sabato 7 settembre 2013


NON PER I RICCHI E' CREATO IL REDDITOMETRO MA PER DAR FILO DA TORCERE A VOI DISEREDATI 

 Riportiamo alcuni articoli, CHE INVITIAMO A LEGGERE PER BENE, che fanno chiarezza sul modo di agire della solita iniquità italiota, il REDDITOMETRO, come ben aveva spiegato un ministro dello scorso governo Monti non serve a scovare gli evasori tra i milionari, (perché a suo dire i,milionari non evadono) ma a scovare tutti quegli operai doppiolavoristi i commercianti che evadono non emettendo lo scontrino su merce che vale ben poco, e con tutti quelli che ereditano; oppure a motivo dell'insicurezza tantissimi cittadini si son presi i denari per mancanza di fiducia nelle banche o altre aziende del risparmio e li hanno in casa, ora loro se vogliono spendere passeranno per evasori , poverini loro! 

questa AGENZIA DELLE ENTRATE voluta da questi politicanti del malaffare e nullafacenti che si rubano lo stipendio in parlamento o al senato, come risposta alle accuse popolari della loro inutilità si vendicano mettendoti la loro GESTAPO al culo , così impari (caro cittadino) a non rompere i coglioni, dicono tra se, i politicanti italioti e ti creano questo MOSTRO gestito dal KAPO' BEFERA. 

 SOLO LA RIBELLIONE E LA INSURREZIONE POPOLARE POTRA' CAMBIARE LE COSE ALTRIMENTI RASSEGNATEVI A PERIRE SOTTO LE FAUCI DEL FISCO!

 un esempio della cronaca "Non ha battuto uno scontrino da 1,5; le chiudono l’attività per tre giorni", strilla un titolo. Siamo giusti però, la gelataia di Olbia è recidiva di evasione fiscale. Infatti ">negli ultimi 5 anni ha collezionato quattro verbali per evasione fiscale. In tutto questo periodo non ha emesso due scontrini da 1 euro, uno da 6,50 e uno da 1 euro e cinquanta. Per una evasione totale della faraonica cifra di € 1,50 di Iva (10%). Io ho protestato presso la Guardia di Finanza di Olbia, che mi ha comminato le multe sugli scontrini, mi hanno risposto che loro non possono farci niente e che è troppo tardi. Avrei dovuto fare tutto tramite il tribunale di Milano

AVETE CAPITO BENE SE VUOI FAR RICORSO DEVI ANDARE A MILANO...
COME PRIMA ARMA DI DISSUASIONE DAL RIVENDICARE I TUOI DIRITTI NON E' MALE... VINCONO LORO

SA DEFENZA 



ATTILIO BEFERA 

 Nel 2013 la pressione fiscale raggiungerà il 44,2% del Pil: un record mai toccato, ben 12,8 punti percentuali in più rispetto al 1980. 
 Lo denuncia la Cgia ... 

 NEL MENTRE IL POPOLO SOFFRE E GEME: 

LE INDAGINI SWG / Sette milioni di italiani si sentono poveri 
nuovavenezia.indagini-swg-

Crolla il potere d’acquisto per l’80% degli intervistati, un quarto delle famiglie non arriva a fine mese, una su due teme di perdere i risparmi accumulati negli anni Il clima sociale del Paese. 

La ripresa economica dell’Italia? Trequarti degli italiani esprimono pessimismo, un sentimento che cresce di giorno in giorno, dato che rispetto alla penultima rilevazione dell’Istituto Swg (gennaio 2013) ad aprile di quest’anno i pessimisti sono cresciuti del 6%. 

D’altra parte, in un’Italia che cambia, le famiglie si sentono sempre più in difficoltà, tanto che il 12% degli intervistati dichiara senza mezzi termini di sentirsi “povero”.

Un altro quarto del campione arriva a fine mese con “molta difficoltà”, mentre il 44% degli italiani (+4% sul 2012) a fine mese arriva, ma deve compiere i salti mortali per far quadrare i conti.

Un intervistato su cinque dice che il suo reddito gli consente di vivere con tranquillità, ma l’anno prima lo diceva un intervistato ogni quattro. In tale contesto, cresce inevitabilmente il disagio sociale (povertà, emarginazione, droga, alcolismo, violenza), almeno nella percezione dei cittadini. 

Infatti, più di tre italiani su cinque (63%) pensa che nel territorio in cui vive il disagio sia grave o abbastanza grave, anche se per un quarto degli intervistati il disagio non è “particolarmente grave”. 

