sabato 18 maggio 2013


Global Research darà seguito a pubblicazione di una serie di articoli e relazioni, al fine di promuovere "Boston Verità". L'obiettivo di fondo è quello di affrontare e sfidare la versione ufficiale degli eventi riguardanti gli attentati di Boston, nonché le interpretazioni contorte dei media mainstream.
Invitiamo i nostri lettori a sottoscrivere "Boston Verità" e diffondere la parola sui social media, media indipendenti e siti blog.  
http://www.globalresearch.ca/
di Michel Chossudovsky

Novemila poliziotti ben armati, squadre SWAT comprese, sono stati impiegati nella cattura di uno studente di 19 anni, dopo che il fratello,Tamerlan Tsarnaev – supposta mente dell’attentato terroristico della Maratona di Boston – era stato ucciso alla termine di un inseguimento in auto ed una sparatoria. 

 Prima di una qualsiasi indagine della polizia, lo studente 19enne era già stato indicato come colpevole, stracciando così il principio legale fondamentale della presunzione di innocenza.

Stando alle parole di un laureato in legge ad Harvard – cioè il Presidente Obama – il giovane 19enne di Boston è colpevole di crimini abominevoli (anche se al momento non ci sono ancora prove e non è stata nemmeno mossa una precisa accusa da un tribunale):

"Qualunque fosse piano che ha portato questi uomini (sospettati di) a tali atroci atti, non avranno la meglio, non possono. Qualunque cosa pensassero di ottenere, hanno già fallito... Come è possibile che dei giovani cresciuti nella nostra comunità, nel nostro Paese, ricorrano a simile violenza?". 

 Secondo il Wall Street Journal che cita il parere di uno studioso della 


materia: "...la base culturale della famiglia cecena è forse una componente importante per capire quello che ha portato i due sospetti a fare quello che hanno fatto", questo nelle parole di Lorenzo Vidino, esperto di tematiche cecene presso il Center for Security Studies di Zurigo.
 Che prosegue: … Un profilo sul social network russo Vkontakte – che sembra appartenere a Dzhokhar Tsarnaev – mostra dei video di propaganda con dei jihadisti diretti in Siria per combattere con i ribelli e contiene la citazione di versetti del Profeta Maometto. [Cosa ampiamente documentata: è noto che combattenti jihadisti stranieri siano reclutati da USA ed alleati per l’invio in Siria]. (Wall Street Journal, op cit.)

Quello che qui si vuole rendere implicito è che, anche se i sospetti non dovessero effettivamente risultare collegati ad una rete di estremisti mussulmani, la loro formazione culturale implicherebbe comunque un fondamento che li incita naturalmente a commettere atti di violenza. 

 Questa continua associazione fra Mussulmani e Terrorismo, ripetuta alla nausea nel sistema mediatico occidentale, alla fine avrà influenzato il modo di pensare, che dite? Per esempio, le identità e le motivazioni dei sospettati non sono ancora chiare ma i fratelli Tsarnaev sono già stati definiti – senza l’ombra di una prova – dei Mussulmani radicali. I Mussulmani vengono continuamente demonizzati ed è in atto una nuova ondata di islamofobia. 

 La Connection Cecena: come si inventa una nuova leggenda 

 Si sta creando una nuova leggenda: "La Connection Cecena" che minaccia l’America e la culla dell’islamismo della Federazione Russa ora viene esportata in America. Con la collaborazione dei maggiori quotidiani nazionali, le bombe della Maratona di Boston del 15 di aprile – Giornata dei Patrioti – sono incessantemente paragonate agli attacchi dell’11 settembre 2001. 


 Stando al Council of Foreign Relations:

Gli enti deputati alla sicurezza – a tutti i livelli – hanno conseguito dall’11 settembre dei sostanziali potenziamenti nei sistemi di sorveglianza e di controllo, ma continuano a sussistere rischi per la sicurezza. Molti esperti di antiterrorismo stanno domandando a gran voce una rinnovata, ancor maggiore attenzione USA di prevedere tali avvenimenti e reagire prontamente quando accadono. 

