lunedì 30 settembre 2013

Comitato Gettiamo le Basi 

marcia della pace a Quirra

   Alla cortese attenzione del
 Comitato Politico Regionale Sardinya
 Partito della Rifondazione Comunista


Vi auguriamo un lavoro proficuo e auspichiamo che abbia spazio e rilevanza l’obiettivo costituente del comitato “Gettiamo le Basi della guerra fuori dalla Sardegna e fuori dalla Storia”  -  condiviso in pieno dalla stragrande maggioranza di compagne/i di Rifondazione - e, soprattutto, l’individuazione di mezzi efficaci e strade percorribili per conseguirlo.

Ringraziamo sentitamente per l’invito alla Conferenza Programmatica Regionale, per l’opportunità offerta di dire la nostra, fare il punto sulle nostre lotte.  

Purtroppo siamo impossibilitati a partecipare di persona per  il sovrapporsi di un altro impegno. Infatti la mattina del 15/9 si svolgerà il “solito” sit in mensile – portato avanti da oltre due anni con militari, famiglie di militari colpiti dalla “sindrome Golfo-Balcani-Quirra” e comitati di cittadini dei paesi coinvolti dalle permanenti attività di guerra e dall’inquinamento bellico -  per “ VERITA’ e GIUSTIZIA per gli uccisi da veleni di guerra e di poligono,  FERMARE la STRAGE di STATO” e proporre al rappresentante del governo le misure da adottare,  riassunte nell’acronimo SERRAI (chiudere)

S   Sospensione delle attività dei poligoni dove si sono registrate le patologie di guerra;
E   Evacuazione dei militari esposti alla contaminazione dei poligoni di Teulada, Decimomanno-Capo Frasca, Quirra                                                 
R   Ripristino ambientale, bonifica seria e credibile delle aree contaminate a terra e a mare;
R   Risarcimento alle famiglie degli uccisi, ai malati, agli esposti, Risarcimento al popolo sardo del danno inferto all’isola.
A   Annichilimento, ripudio della guerra e delle sue basi illegalmente concentrate in Sardegna in misura iniqua;
I      Impiego delle risorse a fini di pace

                                                                      *****
     
La nostra lotta contro i signori della guerra e delle armi e le loro truppe di ascari sardi è sempre stata sostenuta dalla radicata consapevolezza del diritto/dovere di opporsi ai soprusi, non subire, cercare e aprire spazi di autodeterminazione senza rimandare al domani, al “quando spunterà il bel sol dell’avvenir”, come invitava una vecchia canzone del vecchio PCI (…e i risultati dell’eterna attesa si sono visti!). Questo diritto/dovere si cala nella realtà con la messa in discussione, l’impegno quotidiano, adesso e subito, sia nella sfera personale, sia negli ambiti politico-sociali del nostro agire.

Nei primi anni di vita del comitato il progetto di “estirpare le basi della guerra, i suoi poligoni, i suoi arsenali, i suoi depositi ecc” era valutato quasi unanimemente come anacronistico residuato del ’68, velleitario, impraticabile, perso in partenza. Abbiamo cambiato il clima! Da anni (troppi!!) è all’odg dell’agenda politica, però, non sempre per nobili motivi, spesso per opportunismo, per imbonire l’elettorato, e peggio ancora per rovesciarlo nel suo contrario “cambiare tutto perché nulla cambi”. Alla politica dello struzzo sta subentrando la politica del gattopardo. 

Adesso il nostro obiettivo “minaccia” di essere vincente e allo stesso tempo si avverte il rischio della metabolizzazione dei crimini perpetrati dall’occupazione militare della Sardegna, l’avanzare della percezione della guerra permanente, in casa nostra e contro gli altri popoli, come fatto normale e naturale. Un segnale inquietante: l’aggressione alla Libia è passata quasi senza opposizione del popolo “No gherra No Basis”, l’attacco alla Siria, in preparazione da anni, finora è contrastato da un argentino che esorta alla mobilitazione delle masse e di ciascuno. E intanto rombano i motori dei cacciabombardieri per sganciare anche sulla Sira il mortale regalo “umanitario” della libertà, sovranità, democrazia! 


La lotta per espellere la US Navy dalla Maddalena (2002-2008) è indicativa, non solo del protagonismo di base vincente, ma anche della variante della legge fisica che in campo sociale e politico prevede: ad ogni azione corrisponde una reazione centuplicata e contraria. La gestione demenziale, o meglio sapientemente reazionaria, della fuga della US Navy ha convertito La Maddalena in perfetto esempio di catastrofe per le popolazioni private dell’occupazione militare. Oggi le due forze, azione e reazione, sono in pieno dispiegamento sul caso Poligono della morte Salto di Quirra (Pisq).

   Il  lungo e paziente lavoro dal basso, intrapreso nel 1999, ha portato in piena luce, in Sardegna e a livello internazionale, i crimini perpetrati  dallo Stato Italiano, dalla Nato, dalle multinazionali delle armi con la complicità fattiva e/o il silenzio omertoso della stragrande maggioranza della classe politica e dirigente sarda a tutti i livelli (dal Comune ai ministeri, passando per il mondo accademico, sindacati ecc). Il processo in corso a Lanusei offre un campionario, seppure estremamente ridotto, di quella varia DISumanità responsabile e/o complice del disastro e del lento genocidio del popolo sardo per leucemia, tumore, alterazioni genetiche, miseria. 

I mandanti della strage di Stato sono passati al contrattacco, non nascondono più la volontà di raggirare, piegare ai loro scopi, trarre il massimo dei vantaggi dal terremoto causato dall’eruzione delle verità a lungo nascoste e negate, convertire il disastro ambientale in opportunità di consolidamento del bombing test range e fonte di ulteriori guadagni. Lo Stato ha impresso un accelerata al potenziamento del Pisq, eufemisticamente chiamato riqualificazione, la RAS tiene bordone con il programma Distretto Aerospaziale, insieme, brandendo come una clava il classico strumento “ ricerca scientifica infinita” di occultamento della realtà, portano avanti lo studio epidemiologico bidone N°3; la legge 134/ 7-8-2012 (approvata da tutti i parlamentari sardi) consente di legalizzare l’inquinamento sollevando i valori soglia dei contaminanti; il decreto “del fare” riduce a optional le bonifiche obbligatorie.

In ogni angolo dell’isola si diffonde il canto delle sarde sirene che interpretano in sarda musica il progetto Nato-Ministero Difesa, divulgato in Sardegna come progetto Scanu (analizzato e commentato più volte da Gettiamo le Basi nelle varie fasi di messa a punto). Il canto, riassumibile in “riqualificazione del Pisq, basta un solo poligono, gli altri sono inutili”, attrae con fantasmagorici miraggi di liberazione di Teulada e Capo Frasca, affascina con la profusione di parole a noi care come sovranità, dignità e diritti del popolo sardo, con l’uso “sapiente” di frasi e concetti, che sembrano presi pari pari dai nostri volantini e da quelli dell’area antagonista, indipendentista, pacifista; gratifica con le sviolinature sulle vertenze storiche della RAS per scuotersi dal giogo militare. Le voci più note sono quelle del quartetto iniziale, adesso ridotto a trio per il ritiro dell’ex sindaco di Perdas, Walter Mura, dopo le incriminazioni plurime da parte del procuratore Fiordalisi. E’ composto dal parlamentare democristiano-PD Scanu, dall’ex manager Asl Onnis di area centrosinistra, dal sindaco di Villaputzu Codonesu (area Sel). Quest’ultimo, nelle vesti di adepto del Dio Scienza, di recente ha esposto anche in un libro, in linguaggio appetibile ai sardi, il progetto Quirra made in Nato. 

