giovedì 27 giugno 2013

Sembra di essere tornati ai bei tempi di inizio estate 2011, quando all’improvviso agenzie di rating, case di investimento, analisti e carta straccia angloamericana, si misero di impegno per seminare il panico in Europa attaccando l’anello debole Italia, mentre i politici praticavano il bunga bunga e sotto l’ombrellone sorseggiavano lo spread con un fettina di limone.
Un coacervo di psicopatici cocainomani che ha deciso di riprovarci nuovamente aiutati dalla stampa italiana che tutto amplifica, tutto asseconda, grazie ad un manipolo di giornalisti dilettanti allo sbaraglio, che mai una sola volta sono stati in grado di fare le pulci in un articolo qualunque in casa altrui a cominciare dalla Germania.
Abbiamo appena finito di leggere il rapporto riservatissimo di qualche analista frustrato che vive a Londra, affascinante coincidenza, ed ecco che all’improvviso con il solito tempismo mirabolante esce sul Financial Times la notizia di potenziali 8 miliardi di perdite sui derivati da parte dello stato italiano.

Italy faces restructured derivatives hit - FT.com

Si sono persino presi la briga di farvi lo schemino…
Piccola premessa. Perchè la notizia non è uscita prima ad esempio quando spread e titoli italiani viaggiavano ai minimi dall’introduzione dell’Euro, c’è forse il bisogno di ribadire più Europa o chissà dire agli italiani che serve aumentare l’IVA per racimolare i soldini per saldare i conti con le banche che hanno aiutato l’Italia ad entrare nell’Euro?
ROMA - Nei conti pubblici italiani c’è una perdita potenziale da almeno otto miliardi di euro. E’ relativa a derivati accesi negli anni Novanta, anche per consentire al nostro Paese di entrare da subito nell’euro, e rinegoziati nel 2012. I dati sono frutto di analisi e rielaborazioni di esperti del settore sulla base del documento che il ministero fornisce con cadenza semestrale alla Corte dei Conti. Repubblica ha potuto consultare quel documento di 29 pagine, di cui oggi dà notizia anche il Financial Times.
Secondo una fonte governativa, la magistratura contabile ha letto con preoccupazione i numeri – ufficiali ma non pubblici – ricevuti a inizio 2013 e in aprile ha inviato la Guardia di Finanza al dicastero in cerca dei contratti di stipula di quei derivati. Ma finora non li ha ottenuti.
Non che sia una novità per noi di Icebergfinanza il giochino che tutti gli stati fanno con i derivati, ne abbiamo già parlato in …

Italia 160 miliardi di derivati: Monti e la leggenda del pirata Morgan Stanley… ma qualcosa non quadra, qui c’è sotto puzza di bruciato!

