mercoledì 15 gennaio 2014

Hezbollah e Libano tra destabilizzazioni interne e preparativi per una grande guerra.

Da mesi ormai in Libano non si respira un’aria mite e la tensione la si percepisce ovunque. Da Beirut a Sidone, da Tripoli a Baalbeck, sebbene le forze di polizia abbiano checkpoints ovunque e controllino il territorio in maniera capillare, vi è ansia/attesa che qualcosa possa accadere da un momento all’altro. È questo il prezzo che sta pagando per il considerevole supporto al governo di Damasco contro le milizie terroriste.
La situazione politica interna
downloadPremesso che le elezioni del giugno scorso sono state rinviate proprio per il coinvolgimento nella guerra siriana, possiamo fare un analisi della situazione politica interna. Le fazioni politiche, attualmente , si sono radicalizzate su posizioni che riflettono il loro appoggio o meno al governo di Damasco, rendendo, in questo modo, settimana dopo settimana, più marcati i dissidi interni tra le stesse.
Da una parte quindi abbiamo il Movimento 14 marzo, aggregazione di forze politiche che fondamentalmente fa capo a leaders sunniti e quindi supporta, con parole e con fatti, i terroristi che stanno insanguinando la Siria e che, di tanto in tanto, compiono qualche attentato anche in Libano al fine di destabilizzare il Paese ed indebolire Hezbollah. Superfluo aggiungere che i grandi finanziatori (leggasi manovratori) di queste fazioni politiche siano, principalmente, Arabia Saudita, Qatar ed USA sotto la regia israeliana.
Dall’altra parte, nel Movimento 8 marzo, troviamo fazioni politiche che, facendo capo ad Hezbollah, hanno quale obiettivo primario la stabilità politica e sociale del Libano e l’allontanamento dei terroristi islamici al soldo dei Paesi imperialisti. In questa coalizione, è importante specificarlo per questioni che analizzeremo più avanti, un notevole contributo viene dato dall’appoggio dal partito Amal e da Michel Aoun.
Il conflitto siriano quindi, in pochi mesi, si è esteso in gran parte della regione mediorientale fino a peggiorare la situazione in Iraq da un lato ed in Libano dall’altro. Le varie milizie affiliate ad Al-Qaeda (ISISAl-Nusra), con autobombe e kamikaze nei quartieri roccaforti di Hezbollah, hanno messo dichiarato guerra aperta in cima alla lista dei loro obiettivi proprio perché importante pilastro dell’Asse della Resistenza (Iran-Siria-Hezbollah-Resistenza palestinese, ma dei palestinesi parleremo più avanti).
L’Arabia Saudita quindi sta cercando, come ha sempre saputo fare (Afghanistan 1979, Bosnia 1990, Cecenia, Libia …), di organizzare milizie di fanatici islamisti che, con una guerra settaria all’interno del Libano, costringano Hezbollah a ritirarsi dal conflitto siriano. Le sue principali pedine sono sia lo sceicco salafita e anti-HezbollahAhmed al-Assir in Sidone, sia il clan degli Hariri, entrambi ultra-finanziati dalla famiglia Saud.
A tal proposito è interessante andare ad informarsi, per chi voglia, sul “Piano Yinon”, dal nome del ministro degli esteri israeliano del 1982, il quale prevedeva la famosa strategia divide et impera, proprio con frammentazioni settarie, in tutta la regione mediorientale al fine di fortificare il potere israeliano.
Il rapporto frammentato con i palestinesi
Specie nell’ultimo periodo, il rapporto tra Hezbollah ed alcuni movimenti palestinesi si è incrinato, a causa del supporto, da parte di quest’ultimi, ad alcuni miliziani anti-Assad che escono dai campi profughi per raggiungere la Siria e poi rientrare dopo diverse settimane di combattimento. In questo caso stiamo parlando di movimenti estremisti religiosi vicini all’ambiente salafita, quindi una piccola minoranza. Inutile aggiungere che Hezbollah ha ufficialmente condannato tali azioni e, soprattutto, ha aggiunto che i palestinesi non sono riconoscenti nei confronti del principale movimento che realmente lotta per il loro ritorno in Palestina. Per contro, alcuni movimenti palestinesi, affermano che nei fatti Hezbollah ha fatto ben poco per essi, come ad esempio cercare di concedergli i diritti civili elementari, il diritto al lavoro, alla casa, ecc… (Ma questa è una questione ben più complessa che richiederebbe un apposito approfondimento).
Ma i motivi dell’incrinazione dei rapporti  sono anche altri. Le tensioni tra i movimenti palestinesi ed Hezbollah nascono fondamentalmente dalle scelte politiche di quest’ultimo che, alleandosi con il partito Amal e con ilMovimento Patriottico Libero di Michel Aoun, ha provocato l’ira della quasi totalità dei palestinesi. Questo perché Michel Aoun, è famigerato tra i signori della guera cristiani per la sua campagna militare e politica anti-palestinese. Per quanto riguarda Amal invece, si stima che abbia ucciso più palestinesi in Libano durante i massacri del 1985-1988 che i sionisti in 60 anni (si parla di massacri in campi praticamente indifesi). In questi giorni hanno fatto discutere molto gli enormi poster del leader di Amal, considerati una provocazione, specie fuori i campi profughi palestinesi, ed in particolar modo fuori Shatila, il campo che più di tutti ha sofferto per i suddetti massacri.
