giovedì 31 gennaio 2013


L’arte della guerra
La riconquista dell’Africa


Manlio Dinucci
ilmanifesto.it 



Nel momento stesso in cui il presidente democratico Obama ribadiva nel discorso inaugurale che gli Stati uniti, «fonte di speranza per i poveri, sostengono la democrazia in Africa», giganteschi aerei Usa C-17 trasportavano truppe francesi in Mali, dove Washington ha insediato l’anno scorso al potere il capitano Sanogo, addestrato negli Usa dal Pentagono e dalla Cia, acuendo i conflitti interni.

La rapidità con cui è stata lanciata l’operazione, ufficialmente per proteggere  il Mali dall’avanzata dei ribelli islamici, dimostra che essa era stata da tempo pianificata dal socialista Hollande. L’immediata collaborazione degli Stati uniti e dell’Unione europea, che ha deciso di inviare in Mali specialisti della guerra con funzioni di addestramento e comando, dimostra che essa era stata pianificata congiuntamente a Washington, Parigi, Londra e in altre capitali. 

Le potenze occidentali, i cui gruppi multinazionali rivaleggiano l’uno con l’altro per accaparrarsi mercati e fonti di materie prime, si compattano quando sono in gioco i loro interessi comuni. Come quelli che in Africa sono messi in pericolo dalle sollevazioni popolari e dalla concorrenza cinese.

Il Mali, uno dei paesi più poveri del mondo (con un reddito procapite 60 volte inferiore a quello italiano e oltre la metà della popolazione sotto la soglia di povertà), è ricchissimo di materie prime: esporta oro e coltan, il cui ricavato finisce però nelle tasche delle multinazionali e dell’élite locale. Lo stesso nel vicino Niger, ancora più povero (con un reddito procapite 100 volte inferiore a quello italiano) nonostante sia uno dei paesi più ricchi di uranio, la cui estrazione ed esportazione è in mano alla multinazionale francese Areva.


Tiago Hoisel
, Brasile

Non a caso, contemporaneamente all’operazione in Mali, Parigi ha inviato forze speciali in Niger. Analoga situazione in Ciad, i cui ricchi giacimenti petroliferi sono sfruttati dalla statunitense ExxonMobil e altre multinazionali (ma stanno arrivando anche compagnie cinesi): ciò che resta dei proventi va nelle tasche dell’élite locale. Per aver criticato tale meccanismo, il vescovo comboniano Michele Russo è stato espulso dal Ciad lo scorso ottobre.

Niger e Ciad forniscono allo stesso tempo migliaia di soldati, che sotto comando francese, vengono inviati in Mali per aprire un secondo fronte. Quella lanciata in Mali, con la forza francese come punta di lancia, è dunque un’operazione a vasto raggio, che dal Sahel si estende all’Africa occidentale e orientale.  

Essa si salda a quella iniziata in Nordafrica con la distruzione dello stato libico e le manovre per soffocare, in Egitto e altrove,  le ribellioni popolari. Un’operazione a lungo termine, che fa parte del piano strategico mirante a mettere l’intero continente sotto il controllo militare delle «grandi democrazie», che tornano in Africa col casco coloniale dipinto dei colori della pace.

domenica 27 gennaio 2013


Al-Qaida nel Maghreb islamico: Chi sono e chi c’è dietro?


By Prof Michel Chossudovsky
Global Research, January 24, 2013


ansar el dine
 

















Chi c’è dietro il gruppo terroristico che ha attaccato il complesso gasifero della BP-Statoil-Sonatrach del giacimento di Amenas, che si trova al confine con la Libia nel sud-est dell’Algeria?

L’operazione era stata coordinata da Moqtar Belmoqtar, leader della brigata islamista al-Mulathamin, o “coloro che si firmano con il sangue”, affiliata ad al-Qaida. L’organizzazione di Belmoqtar è coinvolta nel traffico di droga, nel contrabbando e nel sequestro di stranieri nel Nord Africa. Sebbene la sua ubicazione sia nota, l’intelligence francese ha soprannominato Belmoqtar “l’imprendibile”. Belmoqtar si è assunta la responsabilità, per conto di al-Qaida, del rapimento di 41 ostaggi occidentali, tra cui 7 statunitensi, nel complesso gasifero della alla BP di Amenas. Belmoqtar, tuttavia, non è stato direttamente coinvolto nell’attacco vero e proprio. Il comandante sul campo dell’operazione era Abdul Rahman al-Nigeri, un veterano jihadista del Niger, che aveva fatto parte del Gruppo Algerino per la Predicazione e il Combattimento (GSPC) nel 2005. (Albawaba, 17 gennaio 2013)

L’operazione per il sequestro di Amenas è stata effettuata cinque giorni dopo l’avvio degli attacchi aerei della Francia contro i militanti di al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) nel nord del Mali. Le forze speciali francesi e le truppe del Mali hanno ripreso il controllo di Diabaly e Konna, due cittadine a nord di Mopti. La città di Diabaly era stata apparentemente presa pochi giorni prima dai combattenti guidati da uno dei principali comandanti di AQIM, Abdelhamid Abu Zeid. Mentre l’attacco terroristico e il sequestro dell’impianto gasifero d’In Amenas è stato descritto come una vendetta, non è stata per nulla improvvisato, come confermato dagli analisti, l’operazione con ogni probabilità è stata pianificata con largo anticipo: “Ufficiali europei e statunitensi dicono che il raid era quasi certamente fin troppo elaborato, per essere stato pianificato in così breve tempo, anche se l’operazione della Francia avrebbe spinto i combattenti a condurre un assalto che avevano già preparato.”

Secondo i recenti rapporti (20 gennaio 2012) ci sono state circa 80 vittime, tra ostaggi e combattenti jihadisti. Vi erano diverse centinaia di lavoratori nell’impianto gasifero, la maggior parte dei quali  algerini. “Tra le persone soccorse, solo 107 su 792 lavoratori erano stranieri”, secondo il ministero degli Interni algerino. I governi britannico e francese incolpano i jihadisti. Secondo il primo ministro britannico David Cameron: “Naturalmente la gente farà delle domande sulla reazione algerina a questi eventi, ma vorrei solo dire che la responsabilità di queste morti ricade direttamente sui terroristi che hanno lanciato questo attacco, feroce e vile. (Reuters, 20 gennaio 2013).

