martedì 11 giugno 2013

Gigi Sanna






Ci sono degli stupidi politici e dei sociologi della domenica che dicono che queste poesie , come tutto quello che viene esaltato della Sardegna, sono 'mitopoiesi cioè fabbriche fasulle di miti. 

No, sono il canto 'realistico' della speranza storica di un popolo che non si rassegna a morire. 

Perché vuole ancora far parte della Storia, della grande Storia dell'Umanità. 

Non a rimorchio ma con tutta la sua individualità e specificità. In nessuna regione d'Italia escono fuori questi canti del passato che vuole essere anche il presente. 

Ci sarà un motivo. 

Neppure in Etruria che pure fu annientata da Roma esiste il canto epico e il continuo incitamento ad essere se stessi e a mantenere il sentimento 'nazionale' e cioè di popolo specifico. 

Gli attestati di condivisione (qui e altrove: nei blog e in facebook) per questa poesia, al di là della efficacia di essa in quanto tale, sono una testimonianza che la mitopoiesi è un'invenzione per umiliare l'orgoglio e far perdere definitivamente ogni speranza. 

La speranza di umiliare i 'tiranni minori' ed innalzare i Giganti.


SCRITTURA NURAGICA 

L'ALFABETO NURAGICO AGGIORNAMENTO (al 2011) POCHE LE SORPRESE

http://www.gianfrancopintore.net
di Gigi Sanna

Caro Gianfranco,  ti mando, dietro richiesta di alcuni amici e di alcune persone che mi hanno sollecitato a presentarlo  (soprattutto in seguito all'annuncio della 'definizione' del codice simbolico sardo, presentato con la 'griglia di Sassari),
l'aggiornamento, con alcune brevi considerazioni, dell'alfabeto nuragico. Con la presente tabella (v. fig. 1), alcuni segni si aggiungono a quelli del 2008 (1). Sono i simboli fonetici (i significanti, pittografici e non) che sono emersi in seguito alle scoperte recenti che hanno riguardato non pochi documenti.
Te lo mando anche perché è stato definito e reso noto sia il programma sia il calendario del Terzo Corso di Epigrafia nuragica che avrà inizio in Oristano, presso la Facoltà di Scienze Religiose, il giorno 8 di Marzo. Con le tabelle di questo post i corsisti avranno modo di avere aggiornati in anticipo, con minore spreco di tempo durante le lezioni, propedeutiche e non, quei dati che sono già in loro possesso (tramite gli appunti e le dispense dei due corsi precedenti) ma che risultano, per così dire, un po' invecchiati (come del resto denuncia la stessa attività informativa di questo Blog).


tabella 1
tabella 2
Tabella 2
1. Il requisito dei segni pittografici e dei segni lineari in mix. - Come si potrà vedere la documentazione scritta sarda dell'Età del Bronzo e del I Ferro, anche con gli ultimi grafemi (v. tab. 2), non mostra sorprese rilevanti. L'alfabeto quanto a tipologia non cambia e si rafforza ulteriormente la presenza dei segni consonantici, soprattutto di quelli pittografici, già noti. E si rafforza, soprattutto, una regola o requisito del sistema generale: che a segni schematici linearidevono seguire o precedere, in misura maggiore o minore (non sembrano esserci regole per questo) dei segni pittografici. Sono tutti questi dei simboli grafici che sono già stati abbondantemente registrati nel mix cosiddettoprotocananaico anche se - ripetiamo ancora per l'ennesima volta - i documenti sardi si dimostrano oggi di gran lunga più numerosi. Tanto da essere questi ultimi ormai ad illuminare un certo tipo di scrittura che per ora, a quanto sembra, non ha riscontri, per rinvenimento, se non nella Siria Palestina, nell'Egitto (2) e in Sardegna .
2. Il sistema in mix protocananaico - ugaritico - Un notevole contributo circa l'accrescimento della conoscenza sulla scrittura nuragica hanno fornito i dati del coccio di Sa Serra 'e sa Fruca di Mogoro (fig. 2), frammento di ceramica di un recipiente cultuale già esaminato ed identificato (sia pur parzialmente)  più di trenta anni fa, quanto a tipologia di scrittura, dal prof. Giovanni Pettinato (3). Coccio questo che, tra l'altro, ha confermato i dati di tutte e quattro le tavolette bronzee di Tzricotu di Cabras (4) . Cioè quello del mix non solo di segni protocananaici misti a segni più arcaici di tipologia protosinaitica, ma anche di chiari segni di tipologia ugaritica misti agli altri due (v. ancora fig. 2). I segni ugaritici di Sa Serra 'e sa fruca sono solo tre (un gimel, un lamed e verosimilmente un yod) ma si aggiungono ai non pochi dei documenti di Tzricotu di Cabras  e  Pirosu Su Benatzu (5) che sono, come si sa, complessivamente  in numero di 46 (6), per un totale di 11 segni dell' intero alfabeto (v. tab. 3)

