martedì 21 maggio 2013


Il mondo nel 2030


Ignacio Ramonet 
Tradotto da  Daniela Trollio




Ogni quattro anni, con l’inizio del nuovo mandato presidenziale negli Stati Uniti, il National Intelligence Council (NIC), l’ufficio di analisi e di anticipazione geopolitica ed economica della CIA (NIC), pubblica un rapporto che diventa automaticamente un riferimento per tutte le cancellerie del mondo.



Anche se, ovviamente, si tratta di una visione molto parziale (quella di Washington), elaborata da un’agenzia (la CIA) la cui missione principale è difendere gli interessi degli Stati Uniti, il rapporto strategico del NIC presenta una indiscussa utilità perchè è il risultato della messa in comune – rivista da tutte le agenzie di intelligence USA – di studi elaborati da esperti indipendenti di varie università e di molti altri paesi (Europa, Cina, India, Africa, America Latina, mondo arabo-mussulmano, ecc.).


Il documento confidenziale che il presidente Barak Obama ha trovato sulla scrivania del suo ufficio alla Casa Bianca lo scorso 21 gennaio, quando ha iniziato il suo secondo mandato, è stato appena pubblicato col titolo Global Trends 2030. Alternative Worlds (Tendenze mondiali 2030: nuovi mondi possibili).


Cosa ci dice questo documento?




La principale constatazione è il declino dell’Occidente.

Per la prima volta dal secolo XV, i paesi occidentali stanno perdendo potere rispetto alle nuove potenze emergenti . Comincia la fase finale di un ciclo di cinque secoli di dominazione occidentale del mondo. Anche se gli Stati Uniti continueranno ad essere una delle principali potenze del pianeta, perderanno la loro egemonia economica a favore della Cina. E non eserciteranno più la loro “egemonia militare solitaria” come hanno fatto dalla fine della Guerra Fredda (1989). Andiamo verso un mondo multipolare in cui nuovi attori (Cina, India, Brasile, Russia, Sudafrica) costituiranno solidi poli continentali e disputeranno la supremaziona internazionale a Washington e ai suoi alleati storici (Giappone, Germania, Regno Unito e Francia).

Per avere un’idea dell’importanza e della rapidità del declassamento occidentale che si avvicina, è sufficiente segnalare queste cifre: la parte dei paesi occidentali nell’economia mondiale passerà dal 56% di oggi al 25% nel 2030 .. Una delle principali conseguenze è che gli Stati Uniti e i loro alleati probabilmente non disporranno più dei mezzi finanziari per assumere il ruolo di gendarmi del mondo ... Così che questo cambio strutturale (insieme alla profonda crisi economico-finanziaria attuale) riuscirà ad ottenere quello che né l’Unione Sovietica né Al Qaeda sono riusciti a ottenere: indebolire per lungo tempo l’Occidente.

Secondo questo rapporto, in Europa la crisi durerà almeno un decennio, cioè fino al 2023 ... E, sempre secondo questo documento della CIA, non è sicuro che l’Unione Europea riesca a mantenere la sua coesione. Nel frattempo viene confernata l’emergenza rappresentata dalla Cina come seconda economia mondiale, con l’aspirazione di diventare la prima. Nello stesso tempo gli altri paesi del gruppo cosiddetto BRICS (Brasile Russia, India e Sudafrica) si piazzano in seconda linea, in diretta competizione con gli antichi imperi dominanti del grupppo JAFRU (Giappone, Germania, Francia, Regno Unito).

Al terzo posto appaiono ora una serie di potenze intermediarie, con demografia in rialzo e forti tassi di crescita economica, chiamate anch’esse a diventare poli egemonici regionali e tendenti a trasformarsi in un gruppo di influenza mondiale, il CINETV (Colombia, Indonesia, Nigeria, Etiopia, Turchia, Vietnam).

Ma, da qui al 2030, nel Nuovo Sistema Internazionale, alcune delle più grandi collettività del mondo non saranno paesi ma comunità unite e legate fra sé attraverso internet e le reti sociali. Ad esempio “Facebooklandia”: più di mille milioni di utilizzatori... O “Twitterlandia”, più di 800 milioni... la cui influenza nel “gioco dei troni” della geopolitica mondiale potrà rivelarsi decisiva. 

Le strutture di potere si diluiranno grazie all’accesso universale alla rete e all’uso di nuovi strumenti digitali. Riguardo a questo il rapporto della CIA annuncia l’apparizione di tensioni tra cittadini e alcuni governi iin dinamiche che diversi sociologi definiscono ‘post-politiche’ o post-democratiche’ ... Da un lato la generalizzazione dell’accesso alla Rete e l’universalizzazione dell’uso di nuove tecnologie permetteranno alla cittadinanza di raggiungere alte quote di libertà e di sfidare i propri rappresentanti politici (come durante la primavera araba o la crisi degli ‘indignados’). Ma allo stesso tempo, secondo gli estensori del rapporto, questi stessi strumenti elettronici daranno ai governi “una capacità senza precedenti per vigilare i loro cittadini”.

