venerdì 11 ottobre 2013

Grandezza e decadenza di un giornale al di sopra di ogni sospetto

Le Monde, vittima collaterale della 

crisi siriana

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Crisi siriana, ottobre 2013 - C’è però un’altra forma di propaganda, assai più perniciosa, che prolifera in democrazia e si somministra a piccole dosi e in forme che la danno facilmente a bere. E’ quella distillata da alcuni propagandisti “embedded” in giornali rinomati, dai quali ricavano una visibilità, una rispettabilità, addirittura il riconoscimento di una certa autorevolezza. Una sorta di commensalismo giornalistico, si potrebbe dire (di lato, il logo del giornale Le Monde)
Tutti i conflitti sanguinosi sbocciati in questa interminabile “primavera” araba si sono accompagnati a una propaganda e a menzogne spudorate(1). Come in ogni guerra peraltro. Ma, per quanto strano possa sembrare, più un paese si vanta di essere democratico, più la propaganda è invadente e i trucchi un po’ troppo grossolani. Basta ricordare le “pericolose” fialette di Colin Powel o le “calde” lacrime della figlia dell’ambasciatore kuwaitiano a Washington.



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Le “pericolose” fialette di Colin Powel


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Le “calde” lacrime della figlia dell’ambasciatore kuwaitiano a Washington

C’è però un’altra forma di propaganda, assai più perniciosa, che prolifera in democrazia e si somministra a piccole dosi e in forme che la danno facilmente a bere. E’ quella distillata da alcuni propagandisti “embedded” in giornali rinomati, dai quali ricavano una visibilità, una rispettabilità, addirittura il riconoscimento di una certa autorevolezza. Una sorta di commensalismo giornalistico, si potrebbe dire, per quanto l’ospitato non arreca danno all’ospite.
Un esempio patente di questa situazione è l’ospitalità concessa dal grande quotidiano “Le Monde” al blog “Un oeil sur la Syrie”, di un certo Ignace Leverrier, presentato come ex diplomatico francese e “specialista” della Siria (2)
Logo del blog “Un oeil sur la Syrie”
Un’occhiata rapida alla rete e ai social network chiarisce che la maggior parte dei lettori avvertiti si è rapidamente accorta della mancanza di credibilità di questo blog, tanto le idee avanzate dal suo autore sono esclusivamente orientate verso la difesa degli oppositori di Bachar el-Assad, qualsiasi cosa facciano.
Uno “specialista” della Siria non dovrebbe sfumare i suoi giudizi e proporre analisi che tengano conto di tutti i punti di vista? Apparentemente questo non è il caso di questo blogger che si fa chiamare Ignace Leverrier mentre il suo vero nome è Wladimir Glasman (Glas: vetro in tedesco).
È vero che molti autori e giornalisti scrivono sotto degli pseudonimi, ma essi sono conosciuti e riconosciuti come tali. Tuttavia, nel caso di un analista politico che disserta ampiamente in un giornale rinomato, che motivo c’è di cambiare nome? E’ come se Einstein avesse pubblicato i suoi famosi articoli di fisica sotto il nome di Lapierre (Stein: pietra in tedesco) e il paragone con il genio si ferma qui.
Wladimir Glasman alias Ignace Leverrier

Secondo le informazioni da lui stesso pubblicate in un social network, Glasman dichiara di essere stato bibliotecario nell’Istituto francese di studi arabi di Damasco (1984-1988), poi consigliere al Ministero degli affari esteri francese (1988-2008) (3).
Per contro, ogni volta che viene citato il suo nome in rete, gli epiteti fioriscono: ex diplomatico, universitario, specialista del Mondo arabo, ecc. E, come se volesse dimostrare a tutti ( e forse anche a sé stesso) che è realmente un “esperto”, Glasman pubblica una curiosa e interminabile lista di messaggi provenienti da persone, chi per chiedergli una intervista, chi per chiedergli di illuminarlo con la sua scienza infusa (4).
Il partito preso di Glasman per la ribellione siriana può spiegarsi con le sue relazioni pre-“primaverili” con esponenti dell’opposizione siriana all’estero. Troviamo infatti il suo nome e quello di Radwan Ziadeh, componente del Consiglio Nazionale Siriano (CNS) e attivista finanziato dall’amministrazione statunitense (5), nelle stesse conferenze di denuncia del “regime siriano” (6) o nella lista dei firmatari di una lettera indirizzata a Nicolas Sarkozy per la liberazione di un dissidente siriano imprigionato a Damasco (7).

