lunedì 18 marzo 2013



Fiscalità di vantaggio per le imprese e addio a Iva e accise sui carburanti

Cosa prevedono i sistemi attualmente contemplati dalla nostra legge
È da oltre mezzo secolo che si discute di zona franca in Sardegna. Eppure questo tema, tornato in auge, riaprendo un dibattito mai sopito, non ha ancora portato a risultati concreti. La politica comunitaria, che aveva la finalità di proteggere e sviluppare una concorrenza effettiva all'interno del mercato comune, ha però di molto complicato, se non addirittura compromesso, il percorso previsto dallo statuto regionale. Al fine di rendere più chiare le implicazioni delle varie tipologie di zone franche sul tessuto socio-economico di un'area, appare utile esplicitarne i contenuti. Le principali tipologie attualmente disponibili sono quattro: zona franca extradoganale; zona franca doganale; zona franca urbana; fiscalità di vantaggio.

ZONA FRANCA EXTRADOGANALE
 È territorio extradoganale quella parte di una nazione posta fuori dalla linea doganale in cui i beni in vendita non sono gravati dall'Iva e/o da altre tasse, imposte e accise. In considerazione delle imposte sui beni di consumo risulta particolarmente conveniente l'acquisto in tali zone di alcolici, tabacchi, profumi, zucchero e soprattutto carburanti. Le zone extradoganali sono accessibili generalmente attraverso posti di controllo doganali, nei quali viene verificato a campione che i viaggiatori non trasportino con sé merci eccedenti le quantità consentite e indicate in apposite tabelle (riferite in particolare ai beni di consumo di cui sopra).

DOGANALE
 La zona franca doganale è caratterizzata dall'applicazione a un determinato ambito territoriale di un particolare regime di esenzione doganale, genericamente configurato come finzione giuridica di estraneità della porzione territoriale costituita in zona franca rispetto al territorio doganale dello Stato. La finzione di extraterritorialità non comporta, però, la reale esclusione dall'ordinamento doganale dello Stato del territorio franco, ma significa solo che quest'ultimo, sebbene di fatto situato entro il territorio doganale, agli effetti dell'imposizione tributaria è considerato fuori dalla linea ordinaria, per essere assoggettato a un regime speciale che sostanzialmente consente di introdurre, depositare e, manipolare, trasformare e consumare le merci estere nella zona franca in esenzione da tributi e da formalità doganali.

ZONE URBANE
 Le zone franche urbane (Zfu) sono aree infra-comunali di dimensione minima prestabilita dove si concentrano programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole e micro imprese. Obiettivo prioritario delle Zfu è favorire lo sviluppo economico e sociale di quartieri e aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale, e con potenzialità di sviluppo inespresse.

FISCALITÀ DI VANTAGGIO
 La fiscalità di vantaggio fa riferimento agli interventi in favore di determinati enti, zone o fasce della popolazione, che vengono effettuati tramite l'abbassamento della tassazione. La fiscalità di vantaggio quindi può andare in favore di studenti universitari, famiglie, enti religiosi, regioni in via di sviluppo, eccetera.

I VANTAGGI
 I territori extradoganali sono previsti dal codice doganale europeo (art. 3 del Reg. n 450/2008), normalmente hanno ragioni di tipo storico e/o geografico. In Italia sono il comune di Livigno e di Campione d'Italia. Beneficiano di espresse deroghe sia con riferimento alla normativa nazionale sia riguardo alla normativa europea e non si applica la normativa in materia doganale. Di norma le deroghe si riferiscono all'esenzione dall'Iva, dai dazi, dalle imposte di fabbricazione, erariali e di consumo.

NIENTE DAZI
 I vantaggi della zona franca doganale si riferiscono principalmente al fatto che le merci provenienti dai paesi extraeuropei godono di totale esenzione dei dazi doganali e sono considerate come merci al di fuori del territorio doganale europeo a condizione che vengano riesportate in paesi extraeuropei. Nell'ipotesi in cui la merce dovesse essere immessa nel territorio europeo è soggetta a dazio seppure con deferimento di 180 giorni. Le merci immesse nelle zone franche possono essere oggetto di lavorazione seppure con limiti. Nonostante la gran parte delle transazioni commerciali della Sardegna avvenga con l'area europea, in ragione dell'istituzione dell'area di libero scambio della Ue, pur con i limiti appena descritti la zona franca doganale rappresenta un'opportunità per attrarre investimenti esterni.