Notizie di stampa confermano, tuttavia, che il gran numero di morti tra gli ostaggi e i combattenti islamici è stato il risultato dei bombardamenti delle forze algerine. Dei negoziati con i rapitori, che avrebbero potuto salvare delle vite, non sono stati seriamente contemplati né dai governi algerini né da quelli occidentali. I militanti chiedevano la fine degli attacchi francesi nel nord del Mali, in cambio della sicurezza per gli ostaggi. Il leader di al-Qaida Belmoqtar aveva affermato: “Siamo pronti a negoziare con l’occidente e il governo algerino, a condizione che s’interrompano i bombardamenti dei musulmani del Mali.” (Reuters, 20 gennaio 2013) Nelle fila dei jihadisti vi erano mercenari provenienti da un certo numero di paesi musulmani, tra cui la Libia (ancora da confermare), così come dei combattenti provenienti da paesi occidentali.
Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM). Chi è?
Vi è un certo numero di gruppi affiliati attivamente presenti nel nord del Mali:
• Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM), guidato da Abdelmaleq Druqdel, “l’emiro di al-Qaida nel Maghreb islamico”,
• Ansar al-Din guidato da Iyad Ag Ghaly,
• il Movimento per l’Unicità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO).
Il Gruppo Islamico Armato, o Groupe Islamique Armé (GIA) che era in primo piano negli anni ’90, è in gran parte defunto. I suoi membri hanno aderito ad AQIM.


Il Movimento Nazionale per la Liberazione del Azawad (MNLA) è un movimento per l’indipendenza tuareg, nazionalista e laico.
Cenni storici
Nel settembre 2006, il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC) unì le forze con al-Qaida. Il GSPC è stato fondato da Hassan Hattab, un ex comandante del GIA. Nel gennaio 2007, il gruppo mutò ufficialmente il nome in al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM). Nei primi mesi del 2007 la nuova formazione stabilì stretti rapporti con il Gruppo combattente islamico libico (LIFG). I comandanti del GSPC si ispirano all’insegnamento religioso del salafismo dell’Arabia Saudita, che storicamente ha svolto un ruolo importante nell’addestramento dei mujahidin in Afghanistan. La storia dei comandanti jihadisti di AQIM è importante per affrontare la questione più ampia:
• Chi c’è dietro le varie fazioni affiliate ad al-Qaida?
• Chi sostiene i terroristi?
• Quali interessi politici ed economici servono?
Il Counsil on Foreign Relations (CFR) di Washington fa risalire le origini di AQIM alla guerra in Afghanistan: “La maggior parte dei leader principali di AQIM si crede sia stato addestrata in Afghanistan durante la guerra contro i sovietici, nel 1979-1989, nell’ambito del gruppo di volontari del Nord Africa conosciuto come “arabi afghani”, che ritornarono nella regione e radicalizzarono i movimenti islamici, negli anni che seguirono. Il gruppo è diviso in “katiba” o brigate, che  raggruppano cellule diverse e spesso indipendenti. Il comandante supremo del gruppo, o emiro, dal 2004 è Abdelmaleq Druqdel, noto anche come Abu Mussab Abdelwadud, un ingegnere esperto di esplosivi che ha combattuto in Afghanistan ed ha origini nel GIA in Algeria. Fu sotto la guida di Druqdel che AQIM dichiarò che la Francia è il suo obiettivo principale. Uno dei “più violenti e radicali” leader di AQIM è Abdelhamid Abu Zeid, secondo gli esperti di antiterrorismo. Abu Zied è legato a diversi rapimenti ed esecuzioni di cittadini europei nella regione. (Council on Foreign Relations, al-Qaida nel Maghreb Islamico, Cfr.org, senza data).

Ciò che il rapporto del CFR non riesce a ricordare è che la Jihad islamica in Afghanistan fu un’iniziativa della CIA, avviata nel 1979 durante l’amministrazione Carter. Venne attivamente sostenuta dal presidente Ronald Reagan nel corso degli anni ’80. Nel 1979, la più grande operazione segreta nella storia della CIA venne attuata in Afghanistan. Missionari wahabiti provenienti dall’Arabia Saudita crearono delle scuole coraniche (madrase) in Pakistan e Afghanistan. I libri di testo islamici utilizzati nelle madrasse venivano stampati e pubblicati in Nebraska. Il finanziamento occulto veniva incanalato ai mujahidin con il sostegno della CIA: “Con l’attivo incoraggiamento della CIA e dell’ISI pakistano, che volevano trasformare la jihad afghana in una guerra globale condotta da tutti gli stati musulmani contro l’Unione Sovietica, circa 35.000 musulmani radicali provenienti da 40 paesi islamici si unirono alla lotta in Afghanistan, tra il 1982 e il 1992. Decine di migliaia di persone andarono a studiare nelle madrase pakistane. Alla fine, più di 100.000 musulmani radicali stranieri furono direttamente influenzati dalla jihad afghana.” (Ahmed Rashid,”I taliban: l’esportazione dell’estremismo”, Foreign Affairs, novembre-dicembre 1999).

La Central Intelligence Agency (CIA), usando i militari pakistani dell’Inter-Services Intelligence (ISI), svolse un ruolo chiave nell’addestramento dei mujahidin. A sua volta, l’addestramento dei guerriglieri sponsorizzati dalla CIA venne integrato con gli insegnamenti dell’Islam: “Nel marzo 1985, il presidente Reagan firmava la Decisione direttiva per la Sicurezza Nazionale N° 166, … [che] autorizzava [l']intensificazione degli aiuti militari occulti ai mujahidin, e chiariva che la guerra segreta afghana aveva un nuovo obiettivo: sconfiggere le truppe sovietiche in Afghanistan attraverso azioni occulte e incoraggiare il ritiro sovietico. La nuova assistenza segreta degli Stati Uniti iniziò con un drammatico aumento delle forniture di armi, un costante aumento fino a 65.000 tonnellate all’anno nel 1987… così come un “flusso incessante” di specialisti della CIA e del Pentagono che si recarono al quartier generale segreto dell’ISI pakistana, sulla strada principale di Rawalpindi, in Pakistan. Gli specialisti della CIA incontrarono i funzionari dell’intelligence pakistana per pianificare le operazioni dei ribelli afghani.” (Steve Coll, Washington Post, 19 luglio 1992)

Moqtar Belmoqtar, la mente dietro l’attacco terroristico della brigata islamista al-Mulathamin al  complesso gasifero di Amenas, è uno dei membri fondatori di AQIM. Fu addestrato e reclutato dalla CIA in Afghanistan. Belmoqtar era un volontario nordafricano, un “afgano arabo” arruolatosi a 19 anni come mujahidin per combattere nelle fila di al-Qaida in Afghanistan, in un momento in cui la CIA e la sua affiliata pakistana, l’Inter Services Intelligence (ISI), sostenevano attivamente sia il reclutamento che l’addestramento dei jihadisti. Moqtar Belmoqar ha combattuto nella “guerra civile” in Afghanistan. Tornato in Algeria nel 1993, si unì al GSPC. La storia di Belmoqtar e il suo coinvolgimento in Afghanistan suggeriscono che sia stato sponsorizzato quale “asset dell’intelligence” statunitense.
Il ruolo degli alleati degli USA: Arabia Saudita e Qatar
Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) fin dal 2007 aveva stabilito una stretta relazione con il Gruppo combattente islamico libico (LIFG), i cui leader erano stati addestrati e reclutati in Afghanistan dalla CIA. Il LIFG era sostenuto segretamente dalla CIA e dall’MI6 britannico. Il LIFG è stato supportato direttamente dalla NATO durante la guerra del 2011 contro la Libia, “fornendo  armi, addestramento, forze speciali e perfino aerei per aiutarlo a rovesciare il governo della Libia.” (Tony Cartalucci, The Geopolitical Reordering of Africa: US Covert Support to Al Qaeda in Northern Mali, France “Comes to the Rescue”, Global Research, gennaio 2013).