Mohammed al-Abdallah, Hillary Clinton, Radwan Ziyadeh, Marah al-Biqa’i
Il 24 luglio 2013, Glasman è stato uno dei promotori di una lettera che chiedeva a François Hollande di assumere delle iniziative “contro il regime dispotico e mafioso di Bachar el-Assad”, realizzando una zona di esclusione aerea e aiutando militarmente le brigate dell’esercito libero non legate ai gruppi islamisti radicali” (8). Tra i primi firmatari, si potevano leggere i nomi di Bourhan Ghalioun e di Basma Kodmani, rispettivamente primo presidente ed ex portavoce del CNS.
Basma Kodmani, Alain Juppé et Bourhan Ghalioun (10 octobre 2011)
Per completare il quadro, citiamo René Naba : “Il dispositivo politico-mediatico francese per la battaglia di Siria è così composto: tre franco-siriani – strana direzione composta da tre persone dalla doppia cittadinanza – Bourhan Ghalioun, primo presidente dell’opposizione offshore, la sua portavoce Basma Kodmani, la sorella di quest’ultima, Hala, incaricata in un primo tempo della rubrica ‘Siria’ nel giornale Libération. Due francesi ex dipendenti dello Stato francese, Ignace Leverrier, alias di Wladimir Glasman, ex diplomatico francese comandato a Damasco nel decennio 1980, e Jean Pierre Filiu, ex diplomatico riciclato nell’insegnamento, blogger autorizzato del giornale online Rue 89, del gruppo del Nouvel Observateur. Cinque uomini di paglia dell’amministrazione francese. In tandem con Nabil Ennasri, Ignace Leverrier ha fatto un tour di sensibilizzazione sulla Siria nella zona periferica di Parigi, nel dicembre 2011. I due compari tengono dei blog propagandistici nel giornale Le Monde, che hanno il compito di divulgare le tesi ufficiali francesi, coprendo di gloria e di elogi i “combattenti per la libertà”, fino al disastro del cannibalismo jihadista, della predazione sessuale dei dignitari dei pesi del Golfo Persico, all’assalto delle appena puberi siriane e delle disavventure dell’opposizione offshore petro-monarchica “ (9).
Non sono solo gli articoli ad attirare l’attenzione nel blog di Glasman. Anche il logo presenta un indubbio interesse. Infatti esso ha caratteri molto conosciuti dagli attivisti del mondo intero: il pugno chiuso. E’ quello che è stato reso popolare dai dissidenti serbi di Otpor, ed è poi diventato il simbolo delle “rivoluzioni colorate”.
Di recente è stato ripreso da tutti gli attivisti della “primavera” araba (10). Esso è stato decorato con la bandiera della ribellione siriana, a dimostrazione del fatto che questo blog è nient’altro che una tribuna dell’opposizione anti-Bachar. E tutto ciò sotto il tetto comodo e confortevole del famoso giornale Le Monde.