FISCO RIDOTTO
 Attraverso la fiscalità di vantaggio (zona franca fiscale) è possibile ottenere importanti opportunità di sviluppo. In particolare si tratta di agevolazioni di tipo fiscale e finanziario. La fiscalità di vantaggio può consentire, tra l'altro, di modificare aliquote, prevedere esenzioni, detrazioni e deduzioni. È indubbio che un simile regime è in grado di essere un grande attrattore di investimenti esterni, fermo restando che la zona franca fiscale deve essere negoziata con lo Stato e da questo con l'Unione europea, che deve in ultima istanza autorizzare il regime fiscale speciale.

CITTÀ
 L'istituzione delle zone franche urbane in alcune città italiane prevede agevolazioni fiscali e previdenziali per rafforzare la crescita imprenditoriale e occupazionale nelle piccole imprese di nuova costituzione ivi localizzate. Tali agevolazioni, della durata di 5 anni (con graduale uscita negli anni successivi), consistono in una esenzione dalle imposte sui redditi, dall'Irap, dall'Imu e dall'esonero dal versamento dei contributi previdenziali.

Francesco Manca
Lucia Schirru
Centro studi L'Unione Sarda

«Un riconoscimento dovuto»
La Regione ha unito più modelli di agevolazione e inviato la proposta alla Ue
per combattere la condizione di insularità che limita lo sviluppo della Sardegna



Giuseppe Deiana
www.unionesarda.it

Puntare molto in alto per ottenere il massimo risultato. L'obiettivo del governatore Ugo Cappellacci sul fronte della zona franca è ambizioso, anche perché il progetto della Regione è più unico che raro: mettere insieme vari modelli di agevolazione fiscale per ottenere un nuovo strumento che garantisca ai sardi reddito e sviluppo. Da qui nasce la proposta di istituire una zona franca integrale nell'Isola, che significa mettere insieme le esenzioni di natura doganale previste per i porti e le aree industriali collegate, la fiscalità di vantaggio per le imprese e anche le esenzioni al consumo tipiche delle zone franche extra-doganali. Se questo modello venisse riconosciuto come dovuto per l'Isola da Bruxelles e dal governo, sarebbe la prima volta che viene dato il via libera a un sistema che mette insieme le agevolazioni previste in tre modelli distinti.

LO STATUTO 
Partiamo dal principio. La zona franca è prevista nello Statuto sardo, ma il riferimento contenuto nel testo e nelle sue norme attuative riguarda i porti franchi. Ne sono previsti sei in tutta la Sardegna: Cagliari, Arbatax, Oristano, Porto Torres, Olbia e Portovesme. Solo uno ha già un procedimento istitutivo avviato, visto che il porto franco di Cagliari è stato istituito con un Decreto del presidente del Consiglio di ministri. Quindi l'area è stata delimitata e la free zone può decollare, anche se non mancano gli intoppi dovuti anche alla delimitazione delle aree. «Si partirà con un'area più ristretta per poi allargarla in seguito», spiega Mariano Mariani, direttore di Sardegna promozione, che si occupa di attrazione degli investimenti e segue il dossier sulla zona franca. 
Per quanto riguarda gli altri porti, invece, l'assessorato dell'Industria ha già convocato i tavoli per avviare il procedimento che porterà all'istituzione degli altri cinque porti franchi dell'Isola. In ogni caso, su questo fronte si potranno avere solo agevolazioni di natura doganale sulle merci che sbarcano nel porto e sulle imprese che operano estero su estero: le merci arrivano da aree extra Ue, per poi ripartire per destinazioni sempre oltre i confini europei in totale esenzione da dazi e Iva. Vantaggi, ma minori, anche per chi opera nel mercato Ue, nel senso che fintanto che le merci stazionano in zona franca restano sospesi i pagamenti di dazi e Iva.