La tragedia di Boston sarà sfruttata per una nuova tornata di misure da Stato Di Polizia dirette contro altre tipologie di terroristi domestici?

 O per spingere ad ulteriori reazioni del pubblico contro i Mussulmani?

 Sarà sfruttata per far accettare una guerra santa americana – che è stata di fatto iniziata dall’amministrazione Bush – diretta contro numerosi Paesi islamici, tutti accusati di ospitare dei terroristi? 

 Stando al potente Council of Foreign Relations (che esercita un’influenza pervasiva sia sulla Casa Bianca che sul Dipartimento di Stato), le bombe di Boston, ancora una volta, "sollevano l’incubo del terrorismo sul suolo patrio, mettendo in luce la vulnerabilità di una società aperta e libera". (Ibid)

 Come soluzioni vengono proposte l’antiterrorismo, e la Legge Marziale – che implicano la sospensione delle libertà civili – invece del potenziamento delle forze dell’ordine, come si può prevedere avverrà anche dalle parole del Segretario di Stato John Kerry: "Penso sia corretto dire che tutta questa settimana ci siamo confrontati col male". 

 Il crescente consenso da parte dei media e di Hollywood ruota attorno al concetto che l’America sia ancora una volta sotto attacco. 

Questa volta i colpevoli sono terroristi mussulmani che non provengono né dall’Afghanistan né dall’Arabia saudita, ma dalla Federazione Russa:

 Stabilita una connessione fra i sospetti delle bombe alla maratona ed i separatisti ceceni, avremmo per la prima volta dei militanti dell’ex repubblica sovietica che lanciano un attacco fuori dai confini della Russia. I ribelli Ceceni negano qualsiasi collegamento con le bombe di Boston – U.S. News
Ma la "Connection cecena" è ormai nascosta nel consenso dei media. 

Il suolo patrio è minacciato da terroristi mussulmani della Federazione Russa, legati ad Al-Qaeda. 

 Dietro alle bombe c’è anche un’agenda di politica estera: la Casa Bianca ha infatti lasciato intendere che se la Connection cecena risultasse avere dei collegamenti con l’islam radicale, l’amministrazione potrebbe potenziare sia la propria attività di raccolta dati all’estero che di intelligence e sorveglianza all’interno degli Stati Uniti. 

Inoltre, questa nuova narrazione sul terrorismo coinvolge jihadisti della Federazione Russa e non più mediorientali, il che rivela precise implicazioni geopolitiche: potrà essere usata per esercitare pressioni su Mosca e staremo a vedere quale tipo di propaganda verrà usata sui media. 

 Al Qaeda e la CIA 

 Gli americani sono fuorviati dai media che scrutano con attenzione alle origini storiche del movimento jihadista ceceno ed ai suoi stretti collegamenti con l’intelligence americana. 

 In verità il movimento jihadista è proprio una creatura dell’intelligence americana che ha anche portato allo sviluppo dell’Islam politico. Mentre il ruolo della CIA a sostegno della jihad islamica (comprese la maggior parte delle organizzazioni affiliate ad Al-Qaeda), è già ampiamente documentato, c’ sono prove che l’FBI abbia occultamente equipaggiato ed addestrato potenziali terroristi all’interno degli USA. (Si veda James Corbett, The Boston Bombings in Context: How the FBI Fosters, Funds and Equips American Terrorists, Global Research 17 Aprile, 2013) 

 L’agenda della CIA a partire dagli ultimi anni ’70 consisteva nel reclutare ed addestrare jihadisti combattenti per la libertà (Mujahidin) per portare una "guerra di liberazione" diretta contro il governo secolare afgano favorevole alla Russia. 


