lunedì 17 marzo 2014

Scrittura e lessico nuragici. I simboli monografici che accompagnano la voce NUR per notare la divinità YHWH (II)
di Gigi Sanna 



Fig. 1      
Nel primo articolo (1) abbiamo visto la voce nuragica NL/NR nel suo significato più esteso di 'lux aeterna'  e non di semplice 'lux'. E' stata la presenza del serpente e talora la sua aggiunta alla parola stessa che ci ha consentito di puntualizzare meglio il  suo significato.
    Ma chi è questo 'serpente', di chi è o chi è la luce ciclica eterna? I 13 documenti da noi presentati offrono con estrema chiarezza che la 'lux aeterna' o NR è accompagnata o preceduta da un monogramma riportato con le seguenti tipologie (v. fig 1, seconda colonna) :

1) Segno pittografico con schema a 'tanit' (2)
2) Segno schematico a 'V' rovesciata
3) Segno lunato con disegno a luna calante
4) Segno ad 'E' diritta e orientata a destra oppure rovesciata
5) Segno ideografico del tre (tre punti obliqui)
6) Segno espresso da tre 'elementi' ripetuti
7) Segno pittografico aspettuale (serpentella gravida)
8) Segno monogramma -crittogramma  formato da più segni agglutinati (legati).

   Partiamo dalla considerazione che di alcuni di questi segni si sa con certezza il valore fonetico dal momento che essi si riscontrano nei normali repertori 'alfabetici' del cosiddetto protocananaico (3) e ovviamente nei documenti che riportano tale tipo di scrittura.  E' il caso dei segni 6 -7- 8,  ideografico il primo e schematici lineari gli altri due (v. fig. 1, prima colonna). L'uno si trova in una punta di freccia (v. figg. 2 -3) in bronzo con scrittura protocananaica, un documento  più volte pubblicato  da noi e da altri (4)nonché nella  nota iscrizione (v. fig 4) della coppa di Lachish (5). Stesso valore fonetico che si riscontra in un altro documento sardo nuragico andato smarrito e di provenienza incerta (6) raffigurante un tempietto fallico (v. fig. 5), Gli altri invece, sia pur con orientamento diverso, si riscontrano nel notissimo documento (v. fig.6) , con scrittura ugualmente protocananaica, di Izbet Sartah (7).


Conoscendosi il valore fonetico del segno di Izbet Sartah si capisce dunque che sia il segno con i tre punti che è posto sopra il serpentello che scrive NR della barchetta dell'antiquarium arborense, sia il segno che segue NL nella lastra di Barisardo, vogliono indicare la voce 'hē' del semitico per rendere il pronome indicativo  Lui/Lei. L'ideogramma 'tre' quindi può sostituire la lettera alfabetica 'hē'. Di conseguenza anche il 'segno' del tre, reso attraverso tre singoli (segni 5 -10 -11) elementi ripetuti (ad es. tre serpenti, tre tori, tre quadrati, tre segni alfabetici, ecc.) renderà il valore fonetico dato dai tre punti.

   Ugualmente valore di 'hē' pronominale (Lui/Lei) ha il segno con schema a Tanit (segni 1 -13) che chiaramente ripete, con forma simile, l'antico segno protosinaitico con l'acrofonia di HLL (הלל) cioè dell'aspirata laringale. Detto segno in Sardegna, in omaggio al criterio della continua 'variatio' e quindi alla libertà nel riprodurlo, ha una vita lunga e si presenta con notevoli varianti formali (8), come si può notare dalla seguente tabella:

   Il segno a 'V' (segno 2) rovesciata non sembra aver riscontri nella documentazione protocananaica e nei repertori degli alfabeti semitici. Che esso abbia questo valore fonetico è dimostrato nella documentazione nuragica più volte, come si può vedere ad es. dall'androgino (9) raffigurato in un frammento fittile con scrittura pittografica sopra e lineare sotto. In quest'ultima (v. fig. 7) si nota la consonante tra la yod ad asta verticale e la waw (la lettura si esegue ruotando di 90 gradi la scritta a destra) cui seguiva  presumibilmente un'altra hē. Valore che si può vedere soprattutto dal ciondolo di Solarussa dove il segno si trova ancora dopo la yod (ad asta obliqua) ed è ripetuto per ben sei volte(10) rendendo sempre la voce YHH (v. fig. 8).