Non è questa la sede per discutere le varie “verità” scientifiche e geostrategiche sostenute dall’autore. Ci limitiamo a rilevare il taglio ecumenico-cerchiobottista teso a compiacere tutti i palati, mettere tutti d’accordo e bien unidos, militaristi, fans di guerre umanitarie di export democrazia, aree autonomiste, indipendentiste, penta stellate. Verso queste aree fuori controllo PD strizzatine d’occhio e ammiccamenti sono talmente smaccati e grossolani da indurre a pensare che difficilmente qualcuno abboccherà. Il collante dell’unità delle varie anime del popolo sardo, il caposaldo dei vari ragionamenti, è la “scoperta” che il ruolo della Nato si è spostato sempre più sul versante politico-umanitario, sta diventando a ritmo accelerato un’alleanza per la cooperazione, la protezione civile, la pace e la solidarietà tra popoli, come dire un facsimile di Emergency e Caritas.

Non abbiamo mai inteso delegare o scaricare alla magistratura la soluzione dell’incompatibilità di un bombing test range con il diritto democratico di “ essiri meris in domu nostra”, con la sicurezza e la vita umana, con la tutela dell’ambiente e il diritto individuale e collettivo di vivere in un ambiente salubre sanciti dalla Carta Costituzionale, con il ripudio della guerra, quindi delle sue basi, dei suoi arsenali, dei suoi poligoni. Ancora meno potremo farlo adesso che s’intensificano segnali inequivocabili della volontà di mettere in coma o fare abortire il processo in embrione sulla strage di Stato che si è compiuta e si compie Quirra. Qualunque sia la verità giudiziaria, la scelta sul che fare delle basi di guerra accollate alla Sardegna è eminentemente politica, a noi spetta e su di noi grava il diritto/dovere di decidere e agire. 

 Riconosciamo con gratitudine al procuratore Fiordalisi il coraggio e la capacità  di avere scoperchiato il verminaio. Il suo lavoro ha  accelerato e reso concreta l’opportunità di farla finita almeno con il Pisq. 

 “Como est su filu ordidu, a nois toccat a tessere”
La tessitura può essere solo frutto della volontà e capacità di popolo – di ciascuno in prima persona, nel suo piccolo, con le sue più diverse competenze e inclinazioni, con gli strumenti a disposizione -  di rendere inagibili le strutture aliene portatrici di morte installate o da installare nel suo territorio, la Sardegna. Lo insegna l’esperienza storica: da Pratobello a Vieques, le lotte No Radar, No Nuke, No eolico off shore ecc. 

Noi come comitato sosteniamo con forza il disegno  espresso dall’acronimo SERRAI e proponiamo un ulteriore tentiamo disegno minimalista di breve-medio termine che, però, può favorire il dispiegarsi del progetto di ampio respiro di liberazione dalla guerra e dalle sue basi. Vi chiediamo e chiediamo a ciascun sardo di annodare i fili per promuovere:
1   Vigilanza attiva per arrivare in tempi ragionevoli al rinvio a giudizio degli incriminati dalla procura di Lanusei per il disastro di Quirra.
2   Costituzione di TUTTI i sardi come parte lesa nel processo e inoltre ricorso ai tribunali internazionali. Il L’avv. pool di avvocati che segue, gratuitamente, le vittime del Pisq e alcune istituzioni che si sono costituite parte civile , si è assunto l’onere di preparare gli atti formali. La macchina organizzativa è già in moto. 
3   contrasto alle sirene, numerose e di voce potente, impedire che agiscano indisturbate.
Obiezione fiscale all’acquisto degli F35, destinazione dei fondi non versati allo Stato alla difesa del nostro territorio e alla sicurezza della popolazione, gestione locale con controllo dai cittadini obiettori delle risorse acquisite. Il nemico che sistematicamente aggredisce la Sardegna non sta in Afghanistan o in Libia, non si chiama Al Qaeda, si chiama Incendio. Su questo fronte la fase delle lamentele e recriminazioni è esaurita, oggi ci sono le condizioni sociali per passare all’azione diretta, riprenderci l’esercizio della nostra sovranità.  
Per maggiore dettaglio si rimanda all’allegato stralcio della proposta avanzata da Gettiamo le Basi alla Tavola Sarda della Pace, organismo di cui facciamo parte  e ha tra i suoi portavoce il sindaco di Laconi, uno dei Comuni pesantemente colpiti dal rogo del 7 agosto . 

PER CONCLUDERE.
Tenendo presente che musica e poesia sono l’arma tradizionale, sempre vincente, usata dalle comunità sarde per espellere le presenze sgradite (bogai a goccius, pittaiolus, son’e corru) ricapitolo con le parole di Mario Brasu, poeta-pastore.
 A puntu bellu ses torrada / pobera Sardigna mia / e puru Deus t’at criada / pro esser sa mezzus poesia.
Sa zuventude disocupada / massaios e pastores in agonia / in sartos de Quirra e Teulada / 
giogos de gherra e...LEUCEMIA. / Sa classe politica bene pagada / intregat su logu a sa brullaria! / 
Terra, terra male fadada / Moi est ora de la fagher finia! / Si a tant’infamia non faghimos doa / la finimos che a Muroroa / 

FORTZA PARIS! In su benidore / s’arga a su muntonarzu!

 (4/1/2011, commento al documento “top secret”dei veterinari  pubblicato lo stesso giorno dall’Unione e Liberazione

Comitato Gettiamo le Basi   (tel 3467059885)

domenica 29 settembre 2013

Nota di Rischio Calcolato: Il seguente articolo del Direttore Blondet è una testimonianza di quanto sia manipolata e di basso livello l’informazione mainstream italiana, ogni anno a Valdai una città della regione di Novgorod (nordovest della russia) ove si riunisce il “Club di discussione Internazionale Valdai” una manifestazione culturale in cui leader ed esperti russi ed internazionali  discutono del ruolo della Russia nel mondo, a questa edizione era presente per l’Italia l’ex presidente del consiglio Romano Prodi
rischiocalcolato.it


Valdai Discussion Club
Abbiamo tratto parte dell'articolo su citato  dove si possono leggere le  espressioni del Presidente Russo


Valdimir Putin, ex uomo dei servizi segreti russi la famigerata ex KGB, luogo al  cui interno  si fa scuola ai nuovi quadri con senso aperto multiculturale ed anche spirituale; 

la nostra non conoscenza della ex società sovietica ci rende ignari della portata dell'approfondimento ideologico e concettuale subliminale raggiunto nella russia sovietica; siamo incoscienti al punto da restare sbigottiti nel sentirci dire cose che pensavamo fossero esclusiva della  nostra società e dialettica;
ma foriera della mancanza di una nostra visione realista,  luogo mancante e per noi inconcepibile di ragionamento, perché non si prende in considerazione che tali vecchi veterocomunisti razional-materialisti, come ce li hanno descritti hanno svolto un servizio non informativo e ci hanno fatto vedere  i russi in veste sterotipata. 

Certo quel che si vede in questo sunto, ribalta quanto ci è stato fatto credere nel passato fino ad ora, infatti  dal discorso fatto da Putin si vede un uomo eclettico intelligente e molto attento alle sensibilità sociali e umane, un uomo che si muove con mente aperta a tutto campo, che non parla da militarista di strategie militari come abbiamo conosciuto nello stereotipo che ci hanno inculcato e propinato i media "occidentali eterodiretti" , ma conosciamo un uomo a tutto tondo, pronto a mettersi in gioco sotto tutti gli aspetti anche in quello che per noi in "occidente" è il campo che avremmo dovuto eccellere e  prediligere : il campo spirituale. 