LE IMPRESE
 Sul fronte della fiscalità di vantaggio per le imprese sarde, invece, la battaglia è iniziata con la vertenza sulle entrate e sul federalismo fiscale per l'Isola. È prevista infatti la possibilità di avviare zone di fiscalità di vantaggio, ma il riconoscimento deve passare dallo Stato, che fino ad ora ha concesso soltanto le briciole alla Sardegna. In termini pratici significa riduzione delle aliquote sui redditi d'impresa, sull'Irap e sul costo del lavoro. Una prima limitata concessione in questa direzione è stata prevista solo per le aziende che opereranno nei Comuni del Sulcis-Iglesiente (riconosciuti come aree franche urbane) e coinvolti nel piano Sulcis, avviato da governo e Regione per far fronte all'emergenza occupazionale.

ZONA FRANCA INTEGRALE
 Il terzo passo, quello più importante, si muove invece sulla direttrice Cagliari-Bruxelles ed è molto ambizioso: ottenere per l'Isola il riconoscimento, dovuto sostiene la Regione, di territorio extra-doganale. Tutta l'Isola, in altri termini, avrebbe i vantaggi derivanti da questo provvedimento, che servirebbe per compensare la condizione di insularità e isolamento della Sardegna. Avviare una zona franca extradoganale significa poter ridurre le accise sui consumi energetici, sulla benzina o sugli altri carburanti e tagliare l'Iva per incentivare i consumi di alcuni beni di consumo. Un vantaggio immediato per i sardi, che però potrebbe avere ricadute pesanti per la Regione, visto che attualmente il bilancio della Sardegna si regge sulla compartecipazione del gettito Iva e Irpef. Quindi che fare? «La riduzione del gettito non può essere certo considerato un problema. I meccanismi virtuosi propri delle zone franche sono tali in quanto consentono di attrarre nuove imprese e far aumentare i consumi finali a tutto vantaggio della produzione di reddito e di occupazione e, quindi, della produzione di un maggiore gettito fiscale», spiega Mariano Mariani, «anche per la Sardegna, come dimostrano i dati economici delle zone franche esistenti al mondo, i vantaggi sarebbero superiori alla semplice compensazione delle minori entrate fiscali dovute alle esenzioni». 
Certamente, un passo non facile per la Regione. Ma è una battaglia per la nostra specialità. Non sarà facile ma perché non provarci.

Silvio Boccalatte, costituzionalista e ricercatore dell'Istituto Leoni  «Un enorme duty free nell'Isola: prezzi al consumo molto ridotti»
www.unionesarda.it

Silvio Boccalatte, costituzionalista e ricercatore per l'Istituto Bruno Leoni, cosa le viene in mente se pensa a una Sardegna zona franca integrale?

«L'immagine di un'enorme zona duty free. Una cosa del genere cambierebbe il destino di una intera generazione e ribalterebbe la Sardegna perché diventerebbe più favorevole fare business nell'Isola rispetto a tutto il resto dell'Unione europea Ci sarebbe una secca riduzione dei prezzi di beni al consumo e servizi, la benzina costerebbe la metà e le imprese farebbero a gara per stabilirsi nell'Isola. I vantaggi sarebbero enormi, ma a patto che si sappiano affrontare i primi 3-4 inverni».
C'è il discorso legato alla vertenza entrate: i 9/10 dell'Iva e il 75% delle accise, risorse che verrebbero a cadere.«È ovvio che sul breve termine ci potrebbero essere dei problemi perché una zona franca integrale è l'equivalente di una riduzione secca di imposte in un territorio: o riesci a diminuire le spese subito o devi fare debito. Ma la seconda strada è impercorribile (e anche di dubbia costituzionalità)».
Gli effetti quando si avrebbero?«Nell'arco di qualche anno, 5-10 almeno. A quel punto, superato lo choc iniziale e stabilizzato il quadro giuridico, la Sardegna comincerebbe ad avere imprese che si stabiliscono nel territorio e il gettito fiscale a medio o lungo termine salirebbe».
Su quale modello?«La riduzione netta delle imposte sul reddito operata da Ronald Reagan all'inizio degli anni '80 comportò l'aumento del deficit nelle finanze pubbliche a breve termine, ma quel che è poi accaduto è stato un forte aumento della base imponibile e questo ha permesso, con aliquote basse, di ripagare il deficit e creare un grande periodo di sviluppo per l'economia americana. Il rischio per la Sardegna è di doversi appoggiare ai trasferimenti di denaro pubblico da Roma per riuscire a fronteggiare l'aumento di deficit: è per questo che serve una seria e contestuale riduzione della spesa pubblica».
Ma lei è ottimista anche in termini di fattibilità?«Temo di no. Credo che l'Unione europea difficilmente autorizzerà un provvedimento del genere perché nessuna altra zona così vasta in Europa gode di un regime del genere».
I vantaggi.«Concorrenza fiscale. Uno studio professionale in Sardegna non pagherebbe più l'Iva: significa che i miei clienti pagherebbero il 21% di meno, oppure io posso decidere di guadagnare 3-4% in più e far pagare ai miei clienti il 16-17% in meno. In altri termini, un qualunque prestatore di beni o servizi avrebbe più elasticità nella politica dei prezzi perché verrebbe a mancare lo stramaledetto fardello che è l'Iva». ( e. z. )


