giovedì 10 ottobre 2013

Teatro Zona franca: nuova formulazione o invenzione dell'acqua già bollita?


L'Ufficio stampa del Presidente Cappellacci ha diramato la seguente notizia e la setta  zonafranchista esulta per la "nuova formulazione" 
"La Giunta Regionale presenterà un proprio emendamento di modifica all'articolo 12 dello Statuto, prevedendo l'estensione della Zona franca a tutto il territorio regionale. E' quanto comunicano il presidente della Regione, Ugo Cappellacci e l'assessore della Programmazione Alessandra Zedda in merito alla Zona Franca integrale. La nuova formulazione, concordata con i rappresentanti dei Comitati per la Zona Franca della Sardegna, Maria Rosaria Randaccio, Francesco Scifo e Andrea Impera, prevede che: "Il territorio della Regione autonoma della Sardegna è posto fuori dalla linea doganale e costituisce zona franca interclusa dal mare territoriale circostante". 

Tanta creatività è stata concentrata in poche e chiare parole una nuova formulazionefrutto della spremitura di meningi del Presidente Cappellacci  assieme agli onnipresenti santoni-embedded, chissà dopo quante dotte e lunghe discussioni . 
Sono contento di questa che non è una novità ma è una doppia novità, anzi una tripla novità come i tripli salti mortali che fanno gli acrobati ed i giocolieri nei circhi per farsi applaudire da un pubblico affezionato ed in attesa però di una accidentale caduta che ecciti gli istinti oscuri dei sans coulottes e delle tricoteuses che affollano i movimenti millenaristi, populisti e imbroglioni che a volte nascono per sostenere anche buone cause ma che possono finire anche in tragedia ma più spesso in commedia e in buffonate da strada.

La caduta anche in questo episodio di bassa macelleria in zona franca è facile da prevedere quando le folle festanti si accorgono, perchè non si quaglia mai e qualcuno glielo dice, che il concetto " Il territorio della Regione autonoma della Sardegna è posto fuori della linea doganale e costituisce zona franca" è presente come fulcro della proposta sardista di Zona franca integrale codificata poi nella  proposta di legge di iniziativa regionale , approvata dal Consiglio regionale nella seduta del 22 luglio 1988 su iniziativa della Giunta guidata dal sardista Mario Melis.

Allora vuol dire che la proposta Cappellacci, Seddda, santoni misti, non è affatto una novità bensì un plagio di un concetto notissimo e del quale si conoscono i creatori e comunque è da valutare positivamente perchè forse questi neozonafranchisti fantasy stanno rinsavendo.

Anche la trovata di presentare un emendamento alla proposta di legge esitata recentemente dalla Commissione competente  nel Consiglio regionale per modificare l'Art.12 dello Statuto vigente non è una novità perche anche nella proposta di legge Melis di ben 25 anni or sono si proponeva di porre la "Sardegna fuori della linea doganale dello Stato" modificando l'art.12 dello Statuto.

Non si può chiedere di conoscere un po' di storia e fatti così lontani a chi pensa che l'idea di zona franca sia nata con loro, ma stupisce che non si conoscano fatti recentissimi come la proposta di legge sardista n. 22 primo firmatario   SANNA Giacomo - DESSÌ - PLANETTA - SOLINAS Christian e l'On Artizzu Presidente della Commissione presentata il 14 maggio 2013. 
Anche in questa proposta, seguendo la tradizione sardista nel modificare l'art.12 dello Statuto ( di nuovo? ) si scrive :

"Nel quadro di una organizzazione politico-economica tendente a promuovere lo sviluppo autopropulsivo dell'Isola e la compensare le diseconomie geografiche dovute all'insularità ed alla grande distanza dal continente, secondo il principio di continuità geografica, coesione sociale e autogoverno dell'economia, con il concorso dell'Unione europea e dello Stato, il territorio della Regione autonoma della Sardegna è posto fuori della linea doganale dello Stato e costituisce zona franca."

Sulle prime e con una certa virulenza e certamente senza averla letta o pur leggendola non avendo gli strumenti per capirla gli shamani neozonafranchisti inviarono messaggi virulenti e di condanna ai propri adepti generalmente molto entusiasti, mobilitanti, disinteressati ma molto ignoranti, non per offendere ma perchè ben più dei loro sacerdoti di fede neozonafranchista ignoravano, come purtroppo temo che ignorino, l'ABC della storia della zona franca sarda, sostenendo che la proposta sardista e l'iniziativa del Consiglio fosse non solo di nocumento alla lotta per la zona franca ma un tentativo di bieco sabotaggio delle loro molto ispirate lotte.