tab 3
Tab. 3                                                                          Fig. 1
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3. Le lettere più ricorrenti nel codice - Tutte i segni del codice semitico siro - palestinese a 22 lettere, come si vede (tabb. 1 e 2), sono presenti anche nel codice  sardo di ispirazione semitica. Ma quelli  più ricorrenti in esso, come si può facilmente notare, sono il 'aleph, il beth, ilhē il yod, il lamed, il nun, il resh e lo šin. Dato questo che non deve per nulla sorprendere in quanto le suddette consonanti entrano a far parte delle sequenze del lessico formulare più frequente della 'letteratura' religiosa' dei Sardi dell'età del Bronzo finale e del I Ferro: quello studiato e messo in essere dagli scribi sacerdoti  nuragici (7) in omaggio alla divinità 'El Yh.
Essendo pertanto le voci  più ricorrenti del 'nuragico' quelle di NR /NL (luce), 'AB (padre), S'AN (santo), YH/YHH/ YHW/YHWH (il nome del Dio), 'EL/IL/ILI (altro nome del Dio), 'AK (il nome del toro), il sistema registrerà ovviamente i segni (rigorosamente di tipologia semitica) corrispondenti ai suoni consonantici di quelle parole.  E non crediamo che da qui in avanti  il  rapporto di quantità possa cambiare di molto, per quanto si sia notato, nella lettura degli ultimi ed ultimissimi documenti (8), un lessico più vario e in grado di fornire più notizie sulla particolare lingua religiosa usata dagli scribi isolani. D'altro canto già i primi 17 documenti si erano mostrati  assai indicativi circa la maggiore o minore presenza di certi segni rispetto agli altri (9).

4.  Sulla tipologia e sull'orientamento delle lettere del codice protocananaico sardo - Gli ultimi documenti tendono a confermare, definitivamente, che le lettere alfabetiche del codice  nuragico, come si può vedere dalle tabelle 1 - 2 - 3 - 4 e 5, variano per tipologia e per orientamento. Si osservi ad esempio come la lettera 'nun', il pittogramma a 'serpentello', si modifichi a seconda del gusto dello scriba, comparendo ora semplice, con due spire, ora complesso,  con tre  e anche con  quattro spire.
tab 4tab 5
Tabella 4Tabella 5
Il gusto della 'variatio', ovvero della facoltà  di disegnare, mutando a proprio piacimento il significante pittografico che esprime per acrofonia la nasale, risulta chiaro laddove (come ad es. nel caso di Tzricotu di Cabras, di Pallosu di San Vero Milis, di Pitzinnu di Abbasanta e di  Alvu di Pozzomaggiore)  il serpentello, ricorrendo più volte la consonante nella sequenza lessicale, viene tracciato in modi differenti.  Ma ciò è dovuto anche e soprattutto  al fatto che lo scriba deve ottemperare ad uno dei requisiti della scrittura nuragica(10) che è quello di inserire nel testo sia segni pittografici sia lineari schematici.Cioè  simboli in mix. Solo quando il segno si schematizza, come nel caso della Stele di Nora, dove la lettera è ormai di tipologia fissa o standard (cosiddetta 'fenicia'), viene a cessare non solo la libertà della doppia o tripla o quadrupla spira ma anche la libertà dell'orientamento della lettera, con l'ipotetica testa dell'animale posta sulla sinistra e non sulla destra, come talvolta è nel segno pittografico.
Stessa cosa si può dire dell' 'aleph che registra ugualmente una notevolissima libertà di orientamento e di disegno che però vengono a cessare entrambi con i documenti più recenti (X-IX secolo a.C.).  Documenti questi, come il ciondolo di Allai, il coccio di Orani e di nuovo la Stele di Nora, che tendono ad espungere, talvolta sistematicamente, il pittografico; persino quando le lettere mostrano non (solo) un valore consonantico ma chiaramente logografico e cioè quello stesso dell'animale da cui parte l' acrofonia.  Aspetto questo che, se non si tiene ben presente la 'potenzialità' e 'virtualità' dei segni  della scrittura nuragica a rebus (che prosegue, teste la documentazione, anche nei secoli successivi al Mille), rende difficilissima l'interpretazione e la traduzione del documento.