Ronald Reagan incontra comandanti jihadisti afgani alla Casa Bianca nel 1985 ( Reagan Archives 
La "Jihad islamica" (guerra santa contro i sovietici) è diventata parte integrante degli interessi della CIA. Era appoggiata da USA ed Arabia Saudita, con una grossa parte dei fondi derivanti dal fiorente commercio della droga: 
 "nel marzo 1985, il presidente Reagan firmò la National Security Decision Directive 166… autorizzava aiuti occulti ai Mujahidin, e chiariva che la guerra segreta afghana aveva, quale nuovo scopo, lo sconfiggere le truppe sovietiche in Afghanistan grazie ad operazioni occulte volte ad incoraggiare il ritiro sovietico. Il nuovo appoggio segreto americano iniziò con un massiccio aumento nella fornitura di armi che salì a 65.000 tonnellate l’anno dal 1987 e con un flusso infinito di specialisti della CIA e del Pentagono che si recavano nei quartier generali dell’ISI pakistana attraverso la rotta principale vicino a Rawalpindi, Pakistan. Lì, gli specialisti CIA si incontravano con i funzionari dell’intelligence pakistana per coordinare le operazioni". (Steve Coll, The Washington Post, 19 luglio, 1992) 

 La CIA reclutò un gran numero di Mujahidin da svariati Paesi mussulmani, incluse regioni autonome e repubbliche mussulmane dell’allora Unione Sovietica. (Per un’ulteriore analisi si veda Michael Chossudovsky, Al Qaeda and the "War on Terrorism", Global Research, 20 gennaio, 2008) 
Al Qaeda e la Jihad cecena 
 La Cecenia è una regione autonoma della Federazione Russa. 
Fra gli addestratori reclutati nei primi anni ’90 c’era il capo della ribellione cecena Shamil Basayev il quale, alla fine della Guerra Fredda, guidò la secessione della Cecenia, la prima contro la Russia. 
 Durante il suo addestramento in Afghanistan, Shamil Basayev si legò al comandante saudita, veterano dei Mujahidin, “Al Khattab” che aveva combattuto come volontario in Afghanistan. Solo pochi mesi dopo il ritorno di Basayev a Grozny, Khattab fu invitato (erano gli inizi del 1995) ad impiantare una base militare in Cecenia, finalizzata all’addestramento dei combattenti Mujahidin. Stando alla BBC, l’invio di Khattab in Cecenia fu organizzato attraverso la sede saudita della International Islamic Relief Organisation, una organizzazione militante religiosa – finanziata dalla moschee e da ricchi personaggi – che canalizzava fondi verso la Cecenia. (BBC, 29 Settembre 1999).
Shamil Basayev I fatti indicano come, alla fine degli anni ’80, Shamil Basayev avesse legami con l’intelligence USA. Fu coinvolto nel colpo di Stato del 1991 che portò alla rottura dall’Unione Sovietica. Successivamente prese parte alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Cecenia dalla Federazione Russa, novembre 1991. Nel 1992 guidò una rivolta contro i combattenti armeni nell’enclave del Nagorno-Karabakh. Fu coinvolto anche in Abkhazia, la regione dissidente della Georgia a predominanza mussulmana.
La prima guerra cecena (1994 -1996) fu lanciata nell’immediatezza del crollo dell’Unione Sovietica ed era parte di una operazione USA occulta, volta a destabilizzare la Federazione Russa. La seconda guerra cecena è del 1999-2000. 
 A grandi linee, le stesse tattiche di guerriglia applicate in Afghanistan sono state usate in Cecenia. Stando a Yossef Bodansky, direttore della Task Force on Terrorism and Unconventional Warfare del Congresso USA, le rivolte cecene furono pianificate durante una riunione segreta di HizbAllah International tenutasi nel 1996 a Mogadiscio, Somalia. (Levon Sevunts, "Who’s Calling The Shots? Chechen conflict finds Islamic roots in Afghanistan and Pakistan", The Gazette, Montreal, 26 ottobre 1999). 
 È ovvio che il coinvolgimento dell’intelligence pakistana (ISI) in Cecenia vada ben oltre il rifornire i Ceceni di armi ed addestramento. 