Le Forze speciali britanniche SAS giunsero in Libia prima dell’inizio dell’insurrezione, in qualità di consulenti militari del LIFG. Recentemente, relazioni confermano che AQIM ha ricevuto armi dal Gruppo combattente islamico libico (LIFG). Mercenari del LIFG si sono integrati nelle brigate di AQIM. Secondo il comandante Moqtar Belmoqtar, che ha coordinato l’operazione del sequestro  di In Amenas: “Siamo uno dei principali beneficiari delle rivoluzioni nel mondo arabo. Per quanto ci riguarda, abbiamo ottenuto delle armi (dalla Libia), questa è una cosa naturale in simili circostanze.” http://www.hanford.gov/c.cfm/oci/ci_terrorist.cfm?dossier=174
L’impianto della BP ad In Amenas è situato direttamente sul confine con la Libia. Si sospetta che vi fosse un contingente di combattenti del Gruppo combattente islamico libico (LIFG) coinvolto nell’operazione. AQIM ha anche legami con il Fronte al-Nusra in Siria, sostenuto segretamente da Arabia Saudita e Qatar.

Al-Qaida nel Maghreb Islamico è indelebilmente legato all’agenda delle intelligence occidentali. È descritto come “uno dei più ricchi e più armati gruppi militanti della regione”, finanziato segretamente da Arabia Saudita e Qatar. Il giornale francese Canard enchaîné ha rivelato (nel giugno 2012) che il Qatar (un fedele alleato degli Stati Uniti) ha finanziato varie entità terroristiche in Mali, tra cui il salafita Ansar al-Din: “I ribelli tuareg del MNLA (indipendentisti e laici), Ansar al-Din, AQIM (al-Qaida nel Maghreb islamico) e Mujao (Jihad in Africa occidentale), ricevono dollari dal Qatar, secondo un rapporto (The Examiner). Il giornale satirico francese Canard enchaîné riportava [nel giugno 2012] che il Qatar stava probabilmente finanziando gruppi armati nel nord del Mali, che si diffondevano in Algeria e nell’Africa occidentale. I sospetti che Ansar al-Din, il principale gruppo armato pro-shari’ah nella regione, abbia ricevuto finanziamenti dal Qatar, circolano in Mali da diversi mesi. Rapporti (ancora non confermati) su un aereo del ‘Qatar’ che sarebbe atterrato a Gao carico di armi, denaro e droga, per esempio, sono emersi all’inizio del conflitto. L’articolo originale cita un rapporto dell’intelligence militare francese che indicava che il Qatar forniva sostegno finanziario a tutti e tre i principali gruppi armati nel nord del Mali: l’Ansar al-Din di Iyad Ag Ghali, al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) e il Movimento per l’Unicità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO). L’importo del finanziamento concesso a ciascuno dei gruppi non viene menzionato, ma si parla di rapporti ripetuti del DGSE francese al ministero della Difesa, che indicavano il sostegno del Qatar al ‘terrorismo’ nel nord del Mali.”
Il ruolo di al-Qaida nel Maghreb islamico come attività dell’intelligence deve essere attentamente valutata. L’insurrezione islamica crea le condizioni che favoriscono la destabilizzazione politica del Mali come Stato-nazione. 

Quali interessi geopolitici vengono serviti?
Osservazioni conclusive: “The American Sudan”
Con amara ironia, il sequestro nel sud dell’Algeria e la tragedia risultante dall’operazione militare di “salvataggio” algerina, fornisce una giustificazione umanitaria all’intervento militare occidentale guidato dall’US AFRICOM. Quest’ultimo non opera solo in Mali e Algeria. Potrebbe anche includere la vasta regione che si estende sulla cintura sub-sahariana del Sahel, dalla Mauritania al confine occidentale del Sudan. Questa escalation è parte di un piano militare e strategico degli Stati Uniti, fase segeunte della militarizzazione del continente africano, “un passo successivo” della guerra USA-NATO in Libia del 2011. Si tratta di un progetto di conquista neo-coloniale degli Stati Uniti di una vasta area.

Mentre la Francia è l’ex potenza coloniale che interviene a nome di Washington, la fine del gioco  vedrà l’esclusione della Francia, infine, dal Maghreb e dall’Africa sub-sahariana. Questo declassamento della Francia come potenza coloniale, è stato avviato fin dalla guerra di Indocina nel 1950. Mentre gli Stati Uniti si preparano, a breve, a condividere il bottino di guerra con la Francia, l’obiettivo ultimo di Washington è “ridisegnare la mappa del continente africano” e infine portare l’Africa francofona nella sfera di influenza statunitense. Quest’ultima si estenderebbe su tutto il continente, dalla Mauritania sull’Atlantico a Sudan, Etiopia e Somalia. Un analogo processo di esclusione della Francia dall’Africa francofona è in corso dal 1990 in Ruanda, Burundi e  Repubblica del Congo. A sua volta, il francese quale lingua ufficiale nell’Africa francofona, viene insidiato. Oggi in Ruanda l’inglese è la lingua ufficiale, accanto al kinyarwanda e al francese. Da quando l’RPF è al governo, dal 1994, l’istruzione secondaria veniva offerta in francese o in inglese. Ma dal 2009 viene offerta solo in inglese. L’università, dal 1994, non utilizza più il francese. (Il presidente del Ruanda Paul Kagame non legge o non parla francese). Nel 2009, il Rwanda entrava a far parte del Commonwealth.

La posta in gioco è un vasto territorio che, durante il periodo coloniale francese copriva l’Africa occidentale ed equatoriale francese. Il Mali durante il periodo francese veniva indicato come Le Soudan français (il Sudan francese). Ironia della sorte, questo processo di indebolimento e, infine, di esclusione della Francia dall’Africa francofona viene effettuato con l’avallo tacito dell’ex presidente Nicolas Sarkozy e del presidente François Hollande, entrambi al servizio degli interessi geopolitici degli Stati Uniti, a danno di quelli della Repubblica francese. La militarizzazione del continente africano fa parte del mandato dell’US AFRICOM. L’obiettivo a lungo termine è esercitare il controllo geopolitico e militare su una vasta area, che storicamente rientrava nella sfera d’influenza della Francia. Questa zona è ricca di petrolio, gas, oro, uranio e minerali strategici. (Cfr. R. Teichman, The War on Mali. What you Should Know: An Eldorado of Uranium, Gold, Petroleum, Strategic Minerals…, Global Research, 15 gennaio 2013)


Copyright © 2013 Global Research

domenica 20 gennaio 2013


Terrorismo dal “Volto Umano”: la storia degli squadroni della morte degli Stati Uniti. Squadroni della morte in Iraq e in Siria.
Le radici storiche della guerra segreta USA-NATO contro la Siria

Michel Chossudovsky 
Tradotto da  Curzio Bettio 

Il reclutamento degli squadroni della morte fa parte di una ben consolidata agenda militar-spionistica degli Stati Uniti. Degli Stati Uniti, esiste una storia lunga e macabra, di finanziamenti clandestini e di sostegno di brigate del terrore e di omicidi mirati, risalente alla guerra del Vietnam.

