venerdì 7 giugno 2013

A Portoscuso non si può fare il vino, frutta e verdura vietate ai neonati.
L'allarme, finora rimasto inascoltato, del Gruppo di intervento giuridico

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I periodici allarmi sui danni causati all'ambiente e alla salute dall'inquinamento industriale e minerario, ancor più da quello sedimentato e ormai dimenticato da decenni, non hanno fin qui sortito adeguate reazioni da parte delle istituzioni pubbliche. Non solo per quel che riguarda gli interventi diretti ma anche e soprattutto per l'assenza di un richiamo stringente agli “inquinatori”, affinché ripristinassero lo stato dei luoghi e rimuovessero l'origine dell'allarme.

L'ALLARME 
Eppure le prese di posizione e gli studi non mancano. Nel gennaio 2012, come ha ricordato nei giorni scorsi Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico, la Asl di Carbonia mise nero su bianco un allarme che si fondava su dati forniti dall'Istituto superiore di sanità e dal ministero dell'Ambiente: «Si ritiene necessario informare la popolazione di Portoscuso di fare in modo di differenziare la provenienza dei prodotti ortofrutticoli da consumare per la fascia di età dei bambini compresa dalla nascita ai tre anni. Occorre perciò fare in modo che in questa fascia d'età non siano consumati esclusivamente prodotti ortofrutticoli provenienti dai terreni ubicati nel comune di Portoscuso». Tutto nacque da uno studio condotto tra il 2010 e il 2011, quando i tecnici dell'Istituto superiore di sanità raccolsero campioni di tutto quel che si coltiva tra Portoscuso e Paringianu, nell'ambito di un'indagine sul rischio sanitario dei terreni.

FRUTTA E VERDURA 
Perché è necessario differenziare il consumo di frutta e prodotti dell'orto locali nei bambini più piccoli? Il rischio è sempre quello legato alla presenza di metalli pesanti nel suolo e alla conseguente piombemia (accumulo anomalo di piombo nel sangue). Nei primissimi mesi di vita, secondo quanto riferito allora dai medici, l'organismo assorbe più facilmente eventuali sostanze ed è certamente più sensibile. Nei bambini l'avvelenamento cronico da piombo può causare ritardo mentale, con disordini convulsivi, disturbi comportamentali con aggressività e regressione dello sviluppo. La sintomatologia può regredire spontaneamente se s'interrompe l'esposizione al metallo, ma se il danno avviene negli anni in cui i bambini sono maggiormente ricettivi nessuna interruzione all'esposizione dall'avvelenamento potrà mai far recuperare loro un deficit che si porteranno appresso tutta la vita.
Come ha ricordato sempre Deliperi, in precedenza (nel 2008) già l'università di Cagliari (il dipartimento di sanità pubblica, nella sezione medicina del lavoro) nel corso di una ricerca affermò l'esistenza di deficit cognitivi in un campione di bambini di Portoscuso, dovuto a valori di piombo nel sangue superiori a dieci milligrammi per decilitro.

NIENTE VINO
 Sempre nel 2008 un'indagine realizzata dall'agenzia Arpas rivelò che l'uva coltivata a Portoscuso e Paringianu conteneva tracce di metalli pesanti ben oltre i limiti previsti per i cibi commestibili. I risultati, che arrivarono dopo circa tre mesi di indagine, fecero piombare nello sconforto i viticoltori di quei centri, cha da diverse stagioni agrarie si vedono privati della possibilità di raccogliere i frutti del loro lavoro. Già da anni i sindaci di Portoscuso sono obbligati a emettere ordinanze che vietano la vinificazione dell'uva e ne dispongono il conferimento alla cantina sociale di Sant'Antioco, unico ente abilitato nel territorio a ricevere il prodotto non commerciabile. (a. mur.)
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