Un discorso a parte, circa i segni astratti lineari, merita il segno in forma di 'C' (segno 4). Anch'esso, sempre con valore fonetico di 'hē', si trova ben  documentato nel nuragico, come si può vedere ad es. dalla scritta della pietra (fig. 9) di Santa Caterina di Pitinuri (11), dalla scritta della pietra (fig. 10) di Santa Maria Navarrese (12), da quella (fig. 11) del coccio di Pozzomaggiore (13), da quella della pietra (fig.12) di Terralba (14), dalla iscrizione (fig. 13) del Nuraghe di Aidu Entos  di Bortigali (15), dallo specimen (fig. 14) dei sigilli di Tzricotu di Cabras (16) e dalla scritta (fig. 15) della barchetta di Teti (17) . Detto segno almeno per ora  non trova riferimenti nella documentazione esterna siro - palestinese mentre ne ha in quella pitica (fig. 16) di Glozel (18).



Del tutto particolari appaiono invece i segni n. 3 e 12.  Il primo risulta come composto da 4 segni  agglutinati e più precisamente da una 'yod', da una 'hē', da una 'waw' e da una seconda 'hē'. Questa è orientata diversamente anche perché forse organizzata in modo da rendere, contemporaneamente, il peduncolo della 'waw' (fig.17).   

La scritta di Aidomaggiore con i suoi quattro segni che seguono alla voce 'NR' (19) e con il tetragramma YHWH, fanno intendere chiaramente che tutti gli altri vari segni monografici, anch'essi seguenti o precedenti la stessa voce, surrogano con la parola 'hē' (Lui/Lei), il nome intero della divinità. Nome anch'esso che si trova per intero varie volte attestato nella documentazione nuragica. Si vedano le trascrizioni delle scritte dei sigilli bronzei A3, A4, A5 di Tzricotudi Cabras e il sigillo fittile di S.Imbenia di Alghero, nonché il noto coccio di Orani, che si presenta però con la ultima 'hē'  preposta (v. fig. 20). 






     Infine ci resta il n. 12,  il segno' più complesso perché il più nascosto, quello con il quale i nuragici notavano molto spesso la divinità. Esso si ricava attraverso la convenzione dell' acrofonia. Infatti, se si osserva bene, il serpente disegnato nella pietra del Nuraghe Losa di Abbasanta (fig. 21)  non è un serpente ma una serpentella. Nel 'gramma' si trovano dunque con valore fonetico pittografico logografico la voce nachash (נחש), cioè serpente, e la consonante acrofonica di nachash che è la  'nun'; ma si trova  anche la  consonante acrofonica data dalla scrittura 'con' e più precisamente dall'aspetto dell'animale che risulta  gravida.

    Ora, in semitico 'gravida', 'incinta'  si dice HRH (הרה). Pertanto l'inizio consonantico della parola HRH consente dunque allo scriba, per la suddetta convenzione, di riportare anche la voce (il pronome) 'hê' e cioè 'Lui/Lei'. Ed ecco perché la scritta del masso non dice solo 'EL NACHASH אל נחש (dio serpente) ma dice  'EL NACHASH HE אל נחש ה(dio serpente lui). E cioè Lui (YHWH) è il dio serpente (20). Bisogna avvertire subito però che dal momento che la scrittura è palindroma, procedendo al contrario avremo  Hē NL (valore acrofonico del segno e non più pittografico) 'AK (valore pittografico  del segno e non più acrofonico). Quindi due letture e non una sola (21) con le quali, in maniera magistrale, lo scriba non solo 'disegna' con i due animali, ma anche 'scrive' 'egizianamente' attraverso di essi e le loro particolari forme (corno asimmetrico del toro e l'essere incinta della serpentella) dicendo che Lui (yhwh)è il dio serpente e che Lui è il toro della luce. Dice cioè , in sostanza, quello che abbiamo scoperto e affermato nel precedente articolo (22) parlando del toro e del serpente del Nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu nonché  della scritta della 'Sala da ballo' di San Giovanni del Sinis. Che LUI/LEI (sole -luna) sono la luce eterna (NUR/NUL) o  l'occhio di Ra ugualmente taurino ed eterno.       