“La tecnologia – aggiungono gli analisti di Global Trends 2030 – continuerà ad essere la grande livellatrice e i futuri magnati di Internet, come ad esempio Google e Facebook, possiedono intere montagne di dati e gestiscono in tempo reale molta più informazione di qualsiasi governo”.

Per questo la CIA raccomanda all’Amministrazione USA di far fronte a questa eventuale minaccia rappresentata dalle grandi corporations di Internet attivando lo Special Collection Service, un servizio di intellegence ultra/segreto – amministrato insieme dalla NSA (National Security Service) e dallo SCE (Service Cryptologic Elements) delle Forze Armate – specializzato nella captazione clandestina di informazioni di origine elettromagnetica. Il pericolo che un gruppo di imprese private controlli tutta questa massa di dati risiede, principalmente, nel fatto che potrebbe condizionare il comportamento su grande scala della popolazione mondiale e anche delle entità governative. Si teme anche che il terrorismo yihaidista venga sostituito da un cyber-terrorismo ancor più spaventoso.

La CIA prende sul serio questo nuovo tipo di minaccia, il fatto che, alla fine, il declino degli Stati Uniti non sarà stato causato da una minaccia esterna ma da una crisi interna: il crollo economico iniziato nel 2008.

Il rapporto insiste sul fatto che la geopolitica di oggi deve interessarsi dei nuovi fenomeni che non abbiano, principalmente, un carattere militare. Ma, anche se le minacce militari non sono scomparse (si veda le intimidazioni armate contro la Siria o il recente atteggiamento della Corea del Nord e il suo annuncio di un possibile uso delle armi nucleari), i pericoli principali che oggi corrono le nostre società sono di ordine non-militare: cambio climatico, conflitti economici, crimine organizzato, guerre elettroniche, esaurimento delle risorse naturali...

Su quest’ultimo aspetto, il rapporto indica che una delle risorse che più velocemente si sta esaurendo è l’acqua dolce. Nel 2030 il 60% della popolazione mondiale avrà problemi di rifornimento di acqua, dando luogo all’apparizione di “conflitti idrici” ... Riguardo alla fine degli idrocarburi invece, la CIA si mostra molto più ottimista degli ecologisti. Grazie alle nuove tecniche della ‘fratturazione idraulica’, lo sfruttamento di petrolio e gas di scisto sta raggiungendo livelli eccezionali. Gli Stati Uniti sono già autosuffcienti per quanto riguarda il gas e nel 2030 lo saranno per quanto riguarda il petrolio, il che abbassa i loro costi di produzione manifatturiera e suggerisce la ri-localizzazione delle loro industrie. Ma se gli USA – principali importatori di idrocarburi – smettono di importare petrolio, si può prevedere che i prezzi cadranno. Quali saranno allora le conseguenze per gli attuali paesi esportatori?

Nel mondo verso cui andiamo, il 60% delle persone vivrà, per la prima volta nella storia dell’umanità, nelle città. E, a conseguenza della riduzione della povertà, le classi medie saranno dominanti e si triplicheranno, passando dai 1.000 ai 3.000 milioni di persone. Questo fatto, anche se rappresenta in sé una colossale rivoluzione, porterà  conseguenze, tra altri effetti, una cambiamento generale nelle abitudini alimentari e, in particolare, un aumento del consumo di carne su scala planetaria. Il che aggraverà la crisi ambientale. Perchè si moltiplicherà l’allevamento del bestiame, dei maiali e dei polli; e questo implica una spreco di acqua (per produrre mangimi), di pascoli, di fertilizzanti e di energia. Con conseguenze negative in termini di effetto serra e riscaldamento globale....

Il rapporto della CIA informa anche che, nel 2030, gli abitanti del pianeta saranno 8.400 milioni ma l’aumento demografico finirà in tutti i continenti tranne l’Africa, con il conseguente invecchiamento generale della popolazione mondiale. Invece il legame tra l’essere umano e le tecnologie protesiche accelererà la mess a punto di nuove generazioni di robots e l’apparizione di “superuomini” capaci di prodezze fisiche e intellettuali inedite.

Poche volte si può predire il futuro. Non per questo bisogna smettere di immaginarlo in termini di prospettiva.
Prepariamoci ad agire davanti a differenti circostanze possibili, delle quali una sola si avvererà.

Anche se abbiamo già avvertito che la CIA ha il suo punto di vista soggettivo sul cammino del mondo, punto di vista condizionato dal prisma della difesa degli interessi statunitensi, il suo rapporto quadriennale non per questo non può costituire uno strumento estremamente utile.

La sua lettura ci aiuta a prendere coscienza delel rapide evoluzioni in corso, e a riflettere sulla possibilità di ognuno di noi ad intervenire e fissare la rotta.
Per costruire un futuro più giusto.




Per concessione di Centro di Iniziativa Popolare G. Tagarelli
Fonte: http://tinyurl.com/c57642rData dell'articolo originale: 01/05/2013
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9684 
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