Lasciamo a Voi tutti il giudizio delle affermazioni di questo uomo  che ai più è avverso , lasciando da parte ogni prevenzione e guardando al vero senso del messaggio rivolto non solo all'interno della sua nazione , ma ad ogni popolo che abbia intenzione di camminare sulla strada della liberazione nazionale e della consapevolezza dell'essere. 

(pensiamo che per noi Sardi, la brillantezza della sintesi e delle idee espresse dalla lucidità dialettica esposta, siano un contributo di analisi alternativa in  prospettiva per il nostro cammino di liberazione, de sa Sardinya, una sorta di lampada al piede che ci illumina una strada possibile da percorrere)

Sa Defenza 


PUTIN DA LEGGERE E RIFLETTERE LA PORTATA DELLE IDEE CHE ESPRIME..

Alcuni passi del discorso di Putin molto interessanti:

è diventato più aperto, trasparente ed interdipendente. Questo fatto sfida praticamente tutti i popoli e i paesi in un modo o nell’altro, russi, europei, cinesi ed americani – le società di tutti i paesi, di fatto.

(...) Per noi (parlo dei russi e della Russia) le domande sul chi siamo e chi vogliamo essere sono sempre più in primo piano. Ci siamo lasciati alle spalle l’ideologia sovietica, e non c’è ritorno. Chi propone un conservatorismo fondamentale, e idealizza la Russia pre-1917, sembra ugualmente lontano dal realismo, così come sono i sostenitori di un liberalismo estremo, all’occidentale.

È evidentemente impossibile andare avanti senza auto-determinazione spirituale, culturale e nazionale. Senza questo, non saremo capaci di resistere alle sfide interne ed estere, né riusciremo nella competizione globale. Oggi vediamo una nuova tornata di questa competizione, centrate sull’economico-tecnologico e sull’ideologico-informazionale. I problemi militari e le condizioni generali stanno peggiorando. Il mondo diventa più rigido, e spesso scavalca non solo il diritto internazionale, ma anche l’elementare decenza>.

Ogni Stato, continua Putin,

<deve disporre di forza militare, tecnologica ed economica; ma la cosa prima che ne determinerà il successo è la qualità dei suoi cittadini, la qualità della società: la loro forza intellettuale, spirituale e morale. Alla fin fine, crescita economica, prosperità ed influenza geopolitica derivano da tali condizioni della società. Se i cittadini di un dato Paese si considerano una nazione, se e fino a che punto si identificano con la propria storia, coi propri valori e tradizioni, e se sono uniti da fini e responsabilità comuni. In questo senso, la questione di trovare e rafforzare l’identità nazionale è davvero fondamentale per la Russia>.

l’identità nazionale della Russia odierna subisce non solo la pressione oggettiva che viene dalla globalizzazione, ma anche le conseguenze delle catastrofi nazionali del ventesimo secolo
, quando abbiamo provato il collasso del nostro stato per ben due volte. L’effetto è stato un colpo devastante ai codici culturali e spirituali della nostra nazione; abbiamo fronteggiato la rottura di tradizioni e consonanza della storia, con la demoralizzazione della società, con una perdita di fiducia e responsabilità. Queste sono le cause radicali dei tanti urgenti problemi che affrontiamo. La questione della responsabilità verso se stesso, verso la società e il diritto, è qualcosa di fondamentale per la vita di ogni giorno come per la vita del diritto>.
(...)

<L’esperienza ha mostrato che una nuova idea nazionale non compare da sé, né si sviluppa secondo regole di mercato. Uno Stato ed una società costruiti “spontaneamente” non funzionano, né funziona copiare meccanicamente le esperienze di altri Paesi. Tali prestiti rozzi e tentativi di civilizzare la Russia dall’esterno non sono state accettati dalla maggioranza assoluta del nostro popolo. Ciò perché l’aspirazione all’indipendenza e alla sovranità nella sfera spirituale, ideologica e nella politica estera è parte integrante del nostro carattere nazionale. Detto tra parentesi, tali approcci sono falliti anche in altre nazioni. I tempi in cui modelli e stili di vita già bell’e fatti potevano essere inseriti in Paesi stranieri come programmi nei computers sono passati.

Comprendiamo anche che l’identità e un’idea nazionale non può essere imposta dall’alto, per mezzo di un monopolio ideologico. È una costruzione molto instabile e vulnerabile, e lo sappiamo per esperienza personale; non ha futuro nel mondo moderno. Abbiamo bisogno di creatività storica, d’una sintesi dei costumi e delle idee nazionali migliori, una comprensione delle nostre tradizioni culturali, spirituali e politiche colte da diversi punti di vista; bisogna capire che (l’identità nazionale) non è qualcosa di rigido che durerà per sempre, ma piuttosto un organismo vivente. Solo così la nostra identità sarà fondata su solida base, diretta verso il futuro e non il passato. Questo è il principale argomento a riprova che un’ideologia di sviluppo deve essere discussa da persone che hanno visioni differenti, e diverse opinioni sul come risolvere dati problemi.

Sicché tutti noi – i cosiddetti neo-slavofili e i neo-occidentalisti, gli statalisti e i cosiddetti liberisti – tutta la società deve lavorare insieme per creare fini comuni di sviluppo (...). Ciò significa che i liberisti devono imparare a parlare ai rappresentanti della sinistra e che d’altro canto i nazionalisti devono ricordare che la Russia è stata formata specificamente come stato pluri-etnico e multi-confessionale fin dalla sua nascita (...). La sovranità, indipendenza e integrità territoriale della Russia sono incondizionate. Qui ci sono “linee rosse” che a nessuno è permesso scavalcare. Per quanto differenti siano le nostre vedute, le discussione sull’identità e il nostro futuro nazionale sono impossibili se coloro che vi prendono parte non sono patriottici. Ovviamente intendo patriottismo nel più puro senso della parola>.

Dopo aver delineato la libertà di pensiero desiderabile in Russia e il limite che deve incontrare, nel comune senso di patria, Vladimir Putin pronuncia la critica più lucida alla "cultura" occidentale ed al sistema occidentale, che vuol imporre a tutta l’umanità, e ne addita l’intento suicida e, al fondo, demonico.

Questi sono passi fondamentali:

grave sfida all’identità della Russia è legata ad eventi che hanno luogo nel mondo s
ono aspetti insieme di politica estera, e morali. Possiamo vedere come i Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e finanche sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana.

La “political correctness” ha raggiunto tali eccessi, che ci sono persone che discutono seriamente di registrare partiti politici che promuovono la pedofilia.
In molti Paesi europei la gente ha ritegno o ha paura di manifestare la sua religione. Le festività sono abolite o chiamate con altri nomi; la loro essenza (religiosa) viene nascosta, così come il loro fondamento morale. Sono convinto che questo apre una strada diretta verso il degrado e il regresso, che sbocca in una profondissima crisi demografica e morale.

E cos’altro se non la perdita della capacità di auto-riprodursi testimonia più drammaticamente della crisi morale di una società umana? Oggi la massima parte delle nazioni sviluppate non sono più capaci di perpetuarsi, nemmeno con l’aiuto delle immigrazioni. Senza i valori incorporati nel Cristianesimo e nelle altre religioni storiche, senza gli standard di moralità che hanno preso forma dai millenni, le persone perderanno inevitabilmente la loro dignità umana. Ebbene: noi riteniamo naturale e giusto difendere questi valori. Si devono rispettare i diritti di ogni minoranza di essere differente, ma i diritti della maggioranza non vanno posti in questione.

Simultaneamente, vediamo sforzi di far rivivere in qualche modo un modello standardizzato di mondo unipolare e offuscare le istituzioni di diritto internazionale e di sovranità nazionale. Questo mondo unipolare e standardizzato non richiede Stati sovrani; richiede vassalli. Ciò equivale sul piano storico al rinnegamento della propria identità, della diversità del mondo voluta da Dio>...
SIRIA VERSO IL CAOS PROGRAMMATO . 