L’ISI è stabilmente collegato alla CIA e da essa utilizzata come infiltrato nella guerra cecena. 
Attraverso la Cecenia e il Dagetsan passa il principale oleodotto russo e, benché Washington condanni il terrorismo islamico, i primi beneficiari delle guerre cecene sono i grandi gruppi petroliferi anglo-americani in cerca del controllo completo sia sulle risorse petrolifere che sui corridoi degli oleodotti che fuoriescono dal bacino del Mar Caspio. 
 I due principali eserciti ribelli ceceni (all’epoca guidati dallo scomparso comandante Shamil Basayev e Emir Khattab), ammontavano a 35.000 unità, ed erano appoggiati dalla CIA e dall’ISI, che giocò un ruolo chiave nell’organizzare ed addestrare l’esercito ribelle ceceno:
 "[Nel 1994] l’Inter Services Intelligence pakistano [in associazione con la CIA] organizzò le cose in modo che Basayev ed i suoi fedeli luogotenenti fossero sottoposti ad un intenso indottrinamento islamico e ad un addestramento alla guerriglia nella provincia afgana di Khost presso il campo di Amir Muawia, creato nei primi anni ’80 da CIA ed ISI e diretto dal famoso signore della guerra afgano Gulbuddin Hekmatyar. Nel luglio 1994, dopo essersi diplomato ad Amir Muawia, Basayev fu trasferito al campo di Markaz-i-Dawar, in Pakistan, per un addestramento in tattiche di guerriglia avanzate. In Pakistan, Basayev si incontrò con i più alti gradi militari e dell’intelligence, fra i quali: il Ministro della Difesa Generale Aftab Shahban Mirani, il Ministro dell’Interno Generale Naserullah Babar, ed il capo esecutivo dell’ISI per gli Affari Islamici, Generale Javed Ashraf (ora tutti pensionati). Queste relazioni di alto livello risultarono presto utili a Basayev". 
 Successivamente all’addestramento ed all’indottrinamento, Basayev fu incaricato di guidare l’assalto contro le truppe federali russe nella prima guerra cecena del 1995. La sua organizzazione sviluppò anche una fitta rete di collegamenti con organizzazioni criminali di Mosca, col crimine organizzato albanese e con la KLA. (Vitaly Romanov e Viktor Yadukha, "Chechen Front Moves To Kosovo", Segodnia, Moscow, 23 febbraio 2000) 
 L'insurrezione cecena, modellata sull’insorgenza jihadista afgana appoggiata dalla CIA, è servita a sua volta da modello per molti interventi militari voluti da USA-NATO, fra i quali Bosnia (1992-1995), Kosovo (1999), Libia (2011), Siria (2011). 
 Ribellione Cecena: operazioni occulte USA per destabilizzare la Federazione Russa 
La guerra cecena del 1994-1996 fu istigata dai principali movimenti ribelli contro Mosca e servì per minare le istituzioni statali secolari. L’adozione della legge islamica nelle società Mussulmane fortemente secolari dell’ex Unione Sovietica servì agli interessi strategici USA della regione.
 In molte località cecene venne creato un sistema parallelo di governi locali, controllati dalla milizia islamica ed in alcuni villaggi e piccole città vennero istituite delle Corti della Sharia islamica, sotto un regime di terrore politico. 
"L’operatività di tali tribunali fu fortemente favorita dagli aiuti finanziari di Arabia Saudita e Stati del Golfo, a fronte della forte contrarietà delle popolazioni civili. Sheikh Abu Umar, Primo Giudice delle Corti della Sharia della Cecenia, giunse in Cecenia nel 1995 ed entrò nei ranghi dei Mujahidin sotto la guida di Ibn-ul-Khattab. … " (Global Muslim News, Dicembre 1997). 
 Il movimento wahabita non solo ha cercato di infiltrare le istituzioni statali del Dagestan e della Cecenia, ma ha anche tentato di allontanare i tradizionali capi Mussulmani Sufi. In effetti, la resistenza ai ribelli islamici ed ai combattenti stranieri nel Dagestan era basata sull’alleanza dei governi locali (secolari) con gli sceicchi Sufi: 