Squadre della morte in El Salvador

Nel momento in cui le forze governative della Siria continuano a contrastare l’auto-proclamatosi “Libero Esercito Siriano” (FSA), le radici storiche della guerra segreta dell’Occidente contro la Siria, che ha prodotto come risultato atrocità senza pari, devono essere pienamente portate alla luce.
Fin dall’inizio del marzo 2011, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno sostenuto la formazione di squadroni della morte e l’incursione di brigate terroristiche in un’impresa attentamente pianificata.
Il reclutamento e l’addestramento di brigate del terrore, sia in Iraq che in Siria, sono stati improntati sull’“Opzione Salvador”, un “modello terrorista” per uccisioni di massa da parte di squadroni della morte sponsorizzati dagli Stati Uniti nell’America Centrale.
La sua prima applicazione ha visto la luce in El Salvador, nel periodo di maggior successo della resistenza salvadoregna contro la dittatura militare, con la produzione conseguente di circa 75.000 decessi.
La formazione di squadroni della morte in Siria si fonda sulla storia e l’esperienza delle brigate terroristiche sponsorizzate dagli Stati Uniti in Iraq, secondo il programma di “contro-insurrezione” del Pentagono. 

L’istituzione di squadroni della morte in Iraq
Squadroni della morte sponsorizzati dagli USA sono stati reclutati in Iraq a partire dal 2004-2005 in un’iniziativa lanciata sotto la guida dell’ambasciatore statunitense John Negroponte, inviato a Baghdad dal Dipartimento di Stato nel giugno 2004.
Negroponte era “l’uomo giusto per il lavoro”.
Come ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras dal 1981 al 1985, Negroponte aveva svolto un ruolo fondamentale nel sostenere e supervisionare i Contras del Nicaragua di base in Honduras, nonché nel sovrintendere alle attività degli squadroni della morte dell’esercito honduregno.
“Sotto il governo del generale Gustavo Alvarez Martinez, l’amministrazione militare dell’Honduras era una stretta alleata dell’amministrazione Reagan e responsabile della “scomparsa” di decine e decine di oppositori politici attraverso il modo classico degli squadroni della morte.”
Nel gennaio 2005, il Pentagono, confermava che questo era oggetto di valutazione:
La formazione di squadre di azione terroristica di combattenti Curdi e Sciiti per prendere di mira i leader rivoltosi della Resistenza irachena, come risorsa strategica, è stata presa a prestito dalla lotta degli Stati Uniti di 20 anni fa contro i guerriglieri di sinistra nell’America Centrale”.  
Sulle linee della cosiddetta “Opzione El Salvador”, elementi armati iracheni e statunitensi sarebbero stati inviati ad assassinare o rapire leader rivoltosi, anche raggiungendoli in Siria, dove alcuni di costoro pensavano di trovarsi al sicuro. ...

Queste squadre di azione avrebbero sollevato notevoli perplessità, e probabilmente per questo sono state tenute segrete.
L’esperienza dei cosiddetti “squadroni della morte” nell’America Centrale rimane ancora per molti una ferita aperta e ha contribuito a macchiare di disonore l’immagine degli Stati Uniti nella regione.
In buona sostanza, l’amministrazione Reagan finanziava e addestrava gruppi di forze nazionaliste per neutralizzare i leader ribelli salvadoregni e i loro simpatizzanti...
In quel periodo, dal 1981 al 1985, John Negroponte, l’ambasciatore usamericano a Baghdad, svolgeva un ruolo di primo piano come ambasciatore in Honduras.  
Gli squadroni della morte erano una caratteristica brutale della politica latino-americana del tempo. Nei primi anni ‘80, l’amministrazione del Presidente Reagan finanziava, e contribuiva alla loro formazione, i Contras del Nicaragua con le loro basi in Honduras, con l’obiettivo di spodestare il regime sandinista del Nicaragua.
I Contras venivano equipaggiati con il denaro proveniente da vendite illegali di armi dagli Stati Uniti verso l’Iran, uno scandalo che avrebbe potuto rovesciare il signor Reagan.

L’essenza della proposta del Pentagono in Iraq, ... era di seguire questo modello ...
Non era chiaro se l’obiettivo principale di queste missioni in Iraq sarebbe stato quello di assassinare i ribelli o di rapirli, per poi interrogarli sotto tortura. Probabilmente, ogni missione in territorio siriano doveva essere effettuata da forze speciali statunitensi.
Nemmeno era chiaro chi avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di un tale programma - il Pentagono o la CIA, Central Intelligence Agency. Tali operazioni segrete venivano tradizionalmente gestite dalla CIA, che doveva assicurare come un alibi all’amministrazione al potere l’estraneità delle decisioni, fornendo ai funzionari e ai dirigenti degli Stati Uniti la possibilità di negare la conoscenza delle operazioni stesse.

(El Salvador-style ‘death squads’ to be deployed by US against Iraq militants – Times Online, January 10, 2005 – “Squadroni della morte” sul modello El Salvador vengono messi in campo dagli Stati Uniti contro militanti iracheni – Times on-line, 10 gennaio 2005)
Mentre l’obiettivo dichiarato della “Opzione Salvador in Iraq” era di “neutralizzare la ribellione”, in pratica le brigate terroristiche sponsorizzate dagli USA venivano coinvolte in uccisioni sistematiche di civili, al fine di fomentare la violenza settaria fra le fazioni.
A loro volta, la CIA e il servizio britannico MI6 facevano da supervisori delle unità “Al Qaeda in Iraq” impiegate in omicidi mirati direttamente contro la popolazione sciita.
Significativamente, gli squadroni della morte venivano integrati da “consiglieri” sotto copertura appartenenti alle Forze Speciali degli Stati Uniti.

Robert Stephen Ford , successivamente nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Siria, faceva parte della squadra di Negroponte a Baghdad nel 2004-2005.
Nel gennaio 2004, era stato inviato come rappresentante degli Stati Uniti presso la città sciita di Najaf, la roccaforte dell’esercito del Mahdi, con cui prendeva contatti preliminari.[Muqtada al-Sadr, politico e religioso iracheno, leader del Movimento Sadrista, nel giugno del 2003 fondava una milizia, denominata Esercito del Mahdi, per combattere le forze di occupazione in Iraq.]
Nel gennaio 2005, Robert S. Ford veniva nominato rappresentante diplomatico Consigliere per gli Affari Politici presso l’ambasciata degli Stati Uniti sotto la guida dell’ambasciatore John Negroponte.
Egli non solo era membro del team più esclusivo, era anche collaboratore stretto di Negroponte nell’impostare l’“Opzione Salvador”. A Najaf, aveva gettato alcune delle basi di questa operazione, prima del suo trasferimento a Baghdad.

