lunedì 30 settembre 2013

Comitato Gettiamo le Basi 

marcia della pace a Quirra

   Alla cortese attenzione del
 Comitato Politico Regionale Sardinya
 Partito della Rifondazione Comunista


Vi auguriamo un lavoro proficuo e auspichiamo che abbia spazio e rilevanza l’obiettivo costituente del comitato “Gettiamo le Basi della guerra fuori dalla Sardegna e fuori dalla Storia”  -  condiviso in pieno dalla stragrande maggioranza di compagne/i di Rifondazione - e, soprattutto, l’individuazione di mezzi efficaci e strade percorribili per conseguirlo.

Ringraziamo sentitamente per l’invito alla Conferenza Programmatica Regionale, per l’opportunità offerta di dire la nostra, fare il punto sulle nostre lotte.  

Purtroppo siamo impossibilitati a partecipare di persona per  il sovrapporsi di un altro impegno. Infatti la mattina del 15/9 si svolgerà il “solito” sit in mensile – portato avanti da oltre due anni con militari, famiglie di militari colpiti dalla “sindrome Golfo-Balcani-Quirra” e comitati di cittadini dei paesi coinvolti dalle permanenti attività di guerra e dall’inquinamento bellico -  per “ VERITA’ e GIUSTIZIA per gli uccisi da veleni di guerra e di poligono,  FERMARE la STRAGE di STATO” e proporre al rappresentante del governo le misure da adottare,  riassunte nell’acronimo SERRAI (chiudere)

S   Sospensione delle attività dei poligoni dove si sono registrate le patologie di guerra;
E   Evacuazione dei militari esposti alla contaminazione dei poligoni di Teulada, Decimomanno-Capo Frasca, Quirra                                                 
R   Ripristino ambientale, bonifica seria e credibile delle aree contaminate a terra e a mare;
R   Risarcimento alle famiglie degli uccisi, ai malati, agli esposti, Risarcimento al popolo sardo del danno inferto all’isola.
A   Annichilimento, ripudio della guerra e delle sue basi illegalmente concentrate in Sardegna in misura iniqua;
I      Impiego delle risorse a fini di pace

                                                                      *****
     
La nostra lotta contro i signori della guerra e delle armi e le loro truppe di ascari sardi è sempre stata sostenuta dalla radicata consapevolezza del diritto/dovere di opporsi ai soprusi, non subire, cercare e aprire spazi di autodeterminazione senza rimandare al domani, al “quando spunterà il bel sol dell’avvenir”, come invitava una vecchia canzone del vecchio PCI (…e i risultati dell’eterna attesa si sono visti!). Questo diritto/dovere si cala nella realtà con la messa in discussione, l’impegno quotidiano, adesso e subito, sia nella sfera personale, sia negli ambiti politico-sociali del nostro agire.

Nei primi anni di vita del comitato il progetto di “estirpare le basi della guerra, i suoi poligoni, i suoi arsenali, i suoi depositi ecc” era valutato quasi unanimemente come anacronistico residuato del ’68, velleitario, impraticabile, perso in partenza. Abbiamo cambiato il clima! Da anni (troppi!!) è all’odg dell’agenda politica, però, non sempre per nobili motivi, spesso per opportunismo, per imbonire l’elettorato, e peggio ancora per rovesciarlo nel suo contrario “cambiare tutto perché nulla cambi”. Alla politica dello struzzo sta subentrando la politica del gattopardo. 

Adesso il nostro obiettivo “minaccia” di essere vincente e allo stesso tempo si avverte il rischio della metabolizzazione dei crimini perpetrati dall’occupazione militare della Sardegna, l’avanzare della percezione della guerra permanente, in casa nostra e contro gli altri popoli, come fatto normale e naturale. Un segnale inquietante: l’aggressione alla Libia è passata quasi senza opposizione del popolo “No gherra No Basis”, l’attacco alla Siria, in preparazione da anni, finora è contrastato da un argentino che esorta alla mobilitazione delle masse e di ciascuno. E intanto rombano i motori dei cacciabombardieri per sganciare anche sulla Sira il mortale regalo “umanitario” della libertà, sovranità, democrazia! 


