venerdì 12 luglio 2013

LO SCANDALO DELLE INTERCETTAZIONI E LE PROSPETTIVE DI UNA NATO "ECONOMICA"



DI VALENTIN KATASONOV
















http://www.strategic-culture.org

La zona di libero commercio Stati Uniti/Europa, destinata a promuovere l’integrazione economica, è ora al centro dell’attenzione mediatica mondiale. Per descrivere il progetto viene utilizzato un termine molto accattivante: “NATO Economica”. La questione risale al 2011 e negli ultimi sei mesi ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo. Lo scorso Febbraio, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e Josè Manuel Durão Barroso, attuale Presidente della Commissione Europea, hanno espresso la loro disponibilità a dare il via al dibattito sul progetto. Durante il G8 di giugno scorso in Irlanda è stata fissata la data d’inizio dei dibattiti: l’8 Luglio del 2013.

Liberarsi dei dazi doganali ed altre limitazioni può seriamente dare un notevole impulso allo sviluppo economico dell’America del Nord e dell’Europa. E’ vero, già ora i dazi sono molto contenuti, non superano il 5/7% in media. Ma il volume d’affari annuale del cargo marittimo raggiunge quasi il mezzo trilione di euro; quindi il gettito doganale sugli scambi va misurato in milioni e milioni di euro. Esempio: nel 2010 le società chimiche europee hanno versato agli Stati Uniti dazi doganali per circa 700 milioni di euro. Lo stesso vale per le società chimiche statunitensi: hanno pagato all’Europa quasi un miliardo di euro di dazi. 

L’integrazione transatlantica ha delle implicazioni economiche. Le previsioni americane ed europee di PIL, crescita delle esportazioni e dell’occupazione e riduzione del deficit commerciale, sono molto differenti tra loro. 

Spesso si fa riferimento alle cifre fornite dal Primo Ministro Inglese Cameron, che recentemente ha detto che nel giro di pochi anni l’accordo sul libero scambio farà aumentare il PIL europeo di 100 miliardi di sterline (circa 157 miliardi di dollari americani), quello statunitense di 80 miliardi di sterline e il PIL del resto del mondo di 85 miliardi di sterline. 

Secondo la Camera di Commercio statunitense, liberarsi una volta per tutte dei dazi transatlantici avrà come effetto un incremento del volume d’affari degli scambi commerciali di oltre 120 miliardi di dollari entro cinque anni. Il capo della Commissione Europea, Barroso, ha affermato che l’accordo darà un grosso impulso al PIL dell’Unione Europea di mezzo punto percentuale. Secondo lui il reddito sarà misurato in miliardi di euro e verranno creati molti nuovi posti di lavoro: decine e decine di migliaia di cittadini europei troveranno nuove occupazioni. 

Ovviamente, non si tratta solo di economia. L’accordo sul libero scambio, più in generale, allevierà la piaga della civiltà occidentale “pressata” dai paesi al di fuori della zona del “miliardo d’oro”, primo fra tutti la Cina, poi i BRICS (1) ed altri paesi in via di sviluppo. Agli europei questo importa poco, ma per gli USA si tratta di una questione di importanza vitale. Più di una volta Barack Obama ha ribadito che l’accordo tra Stati Uniti e l’Europa non solo assicurerà alle società americane accesso illimitato al mercato europeo, incrementerà le esportazioni e l’occupazione e avrà effetti positivi sul deficit di bilancio, ma cambierà anche i rapporti strategici tra gli Stati Uniti e l’Asia. Ed è proprio su questo ultimo punto che Washington tenta di celare il vero scopo dell’integrazione commerciale transatlantica. 

Zona di libero scambio USA/Europa: pro e contro 

Ecco qui riassunte le opinioni espresse al riguardo da politici, uomini d’affari ed esperti in materia. 

Primo: ci sono scettici da entrambi i versanti dell’Atlantico. Non dicono che non ci saranno effetti positivi per le economie americane ed europee, ma insistono nel dire che le previsioni di aumento degli scambi commerciali, PIL e occupazione sono esagerate. Anche se tali previsioni si rivelassero esatte e oltre ogni dubbio, la crescita attesa non sarebbe comunque sufficiente a tirar fuori l’economia del “miliardo d’oro” dalla crisi in cui ristagna. 