   Si scopre così che attraverso l'espediente acrofonico il nome (pronome) della divinità può essere reso nascostamente e a rebus con qualsiasi oggetto o con qualsiasi 'aspetto' reso da un oggetto, da un animale  o da una persona (o da una parte di essi) che inizi per la consonante 'hê'. 

    Per ribadire questo aspetto della scrittura impiegata dai nuragici vedremo più in là nel tempo uno straordinario quanto curioso  documento: un masso enorme che si trova in San Giovanni del Sinis (Tharros),  nel quale l'acrofonia che consente di rendere l'identità della  divinità nascosta è data da un curioso cappello o ornamento del capo. Particolare questo che, tra l'altro, consente di capire che, con ogni probabilità, detto ornamento o cappello si riscontra nei bronzetti (e nelle statue di Monte Prama) per lo stesso identico motivo e cioè fonetico e non solo semplicemente  'decorativo'.   

Note e riferimenti bibliografici

1) V. Sanna G., 2014, Scrittura e lessico nuragici. Il serpente e la lettura completadella voce NR. 'lux ateterna'; in Monte Prama Blog (4 marzo 2014).
2) Sulla tipologia del segno (non solo in Sardegna) con i suoi 'marcatori' vedi di recente Atropa Belladonna, Le 'donnine' di Amun (e le altre): co-evoluzione del segno 'ankh e del segno a Tanit; in  Monte Prama Blog (2 marzo 2014)
3) V. Amadasi M.G., 1999, Sulla formazione e la diffusione dell'alfabeto; in Scritture Mediterranee tra il IX e il VII secolo a.C., Atti del Seminario (a cura di Giovanna Bagnasco Gianni e Federica Cordano), Università degli Studidi Milano 23-24 febbraio 1998, pp. 27 – 51; Attardo E, 2007, Utilità della paleografia per lo studio e la datazione di iscrizioni semitiche in scrittura lineare. Parte I. Scritture del II Millennio a.C.; in Litterae  Caelestes  2 (1), Center for Medieval and Renaissance Studies. UC Los Angeles.
4) Stella del mattino e della sera, 2010, Iscrizioni arcaiche vendensi; in gianfrancopintore Blogspot.com ( 25 Gigno): Sanna G., 2010, Una freccia quasi SaRDaN? O addirittura SaRDaN? In gianfrancopintore Blogspot.com (30 giugno).
5) Sass B. 1988, The Genesis of the Alphabet and its Development in the Second Millennium B.C., (Agypten un Altes Testament 13), Wiesbaden, elenco dei testi pp. 12 - 45;  Amadasi M.G., 1999, Sulla formazione e la diffusione, ecc. cit. p.43. Nella coppa di Lachish i tre punti sono tracciati in modo pressoché identico a quello della barchetta dell'Antiquarium arborense di Oristano, mentre nella punta di freccia sono incisi, forse intenzionalmente, a 'triangolo'
6) Sanna G., 2009,  La stele di Nora. Il Dio il Dono il Santo. The God, the Gift, the Saint (trad. di Aba losi), 3, p. 93.
7) Kochavi M., 1977, An Ostracon of the Period of the Judges  from  Izbet Sartah, in Tel Aviv , 4 (1977), pp. 1 -13; Garbini G., 1997, I Filistei. Gli antagonisti di Israele, Rusconi, Milano, 1997, p. 248.
8) Atropa Belladonna, 2014, Le 'donnine' di Amun (e le altre): co-evoluzione del segno 'ankh e del segno a Tanit; in Monte Prama Blog (2 marzo).