Il Logo del blog“Un oeil sur la Syrie”l Logo di Otpor

Anche negli articoli dai titoli meno espliciti, Glasman riesce comunque a inserire, nella loro integralità, i comunicati della Coalizione Nazionale (12).
Glasman non ama troppo essere contraddetto. Se la prende con tutti quelli che non condividono le sue opinioni e non critica solo le loro idee, ma emette anche dei giudizi di valore sulle persone (13).
In un recente articolo sulla “jihad ennikah” (la jihad del sesso) in Siria, ha sommariamente tacciato di falsità tutte le informazioni  relative alla reale esistenza di questa pratica tra le formazioni ribelli. Per Glasman, “sarete delusi: la ‘ jihad del sesso ’ in Siria non è mai esistita!” (14). Secondo lui si è trattato di un vasto complotto teso a screditare i “valorosi” guerrieri che egli è tenuto a proteggere. E per questo motivo ignora le dichiarazioni del ministro tunisino dell’interno (15), dei giornalisti di Echourouk (16) di CounterPunch (17), della televisione tunisina (18), del sindacato degli imam tunisini (19), ecc.
No! Secondo lui tutti quelli che non sono dalla sua parte sarebbero rimasti delusi, come se questi ultimi potessero trovare piacere nelle disgrazie altrui.