A John Negroponte e Robert Stephen Ford veniva affidato il compito del reclutamento degli squadroni della morte iracheni.
Mentre Negroponte coordinava l’operazione dal suo ufficio presso l’ambasciata degli Stati Uniti, Robert S. Ford, che parlava correntemente sia l’arabo che il turco, veniva incaricato di stabilire contatti strategici con gruppi di miliziani sciiti e curdi all’esterno della “Zona Verde”.
[La Zona Verde è il nome più comune che prende la zona internazionale di Baghdad. Si tratta di all’incirca di 10 chilometri quadrati al centro di Baghdad, centro dell’autorità provvisoria della coalizione e centro della presenza internazionale in città. Subito all’esterno di questa zona ve ne è un’altra chiamata Zona Rossa con riferimento a tutto il perimetro rimanente della città di Baghdad, ma anche a tutte quelle aree non protette al di fuori del sito militare.]

Due altri funzionari d’ambasciata, Henry Ensher (vice di Ford) e un funzionario più giovane della sezione politica, Jeffrey Beals, svolgevano un ruolo importante nella squadra nel “trattare con un settore di Iracheni, compresi gli estremisti". (Vedi The New Yorker, 26 marzo 2007).
Un altro individuo chiave nel team di Negroponte era James Franklin Jeffrey, ambasciatore degli Stati Uniti in Albania (2002-2004). Nel 2010, Jeffrey veniva nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq (2010-2012).

Inoltre, Negroponte introduceva nella sua squadra uno dei suoi ex collaboratori, il colonnello James Steele (a riposo), durante il suo periodo d’oro in Honduras:
“Per la messa a punto dell’“Opzione Salvador”, Negroponte si avvaleva dell’assistenza di un suo collega dei tempi d’oro in America Centrale durante gli anni ‘80, il Col. a riposo James Steele.
Steele, il cui titolo a Baghdad era Consigliere per le forze di sicurezza irachene, curava la selezione e la formazione dei membri dell’Organizzazione Badr e dell’Esercito del Mahdi, le due più importanti formazioni di miliziani sciiti in Iraq, allo scopo di prendere di mira la dirigenza e le reti di informazioni di supporto in primo luogo della Resistenza sunnita.  
Che questo fosse programmato o no, questi squadroni della morte immediatamente sfuggivano ad ogni controllo, per diventare la principale causa di morte in Iraq.
Intenzionalmente o no, un numero rilevante di corpi torturati e mutilati, che saltavano fuori per le strade di Baghdad ogni giorno, era opera degli squadroni della morte, un prodotto dell’iniziativa di John Negroponte. Ed è questa la violenza settaria, sostenuta segretamente dagli USA, che in gran parte ha portato al disastro infernale, che è l’Iraq di oggi.”
(Dahr Jamail, Managing Escalation: Negroponte and Bush’s New Iraq Team, Antiwar.com, Gestire l’escalation: la squadra per il nuovo Iraq di Negroponte e Bush; 7 gennaio 2007)
Secondo il deputato democratico Dennis Kucinich, membro della Camera dei Rappresentanti, ilcolonnello Steele era il responsabile dell’attuazione di un piano in El Salvador per cui decine di migliaia di Salvadoregni erano “scomparsi” o erano stati assassinati, tra cui l’arcivescovo Oscar Romero e quattro suore statunitensi.
Dopo la sua nomina a Baghdad, il colonnello Steele veniva assegnato ad una unità contro-insurrezionale conosciuta come “Reparto di Polizia Speciale” alle dipendenze del Ministero degli Interni iracheno (vedere ACN, Havana, 14 giugno 2006) 
I rapporti confermano che “l’esercito degli Stati Uniti consegnava molti prigionieri alla Brigata Wolf, il temuto 2° battaglione delle unità speciali del Ministero degli Interni”, e questo avveniva sotto la supervisione del colonnello Steele:
“Militari usamericani, consiglieri statunitensi, stavano in disparte e non facevano nulla, mentre membri della Brigata Wolf picchiavano e torturavano i prigionieri. I commandos del Ministero degli Interni avevano occupato la biblioteca pubblica a Samarra, e la avevano trasformata in un centro di detenzione. Un’intervista condotta da Maass del New York Times nel 2005 nella prigione improvvisata, accompagnato dal consigliere militare statunitense della Brigata Wolf , Colonnello James Steele, veniva interrotta dalle urla terribili di un prigioniero provenienti dall’esterno.
Steele in precedenza era stato impiegato come consigliere per aiutare a schiacciare una rivolta in El Salvador.”(Ibid)
Un altro personaggio di spicco che ha giocato un ruolo nel programma di contro-insurrezione in Iraq è stato l’ex capo della polizia di New York Bernie Kerik [nella foto: Bernie Kerik alla scuola di polizia di Baghdad scortato da guardie del corpo], nel 2007 incriminato da un tribunale federale sotto l’accusa di 16 gravissimi reati.
All’inizio dell’occupazione dell’Iraq nel 2003, Kerik era stato nominato dall’amministrazione Bush per sovrintendere all’organizzazione e all’addestramento delle forze di polizia irachene.
Durante il breve periodo di servizio in cui nel 2003 assumeva la carica di “ministro ad interim degli Interni”, Bernie Kerik operava per l’organizzazione di unità terroristiche all’interno delle forze di polizia irachene: “Inviato in Iraq con l’incarico di risistemare le forze di sicurezza irachene, Kerik si auto-nominava ministro degli Interni ad interim dell’Iraq. Consiglieri di polizia britannici lo definivano il “Terminator di Baghdad” (Salon, 9 dicembre 2004)
Sotto la guida di Negroponte come ambasciatore degli Stati Uniti a Baghdad, si era scatenata un’ondata di uccisioni di civili e di omicidi mirati, sotto copertura. Ingegneri, medici, scienziati e intellettuali furono presi di mira.
Lo scrittore ed analista geopolitico Max Fuller ha documentato in dettaglio le atrocità commesse sulla scia del programma contro-insurrezionale sponsorizzato dagli Stati Uniti:
“La comparsa di squadroni della morte diventava assolutamente evidente nel maggio di quest’anno [2005], ... decine di corpi venivano ritrovati gettati alla rinfusa ... in aree deserte attorno a Baghdad. Tutte le vittime erano ammanettate, bendate e colpite alla testa, e molte di loro portavano anche i segni di essere state brutalmente torturate ...
Le prove erano così convincenti che l’Associazione degli Accademici Musulmani (AMS), una delle principali organizzazioni sunnite, rilasciava dichiarazioni pubbliche in cui venivano accusate le forze di sicurezza aggregate presso il Ministero degli Interni e la Brigata Badr, l’ex ala armata del Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI), di stare dietro agli omicidi. Inoltre si accusava anche il Ministero degli Interni di gestire un terrorismo di Stato.” (Financial Times).
I commandos della Polizia e la Brigata Wolf agivano sotto la supervisione del programma statunitense contro-insurrezionale presso il Ministero degli Interni iracheno:
“I commandos della Polizia venivano formati attraverso le sperimentate istruzioni e la supervisione di esperti veterani usamericani, combattenti anti-insurrezionali, e fin dall’inizio conducevano operazioni congiunte con unità di forze speciali degli Stati Uniti, di elite e strettamente segrete.” (ReutersNational Review Online).
... Una figura chiave nello sviluppo dei commandos Speciali di Polizia era James Steele, un ex operativo delle forze speciali dell’esercito degli Stati Uniti, che si era fatto le ossa in Vietnam prima di passare a dirigere la missione militare USA in El Salvador nel pieno della guerra civile di quel paese. ...
Un altro collaboratore statunitense era quello Steven Casteel che, come consigliere più anziano degli Stati Uniti presso il Ministero degli Interni iracheno, liquidava le accuse gravi e ben circostanziate delle raccapriccianti violazioni dei diritti umani come “voci e insinuazioni”.
Come Steele, Casteel aveva acquisito una notevole esperienza nell’America Latina, nel suo caso partecipando alla caccia al capo cartello della cocaina Pablo Escobar nelle Guerre alla droga in Colombia degli anni ‘90 ...
Il curriculum di Casteel è significativo, perché questo tipo di ruolo di appoggio alla raccolta di informazioni e alla produzione di elenchi di morte è caratteristico del coinvolgimento degli Stati Uniti nei programmi anti-insurrezionali, e costituisce il filo conduttore in quelle che potrebbero sembrare orge casuali, senza alcun collegamento, di ammazzamenti.  
Tali genocidi centralmente pianificati sono pienamente coerenti con ciò che sta avvenendo oggi in Iraq [2005] ... Essi sono inoltre in linea diretta con quanto poco noi sappiamo dei commandos Speciali di Polizia, che sono stati ritagliati su misura per “fornire al Ministero dell’Interno forze speciali con particolari capacità di attacco”. (US Department of Defense).
In piena sintonia con tale ruolo, il quartier generale dei commandos di Polizia è diventato il fulcro di un comando a livello nazionale, un centro di controllo, di comunicazioni, di operazioni informatiche e di intelligence, per gentile concessione degli Stati Uniti. (Max Fuller, op. cit.)
Questo lavoro impostato dalle fondamenta da Negroponte nel 2005 veniva pienamente realizzato sotto il suo successore, l’ambasciatore Zalmay Khalilzad.
Robert Stephen Ford garantiva la continuità del progetto, prima di venire nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Algeria nel 2006, così come al suo ritorno a Baghdad come vice Capo Missione nel 2008.
Operazione “Syrian Contras”: “Imparare la lezione dall’esperienza irachena!”
La macabra versione irachena dell’“Opzione Salvador” sotto la guida dell’ambasciatore John Negroponte è servita come “modello di comportamento” per la creazione dei Contras del “Libero Esercito Siriano”.  Senza dubbio, Robert Stephen Ford è stato coinvolto nella realizzazione del progetto per la formazione dei Contras siriani, considerata la sua riassegnazione a Baghdad nel 2008, come vice Capo Missione. L’obiettivo in Siria consisteva nel creare divisioni tra fazioni, tra Sunniti, Alawiti, Sciiti, Curdi, Drusi e Cristiani. Mentre il contesto in Siria è completamente diverso da quello in Iraq, esistono analogie sorprendenti per quanto riguarda le procedure con cui sono stati condotti omicidi e atrocità.
Un articolo pubblicato da Der Spiegel riguardante le atrocità commesse nella città siriana di Homs conferma un processo settario per organizzare omicidi di massa ed esecuzioni extragiudiziali paragonabili a quelli condotti dagli squadroni della morte in Iraq, con il pieno appoggio degli Stati Uniti. Gli abitanti di Homs sono stati regolarmente classificati come “prigionieri” (Sciiti, Alawiti) e “traditori”. I “traditori” sono quei civili Sunniti, all’interno dell’area urbana occupata dai ribelli, che esprimono il loro dissenso o la loro opposizione alle regole del terrore del Libero Esercito Siriano (FSA): 
““Dalla scorsa estate [2011], abbiamo giustiziato poco meno di 150 uomini, che rappresentano circa il 20 per cento dei nostri prigionieri”, afferma Abu Rami…Ma i carnefici di Homs sono stati più impegnati con i traditori all’interno delle loro stesse fila che con i prigionieri di guerra. “Se catturiamo un Sunnita che fa la spia, o se un cittadino tradisce la rivoluzione, noi facciamo in fretta”, sottolinea il combattente. Secondo Abu Rami, la “brigata della sepoltura” di Hussein ha messo a morte tra i 200 e 250 traditori dall’inizio dell’insurrezione.”
(Der Spiegel,  30 marzo 2012)
L’ambasciatore Robert Stephen Ford ad Hama (Siria Centrale) all’inizio del luglio 2011