Per esempio nel ciondolo di Allai (fig. 2) il nome 'abd (servo) non deve essere letto, come sembrerebbe a prima vista, comprendendo anche l''aleph finale: perché quest'ultimo ha valore logografico, come suggeriscono gli altri due 'tori' disegnati cripticamente nel ciondolo (11). Quindi non 'abd'a ma 'abd + 'aleph (o 'ak): servo del toro. 'Toro' che nella lettura complessiva va ripetuto tre volte in quanto il 'tre' è il surrogato  numerico del nome della divinità taurina (yh).
fig 3fig 3 bfig 4fig 4 b
Piombetto di Sant'AntiocoNuraghetto di Uras
Si deve aggiungere però che la lettera 'aleph,anche quando diviene del tutto schematica, tende a preservare nel tempo una sua maggiore possibilità di orientamento. Si veda ad es. il piombetto sigillo di S. Antioco (12), documento del VIII -VII secolo a.C., nella faccia B, con la protome taurina schematica capovolta di 180 gradi (v. fig . 3)





5. Le lettere del codice cosiddetto 'pseudogeroglifico di Biblo'. - Non mancano neanche nuove acquisizioni circa il codice  di Biblo (13) che, come sappiamo, ha in Sardegna i suoi più significativi documenti nei sigilli cerimoniali di Tzricotu (14) e nel cosiddetto 'nuraghetto' sigillo di Uras (fig. 4) rinvenuto nel lontano 1957 all'interno di una tomba di Giganti (15). Il documento recente che sembra più registrarlo è la pietra del Nuraghe Pitzinnu di Abbasanta  (v. fig. 5 e la tabella 6). Ma recentissimamente è stato scoperta una scritta, in agro di Domusnovas (fig. 6), di cui in seguito si parlerà, che presenta quattro segni dei quali uno sicuramente dell'alfabeto sillabico (?) gublitico (16).
fig 5afig 5 b
Figura 5
Fig 6
Fig.6.  Il segno 'gublitico 'a palizzata' della pietra di Domusnovas