Il leader del Fronte Al-Nusra ( Abou Mohammed al- Jawlani) ovviamente va a nozze con queste frammentazioni nella vita politica e sociale libanese ed ha dichiarato che al-Qaeda ha già parecchi contatti in territorio libanese ed il suo scopo è quello di aiutare i sunniti contro le ingiustizie di Hezbollah.
Tutti ormai sappiamo da chi è controllata al-Qaeda e del fatto che i suoi obiettivi sono sempre unificati con quelli di CIA e Mossad; è ovvio quindi che i palestinesi solo se stolti possono seguire i richiami di Al-Nusra e cadere nella trappola.
Intanto, fonti sicure affermano che gruppi islamici palestinesi quali Usbat al-AnsarJund al-ShamFatah al-Islam e altri gruppi salafiti si stanno preparando a difendere il campo di Sidone contro un eventuale attacco di Hezbollah.
Da precisare, inoltre, che Abbas, il leader dell’ANP, anche se con ritardo, ha puntualizzato che chiunque permetta l’accesso nei campi ai miliziani ribelli è da ritenersi traditore della causa palestinese.
I preparativi per una grande guerra
imagesUn alto comandante delle Guardie della Rivoluzioneiraniane ha di recente affermato che Hezbollah ha migliorato notevolmente le sue capacità missilistiche e può individuare obiettivi in tutta la Palestina occupata con ottima precisione. Secondo alcune fonti si tratta anche di missili in grado di colpire elicotteri, missili anti-carro e missili atti a colpire le navi. Anche se le notizie non possono avere conferme tangibili al momento, resta il fatto che l’Iran, il principale fornitore di armi per Hezbollah, ha una capacità bellica non indifferente e quindi le notizie sono più che attendibili.
Tutti sono coscienti dell’enorme supporto del regime saudita verso i salafisti al fine di indebolire Hezbollah ed aumentare il pressing sul governo siriano. Lo scopo è quello di rendere totalmente instabile, politicamente e socialmente, la regione Libano-Siria-Iraq per isolare l’Iran e padroneggiare, assieme ai fratelli israelo-sionisti, nell’area mediorientale. Ma nell’ultimo periodo le cose non stanno andando come programmato, l’Esercito Arabo Siriano (il grande eroe di questa guerra) ha ormai il controllo della quasi totalità della Siria e già la Comunità Europea ha cambiato la propria linea politica verso al-Assad (a parte la Francia di Hollande grande alleata della famiglia Saud, ed il Regno Unito che continua a fare affari nella vendita di armi alle milizie terroriste).
Questo non significa che la vittoria per l’Asse della Resistenza sia vicina, perché i Magnifici 6 (Francia, Regno Unito, Arabia Saudita, Qatar, USA ed Israele) hanno ancora un’infinità di armi, soldi e uomini a disposizione per sovvertire la stabilità nella regione ed indebolire l’Asse della Resistenza. Resta il fatto che, non appena il controllo dell’Asse si accentuerà nella regione, Hezbollah focalizzerà la sua attenzione verso Sud, e riprenderà in maniera più intensiva il conflitto con Israele.
Israele sa bene quanto quest’ipotesi sia reale, tanto che, negli ultimi giorni, sta intensificando le incursioni aeree in Libano (in particolare nella Valle della Beqaa) al fine di catturare immagini e controllare movimenti sospetti. È noto che l’arsenale di Hezbollah da tempo ha raggiunto un livello qualitativo e quantitativo come mai prima, e continua ad ingigantirsi costantemente con armi di tutti i tipi che entrano dal confine siriano.
Hezbollah ha addirittura affermato che in Siria sta combattendo con appena il 5% della sua forza militare. Affermazione alquanto ardita, anch’essa non confermabile in maniera ufficiale. È probabile, secondo un “calcolo” del tutto personale, che un buon 30-40% della fascia di “combattenti prontamente disponibili” sia impiegato in Siria e nei pressi del confine e, quindi, potremmo dedurre che effettivamente di tutto il personale che potrebbe mobilitarsi per una vera e propria guerra di resistenza in futuro, sia attualmente impiegato solo il 10-15%.
Resta il fatto che i preparativi per una grande guerra sono in atto, in maniera “occulta ma evidente” (permettetemi la contraddizione). Questa volta si prevede un guerra non limitata, ma totale fino alle ultime forze. Psicologicamente, parlando con i combattenti del Partito di Dio, è evidente che sono da tempo pronti al grande sacrificio che comporterà la prossima guerra. Ma sono sicuri della loro vittoria. Resta solo da vedere quali saranno le prossime mosse sullo scacchiere mediorientale perché non appena l’Asse della Resistenza avrà riacquistato la totale stabilità, sarà pronta a ripagare il danno subito con tanto di interessi, ed Hezbollah freme nell’attesa che arrivi l’ora giusta.

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