Il progetto ha richiesto un programma iniziale di reclutamento e di addestramento di mercenari.
Le squadre della morte, che comprendono unità salafite di Libanesi e Giordani, sono entrate in Siria attraverso il confine meridionale con la Giordania, a metà marzo 2011.
Gran parte dell’operazione era già in atto prima dell’arrivo di Robert Stephen Ford a Damasco nel mese di gennaio 2011. La nomina di Ford come ambasciatore in Siria veniva annunciata all’inizio del 2010. Le relazioni diplomatiche erano state interrotte nel 2005, dopo l’assassinio di Rafick Hariri, che Washington imputava alla Siria. Ford arrivava a Damasco appena due mesi prima dell’inizio della rivolta. 

Il Libero Esercito Siriano (FSA)
Washington e i suoi alleati hanno replicato in Siria le caratteristiche essenziali dell’“Opzione Salvador per l’ Iraq”, il che ha consentito la creazione del Libero Esercito Siriano (FSA) e delle sue varie fazioni terroristiche, tra cui Al Qaeda affiliata alla brigata Al Nusra, (la brigata salafita più nota e più osannata, composta da Siriani e stranieri jihadisti, che hanno già operato in Iraq e Afghanistan).
Mentre nel giugno 2011 veniva annunciata la creazione del Libero Esercito Siriano, il reclutamento e la formazione di mercenari stranieri erano stati avviati in un periodo ben precedente.
Per molti aspetti, il Libero Esercito Siriano è una cortina fumogena.
È stato sostenuto dai media occidentali che questo Esercito rappresenta in buona sostanza e per certo un’entità militare formatasi come risultato di diserzioni di massa delle forze governative. Tuttavia, il numero di disertori non è stato né significativo, né sufficiente per costituire una struttura militare coerente con le funzioni di comando e di controllo.
Il Libero Esercito Siriano non è una struttura militare professionale, piuttosto si tratta di una rete a maglie larghe di distinte brigate terroristiche, che a loro volta sono costituite da numerose cellule paramilitari che operano in diverse parti del paese. Ciascuna di queste organizzazioni terroristiche opera indipendentemente.
Il Libero Esercito Siriano non esercita effettivamente funzioni di comando e di controllo, nemmeno funge da collegamento fra queste diverse entità paramilitari. Queste ultime sono controllate da agenti delle forze speciali e di intelligence, supportati dagli Stati Uniti e dalla NATO ed incorporati nei ranghi di determinate formazioni terroristiche.
Questi elementi di forze speciali, altamente addestrati, molti di loro sono dipendenti di compagnie private di sicurezza, sul terreno sono regolarmente in contatto con unità di comando militari e di intelligence degli USA-NATO e alleati.
Queste forze speciali incorporate sono anche coinvolte, senza dubbio, negli attentati dinamitardi attentamente pianificati contro edifici governativi, strutture militari, ecc.
Gli squadroni della morte sono costituiti da mercenari reclutati ed addestrati dagli Stati Uniti, dalla NATO e dai loro alleati del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico (GCC).
Essi stanno sotto la direzione di forze speciali alleate (tra cui forze speciali dello Special Air Service britannico e dei paracadutisti francesi), e di società private di sicurezza sotto contratto della NATO e del Pentagono.
A questo proposito, rapporti confermano l’arresto da parte del governo siriano dai 200 ai 300 dipendenti di compagnie private di sicurezza , integrati nelle schiere dei rivoltosi.
La Brigata Jabhat Al Nusra
La Brigata Al Nusra - che si dice essere affiliata ad Al Qaeda - è descritta come il più efficace gruppo di “opposizione” di ribelli combattenti, responsabile di molti degli eclatanti attacchi dinamitardi.
Raffigurata come un nemico degli Stati Uniti (nella lista del Dipartimento di Stato delle organizzazioni terroristiche), le operazioni di Al Nusra portano tutti i tratti distintivi della formazione paramilitare addestrata dagli Stati Uniti alle tattiche terroristiche.
Le atrocità commesse contro i civili da parte di Al Nusra sono simili a quelle realizzate dagli squadroni della morte sponsorizzati in Iraq dagli Stati Uniti. 
Queste le espressioni del leader di Al Nusra Abu Adnan ad Aleppo:
“Tra i suoi componenti, Jabhat al-Nusra conta su Siriani veterani della guerra in Iraq, uomini che sul fronte della lotta in Siria portano competenze - in particolare la fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati (IED).”
Come in Iraq, sono state attivamente promosse la violenza tra fazioni e la pulizia etnica.
In Siria, le comunità alawite, sciite e cristiane sono divenute il bersaglio degli squadroni della morte sponsorizzati dagli USA-NATO. Le comunità alawita e cristiana sono gli obiettivi principali del programma di omicidi mirati.
Questo viene confermato dall’Agenzia di stampa del Vaticano:
“I Cristiani di Aleppo sono vittime di morte e distruzione a causa dei combattimenti che da mesi stanno martoriando la città. I quartieri cristiani, negli ultimi tempi, sono stati colpiti dalle forze ribelli che combattono contro l’esercito regolare, e questo ha provocato un esodo di civili.
Alcuni gruppi dell’opposizione più rigida, inclusi anche gruppi jiahadisti, sparano sulle case e gli edifici dei Cristiani, per costringere gli occupanti a fuggire e poi prenderne possesso [pulizia etnica]
(Agenzia Fides. Vatican News, 19 ottobre 2012)
“I militanti salafiti sunniti - dice il Vescovo - continuano a commettere crimini contro i civili, o a reclutare combattenti con la forza. Gli estremisti fanatici Sunniti stanno combattendo una guerra santa mossi da arroganza, in particolare contro gli Alawiti. Quando i terroristi cercano di controllare l’identità religiosa di un sospetto, gli chiedono di citare le genealogie risalenti fino a Mosè. E gli chiedono di recitare preghiere che gli Alawiti hanno rimosso. Gli Alawiti non hanno alcuna possibilità di uscirne vivi.”(PA) (Agenzia Fides, 4 giugno 2012)