Secondo: ci sono degli europei che temono che con l’avvento dell’accordo di libero scambio transatlantico il “Grande Fratello” si rafforzerà ulteriormente. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Washington ha usato gli strumenti della NATO per assumere il controllo delle politiche militari e delle forze armate dell’Europa occidentale. L’accordo di libero scambio transatlantico è visto come una versione “economica” della NATO, che finirà con il destituire l’Europa di ogni sua sovranità. Molti politici europei pensano che questo sia il momento sbagliato per avviare i colloqui con gli Stati Uniti sull’argomento. L’Unione Europea sta attraversando una profonda crisi (2) (di debito, di bilancio e dell’economia), cosa che dà maggior peso contrattuale agli Stati Uniti al tavolo di discussione. 

Altri canali d’informazione minimizzano, sostenendo che le parti dovranno soltanto trovare un accordo sull’eliminazione di tutti i dazi doganali e consentendo la libera circolazione di beni e servizi nello spazio economico transatlantico. Ma ci sono anche altri strumenti oltre ai dazi che proteggono i mercati e gli esportatori, ad esempio gli standard ambientali, le sovvenzioni, le tasse (agevolazioni e esenzioni dal pagamento dei dazi), le condizioni di accesso ai prestiti, ecc.
Le posizioni di alcuni attori del mercato mondiale sono determinate dalle loro prerogative di emissione di denaro, con le banche centrali che agiscono come centri di emissione. Nel caso della NATO Economica, Washington prenderà subito il controllo, grazie ai vantaggi che gli derivano dal sistema della Federal Reserve. Per quanto deboli siano alcuni suoi punti, sarà sempre più forte della BCE. I mezzi d’informazione del vecchio mondo spesso presagiscono che un giorno, nel futuro, l’industria cinematografica europea sarà completamente fagocitata da Hollywood. Anche i difensori dei diritti dei consumatori e gli ecologisti sono alquanto scettici. Yannick Jadot, un europarlamentare, Gruppo dei Verdi / Alleanza Europea Libera, presagisce l’invasione dei prodotti statunitensi in Europa e inorridisce al pensiero di cibi geneticamene modificati, carni agli ormoni e al cloro sui banchi dei supermercati. C’è un grosso divario tra gli standard di sicurezza dei prodotti americani e quelli europei, basati su criteri molto differenti. 

Terzo: i paesi che verranno tagliati fuori della zona di libero scambio transatlantico esprimono forti preoccupazioni. Nel caso in cui tale progetto venisse portato a compimento, l’area interessata coprirà quasi il 50% del PIL mondiale (Messico e Canada ne faranno parte, essendo membri del NAFTA - North American Free Trade Agreement). Esiste una forte possibilità che l’Australia e la Nuova Zelanda entreranno a far parte di questa alleanza integrata. A quel punto il “miliardo d’oro” consoliderà commerci ed economie al suo interno, danneggiando inevitabilmente il progresso economico dei paesi esterni, come la Cina, i BRICS ed il Giappone. 

La bagarre delle intercettazioni 

Non appena è stata fissata all’8 luglio 2013 la data di inizio dei colloqui tra USA ed Europa sulla zona di libero scambio, è scoppiato lo scandalo causato dalle rivelazioni di Edward Snowden su alcuni servizi speciali dedicati ad attività di spionaggio. E l’Europa era proprio il bersaglio principale di queste attività. Sul primo, Washington ha affermato che le attività di intercettazione e di controllo dei messaggi internet erano limitate a personaggi stranieri ad alto profilo, e il solo scopo era quello di prevenire azioni terroristiche. Poi si è venuto a sapere che anche personaggi dell’Unione Europea e di Paesi Membri dell’Unione fossero oggetto di intercettazione “a scopo di prevenzione anti-terroristica”. 

Sotto osservazione 38 tra ambasciate e missioni, considerate dagli USA come bersagli, compreso il quartier generale dell’Unione Europea a Bruxelles; Francia e Germania (3) gli obbiettivi principali: ogni giorni venivano monitorate due milioni di telefonate di persone francesi e quindici milioni di persone tedesche. Berlino e Parigi hanno già preteso spiegazioni da Washington. Il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz ha affermato che, nel caso tali sospetti saranno confermati, i rapporti bilaterali USA/Europa ne usciranno seriamente danneggiati. Il Commissario dell’Unione Europea per la Giustizia, Viviane Reding, ha detto che l’accordo di libero scambio è a rischio. E ha detto: “dei buoni partner non si spiano l’uno con l’altro”.

