sabato 12 ottobre 2013

Il Ministro Italiaota Fabrizio Saccomanni *
Sembra di assistere al gioco delle tre carte che suole fare il truffatore nei corridoi delle  metropolitane o nelle Hall di ferrovie, ovunque ci sia gente disposta a credere nelle favole, e a perdere tutto il possibile e non..

Nessun Governo Italiota ha mai osato fare quanto si accinge a fare il Ministro  Saccomanni: non solo trucca il PIL, ma contemporaneamente sgonfia le spese per interessi. Dell’1% del PIL, 16 miliardi, una cifra colossale, una bugia incredibile fatta per evitare che impietosamente i conti pubblici raccontassero la vera sconfitta di questo esecutivo: la sua incapacità di saper fare politica economica.

Ecco cosa son capaci di fare questi maghi della finanza, ed il popolo? Come sempre soffre e geme...

Rammentiamo quanto accaduto in Grecia; i vari politicanti corrotti al governo con complicità di Goldman Sachs, che mise i suoi uomini direttamente alla gestione della cosa pubblica, truccarono le carte del debito aprendo la strada al default greco con tutte le conseguenze che conosciamo... Riflettete e vedete se questo è un governo o una spelonca .. come dice il Deputato M5S Ricardo Fraccaro: di "ladri"...   

Sa Defenza


articolo di Gustavo Piga




Bonanotte popolo. I trucchi di sempre, raddoppiati.


Non può sfuggire ai più come vi debba essere una fortissima correlazione positiva tra spread sui tassi del debito e prospettive di crescita di un Paese. Un debito diventa più rischioso se peggiorano le aspettative dei creditori che questo venga ripagato. E ovviamente se un’economia non tira, non convince, non affascina gli investitori con le sue prospettive di dinamicità, lo spread sale perché sale il rischio che non vi siano risorse per ripagarlo.
Con una doppia botta, conseguenza inevitabile del ragionamento di cui sopra, sui conti pubblici: meno entrate e più spese dall’andamento negativo dell’economia, più spesa per interessi.
Governi che non hanno saputo, con la giusta politica economica e le giuste riforme (già, non quelle sbagliate!) di cui abbisogniamo veramente per la crescita, dare ossigeno all’economia hanno sempre cercato meccanismi artificiali per tenersi in vita coi loro conti pubblici. Tipicamente, con la sovrastima del PIL futuro, inserito sempre in maniera birichina nelle stime dei conti per l’anno che verrà. Un trucco seguito da quasi tutti i governi che ricordo, un trucco che addormenta il Paese, destinato l’anno successivo a risvegliarsi sempre con conti sempre peggiori che nel frattempo, come logica conseguenza, non sono stati messi in ordine da chi li ha truccati. Era troppo impegnato ad imbellettarli per pensare ad altro.
Ma ora il gioco è al rialzo. Nessun Governo ha mai osato quanto fatto da Saccomanni: non solo gonfiare il PIL, e passi (ma lo certificheremo solo l’anno prossimo, tranquilli), ma – e in un certo senso coerentemente, in una logica perversa – sgonfiare le spese per interessi. Dell’1% del PIL, 16 miliardi, una cifra colossale, argomentando che i tassi di mercato previsti dagli operatori sono troppo pessimisti (peccato che dal 95 usavamo sempre il loro parere!) e scommettendo che gli spread caleranno ben di più di quanto previsto oggi.
In effetti, si potrebbe dire, se si fosse governanti da strapazzo: se il PIL tira, grazie alle mie stime fasulle, allora anche lo spread scenderà. Peccato che da una crescita fasulla non potrà che discendere una discesa di spread …. anch’essa fasulla.
Una bugia da 16 miliardi fatta per evitare che impietosamente i conti pubblici raccontassero la vera sconfitta di questo Governo: la sua incapacità di governare i conti pubblici. Non riusciamo a stare nei conti che ci chiede di rispettare l’Europa? Semplice, abbattiamo “virtualmente” la spesa per interessi, così sembrerà che ce l’abbiamo fatta.
Ma da dove nasce questa incapacità? Ovvio, dalla incredibile incapacità di saper fare politica economica. Incapacità che a sua volta discende da un’altra incredibile incapacità: quella di non saper spiegare a Bruxelles quello che sa anche un bambino, ovvero che solo con maggiore domanda interna da vera spesa pubblica (finanziata senza addizionale debito) la ripresa sarà vera e non meramente una menzogna scritta e firmata sulla carta del DEF.
Ma le bugie hanno le gambe corte. Tenetevi forte: tra un paio d’anni Saccomanni, o un suo successore equivalente, vi diranno che ohibò, la spesa per interessi è stata sottostimata di 16 miliardi di euro e che, ohibò, bisognerà trovare 16 miliardi in più, magari rimettendo l’IMU e l’IVA e la Service Tax e la Patrimoniale, per far …. quadrare i conti.
Ma il crimine più grave non sarà stato quello di questa pietosa bugia: sarà stato quello di aver fatto perdere due anni al nostro Paese, nell’illusione che tutto andava bene, facendo fuggire tanti altri giovani all’estero, facendo scivolare tanti altri lavoratori verso la disoccupazione e l’abbandono della forza lavoro, facendo spegnere la fiammella del sogno di chi ancora crede che questo Paese può e deve meritare di più.
Bonanotte popolo.