Bisogna dire che inascoltato scrissi che giudicando positiva la proposta della Commissione, questa  pur accettando lo spirito della proposta sardista e permettendo la creazione di una zona franca sarda integrale, conteneva delle criticabili omissioni perchè rinunciava alla descrizione puntuale della zona franca presente nella proposta sardista, espungendo fra l'altro l'Agenzia delle entrate e la Tesoreria sarda,  limitando la potesta della Sardegna alle entrate di competenza sarde e derivate ma escludendo le percentuali destinate allo Stato dallo Statuto vigente. In più pur crendo la zona franca , questa parola scompariva con lo scomparire di "saranno creati punti franchi" dallo Statuto così riformato e questo non era in alcun modo accettabile e poteva costituire un trappolone.
Consigliai quindi ai sardisti di preparare degli emendamenti da presentare in aula, quando la proposta vi fosse andata per la discussione e votazione,  per riproporre appunto le loro posizioni caratteristiche pur accettando la sintesi della Commissione perchè l'unanimità era stata un successo e sarebbe stato un bene prezioso anche con la legge votata unanimamente ed inviata al Parlamento come volontà del Parlamento dei sardi. CioèSardegna fuori dalla linea doganale, Agenzia delle entrate e Tesoreria sarda.

Poi gli sciamani, ormai in palese gara fra di loro ci ripensarono, invece di sollecitare Cappellacci a delimitare le 6 zone franche secondo il Dpcm 75/98 cambiarono obiettivo concentrandosi sul Consiglio regionale. Furbi vero? Incontrarono la Commissione e richiesero guarda caso cambiamenti già contenuti nella proposta sardista. Poi inviarono una lettera minacciosa nei toni ed ultimativa alla Commissione chiedendo, guarda guarda di emendare la proposta che la Commissione, mi pare all'unanimità aveva distillato dalla proposta sardista, ma a causa  dai cetrioli e carote  allucinogene che forse mangiano in insalata e che in genere sulla zona franca fa vedere loro lucciole per lanterne, chiesero sì di inserire un emendamento ma riproponendo pedissequamente il testo dello Statuto Valdostano e con la potesta per lo Stato di realizzare la zona franca con proprie leggi romane, alla faccia dell'autodecisione. 
Cioè con lo scopiazzato schema che non ha permesso dal 1948 alla Val d'Aosta di avere la loro zona franca. 
In più per pasticciare ancora meglio e dimostrare la totale incomprensione di che cosa possa essere una zona franca sarda e pensata per la Sardegna reale, in coda al pensierino era posta la specificazione che la zona franca fuori dalla linea doganale dovesse essere come Livigno e Campione, cioè una zona franca come la festa di Santa Rega o del Rimedio o di San Mauro che io rispetto e venero, mentre detesto che qualcuno pensi di aumentare la dipendenza coloniale della Sardegna puntando a fare ancora più buchi nella pentola bucata sarda ben illustrata dall'economista Paolo Savona.

Il neo consigliere regionale  Arbau ha pensato bene di presentare un suo emendamento che ricalca quello dei movimentisti consumisti sciamanici compreso il richiamo a Livigno e Campione d'Italia dimostrando che nulla sa della zona franca sarda e che ha solo strizzato maldestramente gli occhi ad un movimento populista per ingraziarselo elettoralmente.

Questo emendamento è divenuto carta straccia e scavalcato dalla proposta di emendamento Cappellacci e più.

Devo ammettere che però Cappellacci e l'Assessora alla programmazione hanno sì plagiato la tesi sardista ma a fin di bene e almeno sono riusciti a togliere quel ciarpame aggiunto dai giocolieri ed illusionisti neozonafranchisti su Livigno e Campione che fa ridere tutta l'Europa.
L'importante è che non continuino a chiedere che l'extraterritorialità venga inserita nel nuovo Codice doganale comunitario confondendo la extraterritorialità della zona franca sarda che deve essere de iure, cioè per finzione di legge come tutte le vere zone franche europee e non de facto come appunto sono Livigno o la Groenlandia, cosa anche questa che fa morire dal ridere mezza Europa e squalifica ogni richiesta di zona franca in tal senso.

Concludendo, sono felice che finalmente ci sia una convergenza con ciò che penso da oltre 30 anni e che sostengo anche adesso e cioè che la Sardegna debba essere posta fuori dalla linea doganale dello stato e quindi zona franca integrale fiscale e doganale. 

Per farmi un'ultima risata agrodolce mi sembra assolutamente lapalissiano che la zona franca sarda estesa a tutta l'isola abbia come perimetrazione il mare e quindi ridicolo inserire questa precisazione nell'emendamento. Mi stupisco che non abbiano chiesto anche il cielo  come perimetrazione perchè anche il cielo isolano è un confine. 
Facciamoci una risata per non piangere e nel frattempo dato che la modifica statutaria è cosa giusta e lunga da ottenere e quindi rappresenta la gallina domani alla quale abbiamo diritto, attendiamo la gallina oggi che sono ancora le perimetrazioni delle sei zone franche sarde della 75/98 che la Giunta avrebbe deliberato il 1 ottobre dopo aver solennemente dichiarato con pagine acquistate sui quotidiani sardi che sarebbero state rese pubbliche il 30 settembre e che sono ancora fantasma.

Per ultimo un suggerimento al Presidente: se il Consiglio regionale, anche per questa positiva convergenza di idee riuscisse ad approvare in tempi brevi la proposta di legge sulla zona franca, sarebbe una buona cosa fare una battaglia perché questa legge venisse inserita nella prossima Legge di Stabilità che il Governo proporrà al Parlamento e che si potrà approvare entro dicembre. Avremo così la zona franca integrale in pochi mesi....





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