venerdì 27 settembre 2013


La Commissione Europea si prepara per i negoziati commerciali UE-USA: 119 riunioni con i lobbisti industriali



Corporate Europe Observatory (CEO) 
Tradotto da  Alba Canelli
Editato da  Francesco Giannatiempo


In risposta a una richiesta di accesso a documenti da parte della Corporate Europe Observatory, la Commissione Europea ha pubblicato un elenco delle 130 "riunioni dei soggetti interessati" sui negoziati commerciali tra l’UE e gli USA. Almeno 119 di questi incontri sono avvenuti con le grandi aziende e le loro lobby.
Questo significa che oltre il 93% delle riunioni della Commissione con le parti interessate durante l’allestimento dei negoziati è avvenuto con la grande industria. L'elenco rivela che, oltre alle sedute di dialogo con la società civile riportati sul sito web della DG Trade, esiste un mondo parallelo di incontri più segreti a porte chiuse con moltissime grandi lobby industriali. E questi non vengono divulgati online.


 


I negoziati per l'accordo di "libero scambio" tra l'UE e gli Stati Uniti (Partenariato per gli Investimenti e il Commercio Transatlantico– TTIP) sono iniziati nel luglio di quest'anno tra grandi controversie e preoccupazioni dell'opinione pubblica sull'impatto che un tale accordo potrebbe avere sulle normative ambientali, alimentari o la protezione dei dati e altri ambiti. La Commissione Europea, che rappresenta l’UE nei negoziati, ha reagito con un’offensiva propagandistica che comprende una pagina web di domande e risposte piena di affermazioni ingannevoli sui colloqui TTIP e una squadra "@ EU_TTIP_team" che controbatte i messaggi di critica su twitter. A metà luglio, la Commissione ha fatto una grande pubblicità al dialogo con la società civile organizzato a Bruxelles nell'ambito dei colloqui TTIP, postando decine di tweet sull'evento, decantando l' "interessante dibattito" su temi come "l'ambiente, la trasparenza, lo sviluppo" con "così tante domande da parte delle ONG [...] più di quante non ve ne fossero state da parte dell'industria".


L'evento occupa anche un ruolo di primo piano sul sito web del Dipartimento del Commercio della Commissione (DG Trade), nella sezione "Dialoghi", in cui la Commissione afferma che aspira a "una politica commerciale trasparente e responsabile fondata sulle consultazioni con tutte le parti della società civile europea". Ma ciò che viene divulgato nel sito è solo una piccolissima parte degli incontri che la DG Trade ha con i "soggetti interessati".
Nel mese di aprile, il Corporate Europe Observatory ha presentato una richiesta di accesso ai documenti al fine di ottenere una panoramica dei contatti della Commissione con l'industria nel contesto dei preparativi per i negoziati commerciali tra l'UE e gli USA. La prima risposta della Commissione è stata quella di chiederci di "restringere l’ambito" della richiesta, perchè "coinvolge un gran numero di documenti". Tre mesi più tardi è arrivato il primo risultato: un elenco di 130 "incontri con le parti interessate" che si sono svolti tra gennaio 2012 e aprile 2013 [1]. Poche settimane dopo, a questa lista sono stati aggiunti altri cinque incontri. La DG Trade ci ha informato che i verbali e gli altri resoconti di queste 135 riunioni - così come la corrispondenza tra la DG Trade e le lobbies dell'industria - sarebbero stati resi pubblici in seguito, sebbene "non possano ancora rimandare a una data specifica".

Un’inquietante inclinazione all’industria
Dei 135 eventi nella lista, otto sono i discorsi tenuti dai funzionari della Commissione nelle diverse occasioni. Delle rimanenti 127 riunioni - svolte a porte chiuse e contestualmente ai forum ufficiali di consultazione della Commissione - esiste solo una manciata di incontri con i sindacati e le ONG; mentre, almeno 119 sono stati le riunioni con le grandi aziende e le loro lobby. Questo significa che il 93% delle riunioni della Commissione con le soggetti interessati nel corso dell’allestimento dei negoziati di libero scambio UE-USA sono stati incontri con le grandi compagnie!
Gli ospiti più frequenti alla DG Trade erano Business Europe e la lobby dell'industria automobilistica ACEA (ognuno nove riunioni), la Camera di Commercio degli USA, Digital Europe, il Forum Europeo dei Servizi e il Transatlantic Business Council (già noto come il Transatlantic Business Dialogue - TABD). Ci sono stati anche numerosi incontri con le lobbies dell'industria delle armi, delle banche, delle società di tecnologia medicale, dell'industria alimentare, farmaceutica e chimica. 
L'elenco degli incontri rivela che, oltre alle riunioni per il dialogo con la società civile riportate sul sito web della DG Trade, c'è un mondo parallelo fatto di un grandissimo numero di incontri segreti e a porte chiuse con i grandi lobbisti aziendali. E questi non vengono resi noti in internet. Queste riunioni, per giunta, riguardavano i preparativi dei negoziati commerciali dell'UE, e invece la consultazione ufficiale della società civile è stata solamente un incontro informativo tenutosi dopo l'inizio dei colloqui. La retorica della Commissione sulla trasparenza e sulla consultazione con l’industria e le ONG basata sull’imparzialità è ingannevole e offre un’impronta completamente sbagliata dei rapporti tra la DG Trade con le parti interessate.
E' ora che la Commissione Europea adotti una politica di trasparenza lobbistica pro-attiva, pubblicando un elenco di tutte le riunioni con i lobbisti sul proprio sito web. Questo sarebbe un passo fondamentale per garantire il diritto dei cittadini nel sapere chi influenza le politiche dell'UE. Si risparmierebbero anche molto tempo ed energia per gruppi di controllo, giornalisti e altri che devono far ricorso a richieste di accesso ai documenti, tanto quanto per la stessa Commissione che deve loro rispondere. Il governo britannico lo sta facendo da diversi anni: rendono disponibile un elenco degli incontri con i lobbisti per ogni ministero, aggiornandolo trimestralmente.