Il 2013, comunque, mette in luce tutte le difficoltà del Paese, dato che l’83% del campione ritiene che nell’ultimo anno la situazione sociale sia peggiorata, una sensazione che ha soprattutto chi risiede al Sud. 

In particolare, secondo gli intervistati dall’Istituto Swg, sono aumentate le persone indigente, l’immigrazione e la violenza. 

Alla resa dei conti, però, la questione “sicurezza” (intesa nel senso più ampio del termine) divide in due il Paese. Il 49% degli italiani si sente molto sicuro (2%) o abbastanza sicuro (47%), mentre il 48% è poco sicuro (36%) o per niente sicuro (12%). 

Per circa metà del campione (46%) rispetto allo scorso anno non è cresciuta l’insicurezza, anche se una fetta quasi analoga (48%), si sente meno (34%) o molto meno (14%) sicura. 

I problemi che preoccupano maggiormente i cittadini (domanda con possibilità di più risposte) sono soprattutto la disoccupazione (52%), le tasse e il fisco (37%), il costo della vita (33%), le prospettive per i giovani (31%), lo sviluppo economico (26%). 

Bassa la percentuale di chi si dice preoccupato dal fenomeno immigrazione. Creati 1,5 milioni di posti all'estero. 

L'Italia non conviene più. 
unionliberi 
Cgia Mestre

L'economia italiana continua a perder pezzi e ad ammazzare le sue aziende. Sono oltre 27 mila le imprese che hanno deciso di trasferire all'estero parte dell'attività produttiva dal2000. 

 Lo ha rilevato uno studio della Cgia di Mestre secondo il quale se in questi ultimi anni la crescita del numero delle aziende che delocalizzano è stato abbastanza contenuto, +4,5% tra il 2008 ed il 2011, nell'arco temporale che va dal 2000 al 2011, invece, l'incremento è stato molto consistente: +65%. Alla fine del 2011 ammontavano a poco più di 1,5 milioni i posti dilavorocreati oltre confine. 

 MOLTI VANNO IN FRANCIA
Il Paese più attrattivo per i nostri imprenditori è la Francia: sono 2.562 le aziende italiane che hanno trasferito parte della filiera produttiva oltre le Alpi. Dopo la Francia, tra i Paesi che hanno attirato gli interessi delle nostre imprese ci sono gli Stati Uniti (2.408 aziende), la Germania (2.099), la Romania (1.992) e la Spagna (1.925). La Cina è al settimo posto, con 1.103 imprese italiane che hanno sceltodi proseguire la propria attività produttiva in estremo oriente. 

 A PERDERE È SOPRATTUTTO IL NORD
Le Regioni più investite dalla fuga delle aziende verso l'estero sono quelle del Nord. In Lombardia se ne contano 9.647, in Veneto 3.679, in Emilia Romagna 3.554 e in Piemonte 2.806. Messe tutte assieme costituiscono oltre il 72% del totale delle imprese che hanno lasciato il Paese. Tra chi se ne va, quasi un'impresa su due (48,3% del totale) opera nel commercio all'ingrosso (in valore assoluto 13.124 aziende). Segue l'industria manifatturiera (28,6% del totale) e la logistica (6,2%del totale). 

 «COLPA DELLE TASSE E DELLA BUROCRAZIA».