    Note aggiuntive del Blog sa defenza

    Chi è FABRIZIO SACCOMANNI?
    *
    Fabrizio Saccomanni (Roma, 22 novembre 1942) è un economista e politico italiano.
    Presidente e membro del direttorio integrato dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) dal 1 gennaio 2013, è membro del Cda della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) e supplente del governatore nel consiglio direttivo della Bce. Il 2 ottobre 2006 è stato nominato direttore generale della Banca d'Italia, ruolo dal quale si è dimesso il giorno del conferimento dell'incarico di Governo[1].
    Dopo la laurea in Economia e Commercio alla Università commerciale Luigi Bocconi di Milano, ha seguito corsi di perfezionamento in economia monetaria e internazionale presso la Princeton University, nel New Jersey.

    La carriera nella Banca d'Italia[modifica | modifica sorgente]

    Dopo essere entrato a far parte della Banca d'Italia nel 1967, ha lavorato, sempre quale rappresentante della Banca centrale italiana, presso il Fondo Monetario Internazionale, laBanca centrale europea, la Banca dei Regolamenti Internazionali e l'Unione Europea.
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    Fabrizio Saccomanni
    , dal 2003 al 2006 è stato vicepresidente della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.
    Saccomanni è membro del Consiglio Direttivo dell'Einaudi Institute of Economics and Finance, membro del Consiglio Direttivo dell'Istituto Italiano di Tecnologia, membro del Consiglio Direttivo dell'Istituto Affari Internazionali e membro della Società Italiana degli Economisti.
    Il 2 ottobre 2006 è stato nominato Direttore Generale della Banca d'Italia, carica alla quale è stato riconfermato nel luglio del 2012.
    In un documento sulle dichiarazioni patrimoniali e reddituali rese dai titolari di cariche elettive e direttive di alcuni enti, a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi dell' art. 12 della legge 5 luglio 1982 n. 441,[2] risulta che il manager vanti per il 2010, redditi annui pari a 838.596 €.[3]
    Dal gennaio all'aprile 2013 è stato Presidente e membro del direttorio integrato dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) secondo quanto stabilito dal decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, emanato dal Governo Monti nell'ambito delle politiche di spending review, che ha previsto che sia il Direttore Generale della Banca d'Italia a guidare il nuovo Istituto nato dalle ceneri dell'ISVAP (l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private).

    Ministro dell'Economia[modifica | modifica sorgente]

    Il 28 aprile 2013 viene nominato Ministro dell'Economia e delle Finanze del Governo Letta e il giorno stesso giura dinanzi al presidente della Repubblica.
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