OLTRE 100.000 I TERRORISTI PROVENIENTI 

DA 83 NAZIONI .

A. Boassa

L'Arabia saudita ritiene che per favorire l'equilibrio in Siria sia indispensabile un potenziamento dell'arsenale militare in dotazione ai ribelli . 


Non credo che la monarchia saudita conti su una vittoria militare e così le petromonarchie del golfo. 

Una volta che Obama ha ceduto alle lusinghe russe ,rinunciando a quell'aggressione mirata che avrebbe spianato l'avanzata dei "ribelli" , la soluzione di riserva non può essere che il caos. 

Infatti anche qualora il Siil (stato islamico dell'Iraq e del Levante) perdesse le sue posizioni in alcune aree del nordovest e sopratutto la città strategica di Azaz e così anche la variegata galassia di gruppi terroristi non riuscisse nell'impresa di costituire uno stato islamico basato sulla sharia come suprema fonte del diritto , rimarrebbe sul campo un notevole numero di combattenti più che sufficiente per seminare terrore nella Siria dopo Ginevra 2 . 

Secondo l'istituto di analisi della difesa inglese dei 100.000 terroristi presenti attualmente in Siria oltre la metà è formata da mercenari provenienti da 83 nazioni .

L'Arabia saudita , rivolgendosi agli"Amici della Siria", si riferisce ufficialmente all'Esl (Esercito siriano libero) che non ha la stessa forza combattente dei gruppi jihadisti , che è lacerato da divisioni interne e che tra l'altro è sconfessato dagli stessi gruppi terroristi che non si riconoscono nella Coalizione Nazionale sponsorizzata da Occidente e Petromonarchie .


Ma è evidente che il suo proposito è di creare in Siria un Iraq 2 , uno scenario terrificante di terrore e di caos ( in Iraq dall'inizio dell'anno centinaia di attentati e migliaia di morti ) . Il caos per dissolvere lo stato e per favorire con la disgregazione sociale il controllo assoluto delle risorse locali .


Ma solo le petromonarchie sono interessate al caos ? 

Il caos non è forse gradito in particolare anche agli USA e ad Israele ? 

E' questione che affronteremo un'altra volta . 

Mi sia permesso ora di ricordare l'ipocrita dichiarazione del personaggio Kerry , secondo la quale bisogna trovare per la Siria una soluzione politica altrimenti è il caos. 

Detto da chi ha lavorato intensamente per creare caos e che aspira ad una regione mediorientale votata al caos è l'esemplificazione dello spessore culturale morale politico di un ceto affaristico militare che vuole costruire il suo "ordine mondiale".

sabato 28 settembre 2013

QUIRICO, IL TRADITORE
Di comidad 
Domenico Quirico al ritorno dalla Syria dopo la prigionia impostagli dai "ribelli"

La stampa italiana è piuttosto sconcertata per il voltafaccia del giornalista della "Stampa" Quirico. 

Appena sceso dall'aereo dopo essere stato liberato (come?), al giornalista facevano la solita domanda: "Come l'hanno trattata i rapitori?" e Quirico rispondeva: "Malissimo". 

Ma come, i gloriosi combattenti dell'esercito libero siriano si sarebbero comportati male? 

Non si sa se Quirico sia davvero così ingenuo, ma poi spiegava che quella che aveva visto non era affatto una laica rivoluzione contro un regime sanguinario; ma un'accolita di tagliagole, jihadisti, assassini prezzolati e così via. 

Panico tra i commentatori nostrani quando Quirico spiega che con i "ribelli" al potere sarebbe molto peggio che con Assad; insomma lascia balenare l'idea che converrebbe appoggiare Assad. 

Durante una delle prime interviste, Quirico raccontava anche che il suo compagno di prigionia (un giornalista belga) era sicuro di aver sentito i rapitori parlare delle armi chimiche e attribuirsene l'uso; ma Quirico aggiungeva che non voleva credere al suo compagno di prigionia. 

Secondo i commentatori nostrani, il voltafaccia di Quirico resta inspiegabile.

venerdì 27 settembre 2013


La Commissione Europea si prepara per i negoziati commerciali UE-USA: 119 riunioni con i lobbisti industriali



Corporate Europe Observatory (CEO) 
Tradotto da  Alba Canelli
Editato da  Francesco Giannatiempo


In risposta a una richiesta di accesso a documenti da parte della Corporate Europe Observatory, la Commissione Europea ha pubblicato un elenco delle 130 "riunioni dei soggetti interessati" sui negoziati commerciali tra l’UE e gli USA. Almeno 119 di questi incontri sono avvenuti con le grandi aziende e le loro lobby.
Questo significa che oltre il 93% delle riunioni della Commissione con le parti interessate durante l’allestimento dei negoziati è avvenuto con la grande industria. L'elenco rivela che, oltre alle sedute di dialogo con la società civile riportati sul sito web della DG Trade, esiste un mondo parallelo di incontri più segreti a porte chiuse con moltissime grandi lobby industriali. E questi non vengono divulgati online.


 


I negoziati per l'accordo di "libero scambio" tra l'UE e gli Stati Uniti (Partenariato per gli Investimenti e il Commercio Transatlantico– TTIP) sono iniziati nel luglio di quest'anno tra grandi controversie e preoccupazioni dell'opinione pubblica sull'impatto che un tale accordo potrebbe avere sulle normative ambientali, alimentari o la protezione dei dati e altri ambiti. La Commissione Europea, che rappresenta l’UE nei negoziati, ha reagito con un’offensiva propagandistica che comprende una pagina web di domande e risposte piena di affermazioni ingannevoli sui colloqui TTIP e una squadra "@ EU_TTIP_team" che controbatte i messaggi di critica su twitter. A metà luglio, la Commissione ha fatto una grande pubblicità al dialogo con la società civile organizzato a Bruxelles nell'ambito dei colloqui TTIP, postando decine di tweet sull'evento, decantando l' "interessante dibattito" su temi come "l'ambiente, la trasparenza, lo sviluppo" con "così tante domande da parte delle ONG [...] più di quante non ve ne fossero state da parte dell'industria".


L'evento occupa anche un ruolo di primo piano sul sito web del Dipartimento del Commercio della Commissione (DG Trade), nella sezione "Dialoghi", in cui la Commissione afferma che aspira a "una politica commerciale trasparente e responsabile fondata sulle consultazioni con tutte le parti della società civile europea". Ma ciò che viene divulgato nel sito è solo una piccolissima parte degli incontri che la DG Trade ha con i "soggetti interessati".
Nel mese di aprile, il Corporate Europe Observatory ha presentato una richiesta di accesso ai documenti al fine di ottenere una panoramica dei contatti della Commissione con l'industria nel contesto dei preparativi per i negoziati commerciali tra l'UE e gli USA. La prima risposta della Commissione è stata quella di chiederci di "restringere l’ambito" della richiesta, perchè "coinvolge un gran numero di documenti". Tre mesi più tardi è arrivato il primo risultato: un elenco di 130 "incontri con le parti interessate" che si sono svolti tra gennaio 2012 e aprile 2013 [1]. Poche settimane dopo, a questa lista sono stati aggiunti altri cinque incontri. La DG Trade ci ha informato che i verbali e gli altri resoconti di queste 135 riunioni - così come la corrispondenza tra la DG Trade e le lobbies dell'industria - sarebbero stati resi pubblici in seguito, sebbene "non possano ancora rimandare a una data specifica".