Note e riferimenti bibliografici

  1. G. Sanna 2009, La Stele di Nora. Il Dio il Dono il Santo. The God, the Gift, the Saint (trad. di Aba Losi), 2.p. 70, tab. 3. idem 2010, All'inizio l'alfabeto nuragico era solo pittografico. Poi.. ; inhttp://gianfrancopintore. blogspot. com (4 marzo 2009); idem, Ecco l'alfabeto nuragico nell'albero della scrittura; in http:// gianfrancopintore. blog. spot. com  (24 Aprile).
  2. B. Sass 1988, The Genesis of the Alphabet and its Development in the Second Millennium B.C. Wiesbaden, pp. 144 -156;  M.G. Amadasi 1998, Sulla formazione e la diffusione dell' alfabeto; in Scritture Mediterranee tra il IX ed il VII secolo a.C. Atti del Seminario (a cura di G. Bagnasco Gianni e Federica Cordano) 23.24 febbraio, pp. 38 -39; E. Attardo 2007, Utilità della paleografia per lo studio,la classificazione e la trascrizione semitiche in scrittura lineare. Parte IScritture del II Millennio a.C.; in Litterae Caelestes. Center for Medieval and Reinassance Studies UC Los Angeles; eScholarship, University of California,  pp. 169 - 180.
  3. G. Sanna 2010, Mettiamo che non sia una simulazione. E non lo è; in http://gianfrancopintore.blog spot. com (15 marzo);  idem 2011, Yhwh e la scrittura nuragica: il 'log' e il recipiente biblico del rito dei Leviti per la purificazione; in http://gianfrancopintore.blogspot. com (25 novembre).
  4. G. Sanna 2004, Sardōa grammata'ag 'ab sa'an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico. S'Alvure ed.Oristano, passim. In part. 4. pp. 85 - 179, tabb. 3 - 4 -5 - 6 -7 - 8 - 9 - 10 -11 - 12 -13 - 14 -15 - 16 -17 - 18 - 19 - 20 -21 - 22 -23 - 25 -26.
  5. G. Sanna 2004, cit. 11. 1 pp. 416 - 417 e 6.7 pp. 272 - 275.
  6. Naturalmente in questo computo vanno i 36 cunei complessivi (9x4) notanti la lettera 'gimel' di tutte e quattro le tavolette di Tzricotu.
  7. Per la presenza di essi e per l'ipotesi riguardante il centro di irradiazione della scrittura nell'Isola, v. recentemente G. Sanna 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura; inhttp://gianfrancopintore.blogspot.com  (9 Novembre).
  8. G. Sanna 2011, cit.
  9. G. Sanna 2004, cit. 11. pp. 480 -81 tab. 23.
  10. G. Sanna 2011, cit.
  11. G. Sanna, 2009, cit. 2.2 pp. 61 – 65.
  12. L'oggetto epigrafico si trova attualmente esposto ( Museo Nazionale di Cagliari) nella saletta della mostra 'Parole di Segni' organizzato dalla Sovrintendenza di Cagliari. Esposto male dai curatori della mostra (del reperto, con sconcerto dei visitatori, viene riportata una faccia sola e non tutte e due, essendo l'oggetto opistografo o a doppia faccia scritta), viene letto ancora peggio. Essi infatti riprendono e ripetono pedissequamente una vecchia ipotesi di interpretazione ('interpretazione' si badi e non traduzione!) del Barreca  e cioè ' quanto è vero Ba'al Addir!;  interpretazione, come si sa,  senza fondamento alcuno, per altro respinta subito dall' Amadasi Guzzo (cf. M. G. Amadasi Guzzo 1967, Le iscrizioni fenicie e puniche delle colonie in Occidente, Istituto di Studi del Vicino Oriente, Università di Roma 1967 pp. 123 -124, tav. XLVIII, 41 A e 41 B). Affidandosi esclusivamente all'autorità dello studioso, gli archeologi  responsabili  della mostra non hanno studiato personalmente l'oggetto e  badato neanche essi alla chiara natura funzionale dell'oggetto, che è un sigillo. Come tale esso va letto con le lettere riportate al contrario. Queste  offrono, in entrambe le facce, la stessa  voce 'BR'ASON', il nome cioè di uno scriba o di un capo nuragico del IX -VIII secolo a.C. Quindi nella mostra 'fenicia' curata dalla Sovrintendenza quel sigillo (così come  la Stele di Nora ed altro ancora) non ci sta a fare proprio niente. Non fosse per altro perché il cosiddetto 'fenicio' non usa mai, com'è universalmente noto, le lettere 'agglutinate'. E' il sardo - protocananaico tardo che invece le usa, anche quando quest'ultimo viene, quasi  dappertutto,  sostituito dai caratteri 'fenici' standard (G. Sanna 2004, cit. 6.16. pp. 322 - 328).
  13. M. Dunand, Byblia grammata. Documents et recherches sur le developpement de l'ecritur en Phenicie, Beyrouth 1945;  G. M. Mendenhall, The syllabic Inscriptions from Byblos, American University of Beirut 1985; Sznycer M., Les inscriptions 'pseudo-hieroglyfiques' de Byblos; in E. Acquaro -F. Mazza- S. Ribichini - G. Scandone - P. Xella (a cura di). Biblo. Una città e la sua cultura, CNR Roma 1994, pp. 167 - 178.
  14. G. Sanna 2004, cit. 4. pp. 85 - 179.
  15. G. Sanna 2004, cit,.4, pp. 250 - 255.
  16. 'Segno 'a palizzata' o 'a recinto' (Dunand 1945, cit. fig. 36, Batiments: 6) ritenuto un 'ha -yi -tu (het) dal Mendenhall (1985, cit. 4. p. 19).
Avvertiamo che in questo breve articolo sull'alfabeto e sui segni  non si tratterà ancora di una vera e propria novità nel campo dell'epigrafia (nuragica e non) riguardante alcuni documenti in geroglifico egiziano (soprattutto scarabei) rinvenuti in Sardegna e i loro rapporti con la scrittura nuragica in cosiddetto 'protocananaico' e in cosiddetto 'fenicio' (v. di recente sull'argomento gli interrogativi in A. Losi:Un'oca, il re adorante, la barca, la penna: nel nome del dio nascostohttp://gianfrancopintore.blogspot.com (30 01 2012)

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