9) Sanna G.,2010,  YHWH in immagine pittografica. Prima a Gerusalemme? No, in Sardegna e con scrittura Srdan; in gianfrancopintore blogspot.com (24 settembre). 
10) Pilloni F., 2009), Due ciondoli che strizzano l'occhio al nuragico; in gianfranco pintore blogspot.com (17 giugno); Sanna G. 2009, La stele di Nora, cit. cap. 2. p. 54 fig.12. Il motivo della iterazione della voce yhh, una volta con i segni separati, una volta con le due 'he' legate e una volta con tutte le lettere legate (così da formare il noto motivo a 'zig-zag)   è dato dal fatto che si vogliono, da parte dello scriba, creare i numeri sacri completi della divinità, dall'uno al tre. Insomma, ci sarebbe scritto yh tre, yh due, yh uno Lui
11) PSJ, 2010, Il bue Api di Santa Caterina di Pitinuri; in gianfrancopintore blogspot. Com (18 giugno).
12) Sanna G., 2009, La stele di Nora. Il Dio il Dono il Santo, ecc. cit. p. 67.
13) Sanna G. 2010, Il documento in ceramica di Pozzomaggiore; in Melis L., Shardana. Genesi degli Urim, PTM. Mogoro, pp. 153 - 168.
14) Sanna G., 2012, Ed ecco finalmente la parola "Nuraghe". In una scritta a Terralba; in gianfrancopintore blogspot. com (4 luglio)
15) Sanna G, 2009, No, caro Pittau, no, così non va; in gianfrancopintore blogspot.com (22 marzo).
16) Sanna G., 2004, Sardōa grammata. 'Ag 'ab sa'an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure ed., Oristano 2004, 4, pp. 147 - 158; idem, 2007,  I segni del Lossia cacciatore. Le lettere ambigue di Apollo e l'alfabeto protogreco di Pito, S'Alvure ed. ΑΝΑΘΗΜΑΤΑ 3, p. 373.
17) Sanna G, 2013, Auguri da Teti. Firmato: NuR Hê 'Ak Hê Aba Hê; in Monte Prama Blog ( 9 dicembre). 
18) Sanna G, 2007, I segni del Lossia cacciatore, ecc, cit. p. ΑΝΑΘΗΜΑΤΑ 1, p. 291.
19) Mocci P. , Scrittura antica. Storia nuragica 'Nuovo reperto vicino a Sedilo'; in L'Unione Sarda (5 maggio 2013); Sanna G., Caro Momo Zucca, cun mimi non fruchis| (III); in Monte Prama Blog (3 maggio 2013);
20) Il V.T. fu purgato, come si sa, dalla componente sacerdotale nazionalistica ebraica anticananaica. In particolare vennero espunti quei passi dove l'androgino YHWH appariva con simbologie teriomorfe o astrali (soli-lunari). Sul dio degli ebrei 'serpente' tuttavia rimasero alcune tracce consistenti, come quelle relative albastone - serpente  di Aaronne che divora i bastoni-serpenti degli indovini egiziani ( Es 7.8-12) e al serpente di bronzo che curava dal veleno  dei serpenti che mordevano gli ebrei nel deserto ( Num 21: 4-8)
21) Si ricordi che spesso la scrittura nuragica si manifesta doppia e anche palindroma, cioè 'torna indietro' rendendo più pregnante il significato della scritta. Si veda, più avanti, la lettura doppia (avanti - indietro) della scritta della pietra del Nuraghe Losa di Abbasanta. La stessa voce yh risulterebbe palindroma e cioè data anche dalla voce verbale hy. Il significato completo sarebbe yh hy (l'androgino che dà la vita).   
22) V. nota 1.
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