La coincidenza invece è che … Alla richiesta di maggiori dettagli avanzata daRepubblica, il Tesoro non ha rilasciato alcun commento. No comment anche dalla Corte dei Conti e dalla Banca centrale europea presieduta da Mario Draghi, che fu direttore generale del ministero tra il 1991 e il 2001, quando molti di quei contratti furono stipulati. Repubblica
… Mario Draghi, che fu direttore generale del ministero tra il 1991 e il 2001, quando molti di quei contratti furono stipulati…Mario Draghi, che fu direttore generale del ministero tra il 1991 e il 2001, quando molti di quei contratti furono stipulati…Mario Draghi, che fu direttore generale del ministero tra il 1991 e il 2001, quando molti di quei contratti furono stipulati…
Che si tratti di Italia o MPS, la morale è sempre quella fai merenda con …Mariella!
Sarà nuovo panico…chissà! Quello che è certo è che loro hanno bisogno dei Vostri soldi, prima i soldi dei contribuenti e poi chissà anche quelli dei depositanti, ma hanno bisogno del panico, del terrore, per costringervi ad accettare l’amara realtà.
Se non riuscite a comprenderlo loro ve lo dicono esplicitamente, vi indicano la strada maestra…
 ” Oggi, è “l’idea d’uno Stato dove i poteri legislativo, esecutivo, giudiziario appartengano a organi diversi e siamo tutti eguali davanti alla legge” a esser malvista dalla parte dominante nel XXI secolo. Soprattutto, sono malviste le Costituzioni nate dalla Resistenza. Specie quelle del Sud Europa: in Italia, Grecia, Spagna, Portogallo.
Nessuno Stato lo proclamerebbe a voce alta. Ma lo dice con grande sicurezza, perché fiuta larghi consensi, una delle più potenti banche d’affari del mondo, JPMorgan, in un rapporto sulla crisi dell’euro pubblicato il 28 maggio. È un testo da leggere, perché in quelle righe soffia lo Spirito del Tempo. Il proposito di chi l’ha redatto è narrare la crisi (narrazione è termine ricorrente) e la morale è chiara: se l’Europa patisce recessioni senza tregua, significa che le sue radici sono marce, e vanno divelte. (…)  Anche JPMorgan è accusata dal Senato Usa di speculazioni fraudolente, ma che importa. 
La radice europea è il delicato equilibrio tra poteri fissato nelle Carte postbelliche. È il bene pubblico e l’uguaglianza. C’è un problema di retaggio, pontifica il rapporto: un’eredità di cui urge sbarazzarsi, in un’Unione dei rischi condivisi. Troppi diritti, troppe proteste. Troppe elezioni, foriere di populismi (è il nome dato alle proteste). All’inizio si pensò che il male fosse economico. Era politico invece: altro che colpa dei mercati. Unico grande colpevole: “Il sistema politico nelle periferie Sud, definito dalle esperienze dittatoriali” e da Costituzioni colme di diritti fabbricate da forze socialiste.
Ecco lo scatto che compie la storia: una crisi generata dall’asservimento della politica a poteri finanziari senza legge viene ri-raccontata come crisi di democrazie appesantite dai diritti sociali e civili. Senza pudore, JPMorgan sale sul pulpito e riscrive le biografie, compresa la propria, consigliando alle democrazie di darsi come bussola non più Magne Carte, ma statuti bancari e duci forti.
Le patologie europee sono così elencate: “Esecutivi deboli; Stati centrali deboli verso le regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso sfocianti in clientelismo; diritto di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo”. Di qui i successi solo parziali, in Sud Europa, nell’attuare l’austerità: “Abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle Costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”. 
In tempi più lontani si suggeriva di correggere la democrazia “osando più democrazia”: lo disse Willy Brandt. Non così quando la Cina vince senza democrazia. E non s’illuda chi vuol rafforzare i diritti riversandoli in una Costituzione europea. Se il guaio è l’eredità, il testamento svanisce e i padri costituenti vanno uccisi: non ovunque magari – Berlino sta rafforzando il suo Parlamento e la Corte costituzionale  -  ma di certo nei paesi indebitati, dove guarda caso la Resistenza fu popolare e vasta.
Il rapporto di JPMorgan è uscito prima che, la notte dell’11 giugno, venisse chiusa l’Ert, equivalente greca della Rai, aprendo una falla nelle torbide larghe intese di Samaras. Di sicuro il colpo di mano sarebbe stato applaudito: anche l’informazione non-commerciale è costoso bene pubblico di cui disfarsi. La trojka (Commissione europea, Bce, Fondo Monetario) ha ottenuto molto, concludono i sei economisti autori del rapporto. Ma il mutamento cruciale, delle istituzioni politiche, “neanche è cominciato”. “Il test chiave sarà l’Italia: il governo ha l’opportunità concreta di iniziare significative riforme”.
Alla luce di rapporti simili si capisce meglio la smania italiana, o greca, di nuove Costituzioni; e l’allergia diffusa alle sue regole fondanti, che vietano l’uomo solo al comando, l’ampliarsi delle disuguaglianze, la svendita delle utilità pubbliche. L’economista Varoufakis s’allarma: “Murdoch e simili saranno in estasi: l’Ert smantellato diverrà un modello per privatizzare la Bbc, o l’Abc in Australia, o la Cbc in Canada”. O la Rai. Si capisce infine la trepidazione di costituzionalisti come Gustavo Zagrebelsky: ferree leggi dell’oligarchia imporranno una riscrittura delle Costituzioni che svuoterà Parlamenti e democraziaRepubblica.it
Chi ha orecchie per intendere questo non è più il tempo della democrazia, loro stanno dominando, contrallano tutto, soprattutto i burattini politici che si preparano all’ennesimo inutile summit…
BRUXELLES – Il vertice europeo che deve dare risposte all’emergenza occupazione potrebbe essere un esercizio di retorica. Rischia di saltare tutto, a cominciare dai 6 miliardi della garanzia per i giovani. L’accordo sul bilancio pluriennale dell’Ue tra Consiglio e Parlamento che una settimana fa era stato dato per ”finalizzato” dai capi negoziatori delle due istituzioni, in realta’ non c’e’. I gruppi parlamentari riuniti dal presidente Martin Schulz hanno detto ‘no’ ad una proposta che non tiene conto delle richieste fatte gia’ quattro mesi e mezzo fa, all’indomani del vertice-maratona dell’8 febbraio in cui i leader europei vararono il bilancio 2014-2020 con gli oltre 100 miliardi di tagli chiesti da Cameron. Ansa
Nel frattempo gli inutili idioti che siedono nel Parlamento italiano hanno dato il via libera all’applicazione unilaterale della Tobin Tax come pure del Fiscal Compact mentre gli altri tergiversano e ora addirittura rinviano … Ue divisa su tutto, la Tobin Tax europea slitta di almeno sei mesi
Non mi resta che ribadire la mia risposta a molti di Voi in questi anni, quando mi è stato chiesto se mai arriverà una guerra al termine di questa crisi. La guerra è già, qui tra noi, subdola, silenzio, sporca e lacerante, questa è la terza guerra mondiale!
Nel frattempo per il fine settimana Machiavelli dovrebbe aver elaborato tutto quello che è accaduto in questi ultimi mesi e produrre il nuovo manoscritto …. “Machiavelli, …punto mio libera tutti!” 



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