Une tunisienne raconte son expérience du “djihad ennikah” en Syrie (Télévision tunisienne)
Il signor Glasman dovrebbe capire, una volta per tutte, che nel giornalismo e nell’analisi politica l’importante non è tanto sapere se i ribelli sono “buoni” e i filo-Bachar “cattivi” (o il contrario). Ciò che più importa è cercare la verità con argomenti validi e pertinenti, per offrire ai lettori una informazione giusta, onesta e non partigiana. Il ricercatore che si vanta di essere dovrebbe sapere che in conflitti di questo genere non c’è nero né bianco, ma solo sfumature di grigio.
Evidentemente, siccome il blog “Un oeil sur la Syrie” è “garantito” da Le Monde, le tesi pubblicate vengono riprese da diversi media “mainstream” come se si trattasse della dimostrazione di un teorema matematico.
Qualche settimana fa, il giornalista Hervé Kempf ha dato le dimissioni dal giornale Le Monde (dopo quindici anni di onorato e leale servizio) denunciando la censura che regna in redazione. Le Monde, dice, “è diventato un media come gli altri che, come tutti gli altri, è nelle mani dei capitalisti (…) E, se questa gente investe nei media, non è per piacere o per la libertà di stampa, anche se possono avere un sincero interesse intellettuale per i media, ma soprattutto per influenzare” (20).
Lasciando andare via i “Kempf” e mantenendo i “Glasman”, Le Monde conferma di non essere più quello che è stato sul piano della professionalità e dell’etica giornalistica. Questo lasciare andare i “Kempf” e mantenere i “Glasman” è un po’ come rimpiazzare le api operaie di un alveare con delle volgari vespe.
E ciò a grande detrimento degli assidui lettori del giornale Le Monde
Ahmed Bensaada
Traduzione: OSSIN
Riferimenti:
  1. Ahmed Bensaada, « Le « printemps arabe » et les médias: maljournalisme, mensonges et mauvaise foi », Le Quotidien d’Oran, 22 septembre 2011, http://www.ahmedbensaada.com/index.php?option=com_content&view=article&id=138:le-l-printemps-arabe-r-et-les-medias-maljournalisme-mensonges-et-mauvaise-foi-&catid=46:qprintemps-arabeq&Itemid=119
  2. Ignace Leverrier, « Un œil sur la Syrie », http://syrie.blog.lemonde.fr/
  3. LinkedIn, « Wladimir Glasman », http://fr.linkedin.com/pub/wladimir-glasman/15/7ab/25a
  4. Un œil sur la Syrie, « À propos », http://syrie.blog.lemonde.fr/a-propos/
  5. Ahmed Bensaada, « Syrie : le dandy et les faucons », Reporters, 15 septembre 2013,http://www.ahmedbensaada.com/index.php?option=com_content&view=article&id=234:syrie-le-dandy-et-les-faucons&catid=46:qprintemps-arabeq&Itemid=119
  6. Voir, par exemple, Science Po Monde Arabe, « La Syrie et les droits de l’homme : bilan des dix ans de pouvoir de Bachar Al-Assad », 10 juin 2010, http://sciencespomondearabe.com/conferences/2009-2010/
  7. FIDH, « Syrie : une prison pour les militants; Appel à Monsieur Nicolas Sarkozy, Président de la République française », 26 octobre 2010, http://www.fidh.org/fr/Maghreb-Moyen-Orient/Syrie,137/Syrie-une-prison-pour-les
  8. Le Nouvel Obs, « SYRIE. Une lettre ouverte au Président de la République », 24 juillet 2013,http://tempsreel.nouvelobs.com/la-revolte-syrienne/20130724.OBS0791/syrie-une-lettre-ouverte-au-president-de-la-republique.html
  9. René Naba, « Le Qatar, une métaphore de la France en phase de collapsus », 5 juin 2013,http://www.renenaba.com/le-qatar-une-metaphore-de-la-france-en-phase-de-collapsus/
  10. Ahmed Bensaada, « Arabesque américaine : Le rôle des États-Unis dans les révoltes de la rue arabe », Éditions Michel Brûlé, Montréal (2011), Éditions Synergie, Alger (2012), chap.1.
  11. Un œil sur la Syrie, « Archives de l’auteur », http://syrie.blog.lemonde.fr/author/syrie/
  12. Ignace Leverrier, « Vous allez être déçus : le « djihad du sexe » en Syrie n’a jamais existé ! », Un œil sur la Syrie, 29 septembre 2013, http://syrie.blog.lemonde.fr/2013/09/29/vous-allez-etre-decus-le-djihad-du-sexe-en-syrie-na-jamais-existe/
  13. Voir la première note qui suit l’article suivant : Ignace Leverrier, « Un nouveau rapport sur la Syrie… partiel, partial et « fabriqué » », Un œil sur la Syrie, 16 février 2013,http://syrie.blog.lemonde.fr/2012/02/16/un-nouveau-rapport-sur-la-syrie-partiel-partial-et-fabrique/
  14. Voir référence 12
  15. AFP, « Des Tunisiennes partiraient en Syrie pour le “djihad du sexe” », Le Monde, 20 septembre 2013,http://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2013/09/20/des-tunisiennes-partiraient-en-syrie-pour-le-djihad-du-sexe_3481428_3218.html
  16. El Habib El Missaoui, « Le retour des victimes du « djihad ennikah » », Alchourouk, 22 septembre 2013,http://www.alchourouk.com/
  17. Reem Haddad, « Sex and the Syrian Revolution », CounterPunch, 17 juillet 2013,http://www.counterpunch.org/2013/07/17/sex-and-the-syrian-revolution/
  18. Youtube, « Une tunisienne raconte son expérience du djihad ennikah en Syrie », vidéo publiée le 25 mai 2013, http://www.youtube.com/watch?v=MXOeUgCW-io
  19. Zohra Abid, « Tunisie : Le «jihad nikah» oppose les imams au gouvernement », Kapitalis, 25 septembre 2013, http://www.kapitalis.com/politique/18333-tunisie-le-jihad-nikah-oppose-les-imams-au-gouvernement.html
  20. Benjamin Sire, « Hervé Kempf : « il faut être malade pour être obsédé par l’idée de gagner des millions d’euros » », RageMag, 19 septembre 2013, http://ragemag.fr/herve-kempf-il-faur-etre-malade-pour-etre-obsede-par-lidee-de-gagner-des-millions-deuros-42761/#comments-titl
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    Ahmed Bensaada est docteur en physique, enseignant, auteur et essayiste. Il est l'auteur de "Arabesque américaine : le rôle des États-Unis dans les révoltes de la rue arabe" (2011), premier livre publié sur le "printemps" arabe . Il est aussi coauteur de "La face cachée des révolutions arabes" (2012) et "Le développement économique de l'Algérie: expériences et perspectives" (2011). Ahmed Bensaada est aussi auteur de nombreux ouvrages pédagogiques pour l'enseignement des sciences. Il est lauréat, entre autres, du prix du Premier Ministre du Canada pour l'excellence dans l'enseignement. Contact: www.ahmedbensaada.com
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