I rapporti confermano l’affluenza in Siria di squadroni della morte salafiti ed affiliati ad Al Qaeda, nonché di brigate sotto gli auspici dei Fratelli Musulmani, fin dall’inizio della rivolta nel marzo 2011.
Inoltre, secondo fonti dell’intelligence israeliana, questo è stato avviato e promosso dalla NATO e dall’Alto Comando Turco, e fa ricordare l’arruolamento di Mujahideen per impegnarli nella jihad (guerra santa) della CIA all’apogeo della guerra sovietico-afghana:
“È in atto una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani nei paesi del Medio Oriente e nel mondo musulmano, e portarli a combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco avrebbe ospitato questi volontari, li avrebbe addestrati e avrebbe assicurato il loro passaggio in Siria.”
(DEBKAfile, “la NATO fornisce ai ribelli armi anti-carro”, 14 agosto 2011)  
Le Compagnie private di sicurezza e il reclutamento di mercenari
Secondo informazioni ben documentate, nel reclutamento e nell’addestramento dei mercenari sono coinvolte compagnie private di sicurezza straniere, che operano negli Stati del Golfo.
Anche se non destinate al reclutamento di mercenari specificamente diretti contro la Siria, la documentazione sottolinea la creazione di campi di addestramento nel Qatar e negli Emirati Arabi Uniti (UAE).
Nella città militare di Zayed (Emirati Arabi Uniti), “sta formandosi un esercito segreto” , gestito da Xe Services, ex Blackwater. [La Blackwater Worldwide, già conosciuta come Blackwater USA e Xe Services LLC, dal dicembre 2011, come Academi, è una compagnia militare privata fondata nel 1997.]
L’accordo con gli Emirati Arabi Uniti per stabilire un campo militare per la formazione di mercenari è stato firmato nel luglio 2010, nove mesi prima dello scatenarsi delle guerre in Libia e in Siria.
Secondo recenti sviluppi, società di sicurezza sotto contratto con la NATO e il Pentagono sono impegnate nell’addestramento di squadroni della morte di “oppositori” sull’uso di armi chimiche:
“Gli Stati Uniti e alcuni loro alleati europei stanno utilizzando contractor di difesa per addestrare ribelli siriani su come proteggere scorte di armi chimiche in Siria, - questo hanno riferito alla CNN Sunday un alto ufficiale degli Stati Uniti e diversi autorevoli diplomatici.”
(CNN Report, 9 dicembre 2012)
I nomi delle società interessate non sono stati rivelati. 
In gran segreto, al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
Robert Stephen Ford  ha fatto parte di un gruppo ristretto inserito nella squadra del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che curava il reclutamento e la formazione di brigate terroristiche, in collaborazione con Derek Chollet e Frederic C. Hof, un ex socio in affari diRichard Armitage, che ricopriva l’incarico di “coordinatore speciale per la Siria” degli USA.  
Derek Chollet è stato recentemente nominato alla carica di sottosegretario alla Difesa per gli Affari della Sicurezza Internazionale (ISA).
Questa squadra operava sotto la guida dell’(ex) sottosegretario di Stato per gli Affari nel Vicino Oriente, Jeffrey Feltman.
Il gruppo di Feltman era in stretto collegamento con il processo di reclutamento e di addestramento di mercenari provenienti dalla Turchia, Qatar, Arabia Saudita e Libia (per …gentile concessione del regime post-Gheddafi, che ha spedito un gruppo di 600 combattenti islamici libici (LIFG) in Siria, via Turchia, nei mesi successivi al crollo del settembre 2011 del governo di Gheddafi).
Il sottosegretario di Stato Feltman era in contatto anche con il ministro degli Esteri saudita, principe Saud al-Faisal, e con il ministro degli Esteri del Qatar, sceicco Hamad bin Jassim.
Era anche a capo di un ufficio situato a Doha (capitale del Qatar) per un “coordinamento della sicurezza speciale” rispetto alla questione della Siria, che comprendeva rappresentanti di agenzie di intelligence occidentali, dei Paesi del Golfo e anche un rappresentante della Libia.
Faceva parte di questo gruppo il principe Bandar bin Sultan, un membro importante e controverso dei servizi di spionaggio dell’Arabia Saudita. (Vedi Press Tv,  12 maggio 2012).
Nel giugno 2012, Jeffrey Feltman (nell’immagine) veniva nominato Sottosegretario generale per gli Affari politici dell’ONU, una posizione strategica che, in pratica, consiste nel fissare l’agenda delle Nazioni Unite (per conto di Washington) in merito alle questioni relative alla “Risoluzione dei Conflitti” nei diversi “punti geopolitici caldi” di tutto il mondo (tra cui Somalia, Libano, Libia, Siria, Yemen e Mali).
Per amara ironia, i paesi oggetto della “Risoluzione dei Conflitti” sono proprio quelli che sono il bersaglio delle operazioni segrete degli Stati Uniti!
In collaborazione con il Dipartimento di Stato USA, la NATO ed i loro manutengoli dei Paesi del Golfo di Doha e Riyadh, Feltman è l’uomo di Washington che sta alle spalle dell’inviato speciale dell’ONU, Lakhdar Brami, per una “Proposta di Pace” in Siria
Nel frattempo, mentre aderiscono a questa iniziativa di pace delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti e la NATO hanno accelerato il processo di reclutamento e di addestramento di mercenari, in risposta alle gravi perdite subite in Siria dalle forze ribelli di “opposizione”..
Gli Stati Uniti hanno proposto che la “fine del gioco” in Siria non coincida con un cambio di regime, ma con la distruzione della Siria come Stato Nazione.
Il dispiegamento di squadroni della morte di “oppositori”, con il mandato di uccidere civili fa parte di questa impresa criminale.
Il terrorismo dal “Volto Umano” è sorretto dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Le atrocità commesse dagli squadroni della morte USA-NATO sono con troppa superficialità addossate al governo della Siria.   L’“obiettivo indicibile” di Washington consiste nella disgregazione della Siria come nazione sovrana – secondo linee di separazione etniche e religiose - in varie, distinte e politicamente “indipendenti” entità.  