Un’inquietante inclinazione all’industria
Dei 135 eventi nella lista, otto sono i discorsi tenuti dai funzionari della Commissione nelle diverse occasioni. Delle rimanenti 127 riunioni - svolte a porte chiuse e contestualmente ai forum ufficiali di consultazione della Commissione - esiste solo una manciata di incontri con i sindacati e le ONG; mentre, almeno 119 sono stati le riunioni con le grandi aziende e le loro lobby. Questo significa che il 93% delle riunioni della Commissione con le soggetti interessati nel corso dell’allestimento dei negoziati di libero scambio UE-USA sono stati incontri con le grandi compagnie!
Gli ospiti più frequenti alla DG Trade erano Business Europe e la lobby dell'industria automobilistica ACEA (ognuno nove riunioni), la Camera di Commercio degli USA, Digital Europe, il Forum Europeo dei Servizi e il Transatlantic Business Council (già noto come il Transatlantic Business Dialogue - TABD). Ci sono stati anche numerosi incontri con le lobbies dell'industria delle armi, delle banche, delle società di tecnologia medicale, dell'industria alimentare, farmaceutica e chimica. 
L'elenco degli incontri rivela che, oltre alle riunioni per il dialogo con la società civile riportate sul sito web della DG Trade, c'è un mondo parallelo fatto di un grandissimo numero di incontri segreti e a porte chiuse con i grandi lobbisti aziendali. E questi non vengono resi noti in internet. Queste riunioni, per giunta, riguardavano i preparativi dei negoziati commerciali dell'UE, e invece la consultazione ufficiale della società civile è stata solamente un incontro informativo tenutosi dopo l'inizio dei colloqui. La retorica della Commissione sulla trasparenza e sulla consultazione con l’industria e le ONG basata sull’imparzialità è ingannevole e offre un’impronta completamente sbagliata dei rapporti tra la DG Trade con le parti interessate.
E' ora che la Commissione Europea adotti una politica di trasparenza lobbistica pro-attiva, pubblicando un elenco di tutte le riunioni con i lobbisti sul proprio sito web. Questo sarebbe un passo fondamentale per garantire il diritto dei cittadini nel sapere chi influenza le politiche dell'UE. Si risparmierebbero anche molto tempo ed energia per gruppi di controllo, giornalisti e altri che devono far ricorso a richieste di accesso ai documenti, tanto quanto per la stessa Commissione che deve loro rispondere. Il governo britannico lo sta facendo da diversi anni: rendono disponibile un elenco degli incontri con i lobbisti per ogni ministero, aggiornandolo trimestralmente.


Un gruppo consultivo dominato dall'industria nella propria formazione?
Al di là della garanzia di trasparenza, si deve contestare l’inclinazione della Commissione verso i grandi interessi economici. Un importante banco di prova potrebbe presentarsi nelle prossime settimane. Al dialogo con la società civile di luglio, la Commissione ha affermato che sta esaminando a fondo "la possibilità di costituire un gruppo di consulenti esperti che avrebbero accesso a informazioni più dettagliate sulla linea della corrente prassi degli Stati Uniti". Per quanto, le attuali consuetudini della Commissione danno adito a temere che questo gruppo di consulenza sia estremamente squilibrato. Nei gruppi di lavoro all’accesso del mercato UE, i funzionari della Commissione e i rappresentanti degli Stati membri siedono al fianco dei lobbisti aziendali per discutere delle normative dei mercati esteri che sono d’intralcio, e per sviluppare strategie comuni al fine di liberarsene. L’industria elogia queste riunioni come un modo affinché la Commissione "adotti una prospettiva aziendale" e "parli il linguaggio dell'azienda". In questi gruppi consultivi, non c'è un solo rappresentante non coinvolto nell’ambito degli affari, che appartenga alla società civile o ai sindacati. (Si vede la sezione 3.2 del nostro rapporto Trade Invaders).
Anche il riferimento della Commissione all’ "attuale prassi degli Stati Uniti" non è esattamente rassicurante. Secondo Craig Holman di Public Citizen gruppi consultivi in ​​materia di commercio degli Stati Uniti sono "pesantemente deviati a favore dell’industria ". [2]
Non meno di un "84% di questi “consulenti” rappresentano esclusivamente società di capitali (ivi incluso giganti farmaceutici come Abbott, realtà enormi dell’agroalimentare come Cargill e gestori dei patrimoni privati come Capital Partners) o associazioni industriali".2
Senza dubbio, il nuovo gruppo consultivo della Commissione non dovrebbe essere modellato secondo l’ "attuale prassi degli Stati Uniti", né secondo quello dei gruppi di accesso al mercato dell'UE. Considerando ciò che c’è in gioco nei negoziati commerciali tra l'UE e gli Stati Uniti, è il momento per un nuovo approccio - trasparente e totale - che coinvolga le Ong sanitarie e ambientaliste, i consumatori e la sanità pubblica, i sindacati gli esperti indipendenti. Qualunque altra cosa minerebbe ulteriormente la credibilità della Commissione nella sua qualità di voce dell'UE nei negoziati commerciali internazionali.

Note
1.  Il Corporate Europe Observatory ha chiesto alla DG Trade di chiarire se questa "fosse una lista completa delle riunioni della DG Trade con TUTTE le parti nei negoziati commerciali con gli Stati Uniti, piuttosto che solo un elenco di incontri con le aziende (escludendo il Dialogo della Società Civile e altre consultazioni pubbliche generali organizzate dalla DG Trade)?". Dalla DG Trade hanno replicato: "Ci teniamo a precisare che, piuttosto che un approccio restrittivo, per la vostra sollecitazione ne abbiamo adottato uno più aperto fintanto che l’identificazione di tutte le riunioni rientri nella vostra richiesta".
http://www.asktheeu.org/en/request/dg_trade_contacts_with_industry
2. La corrispondenza e-mail con Craig Holman, il quale ha aggiunto che "al contrario, le organizzazioni non governative (ONG), le università e i gruppi di esperti orientativi (di qualsiasi orientamento politico) rappresentano solo il 6% dei consiglieri ufficiali, mentre i sindacati e gli enti governativi hanno entrambi niente altro che il 5% di partecipazione. Inoltre, l'86% delle ONG, dei sindacati e dei consulenti governativi governi sono isolati nelle sole cinque commissioni del sistema. In quasi tutti i comitati consultivi del settore commerciale, non più di tre consiglieri rappresentano interessi non affaristici. L'Ufficio Governativo per la Rendicontazione [GAO] informa che questi rappresentanti fuori dalla sfera affaristica si sono "sentiti isolati all'interno della propria commissione".

Per concessione di TLAXCALA

Fonte: http://corporateeurope.org/trade/2013/09/european-commission-preparing-eu-us-trade-talks-119-meetings-industry-lobbyists

giovedì 26 settembre 2013

L'ENNESIMO INGANNO DI AVAAZ . IPOCRITA PETIZIONE DI SOLIDARIETA' CON IL POPOLO DELLA SIRIA

ANCHE QUESTO E' IMPERO NON FIRMATE PIU'

A. Boassa




"Il presidente Obama può anche lanciare delle incursioni ma non ha il necessario supporto popolare per una vera e propria guerra ..." Come a dire che "una vera e propria guerra" sarebbe giusta perché umanitaria ma purtroppo non si può fare perché manca l'istigazione alla guerra da parte evidentemente del popolo . Curioso . Il popolo al quale Avaaz si affida questa volta non è stato all'altezza della situazione . Dunque non ci resta che il dialogo . Firmare la petizione perché si percorra la via diplomatica . Non viene detto ma la via diplomatica alla quale Obama sarebbe costretto è , come dice la stessa stampa USA , una ciambella di salvataggio per non finire ,lui e Kerry , nel ridicolo dopo i tanti maneggi e le tante minacce .

