in cui si fa divieto di presentare liste con simboli non rappresentanti gli esclusivi interessi del Popolo Sardo e della Nazione Sarda.
 
7.       La Nazione Sarda ha il diritto di essere rappresentata dentro la Comunità Europea con la elezione di quattro  propri Rappresentanti, senza tessere di partito, essendo inclusa dentro un proprio distretto euro- elettorale.
 
8.       Il Popolo Sardo, la Nazione Sarda, stabilisce le cariche di rappresentanza Nazionale propria attraverso elezioni libere dove qualunque cittadino Sardo possa concorrere nel limite assoluto dei due mandati, senza obbligo di appartenenza a partiti, con Liste apartitiche, dentro la propria responsabilità morale e personale.
 
9.       Il Popolo Sardo, ha diritto di licenziare qualunque rappresentante politico eletto alla Camera in Italia e anche in Sardegna,  che si sia macchiato di reati contro l’Amministrazione pubblica, di reati contro la persona, di malversazione, attraverso denuncia penale collettiva seguita da riscontro oggettivo che una volta dimostrata la fondatezza obbliga il rappresentante politico a lasciare la carica anche se non sopraggiunto l’arresto giudiziario.
 
10.     Il Popolo Sardo, la Nazione Sarda, si doterà di una propria Guardiania Interna, escludendo tutte le forme militaresche atte alla repressione delle istanze popolari, queste saranno esclusivamente sotto il controllo dei Giudici che in Sardegna gestiranno l’intero apparato Legislativo, comprese anche tutte le leggi di rango internazionale in merito ai diritti inalienabili dei popoli dentro lo scenario euromediterraneo.
 
 
Conclusioni.
I  tempi e i contesti storici cambiano e ci consegnano i nuovi compiti da svolgere nella Consulta rivoluzionaria, l’insofferenza della gente comune verso i partiti politici italiani, debbono farci prendere coscienza e portare dentro questo nuovo contesto storico, quel nostro sentimento di giustizia, di libertà e prosperità per la nostra povera Sardegna, soltanto unendo tutti quanti, dentro l’ideale potremo anche trovare gli uomini giusti che insieme organizzano una vera azione per far si che la Lotta di Liberazione Nazionale della Sardegna si appropri di quel soggetto che fino a oggi gli è mancato…il Popolo Sardo unito che vuole davvero perseguire ed ottenere la sua libertà e il suo benessere attraverso  l’Indipendenza Nazionale. 

SALUTI….. 

documento a titolo personale    
   
Alessandro Manca con Elisabetta allo sciopero del 7 novembre con la Consulta Revolutzionaria

Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!