Note e riferimenti
“Squadroni della morte” modello El Salvador da schierarsi contro militanti in Iraq da parte degli Stati Uniti ; Nota editoriale di Global Research
Questo articolo, pubblicato su The Times all’inizio del 2005, rende nota la strategia di Washington di squadroni della morte in Iraq, sponsorizzati dagli USA. Con John Negroponte, ora al timone degli apparati di intelligence degli Stati Uniti, questa strategia è ora ...
IRAQ: migliaia sono gli ammazzati dagli squadroni della morte governativi
Faik Bakir, direttore dell’obitorio di Baghdad, ha lasciato l’Iraq temendo per la sua vita dopo aver segnalato che più di 7000 persone sono state uccise dagli squadroni della morte del ministero degli Interni iracheno negli ultimi mesi…

“L’Opzione Salvador per la Siria”: squadroni della morte sponsorizzati dagli USA-NATO incorporano “Forze di opposizione”

Modellata sulle operazioni segrete degli Stati Uniti in America Centrale, l’“Opzione Salvador per l’Iraq” del Pentagono, avviata nel 2004, è stata posta in atto sotto la guida dell’Ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq John Negroponte (2004-2005) ...

7.000 Sunniti uccisi dagli squadroni della morte

Sì, questo è ciò che Faik Bakir, direttore dell’obitorio di Baghdad, ha dichiarato al quotidiano The Guardian.
Settemila Sunniti sono stati uccisi dagli squadroni della morte programmati, finanziati, gestiti, e completamente incorporati nel ministero dell’Interno iracheno...



Chi è l'autore?
Michel Chossudovsky è un premiato autore, professore di economia (emerito) presso l'Università di Ottawa, fondatore e direttore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione (CRG), Montreal e redattore del sito web globalresearch.ca. Egli è l'autore di La globalizzazione della povertà e il Nuovo Ordine Mondiale (2003) e in America la "guerra al terrorismo" (2005).Il suo libro più recente è intitolato Verso uno scenario di III Guerra Mondiale: I pericoli di una guerra nucleare (2011).Egli è anche un collaboratore del Enciclopedia BritannicaI suoi scritti sono stati pubblicati in più di venti lingue


Global Research
Fonte: http://www.globalresearch.ca/terrorism-with-a-human-face-the-history-of-americas-death-squads/5317564

Data dell'articolo originale: 04/01/2013

 Disclaimer: Il contenuto di questo articolo sono di responsabilità esclusiva dell'autore (s).
Il Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione non sarà responsabile per qualsiasi dichiarazione imprecisa o errata in questo articolo. Il Centro di Ricerca sulla Globalizzazione permesso di sovvenzioni per il cross-post articoli originali di ricerca globali su siti internet di comunità fino a quando il testo e titolo non vengono modificati.
L'origine e il diritto d'autore deve essere visualizzato.
Per la pubblicazione di articoli di ricerca globali in forme di stampa o altro inclusi siti Internet commerciali, contatto: publications@globalresearch.ca www.globalresearch.ca contiene materiale protetto da copyright il cui uso non è sempre stato specificamente autorizzato dal proprietario del copyright.
Stiamo mettendo tale materiale a disposizione dei nostri lettori ai sensi delle disposizioni di "fair use", nel tentativo di promuovere una migliore comprensione delle questioni politiche, economiche e sociali. Il materiale in questo sito è distribuito senza profitto a coloro che hanno espresso un interesse prima a riceverlo per la ricerca e scopi educativi. Se si desidera utilizzare materiale protetto da copyright per scopi diversi dal "fair use" è necessario richiedere l'autorizzazione del titolare del copyright. Per la stampa: publications@globalresearch.ca Copyright © Prof. Michel Chossudovsky , Global Research, 2013
Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!