QUESTO FISCO "INSUFFICIENTE" DANNO PER LO STATO
 In questo modo, la Lombardia ha perso 9.647 imprese, il Veneto 3.679, l’Emilia 3.554 e il Piemonte 2806. Il Nord-locomotiva è depotenziato, desertificato. Oscar Giannino, in un articolo sul Mattino di Napoli, segnala che le aziende fuggono anche al Sud: a centinaia non a migliaia come al Nord, ma al Sud erano già all’inizio dieci volte meno. No. Per i sinistri pagliacci della politica e per le Caste inadempienti e parassite, certamente Befera è il loro eroe, perché estrae dalla società i miliardi per i loro stipendi e privilegi; e per loro, il modello di esazione e persecuzione fiscale messo in piedi da Equitalia, «rende». 
Già: ma quanto «costa»? Quanto spende questo sistema fiscale con tutti i suoi strapotenti mezzi d’inquisizione invasivi, d’arbitrio accertativo, di retroattività, di messa a carico dell’accusato dell’onere di provare la sua innocenza? Quante risorse spreca, devasta e incenerisce? Costi del contenzioso, per esempio. Vedo da un giornale economico che quando un contribuente si oppone ad un accertamento e fa’ ricorso, «il Fisco vince in 4 casi su 10». Già. Però questo vuol dire che il Fisco così efficiente, si vede dare torto nel 60% dei casi. Quanto costa questa incompetenza arrogante? Leggo da un sito di fiscalisti: «Una volta che l’agenzia delle entrate muove una contestazione, per quanto fantasiosa sia, il contribuente è costretto per difendersi a due storture giuridiche: 1) pagare in anticipo il 30% della ipotetica sanzione per potersi rivolgere alla commissione tributaria e 2) avere l’onere della prova della propria innocenza».
Pensate solo al mancato introito fiscale. Al gettito che quel milione e mezzo di posti di lavoro poteva al nostro erario, e dà invece agli erari di Francia, Austria e Germania; aggiungeteci la massa di consumi che un milione e mezzo di salari possono alimentare e che invece ci mancano. 
Qualcuno ha mai fatto il conto? «Le tasse, la burocrazia, il costo del lavoro, il deficit logistico-infrastrutturale, l'inefficienza della pubblica amministrazione, la mancanza di credito e i costi dell'energia rappresentano degli ostacoli spesso insuperabili che hanno indotto molti imprenditori a trasferirsi in Paesi dove il clima nei confronti dell'azienda è più favorevole», ha spiegato il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi.  M. Blondet

 Redditometro al via, arrivano da lunedì le lettere per i sospettati di evasione 
unionesarda.it 

 Chi riceverà la lettera da parte dell’Agenzia delle Entrate dovrà presentare la documentazione per giustificare la sostenibilità dei redditi rispetto alle spese sostenute. Saranno circa 35mila gli accertamenti ogni anno. I contribuenti a rischio evasione dai primi giorni della prossima settimana riceveranno i questionari con le richieste di chiarimenti in relazione all'anno di imposta 2009 . Nel caso in cui, a fronte di spese sostenute superiori di oltre il 20% al reddito dichiarato, il contribuente non presenti una memoria difensiva credibile ed esauriente, scatterà la prima tappa della verifica vera e propria (sanzione da 258 a 2.065 euro per chi non risponde). In più diventa automatica l'impossibilità di utilizzare le successive prove a propria difesa sia in fase amministrativa sia in fase giudiziaria . 

QUAL E’ IL FINE - In sostanza il redditometro dovrebbe servire a comparare le spese di una famiglia con il suo reddito dichiarato e a segnalare se i due valori non sono coerenti. A questa analisi saranno sottoposti i redditi futuri e quelli a partire dall’anno 2009. Il principio che muove la contestazione dell'Agenzia è che "tutto quello che è stato speso nel periodo d'imposta in questione" deve essere stato "finanziato con redditi del periodo medesimo", fermo restando la possibilità per il contribuente di provare che le spese sono state finanziate con altri mezzi". Si terrà conto, inoltre, non delle "spese correnti" (soggette a troppe variabili e difficilmente dimostrabili dal contribuente stesso) ma di "fatti certi" e della "concreta disponibilità di beni di cui l'amministrazione possiede informazioni". A partire dai controlli sull'anno di imposta 2011 l'Agenzia godrà dei dati comunicati all'anagrafe dei conti da banche, fiduciarie, Sim e Sgr su conti correnti, saldi, movimenti. Ecco, secondo uno schema tratto dal Sole24Ore, che cosa può interessare al fisco rispetto a ogni singola voce . 

 LA CASA - Il titolo di proprietà e le spese tracciabili possono costituire un argomentazione richiesta dal Fisco. Meglio allora tenere da parte il rogito e tutti i documenti utili per dimostrarne l'acquisto. Anche se uno degli altri elementi-spia della capacità contributiva potrebbe essere rappresentato dalle spese per le case. Quali? Per esempio quelle per la ristrutturazione o per il risparmio energetico per le quali l'amministrazione finanziaria può "intercettare" le cifre portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi. Da conservare la fattura che attesti la spesa e il bonifico (unico strumento di pagamento ammesso per ottenere il bonus). 

 AUTO E ALTRI MEZZI DI TRASPORTO - Tipo di alimentazione, cavalli fiscali, anno di immatricolazione, eventuali rate di leasing e periodo di possesso. Elementi validi sia per gli autoveicoli posseduti, sia per minicar, caravan, moto, aerei ed elicotteri da turismo, navi e imbarcazioni. Da conservare contratto d'acquisto o di leasing, libretto di circolazione e altre spese di manutenzione. 