La lotta per espellere la US Navy dalla Maddalena (2002-2008) è indicativa, non solo del protagonismo di base vincente, ma anche della variante della legge fisica che in campo sociale e politico prevede: ad ogni azione corrisponde una reazione centuplicata e contraria. La gestione demenziale, o meglio sapientemente reazionaria, della fuga della US Navy ha convertito La Maddalena in perfetto esempio di catastrofe per le popolazioni private dell’occupazione militare. Oggi le due forze, azione e reazione, sono in pieno dispiegamento sul caso Poligono della morte Salto di Quirra (Pisq).

   Il  lungo e paziente lavoro dal basso, intrapreso nel 1999, ha portato in piena luce, in Sardegna e a livello internazionale, i crimini perpetrati  dallo Stato Italiano, dalla Nato, dalle multinazionali delle armi con la complicità fattiva e/o il silenzio omertoso della stragrande maggioranza della classe politica e dirigente sarda a tutti i livelli (dal Comune ai ministeri, passando per il mondo accademico, sindacati ecc). Il processo in corso a Lanusei offre un campionario, seppure estremamente ridotto, di quella varia DISumanità responsabile e/o complice del disastro e del lento genocidio del popolo sardo per leucemia, tumore, alterazioni genetiche, miseria. 

I mandanti della strage di Stato sono passati al contrattacco, non nascondono più la volontà di raggirare, piegare ai loro scopi, trarre il massimo dei vantaggi dal terremoto causato dall’eruzione delle verità a lungo nascoste e negate, convertire il disastro ambientale in opportunità di consolidamento del bombing test range e fonte di ulteriori guadagni. Lo Stato ha impresso un accelerata al potenziamento del Pisq, eufemisticamente chiamato riqualificazione, la RAS tiene bordone con il programma Distretto Aerospaziale, insieme, brandendo come una clava il classico strumento “ ricerca scientifica infinita” di occultamento della realtà, portano avanti lo studio epidemiologico bidone N°3; la legge 134/ 7-8-2012 (approvata da tutti i parlamentari sardi) consente di legalizzare l’inquinamento sollevando i valori soglia dei contaminanti; il decreto “del fare” riduce a optional le bonifiche obbligatorie.

In ogni angolo dell’isola si diffonde il canto delle sarde sirene che interpretano in sarda musica il progetto Nato-Ministero Difesa, divulgato in Sardegna come progetto Scanu (analizzato e commentato più volte da Gettiamo le Basi nelle varie fasi di messa a punto). Il canto, riassumibile in “riqualificazione del Pisq, basta un solo poligono, gli altri sono inutili”, attrae con fantasmagorici miraggi di liberazione di Teulada e Capo Frasca, affascina con la profusione di parole a noi care come sovranità, dignità e diritti del popolo sardo, con l’uso “sapiente” di frasi e concetti, che sembrano presi pari pari dai nostri volantini e da quelli dell’area antagonista, indipendentista, pacifista; gratifica con le sviolinature sulle vertenze storiche della RAS per scuotersi dal giogo militare. Le voci più note sono quelle del quartetto iniziale, adesso ridotto a trio per il ritiro dell’ex sindaco di Perdas, Walter Mura, dopo le incriminazioni plurime da parte del procuratore Fiordalisi. E’ composto dal parlamentare democristiano-PD Scanu, dall’ex manager Asl Onnis di area centrosinistra, dal sindaco di Villaputzu Codonesu (area Sel). Quest’ultimo, nelle vesti di adepto del Dio Scienza, di recente ha esposto anche in un libro, in linguaggio appetibile ai sardi, il progetto Quirra made in Nato. 

Non è questa la sede per discutere le varie “verità” scientifiche e geostrategiche sostenute dall’autore. Ci limitiamo a rilevare il taglio ecumenico-cerchiobottista teso a compiacere tutti i palati, mettere tutti d’accordo e bien unidos, militaristi, fans di guerre umanitarie di export democrazia, aree autonomiste, indipendentiste, penta stellate. Verso queste aree fuori controllo PD strizzatine d’occhio e ammiccamenti sono talmente smaccati e grossolani da indurre a pensare che difficilmente qualcuno abboccherà. Il collante dell’unità delle varie anime del popolo sardo, il caposaldo dei vari ragionamenti, è la “scoperta” che il ruolo della Nato si è spostato sempre più sul versante politico-umanitario, sta diventando a ritmo accelerato un’alleanza per la cooperazione, la protezione civile, la pace e la solidarietà tra popoli, come dire un facsimile di Emergency e Caritas.