Un gruppo consultivo dominato dall'industria nella propria formazione?
Al di là della garanzia di trasparenza, si deve contestare l’inclinazione della Commissione verso i grandi interessi economici. Un importante banco di prova potrebbe presentarsi nelle prossime settimane. Al dialogo con la società civile di luglio, la Commissione ha affermato che sta esaminando a fondo "la possibilità di costituire un gruppo di consulenti esperti che avrebbero accesso a informazioni più dettagliate sulla linea della corrente prassi degli Stati Uniti". Per quanto, le attuali consuetudini della Commissione danno adito a temere che questo gruppo di consulenza sia estremamente squilibrato. Nei gruppi di lavoro all’accesso del mercato UE, i funzionari della Commissione e i rappresentanti degli Stati membri siedono al fianco dei lobbisti aziendali per discutere delle normative dei mercati esteri che sono d’intralcio, e per sviluppare strategie comuni al fine di liberarsene. L’industria elogia queste riunioni come un modo affinché la Commissione "adotti una prospettiva aziendale" e "parli il linguaggio dell'azienda". In questi gruppi consultivi, non c'è un solo rappresentante non coinvolto nell’ambito degli affari, che appartenga alla società civile o ai sindacati. (Si vede la sezione 3.2 del nostro rapporto Trade Invaders).
Anche il riferimento della Commissione all’ "attuale prassi degli Stati Uniti" non è esattamente rassicurante. Secondo Craig Holman di Public Citizen gruppi consultivi in ​​materia di commercio degli Stati Uniti sono "pesantemente deviati a favore dell’industria ". [2]
Non meno di un "84% di questi “consulenti” rappresentano esclusivamente società di capitali (ivi incluso giganti farmaceutici come Abbott, realtà enormi dell’agroalimentare come Cargill e gestori dei patrimoni privati come Capital Partners) o associazioni industriali".2
Senza dubbio, il nuovo gruppo consultivo della Commissione non dovrebbe essere modellato secondo l’ "attuale prassi degli Stati Uniti", né secondo quello dei gruppi di accesso al mercato dell'UE. Considerando ciò che c’è in gioco nei negoziati commerciali tra l'UE e gli Stati Uniti, è il momento per un nuovo approccio - trasparente e totale - che coinvolga le Ong sanitarie e ambientaliste, i consumatori e la sanità pubblica, i sindacati gli esperti indipendenti. Qualunque altra cosa minerebbe ulteriormente la credibilità della Commissione nella sua qualità di voce dell'UE nei negoziati commerciali internazionali.

Note
1.  Il Corporate Europe Observatory ha chiesto alla DG Trade di chiarire se questa "fosse una lista completa delle riunioni della DG Trade con TUTTE le parti nei negoziati commerciali con gli Stati Uniti, piuttosto che solo un elenco di incontri con le aziende (escludendo il Dialogo della Società Civile e altre consultazioni pubbliche generali organizzate dalla DG Trade)?". Dalla DG Trade hanno replicato: "Ci teniamo a precisare che, piuttosto che un approccio restrittivo, per la vostra sollecitazione ne abbiamo adottato uno più aperto fintanto che l’identificazione di tutte le riunioni rientri nella vostra richiesta".
http://www.asktheeu.org/en/request/dg_trade_contacts_with_industry
2. La corrispondenza e-mail con Craig Holman, il quale ha aggiunto che "al contrario, le organizzazioni non governative (ONG), le università e i gruppi di esperti orientativi (di qualsiasi orientamento politico) rappresentano solo il 6% dei consiglieri ufficiali, mentre i sindacati e gli enti governativi hanno entrambi niente altro che il 5% di partecipazione. Inoltre, l'86% delle ONG, dei sindacati e dei consulenti governativi governi sono isolati nelle sole cinque commissioni del sistema. In quasi tutti i comitati consultivi del settore commerciale, non più di tre consiglieri rappresentano interessi non affaristici. L'Ufficio Governativo per la Rendicontazione [GAO] informa che questi rappresentanti fuori dalla sfera affaristica si sono "sentiti isolati all'interno della propria commissione".

Per concessione di TLAXCALA

Fonte: http://corporateeurope.org/trade/2013/09/european-commission-preparing-eu-us-trade-talks-119-meetings-industry-lobbyists
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