"Questi gruppi [Wahabiti], sono una esigua minoranza molto ben finanziata e molto ben armata. Con i loro attacchi vogliono instillare il terrore nel cuore delle masse... Questi gruppi vogliono potenziare, creando anarchia ed illegalità, la loro linea di islamismo duro ed intollerante... Sono gruppi che non rappresentano l’Islam come è normalmente visto, quello sostenuto dalla maggioranza dei Mussulmani e degli studiosi islamici per i quali l’Islam rappresenta un esempio di civiltà e di perfette moralità. Questi gruppi non rappresentano nulla di più di un movimento anarchico nascosto dietro un’etichetta islamica... la loro intenzione non è quella di costituire uno Stato islamico, ma quella di creare uno stato di confusione nel quale avrebbero la possibilità di prosperare. (Mateen Siddiqui, "Differentiating Islam from Militant ’Islamists’" San Francisco Chronicle, 21 Settembre 1999) 

 La seconda guerra cecena fu poi scatenata da Vladimir Putin nel 1999, nell’ottica di rafforzare il ruolo del governo centrale e sconfiggere i terroristi appoggiati dagli USA in funzione anti-russa. 


"False Flags" 

Il 19enne sospettato è un fantoccio. Non è neppure nato in Cecenia. Né lui né il fratello 

collegamenti con il movimento jihadista, ma i media USA stanno confezionando con cura una "Chechen Connection" che punta ad un modello di comportamento implicito, da associare ai Mussulmani.

 I due fratelli hanno passato in America 10 anni della loro vita, un periodo decisamente formativo per le loro vite, ed hanno avuto il normale comportamento degli immigranti di prima generazione; così ci ha detto Mitchell Silber, ex operativo dell’intelligence nel New York Police Department. "La domanda è: cosa ha scatenato il cambiamento? È stato il nazionalismo ceceno? È iniziato con il nazionalismo ceceno per poi volgersi verso la causa jihadista pan-islamica?" (Renewed Fears About Homegrown Terror Threat", WSJ 20 Aprile 2013) 


 Ad ogni modo, dalla loro famiglia abbiano prove che l’FBI li avesse schedati già parecchi anni prima delle bombe di Boston e che fossero oggetto di frequenti minacce e provocazioni. L’FBI aveva "intervistato" Tamerlan Tsarnaev nel 2011, la cosa è confermata dal Wall Street Journal ed è chiarissimo che il governo USA non è impegnato nel combattere i terroristi, tutt’altro. 

L’intelligence USA ha reclutato ed allevato terroristi per più di 30 anni mentre, al tempo stesso, alimentava la storiella che questi terroristi – che non son altro che persone in buona fede manovrate dalla CIA – costituissero una minaccia per la patria americana. Come sappiamo, queste supposte minacce di un nemico esterno non sono che uno stratagemma propagandistico che alimenta e giustifica la cosiddetta "Guerra Globale al Terrorismo"(GWOT). 

 Lo schema mentale della "Guerra Globale al Terrorismo": qual è la verità

 Lo sviluppo di una milizia di terroristi islamici presente in svariati Paesi del mondo è parte di un intricato progetto dell’intelligence USA. Se da una parte i fratelli Tsarnaev vengono accusati senza prove di un loro legami col terrorismo ceceno, la domanda importante è chi c’è dietro al terrorismo ceceno? In una logica del tutto sconfessata e ufficialmente innominabile, gli stessi fautori della Guerra Globale al Terrorismo – guerra diretta contro i Mussulmani – sono di fatto anche gli architetti del terrorismo islamico. 