Non abbiamo mai inteso delegare o scaricare alla magistratura la soluzione dell’incompatibilità di un bombing test range con il diritto democratico di “ essiri meris in domu nostra”, con la sicurezza e la vita umana, con la tutela dell’ambiente e il diritto individuale e collettivo di vivere in un ambiente salubre sanciti dalla Carta Costituzionale, con il ripudio della guerra, quindi delle sue basi, dei suoi arsenali, dei suoi poligoni. Ancora meno potremo farlo adesso che s’intensificano segnali inequivocabili della volontà di mettere in coma o fare abortire il processo in embrione sulla strage di Stato che si è compiuta e si compie Quirra. Qualunque sia la verità giudiziaria, la scelta sul che fare delle basi di guerra accollate alla Sardegna è eminentemente politica, a noi spetta e su di noi grava il diritto/dovere di decidere e agire. 

 Riconosciamo con gratitudine al procuratore Fiordalisi il coraggio e la capacità  di avere scoperchiato il verminaio. Il suo lavoro ha  accelerato e reso concreta l’opportunità di farla finita almeno con il Pisq. 

 “Como est su filu ordidu, a nois toccat a tessere”
La tessitura può essere solo frutto della volontà e capacità di popolo – di ciascuno in prima persona, nel suo piccolo, con le sue più diverse competenze e inclinazioni, con gli strumenti a disposizione -  di rendere inagibili le strutture aliene portatrici di morte installate o da installare nel suo territorio, la Sardegna. Lo insegna l’esperienza storica: da Pratobello a Vieques, le lotte No Radar, No Nuke, No eolico off shore ecc. 

Noi come comitato sosteniamo con forza il disegno  espresso dall’acronimo SERRAI e proponiamo un ulteriore tentiamo disegno minimalista di breve-medio termine che, però, può favorire il dispiegarsi del progetto di ampio respiro di liberazione dalla guerra e dalle sue basi. Vi chiediamo e chiediamo a ciascun sardo di annodare i fili per promuovere:
1   Vigilanza attiva per arrivare in tempi ragionevoli al rinvio a giudizio degli incriminati dalla procura di Lanusei per il disastro di Quirra.
2   Costituzione di TUTTI i sardi come parte lesa nel processo e inoltre ricorso ai tribunali internazionali. Il L’avv. pool di avvocati che segue, gratuitamente, le vittime del Pisq e alcune istituzioni che si sono costituite parte civile , si è assunto l’onere di preparare gli atti formali. La macchina organizzativa è già in moto. 
3   contrasto alle sirene, numerose e di voce potente, impedire che agiscano indisturbate.
Obiezione fiscale all’acquisto degli F35, destinazione dei fondi non versati allo Stato alla difesa del nostro territorio e alla sicurezza della popolazione, gestione locale con controllo dai cittadini obiettori delle risorse acquisite. Il nemico che sistematicamente aggredisce la Sardegna non sta in Afghanistan o in Libia, non si chiama Al Qaeda, si chiama Incendio. Su questo fronte la fase delle lamentele e recriminazioni è esaurita, oggi ci sono le condizioni sociali per passare all’azione diretta, riprenderci l’esercizio della nostra sovranità.  
Per maggiore dettaglio si rimanda all’allegato stralcio della proposta avanzata da Gettiamo le Basi alla Tavola Sarda della Pace, organismo di cui facciamo parte  e ha tra i suoi portavoce il sindaco di Laconi, uno dei Comuni pesantemente colpiti dal rogo del 7 agosto . 

PER CONCLUDERE.
Tenendo presente che musica e poesia sono l’arma tradizionale, sempre vincente, usata dalle comunità sarde per espellere le presenze sgradite (bogai a goccius, pittaiolus, son’e corru) ricapitolo con le parole di Mario Brasu, poeta-pastore.
 A puntu bellu ses torrada / pobera Sardigna mia / e puru Deus t’at criada / pro esser sa mezzus poesia.
Sa zuventude disocupada / massaios e pastores in agonia / in sartos de Quirra e Teulada / 
giogos de gherra e...LEUCEMIA. / Sa classe politica bene pagada / intregat su logu a sa brullaria! / 
Terra, terra male fadada / Moi est ora de la fagher finia! / Si a tant’infamia non faghimos doa / la finimos che a Muroroa / 

FORTZA PARIS! In su benidore / s’arga a su muntonarzu!

 (4/1/2011, commento al documento “top secret”dei veterinari  pubblicato lo stesso giorno dall’Unione e Liberazione

Comitato Gettiamo le Basi   (tel 3467059885)
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