Avaaz si lamenta che guerra non sia stata fatta "negli ultimi due anni la comunità internazionale ha vergognosamente lasciato la situazione in stallo ,abbandonando a se stessi i cittadini siriani ". E sulle armi chimiche Avaaz si disinteressa di Carla Del Ponte , delle prove satellitari presentate dai Russi all'Onu , delle intercettazioni telefoniche, ma sopratutto non sente la necessità di attendere gli esiti degli ispettori dell'ONU dato che risulta "evidente a tutti come l'attacco sia stato lanciato dalle forze del regime " . Tra l'altro , "I sostenitori del regime hanno seminato il dubbio " e così reso "insicuro sull'entrata in guerra ,il resto del mondo non si decide per un intervento umanitario" .


La strategia di Avaaz è semplice sebbene sapientemente elaborata .


Lanciare campagne progressiste che naturalmente non siano contrarie agli interessi dell'impero ed infilare con modalità "solidali" e "umanitarie" i criminali obiettivi delle multinazionali , delle banche , della CIA . Del resto perché agire diversamente ? Creata da Soros ,speculatore spietato , mago della finanza ,finanziatore della campagna alla presidenza di Obama , con illustri dirigenti come Tom Perriello che ,come deputato USA, ha votato per il proseguimento della guerra in Afghanistan , o come Richen Patel dirigente della Rockefeller Foundation e della Bill Gates Foundation , Avaaz dovrebbe agire realmente per la pace e per la giustizia sociale ?


I bilanci milionari permettono di onorare il solo Richen Patel di 183.000 dollari all'anno , bilanci che vengono ogni anno rinforzati dal filantropo Geoge Soros di qualche centinaio di migliaia di dollari .


Rappresentante in Italia di Avaaz , "una pacifista armata", o se volete
con Patrick Boylan una "progressista in divisa" , Giulia Innocenzi , nota intervistatrice democratica televisiva


Delle tante iniquità di cui si è fatta carica Avaaz , a dispetto di non pochi militanti onesti e creduloni , diremo altre volte...




Lo scandalo in Italia , dove si sprecano miliardi in idiozie, in armamenti che servono solo a sostenere le multinazionali delle élite private,  e in servizi per la casta , con uno spreco immenso per le casse dello Stato, e non ci si interessa e non si provvede alla sanità pubblica?

CHIEDETEVI: cosa ci vuole di più cari cittadini , per capire che è arrivata l'ora della RIVOLUZIONE?

SA DEFENZA


Vaccini. 21 analizzati, 21 risultano contaminati da particelle inorganiche. E la farmacovigilanza dello Stato?


