martedì 13 agosto 2013

..dobbiamo sempre rincorrere e lottare contro questi politicanti sardus-tzeracus che si inventano continuamente azioni contro la nostra madre terra e la nazione sarda.


Questi servi delle elite private e delle banche , che hanno un cervello di gallina in quanto a materia grigia, senza offesa per le galline, incapaci di progettare bene comune e positività,  non sanno far altro che proporre cose pestilenziali che distruggono l'ecosistema e producono morte. 

 NO AT ESSIRI S'ORA DDE CAMBIAI SU PUSHER?
 CIRCAINDI UNU CHI SIAT PO SA DEFENZA DE SA TERRA NOSHTA E SIAT  LIMPIU IN IS IDEAS E PROGETUS CHI TENIT!

 grazie a Gesuino Muledda del contributo

SA DEFENZA


Centrali a carbone , rigassificatori e nuovi padroni.


Gesuino Muledda
segr natz ROSSOMORI


Apprendo dalla Nuova Sardegna che una iniziativa per produrre energia pulita dal carbone si realizzerà a Portotorres con il consenso di Regione,Provincia di Sassari e dei comuni di Sassari e Portotorres.Nuova centrale a carbone in un territorio che si è pronunciato con referendum contro l'utilizzo del carbone nella centrale di Fiumesanto.
La si presenta come iniziativa capace di investire in nuova tecnologia e di produrre energia pulita in Sardegna.

Contemporaneamente si avanza una proposta per realizzare una nuova centrale a carbone nella piana di Ottana. E sempre contemporaneamente si propone la realizzazione di un rigassificatore nel Sulcis a valere sui fondi del piano straordinario di intervento sulla crisi di quel territorio.

Tutto questo accade in assenza di uno straccio di piano energetico regionale e senza che la Regione si sia mai dotata neppure degli strumenti minimi per avere, di suo ,conoscenza degli andamenti produttivi e dello stato delle reti di distribuzione. La Regione non conosce, di suo, neppure i consumi e lo stato dei rapporti tra produttori di energia insediati in Sardegna e il G.S.E e Terna. Nè interviene sui rapporti tra gestore e Terna e i produttori interessati al servizio di dispacciamento.  Insomma la Regione Autonoma della Sardegna  non esercita le funzioni principali e determinanti per governare il piano energetico e il proprio futuro in materia. 

Siamo in pieno FarWest. Chiunque ne abbia i mezzi,e abbia sufficienti contatti nella politica regionale, può avanzare proposte, fare progetti, aspirare a finanziamenti,determinare il futuro energetico di questa Isola senza che ci sia un minimo di possibilità di riferirsi a uno strumento di programmazione democraticamente definito.

Insomma siamo in piena gestione delle cricche. E le cricche sono capaci di presentarsi come investitori e produttori che garantiranno lavoro ,ricchezza e sviluppo per la Sardegna.

Ma come si fa a prevedere che in Sardegna si debbano realizzare due nuove centrali a carbone? e come si fa  a prevede ,fuori da ogni controllo programmatico, un rigassificatore nel Sulcis? E se ,per caso tutti i tre nuovi impianti previsti fossero proposti dallo stesso gruppo industriale? Due certamente lo sono, Ottana e Sulcis; di quello di Portotorres si lascia intuire.

Le conseguenze di questo genere di cose si può barbaramente ridurre un questo modo. All'insaputa dei Sardi, con il consenso di parti molto importanti delle istituzioni, con il silenzio delle parti politiche centrali negli schieramenti politici isolani,e con una solida attività di lobbys attraverso rappresentanti eletti in Regione in quei territori, si sta realizzando, o si vuole realizzare, una piattaforma energetica che ha per asse portante il peggio della tecnologia del fossile. 

E la si sta realizzando accrescendo la dipendenza della Sardegna  e accrescendo a dismisura  una attività di produzione industriale di energia che nulla ha a che fare con il futuro delle produzioni di questa nostra terra. La quale già oggi produce energia elettrica molto più di quanto possa consumare il suo apparato produttivo. E che impedirà nel futuro la prevedibile e auspicata produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. E non si affronta la questione della energia termica che ,per la assenza del metano, crea dis-economie per 500 milioni di euro l'anno.

Insomma si produrrà energia che in Sardegna lascia inquinamento e vende fuori il prodotto energetico. Tutto si può fare, naturalmente. Il mercato è libero. La programmazione non esiste e chi governa è complice. Però, almeno, bisogna dirlo . E bisogna dirlo nelle sedi che democraticamente debbono assumere decisioni in merito . 

E cioè il Consiglio Regionale dove tutte le forze politiche dichiarino la loro opinione e la loro volontà per il futuro. E non può valere che chi oggi sta all'opposizione faccia finta di perdere battaglie di questa portata per sostenere poi che si sono, in precedenza e per colpa di altri, creati i presupposti di diritto perché le opere vadano avanti. In danno dei Sardi. 

Ora iniziano a essere note le posizioni. 

E iniziano a leggersi anche altri intrecci che stanno portando a definire equilibri politici che possono rendere più deboli le posizioni che Rossomori stanno ,anche in questa nota, sostenendo, e rafforzare la linea carbone e la linea di chi predicando bene all'imbrunire lavora all'alba per rafforzare i nuovi aspiranti padroni della Sardegna.

Perché con queste proposte non stiamo parlando di processi di sviluppo ,ma siamo assistendo a un violento attacco ai poteri sovrani di questo popolo, che si vedrà ancora una volta depredato delle sue risorse finanziarie e del suo bene più prezioso :il territorio. E il futuro dei suoi figli. 

Gli stessi che firmano i protocolli, e quei politici che sostengono abbastanza apertamente gli "imprenditori" interessati a questi affari sono gli stessi che parlano nei convegni di sviluppo sostenibile, di ambiente come ricchezza del futuro ,di Sardegna valore unico nel mondo. Ma nella pratica stanno coprendo ,se non promuovendo ,questi affari che vanno in danno del popolo sardo.

Non è che noi non sappiamo e non conosciamo lo stato di sofferenza occupazionale dei territori interessati alle promesse di investimento. Non è che non sappiamo la fame di lavoro che vivono gli imprenditori che da anni tengono le aziende chiuse. Conosciamo la angoscia delle organizzazioni sindacali davanti a vertenze che non si chiudono e mai si chiuderanno. Noi lo sappiamo. E abbiamo avanzato proposte utili per superare l'emergenza e progettare il futuro. Perché siamo consapevoli che se perdura il vecchio modello di sviluppo nessuna delle vertenze aperte può essere risolta.

Da questa situazione non si esce con la ripetizione di vecchi modelli di sviluppo,che sono stati e sarebbero causa di fallimento e di arretramento della economia e della società sarda.

Si sta ripetendo ancora una volta,utilizzando la disperazione della gente come strumento di disperato consenso, il modello Rovelli,  di cui pure a Portotorres dovrebbe resistere la memoria storica. Quel modello ha fallito. Quel modello non può essere riproposto sotto mutate spoglie. Quel modello è stato per la Sardegna rapina e corruzione antidemocratica.

La proposta sovranista che avanza Rossomori non si può conciliare con una prospettiva  quale quella che si sta delineando. Rossomori su questi temi deciderà le sue collocazioni politiche ed elettorali.



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