giovedì 4 aprile 2013

DALLA PARTE DI MARCO E TUTTI I MALATI DA ARMI DA GUERRA

Siamo alle solite, l'ingiustizia fa parte di questo mondo sempre più farraginoso, e nei suoi comportamenti anti-etici e maleodoranti di poltiglia politica neoliberista; disumana nei trattamenti delle persone che ambiscono ad essere trattate da cittadini, ma che sono penalizzate nel servizio di questo stato putrescente che cambia regole in ogni momento dimentico di quanto già pattuito con i suoi cittadini lavoratori e non,  si esplica nel non dare diritti che sono dovuti come nel caso degli esodati e di Marco Diana lo  stato si rivela essere contro i cittadini che hanno volontà e freschezza fisica.
Sa Defenza



MARCO DIANA: ‘LE ASL DI CARBONIA E IGLESIAS MI RIFIUTANO L’ASSISTENZA’
sanatzione.eu
Riportiamo la testimonianza del militare Sardo Marco Diana, che avevamo già sentito in merito alla sua malattia per cause di servizio, e che vi preghiamo di divulgare:
Come sempre le ASL di Carbonia e Iglesias mi hanno sospeso alcuni medicinali senza nessun giustificato motivo. Nessuno mi vuole ricevere. Nessuno sa dare risposte sul perché stanno facendo questo. E nessuno mi sta aiutando a far sì che questo problema si risolva……già a gennaio mi hanno tolto quasi tutti gli integratori….e nessuno mi vuole ricevere per darmi risposte….ma la cosa più grave è che per me ci sono una serie di disposizioni permanenti a vita, che obbligano la ASL e il Ministero della Difesa a fornirmi tutta l’assistenza, le cure e le medicine necessarie. Nonostante tutto i dirigenti della ASL fanno i finti tonti e fanno finta di nulla. Però io senza integratori, medicine e assistenza e cure mi aggravo e muoio. Figuratevi che i dirigenti della ASL dicono che sono vissuto troppo…. Chiedo aiuto a tutti, TV e giornali compresi……aiuto……vi chiedo aiuto…. altrimenti sarò condannato a una morte rapida e disumana.

Uranio impoverito: il maresciallo Marco Diana: "La burocrazia mi sta uccidendo"

di Paolo Salvatore Orrù
notizie.tiscali.it
Maresciallo Marco Diana

“Non riesco a capire perché debbano accadere queste cose”. Marco Diana quando pronuncia queste parole è fuori di sé. L’aver indossato la divisa con onore e fedeltà è costato tantissimo al maresciallo dei Granatieri di Sardegna, che dopo aver servito il suo Paese in molte contrade del mondo è da tempo malato di cancro, una malattia che, secondo i medici, è stata causata dal contatto con uranio impoverito. La reazione del soldato è comprensibile, non riesce a comprendere perché l’Asl di Iglesias ha perduto per la terza volta i documenti che attestano il suo stato di salute. Documenti importanti, redatti dall'Istituto Europeo dei tumori diretto da Umberto Veronesi, senza i quali l’Azienda non può somministragli le terapie salvavita di cui ha bisogno. 

Senza quelle cure, ha calcolato Diana, non “vivrei più di 15 giorni”. Prima il danno poi la beffa: “Il direttore mi ha telefonato per dirmi che mi debbo presentare, benché io sia inabile al cento per cento e bisognoso di essere assistito 24 ore su 24 da un badante, con i documenti in mio possesso negli uffici dell’Asl per incontrare con il rappresentante dell’economato, dottor Sulcis e il direttore all’assistenza domiciliare integrata (Adi) dottor Cusano “ per valutare tutta la situazione”, spiega Diana: “Questo vuol dire che la vicenda è ancora tutta in fieri”. Eppure, fa notare il soldato, c’è un atto dispositivo permanente a vita, firmato da Antonio Martino, l’allora Ministro della Difesa, nel quale si dice che la “Asl non ha alcun carico né economico né amministrativo sulla spesa per gli integratori sanitari. Queste spese sono a carico del Ministero”. 

ùOrmai, Diana e la direzione dell’Asl comunicano solo attraverso le agenzie stampa, con le quali l’ente sanitario ha fatto sapere che "non sarà interrotto il profilo terapeutico seguito sinora dal maresciallo Marco Diana”. Fin qui le precisazioni dell’Azienda. Della vicenda si è occupato anche il partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (PDM). Luca Marco Comellini, segretario del Pdm, per tentare di dirimere la vicenda ha inviato un’email a Maurizio Calamida, commissario dell'Asl Carbonia-Iglesias e ad Antonello Liori, assessore regionale della Sanità della Regione Sardegna: “Apprendo da numerose agenzie di stampa – ha scritto Comellini - che sarebbe stato adottato un provvedimento di interruzione delle indispensabili cure e dell'assistenza medica che gli garantiscono a Marco Diana di poter continuare a vivere. Ove risultasse fondato quanto riportato dai media ciò rappresenterebbe, a mio avviso, un fatto di inaudita gravità”.  

In trincea anche Franco Porcu, il sindaco di Villamassargia, un paesino del Sulcis Iglesiente. Il primo cittadino conosce molto bene - “in città lo conoscono tutti” – il maresciallo. Così, quando alcuni compagni (parola che in un paese abitato da tantissimi ex minatori si usa ancora) gli hanno fatto notare “l’appello di Marco su Facebook” ha prima voluto sincerarsi di persona dello stato di salute del suo concittadino, poi ha voluto vederci chiaro, andando a rovistare anche sui fatti e i misfatti dell’Asl di Iglesias. “Sono stato da lui per tentare di rincuorarlo, ovviamente la malattia e i dispiaceri di questi ultimi giorni lo hanno prostrato”, commenta il primo cittadino. “Ho preso posizione contro l’Asl – commenta ancora il sindaco – non è possibile che per questioni meramente burocratiche qualcuno debba rischiare la vita”.

Diana, che ha una pensione privilegiata di prima categoria (2000 euro al mese), ha sempre anticipato il costo dei salvavita, somme che l’Asl ha sempre rimborsato. “Ho visto la ricevuta per le medicine, i farmaci costano 16 mila euro al mese”. Marco, inoltre, spiega sempre Porcu, “avrebbe dovuto ricevere dal Ministero della sanità emolumenti integrativi che non sono mai arrivati”. L’ex Granatiere di Sardegna vive in campagna, non lontano dal paese natale, in luogo dove le ginestre e i papaveri a primavera colorano le campagne. Colori che Marco ama, ma a cui spesso deve rinunciare perché la malattia lo indebolisce e lo prostra psicologicamente: “E' come se il mondo gli sia crollato addosso”, spiega il suo badante Stefano Aresu.
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