21 vaccini esaminati, 21 vaccini contaminati da polveri inorganiche. In altri paesi del mondo, questa notizia, avrebbe fatto saltare teste e poltrone di dirigenti sanitari, tecnici e politici, probabilmente sarebbe intervenuta anche la magistratura, ma in Italia no, questo non avviene. In questo paese una notizia del genere non viene diffusa e se si diffondesse verrebbe immediatamente ridimensionata attraverso la macchina del fango.
Il dottor Montanari e la dottoressa Gatti, quando a fine ottobre vennero ritirati dal mercato i vaccini della Novartis, riuscirono ad acquistare in extremis il vaccino antinfluenzale Agrippal S1, per analizzarlo. La dottoressa Gatti fece sette ore di viaggio per raggiungere il microscopio elettronico confinato a Pesaro, vedi articolo). Il risultato? Sempre lo stesso: vaccino contaminato da micro e nanoparticelle inorganiche (Acciaio, Bario, Titanio, Silicio, blocchetti di Calcio), tutte particelle solide, piccole e meno piccole, ma tutto come già riscontrato negli altri 20 vaccini che avevano controllato in precedenza.
NapoliTime ha contattato l’ufficio stampa della Novartis per ottenere una dichiarazione in merito. Abbiamo lasciato i recapiti, ma invano. Il Dottor Montanari della Nanodiagnostics di Modena invece ci ha risposto, ecco le sue parole:
Dottor Montanari, i vaccini. Le case farmaceutiche ci sono cascate di nuovo?
Io stesso non riesco a spiegarmelo: 21 bersagli centrati su 21 cominciano ad essere un bel punteggio.Mi chiedo anch’io come sia possibile che su 21 vaccini analizzati nel nostro laboratorio – in ogni caso, va detto, sempre su una sola confezione e non su lotti interi – ogni volta si sia rilevato un inquinamento da polveri inorganiche. Escludo subito, magari come atto di fede, che le case farmaceutiche introducano quella roba di proposito i loro prodotti. Non sono un tifoso delle dietrologie, e poi non ne vedrei lo scopo. Il fatto è che queste particelle ci sono e una spiegazione va trovata. Nascondere la testa sotto la sabbia come fanno troppi medici, soprattutto pediatri, o come fa con ingenua arroganza l’Istituto superiore di sanità affermando che le nostre sono indagini “estemporanee e non riproducibili” non solo non fa onore all’Istituto ma è senz’altro motivo di preoccupazione per la gente che si ritrova abbandonata da chi, invece, dovrebbe operare per la salvaguardia della salute.
Impossibile non chiedersi come si possa liquidare un’indagine, pur con tutti i limiti sulle quantità di campioni controllati, che, al di fuori di ogni possibile discussione, non può non far rizzare le antenne a chi è istituzionalmente chiamato a proteggere la salute pubblica. Tanto per chiarire, il nostro è uno dei laboratori di punta nell’ ambito della Comunità Europea e di questo testimonia la Comunità stessa. Insomma, piaccia o no, pur tra mille difficoltà e ristrettezze, noi sappiamo lavorare. A questo punto, sarebbe di estremo interesse poter analizzare tutti i vaccini disponibili almeno sul territorio nazionale, cosa che, purtroppo, non ci è possibile per varie ragioni, la sottrazione del nostro microscopio elettronico da parte di Beppe Grillo in primis, una situazione che ci costringe a veri e propri salti mortali per poter continuare le ricerche restando indipendenti.”
Le sue scoperte, presenza di particelle non biocompatibili nei vaccini, sono pubbliche da tempo. Perché secondo lei le case farmaceutiche non correggono questi errori di produzione?
“Bisogna essere realisti. Le case farmaceutiche sono imprese industriali e commerciali il cui unico scopo è quello di ottenere risultati economici che siano i più ricchi possibili. Io non le critico per questo: benché le nostre rispettive visioni etiche del mondo siano agli antipodi, io accetto la situazione. Sono gli organi di controllo che mi lasciano perplesso: dovrebbero fare il loro dovere e, invece, questo non accade. Se il fatto sia dovuto a denaro che circola sottobanco, a incapacità tecnica, a ignoranza, a chiusura mentale, a pigrizia o ad altro non potrei dire e, tutto sommato, m’interessa poco. A ottobre dell’anno scorso io fui chiamato dai NAS di Roma per raccontare di ciò che avevamo trovato fino ad allora in laboratorio. Andai, illustrai il tutto, lasciai la documentazione e non seppi più nulla. Il fatto è che troppo spesso ci troviamo di fronte a situazioni che – e lo dico da cittadino comune – avremmo tutto il diritto che non esistessero, non fosse altro che perché noi quella gente, i controllori, la paghiamo e abbiamo non il dovere ma il diritto di godere della loro affidabilità. Per venire più puntualmente alla sua domanda, fatta la premessa iniziale, le case farmaceutiche non intervengono per i motivi illustrati molto onestamente dal dottor Roberto Biasio, direttore medico della Sanofi Pasteur MSD, la distributrice del vaccino anti-papilloma virus che noi analizzammo nel 2011. Le sue parole a proposito delle nostre analisi furono: “Sono condotte con metodologia seria, ma non sono pertinenti agli standard di qualità richiesti dalle procedure di produzione e rilascio di lotti di vaccini” (Il Salvagente n. 38 pag 39). Tradotto, “nulla da dire sulle analisi del laboratorio Nanodiagnostics, ma nessuno ci chiede di fare quei controlli.” Devo dire di avere apprezzato la franchezza e, in un certo senso, la correttezza del dottor Biasio, un atteggiamento molto diverso da quello dell’Istituto superiore di sanità, e un atteggiamento direi quasi sportivo tenuto da qualcuno che proprio una nostra analisi aveva colpito. Insomma, per concludere, nessuno chiede ai produttori di far sì che le polveri non siano nei vaccini e nessuno, poi, controlla il prodotto finito sotto quell’aspetto.”
Ciò che ha trovato nei vaccini, che danni potrebbe provocare una volta inoculato?
“Ci sono differenze importanti tra vaccino e vaccino di cui va tenuto conto. L’ultimo prodotto che siamo riusciti ad analizzare è un antinfluenzale, l’Agrippal S1 della Novartis, uno dei quattro che hanno circolato per un po’ e poi sono stati ritirati. Nella stragrande maggioranza dei casi, somministrando il farmaco a un adulto, ritengo che non succeda assolutamente nulla. La piccola dose di liquido non può altro che contenere una quantità in assoluto molto modesta di polveri inorganiche, e sappiamo per esperienza che, in genere, perché s’inneschi una reazione patologica da particelle occorre che queste raggiungano una concentrazione critica, concentrazione critica impossibile da prevedere caso per caso, in un determinato organo o tessuto e in un determinato punto o in più punti. Un’eventualità teorica che meriterebbe approfondimento è quella che una o più particelle entrino nel nucleo di una o più cellule, fenomeno che noi dimostrammo possibile già una decina di anni fa e che fu poi al centro di una ricerca europea diretta da mia moglie, la dottoressa Antonietta Gatti. In quel caso, se avvenisse, si potrebbe avere un’interferenza con il DNA con tutto quanto ne può conseguire se una cellula si riproduce in modo patologico. Una cosa che io trovo buffa è l’avvertenza riportata in tutti i foglietti illustrativi che accompagnano i vaccini. Lì si scrive, del tutto giustamente, che il farmaco non va somministrato se il ricevente è allergico ad un componente o a più di uno. Impossibile non chiedersi come si faccia a sapere quali sono i componenti dei vaccini se, come avviene di norma, ne viene denunciata solo una parte. Quanto agli inquinanti, poi. Per esempio, quando nel prodotto c’è Nichel in polvere e il soggetto è allergico al Nichel, cosa tutt’altro che rara, ecco che né chi somministra il vaccino né chi subisce l’iniezione può essere al corrente di che cosa andrà ad accadere, non essendo messo al corrente della situazione reale. Comunque sia, la reazione avversa, quando c’è, si manifesta immediatamente o, al massimo, entro un giorno, rarissimamente due. Altro caso è quello tipico dei militari. A loro viene somministrato contemporaneamente un insieme di vaccini diversi, con questo costringendo l’organismo ad uno stress molto lontano dal normale.
Gli inquinanti particolati, poi, sempre che sino presenti, non possono certo avere un’azione benefica. Da qui ad ipotizzare che i vaccini somministrati in quella maniera, una maniera che pure è fuori da ogni ragionevolezza, possa indurre forme di cancro il passo è troppo lungo e non esiste la minima prova scientifica in proposito. Molto diverso è lo scenario nei bambini. Senza entrare nell’assurdità biologica di pretendere d’indurre immunità in un soggetto il cui sistema immunitario è ancora immaturo, c’è, molto semplicemente, la questione della massa corporea. Ammettendo di avere un vaccino inquinato, s’iniettano vaccino e particelle in un organismo piccolo per volume e, per questo, la loro densità sarà ben maggiore di quella che sarebbe in un adulto. Per di più, la fisiologia del bambino, spesso appena un lattante, è vivacissima.
Nessuna meraviglia se queste particelle arrivano al sistema nervoso centrale e, d’improvviso, il bambino manifesta irrequietezza, turbe del sonno, difficoltà di relazione, ecc. Malauguratamente, inutile illudersi: quelle forme patologiche sono croniche. Autismo? Narcolessia? Non c’è nessun fondamento scientifico per escluderli. Il mio parere, ma qui si tratta solo di un parere, è che anche quelle patologie siano a buon diritto inseribili nell’elenco degli effetti collaterali delle vaccinazioni.Voglio che il mio punto di vista sia chiaro: non è tanto il vaccino in quanto tale ad essere deleterio, ma tutte le aggiunte che vengono fatte, dai conservanti agli stabilizzanti, dagli antibiotici agli adiuvanti fino, ahimè, agli inquinanti.
A questo si aggiunge la stravaganza delle vaccinazioni multiple che sono quanto di più innaturale esista e le vaccinazioni praticate a soggetti troppo giovani o troppo vecchi per avere un sistema immunitario competente. Uno degli aspetti del dramma è il fatto incontestabile che oggi la quasi totalità della ricerca medica è finanziata dall’industria farmaceutica e i risultati ne escono inevitabilmente inficiati. Purtroppo i medici, specie i più giovani, non si rendono conto di questa distorsione e non sanno che il loro sapere contiene una parte distorta e una parte censurata. E la “capacità di convinzione” della grande industria arriva capillarmente dovunque, media compresi. Basta dare un’occhiata a Wikipedia e ci si accorgerà delle enormità che riporta in una goffa difesa dei vaccini anche laddove difesa non ci può essere.”
Abbiamo contattato il Ministero della Salute, ma non ha risposto. Invitiamo anche la Novartis a contattare la nostra redazione, per un confronto scientifico sereno e al fine della tutela della salute generale.