IL CASO. Ecco come funziona nella località della Valtellina
A Livigno anni di isolamento e poi la svolta per lo sviluppo

www.unionesarda.it


L'isolamento è una delle ragioni che può determinare l'avvio di una zona franca extradoganale. Almeno questo è quanto avvenuto a Livigno, oggi ricca località della Valtellina, famosa per le piste di sci oltre che rinomata destinazione turistica anche durante l'estate. Livigno come la Sardegna, dunque, nel senso che anche nell'Isola è la condizione di insularità che ha spinto la Regione ad avanzare allo Stato e alla Comunità europea una richiesta di riconoscimento della zona franca integrale. 
LA STORIA Va detto però che la condizione di extraterritorialità di Livigno ha oltre un secolo di storia, per quanto riguarda lo Stato italiano, ma le radici tornano indietro di almeno altri cinque secoli. Il riconoscimento dello status di zona extradoganale, infatti, venne ottenuto dal Comune di Livigno il 17 luglio 1910. Le origini, però, risalgono al 1538, quando la comunità locale riuscì a ottenere una serie di privilegi dalla Contea di Bormio, che furono successivamente confermati nei secoli successivi. 
Fatto sta che questo particolare status giuridico e fiscale concesso a Livigno ha favorito lo sviluppo di questa comunità che vive a 1800 metri d'altitudine e possiede nel suo territorio anche il centro abitato (la frazione di Trepalle) più alto d'Europa (2.250 metri). Ed è proprio la particolare condizione geografica ad aver inciso sulla concessione dell'extraterritorialità. Livigno, infatti, è raggiungibile da tre strade: il passo della Forcola, aperto solo d'estate, il passo del Foscagno, utilizzabile tutto l'anno (anche se è stato reso transitabile soltanto dagli anni Cinquanta e fino ad allora la comunità rimaneva isolata per tutto il periodo invernale), e l'accesso di fondo valle che costeggia il bacino del fiume Spöl, dove un tunnel transitabile, ancora oggi a senso unico alternato, venne realizzato solo a fine anni Sessanta.
COME FUNZIONA Ecco perché da secoli Livigno è riuscita a ottenere questo particolare status. Oggi, i prezzi delle merci vendute a Livigno sono esenti dall'Iva, mentre il carburante non viene gravato dalle accise, che come sappiamo incidono pesantemente sul prezzo finale della benzina e del gasolio. Per chi arriva da fuori, tuttavia, i vantaggi sono parziali, nel senso che si può usufruire di queste esenzioni soltanto per il tempo che si trascorre a Livigno, ma sono previsti limiti agli acquisti di beni e carburanti (il pieno in auto e altri dieci litri). E i controlli sono molto pressanti, visto che gli ingressi al territorio di Livigno sono delimitati da stazioni doganali. Chi sfora i limiti massimi imposti dalla legge per gli acquisti di abbigliamento, profumi oppure orologi, va incontro a multe molto salate. E dovrà versare anche l'Iva non pagata. ( g. d. )
Reazioni:

0 commenti:

Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!