giovedì 21 febbraio 2013

Antonio Martis
wwwunionesarda.it

«Sovranità fiscale e monetaria»


Pietro Murru al THotel Cagliari

Murru: progetti seri, non sogni


Via dall'Italia e dall'euro ma in Europa. «Con una nostra moneta e tasse decise da noi». 
In una parola «a testa alta come l'Inghilterra e per citare isole che possono essere gemelle Cipro e Malta». 
Pietro Murru, nato a Nureci 58 anni fa, direttore dell'Edilcassa ed ex presidente della Banca di Cagliari, è in campo come candidato leader per “Indipendenza della Sardegna-Soberanìa”: cartello di sigle indipendentiste (Sardigna Natzione) e movimenti sorti contro Equitalia (Fiocco Verde), più «gli artigiani e commercianti del Sulcis e di altre zone che si sono ribellati all'esazione delle tasse con metodi da criminali».

Murru, candidato premier: i suoi concorrenti sono Berlusconi, Bersani etc...
«Sì lo so, mi viene da ridere ma è la legge elettorale che impone di indicare un capo della coalizione».

Perché vi siete presentati in una sfida senza speranza?
«Bisogna farsi sentire, dare un segnale. Non si può continuare in questa situazione. Siamo alla fame, tutti».

Esagerato...
«Quasi 400 mila sardi sono sulla soglia della povertà, 120 mila cassintegrati, i ragazzi non hanno nessun futuro. Nessuno vuole aprire un'attività, non c'è lavoro. Sì, la Sardegna è alla fame e bisogna reagire».

L'indipendenza per il momento è roba da sognatori.
«Non è un sogno, è una necessità, altrimenti non c'è futuro. E il nostro futuro è conquistare la sovranità, anzi due: quella monetaria e quella fiscale».

Il primo obiettivo?
«Questo: una nostra moneta. Così possiamo uscire dalla trappola dello Stato italiano strozzato dai debiti sui titoli che è costretto a emettere».

Il secondo?
«Sovranità fiscale, la zona franca integrale. L'unico strumento che può permettere di attirare investimenti, di favorire chi vuole iniziare un'attività, aprire un'impresa, mettere in moto la macchina che crea lavoro. Poi un terzo obiettivo...».

Quale?
«Il reddito minimo garantito, ma collegato alla disponibilità al lavoro. Lo prevede l'Unione europea, ma solo l'Italia e la Grecia non l'hanno mai voluto».

È una cosa di sinistra, direbbe Nanni Moretti.
«Destra e sinistra sono storie desuete, non servono più, bisogna sapere guardare in faccia alla realtà: i sardi chiedono solo lavoro e per darglielo ci vogliono progetti seri».

Facile a dirsi...
«Nel nostro programma ne abbiamo elencato 25. Comunque vada, siamo decisi a non mollare: d'ora in poi ci presenteremo a tutte le elezioni, anche a quelle delle amministrazioni locali. Faremo sentire la nostra voce e un solo messaggio: i sardi devono iniziare a prendersi cura di se stessi. È il momento buono».

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