mercoledì 25 settembre 2013

LARRY SUMMERS: GOLDMAN SACKED*

DI 
GREG PALAST 
globalresearch.ca 


Joseph Stiglitz non poteva credere alle sue orecchie. Eccoli alla Casa Bianca, con il presidente Clinton che chiedeva consiglio ai capi del Tesoro sulla vita e la morte dell’economia americana, quando Larry Summers, vice segretario del Ministero del Tesoro, si gira verso il suo capo, il segretario Robert Rubin, e dice: “Cosa ne penserà Goldman?” Come?Poi, a un altro incontro, Summers ha ripetuto: cosa ne penserebbe Goldman?
Scioccato, Stiglitz, allora presidente del Consiglio dei Consulenti Economici, mi ha raccontato di essersi girato verso Summers e di avergli chiesto se pensasse appropriato decidere della politica economica degli Stati Uniti in base a quello che “avrebbe pensato Goldman”. Invece di dire, i fatti, o meglio, i bisogni degli americani, sapete, tutta quella roba che si sente negli incontri di Gabinetto nell’Ala Ovest.
Summers ha guardato Stiglitz come se fosse un ingenuo pazzo che aveva letto troppi libri di educazione civica.
R.I.P. Larry Summers
Domenica pomeriggio, nell’affrontare la rivolta dei senatori del suo stesso partito, Obama ha scartato Larry Summers come probabile sostituto di Ben Bernanke alla presidenza della Fed.
Prima che arrivasse la notizia che la fiaccola di Summers era stata spenta, stavo per scrivere un altro articolo su di lui, il Mutant Zero dell’economia. (Il mio primo pezzo su The Guardian, di 15 anni fa, avvertiva che “Summers è, di fatto, un colono alieno mandato sulla Terra per trasformare gli umani in fonti di proteine”).
Tuttavia, il fatto che Obama abbia provato a sbattere Summers nelle profondità terrestri ci dice molto più sul primo che sul secondo, soprattutto per chi lavora. Indizio: non sei uno di loro.
Tutte quelle discussioni del Gabinetto degli anni ’90 sul bisogno della benedizione di Goldman Sachs erano basate sull’idea di Rubin e Summers di fermare la regolamentazione del sistema bancario americano. Per liberare l’economia statunitense, sosteneva Summers, tutto quello che dovete dare è permettere alle banche commerciali di puntare i risparmi assicurati dal governo su nuovi “prodotti derivati”, permettere alle banche di vendere titoli ipotecari sub-prime ad alto rischio e tagliare le loro riserve contro le perdite.
Cosa può essere andato storto?
Stiglitz, che ha poi vinto il Premio Nobel per l’Economia, ha cercato di spiegargli esattamente cosa sarebbe andato storto; ma quando ha provato, è stato rimpiazzato ed estromesso. Summers ha fatto più che chiedere a Rubin di incarnare lo spirito di Goldman: in segreto, ha chiamato e incontrato il nuovo amministratore delegato di Goldman dell’epoca, Jon Corzine, per pianificare la deregolamentazione finanziaria globale. Non sto facendo ipotesi: ho il promemoria di Summers per ricordarsi di chiamare Corzine. (Per la storia completa di quel promemoria e per una sua copia, leggere qui).
Summers, come funzionario del Tesoro, può chiamare tutti i dannati banchieri che vuole; ma non segretamente e assolutamente non con lo scopo di pianificare i dettagli di politiche che potrebbero valere miliardi per una banca. E Goldman ha guadagnato miliardi su quei piani.
Esempio: Goldman e clienti hanno intascato 4 miliardi di dollari sul collasso delle “CDO” [collateralized debt obligation: obbligazione che ha come garanzia collaterale un debito, n.d.t.] – fandonie vendute a fessi e idioti cioè ai banchieri della Royal Bank of Scotland. (vedere qui). Goldman ha guadagnato anche sull’implosione del debito greco tramite un commercio segreto di derivati permesso dalla decrimininalizzazione di certi giochi finanziari transnazionali operata da Summers.
Il collasso dell’eurozona e del mercato ipotecario statunitense causato dai banchieri impazziti è stato reso possibile solo dal segretario del Tesoro Summers, facendo pressione per il Commodities Futures Modernization Act, che ha vietato ai regolatori di controllare l’aumento del 100.000% dei beni derivati, specialmente i CDS [credit default swap: swap che ha la funzione di trasferire il rischio di credito, n.d.t.] “scoperti” e ad alto rischio.
L’Autorità Finanziaria Municipale della California era come una caserma dei pompieri che vietava gli allarmi anti-incendio. Summers ha preso in mano le redini del Tesoro da Rubin, che se n’era andato per diventare direttore di un nuovo strano gigante finanziario: la Travelers, un incrocio tra Citibank e una banca d’investimenti. La nuova bestia finanziaria è andata in bancarotta e ha richiesto 50 miliardi di dollari di prestito. (Goldman non ha richiesto nessun prestito, ma si è cmq preso 10 miliardi).
Altre banche/casinò hanno seguito la Citi nel fallimento. La maggior parte ha avuto prestiti … e hanno avuto Larry Summers – o, per lo meno, le labbra di Larry per una “consulenza” o per discorsi placcati d’oro.
Il commerciante di derivati D.E. Shaw ha pagato a Summers 5 milioni di dollari per un lavoro “part-time” di un paio di anni. Questo andava ad aggiungersi ai pagamenti fatti da Citigroup, Goldman ed altre imprese finanziarie, aumentando il patrimonio netto di questo ex povero professore fino a 31 milioni di dollari.
I pignoramenti arricchiscono Golden Sacks
Quando Summers ha lasciato il Tesoro nel 2000, il New York Times riportava che Rubin aveva trovato a Summers il posto di presidente dell’Università di Harvard – dalla quale poi fu licenziato. Aveva scommesso più di mezzo miliardo di dollari delle donazioni dell’università su quei folli derivati che lui aveva legalizzato. (Data l’incapacità quasi patologica di Summers di capirci di finanza, la cosa più strana è stata che, come presidente dell’università, aveva insinuato che gli esseri dotati di vagina non sono molto bravi con i numeri). Nel 2009, Summers, padre del disastro della deregolamentazione, è tornato trionfante al Gabinetto. Obama lo ha incoronato “Zar dell’Economia”, permettendo a Summers di gestire il Tesoro senza bisogno di essere interrogato dal Congresso in un’udienza per la conferma ufficiale.
Come Zar dell’Economia del primo mandato Obama, Summers si è riscattato?
Nemmeno per sogno.
Nel 2008, sia la democratica Hillary Clinton che il repubblicano John McCain richiesero di usare i 300 miliardi di dollari rimasti nel fondo di "bail out" per un programma di blocco dei pignoramenti identico a quello che Franklin Roosevelt aveva usato per tirar fuori gli USA dalla Grande Depressione; ma lo Zar Larry non li poteva fornire, anche se le banche avevano ricevuto 400 miliardi di dollari dallo stesso fondo.
Di certo, su consiglio di Summers e del suo piccolo assistente, il segretario al Tesoro Tim Geithner, Obama ha speso solo 7 miliardi dei 300 disponibili per salvare le case degli americani.
Cosa penserebbe Goldman?
Come notato, Goldman e clienti hanno intascato miliardi dopo che Obama ha abbandonato quasi 4 milioni di famiglie le cui case erano state sequestrate durante il suo primo mandato. Mentre i proprietari americani annegavano, lo Zar Summers ha silurato la loro scialuppa di salvataggio: un piano per evitare i pignoramenti costringendo le banche a tagliare i sovrapprezzi imposti da rapaci mutui sub-prime. L'azione di Summers fece risparmiare miliardi a Citibank.
Larry l'usuraio
La disastrosa macchina della deregulation non termina pressando gli americani. Mentre le cooperative di credito non-profit, ultima spiaggia disponibile ai lavoratori e ai poveri americani per chiedere un prestito, venivano attaccate legalmente e politicamente, menti criminali hanno partorito un nuovo tipo di operazione bancaria nel tentativo di legalizzare lo strozzinaggio.
Ad esempio, un nuovo gruppo, chiamato il “Lending Club”, è riuscito a trovare il modo per imporre un tasso sui prestiti pari al 29%. Il Club dichiara che non può e non dovrebbe essere regolato dalla Fed o da altre forme di polizia bancaria. L’ultima aggiunta al Consiglio di Amministrazione: Larry Summers.
Se volete sapere perché Obama avrebbe scelto un tale criminale e giocatore per presiedere la Fed, dovete chiedervi: chi ha scelto Obama? Dieci anni fa, Barry Obama non era nessuno, un senatore di Stato del South Side di Chicago.
Poi però, ha avuto fortuna. Una banca locale, la Superior, è stata chiusa dai regolatori per dei mutui irregolari che stavano fregando la gente nera. La direttrice della banca, Penny Pritzker, era così arrabbiata con i regolatori da decidere di eliminarli: questo richiedeva un nuovo presidente.
I miliardari hanno messo in contatto Obama con Jamie Dimon, della J.P. Morgan, ma soprattutto con Robert Rubin, non solo ex segretario del Tesoro, ma anche ex direttore amministrativo di Goldman Sachs e mentore di Larry Summers. Senza la benedizione di Rubin e la sua impressionante capacità di raccogliere fondi, Obama sarebbe ancora in Halsted Street a parlare di urbanistica.
Rubin ha scelto Obama e Obama sceglie chi Rubin sceglie per lui. Perché, alla fine, Obama sa di dover scegliere un capo del Fed in base alla risposta ad una domanda: cosa penserebbe Goldman?

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO
* Nota di CdC: il titolo (volutamente lasciato in originale inglese) è un gioco di parole, dove "sacked" può essere inteso sia come "licenziato" che "messo nel sacco". Insomma Summers risulta messo nel sacco da Goldman.
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