Spiare gli alleati… è routine 

Niente di nuovo sotto il sole. Lo scandalo delle intercettazioni in corso è solo un’illustrazione di quello che da tempo era già routine nel mondo “civile”. Basta ricordare ECHELON, la raccolta di segnali intelligenti (SIGINT) e il sistema analisi della rete. Fu sviluppato in seguito ad un accordo segreto concluso tra le intelligence degli USA, Gran Bretagna, Australia, Canada e Nuova Zelanda. ECHELON era in grado di intercettare e controllare il contenuto di telefonate, fax, email ed altri traffici di dati, “spiando” gli strumenti di comunicazione quali trasmissioni satellitari, reti telefoniche pubbliche (che prima trasportavano la gran parte del traffico internet) e collegamenti a micro-onde. 

Era in grado di intercettare fino a 100 milioni di messaggi ogni mese. L’idea di raggiungere un accordo con altri stati e lo sviluppo del sistema, furono iniziati dalla NSA, Agenzia statunitense per la sicurezza nazionale. Gli elementi della rete sono sparsi in tutto il mondo – tra basi militari statunitensi in Germania, le installazioni in Gran Bretagna, nel Pacifico e ad Hong Kong. L’elaborazione dei dati si basa su parole chiave. Vengono utilizzati programmi avanzati di riconoscimento vocale e ottico (OCR) per individuare parole o frasi chiave (chiamate “Dizionario Echelon”) che avrebbero allertato i computer nel segnalare i messaggi per la registrazione o la trascrizione, per le analisi successive. Se s’ inserisce la parola “microprocessore”, ad esempio, il sistema inizia a cercare il termine in tutte le telefonate, messaggi, fax e messaggi elettronici intercettati. L’unica cosa che restava da fare era di capire chi e perchè aveva utilizzato quel termine e chi era il suo interlocutore. 

Secondo esperti occidentali indipendenti, più dell’80% delle intercettazioni sono utilizzate per spionaggio industriale. Echelon è un sistema di spionaggio mondiale. Non favorisce tanto gli interessi del “miliardo d’oro”, ma piuttosto quelli della comunità anglo-sassone, che considera tutti gli europei, tranne i britannici, come rivali da tenere sotto osservazione. Faccio solo un esempio: nel 1995 trapelò la notizia che la National Security Agency utilizzasse ECHELON per intercettare tutti i fax e le telefonate tra il Consorzio AIRBUS e la compagnia aerea nazionale saudita. Si seppe così che AIRBUS pagava laute mazzette ai sauditi per convincerli a concludere l’affare da 6 miliardi di dollari. La National Security Agency passò queste informazioni al governo degli Stati Uniti, il quale riuscì invece a convincere i sauditi a concludere il contratto con Boeing e McDonnell Douglas. Kai Hirschmann, un tedesco esperto di intelligence, nel suo libro “Geheimdienste» (Servizi Segreti) del 2004, spiegava: Primo: dopo la Guerra Fredda l’intelligence economica divenne importantissima, superando e oscurando di gran lunga quella sul terrorismo. Nel 1990, infatti, lo stesso ex direttore della CIA Robert Gates disse che le questioni legate all’economia erano predominanti nella lista delle missioni dell’agenzia. Metà e più degli incarichi della CIA erano di natura economica. 

Secondo: in occidente l’intelligence economica si sommava allo spionaggio industriale delle società private. C’era una specie di “spartizione dei compiti” tra le agenzie d’intelligence private e pubbliche. Quelle pubbliche controllavano ministeri, agenzie di stato, organizzazioni internazionali, ambasciate e missioni commerciali per ottenere informazioni sensibili sulle politiche economiche, finanziarie, commerciali ed industriali dei vari paesi, oltre ad anticipare le posizioni che i vari paesi avrebbero preso in sede di colloqui internazionali, quali fossero gli accordi che stavano per concludere, compresi quelli nascosti, ecc. 

E’ chiaro che gli stati sono sempre coinvolti nello spionaggio industriale, anche se, di solito, limitatamente alle tecnologie militari. L’intelligence di stato svolge missioni che gli vengono assegnate da grandi aziende, soprattutto quando queste partecipano a grosse gare o sono in lizza per accaparrarsi ingenti commesse in paesi esteri. 

Terzo: molti servizi speciali occidentali spiano gli alleati. In altre parole, i paesi del “miliardo d’oro” si spiano a vicenda. E’ un fatto inevitabile in un quadro di competizione. 

