venerdì 15 febbraio 2013


leggere queste righe che seguono ci fa cogliere da una tristezza e molto sconforto è un'emozione che ha dell'impotenza.

 Di fronte a queste disgrazie non si può far altro che farci piangere il cuore .. ma l'ingiustizia mette il pensiero in allarme da correre immediatamente ai motivi che possono aver provocato tanto dolore...
 e qui i pensieri si accavallano per tanti essi sono :.... chi ha provocato questa disgrazia, come è potuto accadere, perchè nessuno ha mai pensato alle responsabilità? chi ha avuto l'idea di mettere queste basi di morte in Sardinya? e i politicanti sardi dov'erano quando questo accadeva? cosa spinge gli umani a portare tanto dolore in terre non loro? .....

una lacrima di cordoglio per Maria Grazia.

Sa Defenza



di Gavino Puggioni

 PERDASDEFOGU. 

 Venticinque anni fa, quando era venuta alla luce, in ospedale, con poco tatto, alla mamma avevano detto che non era esattamente un angioletto dal volto aggraziato. E che forse, con quelle malformazioni così evidenti, non sarebbe riuscita a starci per molto, al mondo. Eppure, la mamma se l’era voluta portare a casa, se l’era stretta al petto come un dono prezioso e,per venticinque lunghi anni sino a ieri, quando purtroppo la giovane ha esalato l’ultimo respiro, l’ha accudita come una principessa. 

Anche dopo essere rimasta vedova e dunque con meno sostegno tra le pareti domestiche. Quand’era incinta della sua bimba, un giorno, guardando dalla finestra della sua casa di Escalaplano, la mamma aveva avuto come un brutto presagio e, tempo dopo, lo avrebbe raccontato anche al procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi che poi aveva inserito quella testimonianza nel fascicolo sul caso Quirra: «Ho visto una nube di fumo che si levava dal poligono e si posava sopra la nostra casa», aveva raccontato al magistrato. 

Una settimana dopo aver visto quella nube, aveva partorito la sua Maria Grazia.La bimba era nata con malformazioni evidentissime alla testa e con una lista di altri problemi di salute che avevano fatto pronunciare ai medici previsioni nefaste. C’era chi diceva che la neonata non sarebbe sopravvissuta a lungo, c’era chi gridava all’impossibile, c’era anche chi cominciava già a chiedersi se la vicinanza del poligono di Quirra e la presenza di altri casi di tumori infantili in quel periodo – siamo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta – non fossero solo una coincidenza. 

Certo è che la piccola Maria Grazia e la sua storia dolorosa, fatta di medicine, di cure sfiancanti, di una vita condotta nella sua casa, con poche distrazioni ma molto affetto, è diventata il simbolo di una vicenda, quella di Quirra, e dell’ indagine aperta dal procuratore Fiordalisi. Confluita nel fascicolo d’inchiesta dopo che il magistrato, con molto tatto ma altrettanta tenacia, aveva convinto la mamma a parlare e a raccontare la sua storia. 

È per questo che la morte di Maria Grazia ha scosso molto la stessa procura ogliastrina. Ed è una morte che giunge, tra le altre cose, a pochi giorni dall’ultima udienza preliminare sui veleni del poligono, al termine della quale il gup Nicola Clivio dovrà decidere se rinviare o prosciogliere i venti imputati. 

Anche se in questo caso, non si tratta di imputati per “omicidio colposo” ma per reati legati al presunto disastro ambientale. Perché per l’altra tranche dell’inchiesta, quella riservata all’omicidio colposo, lo stesso procuratore ha chiesto l’archiviazione. 

Per ragioni piuttosto semplici: per la scienza, attualmente, è difficile se non impossibile stabilire un eventuale nesso di causalità tra la presenza di un poligono e l’insorgenza dei tumori. Né, come hanno accertato le conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta, all’interno del poligono di Quirra c’erano tracce di uranio impoverito, ma altre sostanze. Per la difesa rientrano nei limiti della normalità, per l’accusa, invece, no.


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