ASSICURAZIONI E CONTRIBUTI - Sottoscrizione di polizze e versamento di premi e versamento di contributi (obbligatori, volontari, previdenza complementare). Per quanto riguarda i contributi possono essere chiamati in causa anche quelli versati alla colf.

 INVESTIMENTI – Spiega il quotidiano economico: meglio tenersi pronti a presentare ed eventualmente a giustificare il reddito di provenienza se non derivasse da quello guadagnato nell'anno per gli investimenti effettuati. Naturalmente il fisco dovrà tenere conto dei disinvestimenti effettuati nell'anno e nei quattro precedenti. Per esempio, nell'ipotesi di vendita di una casa, un terreno o anche un bene mobile è sempre un vantaggio in più se il corrispettivo “versato” dall'acquirente può essere facilmente ricostruito attraverso strumenti tracciati: assegno o bonifico bancario.

 ESTRATTI CONTO – E’ bene conservare tutto. Si possono utilizzare anche i sistemi di estratto conto online che consentono di avere i documenti sempre a portata di mano e di poter dimostrare le somme in entrata e in uscita. Il discorso è particolarmente importante, spiega il Sole24Ore, soprattutto per quei redditi che derivano da disinvestimenti o che sono tassati alla fonte, che non transitano in dichiarazione dei redditi e su cui il contribuente può avere l'esigenza di attestare la disponibilità. 



 Da un forum di tributaristi; È da qualche giorno che girando sempre tra commercianti ed artigiani mi viene detto che i commercialisti o i consulenti che siano, consigliano ad alcuni di CHIUDERE! Perché col fatturato che hanno, per di più probabilmente in perdita nel 2013, non saranno sicuramente congrui e si aspettano solo delle grane dall'Agenzia delle Entrate!. Già, è così. 

Se sei un artigiano e hai guadagnato meno dell’anno scorso, l’Agenzia non contempla che – esistendo la crisi mondiale, sovrapposta a quella europea e alla recessione italiana – è normale che paghi meno imposte. 

No: per l’Agenzia, non sei "congruo". E devi pagare come l’anno passato; devi pagare con soldi che non hai percepito, con profitti inesistenti. Sicché , si chiude. 

Ancora quest’anno, gli arroganti incompetenti riescono ad arraffarti la libbra di carne, a fotterti un pezzo di patrimonio e di riserva, ed esultano; l’anno prossimo, non potranno più. 
Sei scomparso, nullatenente. Ti hanno fatto passare dalla categoria dei contribuenti magari marginali, a quella degli assistiti. Sono dei geni.

 "L’Agenzia delle Entrate è composta da dirigenti e funzionari : i primi stipulano con l’Agenzia un contratto di natura privatistica; i secondi sono dei normali funzionari dello Stato. 

Ogni anno i dirigenti unitamente al direttore generale Attilio Befera stabiliscono gli obiettivi che l’Agenzia nell’anno successivo dovrà raggiungere(accertamenti, contenzioso, verifiche etc.). 

Naturalmente in base agli obiettivi raggiunti i dirigenti avranno una percentuale. Nel caso un dirigente non raggiungesse gli obiettivi assegnati per due anni consecutivi gli viene tolto l’incarico e viene degradato. 

Di qui iniziano i problemi: 1) È stato abolito il «solve et repete» l’accertamento dopo 60 giorni diventa automaticamente esecutivo. 2) L’inversione dell’onere della prova. 

Quanto ai funzionari, dovendo raggiungere l’obiettivo numerico, sono «costretti» ad accertare ciascun contribuente selezionato: ad esempio viene selezionato un contribuente che ha in affitto un capannone, in base alla legge Bersani che permetteva di accertare il canone di locazione in base al valore normale, l’Agenzia ha accertato induttivamente il canone di locazione ai fini Irpef e nella stessa motivazione l’ha utilizzato anche ai fini Iva,ciò dimostra come la legislazione fiscale venga illegittimamente utilizzata. I funzionari che non si adeguano rischiano la censura e il contratto di lavoro". 


 UNA VERA E PROPRIA GESTAPO CHE INQUISISCE E RIDUCE IN ROVINA I MALCAPITATI: TU , IO, LUI , NOI, TUTTI...


Reazioni:

0 commenti:

Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!