Quarto: al giorno d’oggi, la gran parte dei dati viene acquisita con strumenti tecnologici, senza il contributo di intelligence “umana”. I metodi usati sono le intercettazioni, cimici installate negli uffici, nelle macchine, nei fax, sui cavi telefonici, rubando informazioni direttamente dai computer e dai server, elaborando flussi giganteschi di dati trasmessi via internet, accedendo ai messaggi di posta elettronica attraverso le connessioni Skype, ecc. 

Kai Hirschmann ci dice che è da lungo tempo ormai che gli stati fanno ricorso allo spionaggio industriale per avere dei vantaggi economici. L’occidente non è poi così diverso dai suoi “vecchi” amici di “oltre cortina”. Secondo le stime fatte, 23 paesi (compresi i grandi paesi dell’Est), spiano regolarmente gi Stati Uniti. In questo, va detto, gli USA sono impareggiabili. Nel 1994, parlando al Centro di Studi Strategici ed Internazionali, l’ex direttore della CIA James Woolsey disse che gli veniva sempre da sorridere quando le società gli dicevano che non avevano alcun bisogno dell’intelligence. La CIA li aveva già aiutati ad assicurarsi grossi contratti. E sembra alquanto verosimile, se si conosce bene questa materia. Quando i governi assegnano incarichi “economici” alle agenzie d’intelligence, viene naturale pensare che loro stesse sono oggetto di spionaggio sul proprio territorio, da parte di servizi speciali di paesi amici e non amici. 

Prospettive di libero scambio sullo sfondo dello scandalo delle intercettazioni 

Lo scandalo sollevato dalle recenti rivelazioni conferma che il fatto che i servizi speciali degli USA stessero spiando gli alleati Europei non è per niente una novità. La novità è che tutte le controversie di questo tipo in passato si svolgevano a porte chiuse. Ora è venuto tutto a galla. Nonostante tutte le velenose affermazioni rese pubblicamente da funzionari dell’Unione Europea e altri politici europei, non bisogna affatto aspettarsi alcun drastico cambiamento di rotta nei rapporti USA/EU. C’è una piccola possibilità che i colloqui sulla zona di libero scambio possano per ora essere annullati. Nella migliore delle ipotesi potranno essere rimandati di qualche settimana per far sbollire gli animi in Europa. E’ quello che alti funzionari francesi hanno proposto (i francesi hanno preso una posizione piuttosto dura sulla questione). Soprattutto la Germania si sente particolarmente umiliata dagli Anglo-Sassoni, sembra infatti essere il bersaglio primario degli sforzi di spionaggio della NSA. D’altro canto, la Germania è considerata la maggiore minaccia economica. Ciò è anche dimostrato dal fatto che la Germania è vista dagli Stati Uniti non come un paese alleato, ma come una nazione satellite. Angela Merkel, comunque, non sembra particolarmente infastidita: ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di abbandonare i colloqui e neanche di posporli. Alcuni media hanno insinuato che le rivelazioni di Snowden sullo spionaggio Americano sono parte di un deliberato tentativo da parte degli oppositori della “NATO Economica” di evitare la realizzazione della zona di libero scambio, o, perlomeno, di rallentarne la nascita. 

Bisogna dire che la vicenda ha fatto guadagnare agli Europei delle ottime carte, utili per guadagnare tempo e rafforzare le posizioni più deboli, in vista dei colloqui. C’è un’ampia varietà di argomenti all’ordine del giorno. Nessuno si aspetta di vedere l’accordo concluso entro un anno. Ci vorranno almeno due anni. E accadranno tante altre cose in questo tempo. Esempio: la seconda ondata della crisi economica e finanziaria che cambierà i rapporti di forza tra le parti. Secondo me, non possiamo fare alcuna previsione su come questi eventi influenzeranno l’esito dei colloqui USA/EU. 


Valentin Katasonov
Fonte: www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2013/07/07/spying-scandal-and-prospects-for-economic-nato.html
7.07.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63 

1) http://www.strategic-culture.org/news/2013/03/30/brics-new-geopolitical-model-and-russia-foreign-policy-priority.html
2) http://www.strategic-culture.org/news/2013/06/23/discord-mounting-in-the-european-union-i.html 
3) http://www.strategic-culture.org/news/2013/07/01/the-way-anglo-saxons-spy-on-germans.html




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