Lo schema mentale della "Guerra Globale al Terrorismo" ha fruttato, per reazione, il consenso di milioni di Americani portati a credere che per proteggere la democrazia sia necessario un apparato di polizia militarizzata. Costoro non si rendono conto invece che la fonte principale del terrorismo, fuori e dentro i confini dell’America, è proprio il governo americano. Il sistema della stampa allineata è il braccio propagandistico di Washington, impegnato nel descrivere i Mussulmani come una minaccia per la sicurezza nazionale. Giunti a questo bivio della Storia del mondo, all’incrocio fra l’economia mondiale e la crisi sociale, le bombe di Boston giocano un ruolo centrale perché forniscono la giustificazione per l’Homeland Security State e per l’evoluzione verso uno Stato di Polizia indicato quale mezzo per proteggere le cosiddette libertà civili. 

La sospensione dell’habeas corpus e la tortura vengono considerate a ragione dei mezzi per rafforzare la Costituzione. Contemporaneamente, i terroristi – creati ed appoggiati dalla CIA – sono sfruttati per partecipare ad atti terroristici false flag e diventare il mezzo per giustificare una crociata militare mondiale contro i Paesi Mussulmani che, incidentalmente, sono anche i maggiori produttori mondiali di petrolio. "Eventi che produrranno il massimo di danni" 

"Massive Casualty produzione di eventi"

Generale Tommy Franks

Nell’affermazione del Generale Tommy Franks c’è la nozione e la convinzione che le morti di civili siano necessarie per accendere la consapevolezza e fare appello al sostegno del pubblico per la guerra globale al terrorismo. "Un nuovo colossale evento terroristico, capace di produrre molti danni e morti, accadrà da qualche parte nel mondo occidentale – forse negli USA – e porterà la nostra popolazione a dubitare della nostra Costituzione e ad iniziare a militarizzare il nostro Paese al fine di impedire che se ne ripeta un altro". (Intervista al Generale Tommy Franks, Cigar Aficionado, Dicembre 2003) 

 Se la natura delle bombe di Boston è completamente diversa dall’evento catastrofico al quale allude il Generale Tommy Franks, nondimeno l’amministrazione USA sembra impegnata nella logica della "militarizzazione del Paese quale mezzo per proteggere la democrazia". 

 Gli avvenimenti di Boston sono già stati sfruttati per accendere il sostegno pubblico ad un esteso apparato anti-terroristico interno che potrebbe essere operativo attraverso omicidi stragiudiziali contro i cosiddetti terroristi domestici auto-radicalizzatisi: 

"Dal 2001 la politica dell’antiterrorismo USA si è ampiamente focalizzata sull’uccidere terroristi all’estero od impedire loro di entrare negli USA. Ma le bombe di Boston sono lì a dimostrare come la diffusione delle tattiche terroristiche hanno già superato i confini nazionali e la nuova sfida sarà contrastare i piccoli gruppi di individui presenti all’interno degli USA; un compito difficile". 

 Bruce Riedel, direttore dell’Intelligence Project alla Brookings Institution – pensatoio indipendente di Washington – ha dichiarato che l’attacco di Boston rappresenta un antipasto : "Questo sarà probabilmente il volto dei futuri attacchi terroristici negli Stai Uniti" aggiungendo che "un piccolo numero di radicali che hanno vissuto e sono cresciuti in America, che si documentano su internet e che portano degli attacchi, rappresenta il peggior incubo per l’antiterrorismo". (WSJ, 20 Aprile, op cit) 

 Il Generale Franks ha indicato un evento terroristico che produca il massimo di danni quale decisivo punto di cambiamento politico. Le bombe di Boston sono un tale punto di transizione, sono uno spartiacque che contribuirà alla sospensione di un modo di governare secondo Costituzione?
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