domenica 13 aprile 2014

Ophiothela mirabilis
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Obama declara la svolta energetica in Europa;  la CGIL,  perde il pelo ma non il vizio, e ne diviene un mero esecutore..

Vàturu Erriu Onnis Sayli

In  Sardinya si discute da anni di energie a basso costo per favorire la ripresa economica industriale  e produttiva a costi accessibili e competitivi.
I sindacati sono sempre in prima linea nel proporre e disporre delle possibili nuove situazioni in sola veste di accettazione di produzioni in vista di salari e tessere, oggi si prospetta la proposta Obama da produttore di gas-shale, e si propone come fornitore principale dell'Europa in contrapposizione al metano russo; la Cgil sarda, per bocca del segretario Filctem Giacomo Migheli,   si prepara ad acquisire solertemente i dictat americani, e propone opportunisticamente la costruzione dei rigassificatori.

Il comportamento dei suddetti soggetti e sulle loro intenzionalità, lo ricordiamo con il referendum sulle scorie industriali, i sindacati tutti  ma sopratutto la Cgil si schierarono a favore dell'importazione di scorie industriali, argomentandolo come fosse lavoro per gli operai sulcitani; in realtà si rivelava per quel che era, un mero e solo stoccaggio di polveri di fumi tossici dalle ferriere della industrie lombarde, altro che lavoro per operai in sospensione lavorativa... il referendum del 2007 passò nonostante la maggioranza dei sardi si esprimesse contro;  perché la "pseudo-sinistra" e il sindacato boicottarono la partecipazione al voto incoraggiando l'astensione, che non fece raggiungere il quorum; questo "aneddoto" solo per fare  un po di cronistoria su cosa e come sono i sindacati sardi di fronte alle problematiche energetiche e di clientela ,  rammentiamo quanto scritto allora: 
"La Corte Costituzionale apre le porte della Sardegna ai rifiuti pericolosi che arrivano dalle altre regioni della Penisola. In una sentenza emanata il 10 gennaio e depositata ieri in cancelleria la Consulta ha dichiarato illegittima la finanziaria regionale del 2001 che vieta il trasporto, lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti extraregionali nella parte in cui non esclude dal divieto le merci pericolose. (Alessandro Zorco Il Giornale di Sardegna 24/01/2007)
LA LEGGE BOCCIATA. La norma colpita dalla scure della Consulta è l’articolo 6, comma 19, della legge regionale n. 6 del 2001, in base alla quale «è fatto divieto di trasportare, stoccare, conferire, trattare o smaltire, nel territorio della Sardegna, rifiuti, comunque classificati, di origine extraregionale». Unica eccezione che la norma prevedeva, era la possibilità di importare quei rifiuti considerati «materia prima» per alcune produzioni: un comma scritto per la Portovesme srl, che prende fanghi di acciaieria in mezza Europa per lavorarli poi nei suoi stabilimenti metallurgici del Sulcis. ( Il Giornale di Sardegna 28/01/2007  L’inceneritore di Tecnocasic a Macchiareddu di Marco Mostallino) "
La storia continua e si ripete  a distanza di sette anni, dopo la bocciatura del gasdotto Galsi gasdotto algerino di metano, gas naturale che non abbisogna di rigassificatori  ne di fratturazione del sottosuolo, oggi però in linea con il loro referente americano la Cgil propone il rigassificatore, per importare il shale-gas amerindo,  forse due da costruirsi con molta probabilità nelle zone industriali  sarde di Macchiareddu in provincia di Cagliari a ridosso della Saras, o di Porto Torres nell'area del petrolchimico. 

Il consumo di gas si è ridotto, riportiamo la tabella di scenarieconomici con il commento più che esplicativo:
Il Tracollo e’ legato al collasso dei consumi termoelettrici che fanno -37,5% sul 2012 e sono dimezzati sul 2011. Rammentiamo a tutti che la produzione Termoelettrica a Gas rappresenta circa il 50-60% della Produzione di energia elettrica in Italia. [...] Personalmente credo che il tracollo del termoelettrico sia connesso per lo più al boom delle rinnovabili: un primo scorci del 2013 eccezionalmente piovoso e ventoso, dovrebbe aver spinto la produzione Idroelettrica e quella Eolica a Maggio 2013 verso valori record.
"Abbiamo già avuto modo di denunciare in altri articoli la proposta dello shale-gas, gas prodotto tramite la fratturazione idraulica "fracking" delle rocce del sottosuolo con iniezioni di liquidi e sostanze tossiche e cancerogene, che oltre a inquinare irrimediabilmente le falde acquifere e il territorio sottostante , questo metodo invasivo è  sospettato di generare terremoti locali, luoghi ove non se ne erano mai avuti. 
La mappa della Pennsylvania  evidenzia la denuncia delle popolazioni locali che hanno chiamato questi eventi dannosi per l'ambiente con il nome di "Fraccidents" per quanti incidenti  accadono in continuazione , nelle falde acquifere si ritrovano oligo-elementi usati per la fratturazione delle rocce sotterranee che avvelenamento le acque prima potabili; aria inquinata, misteriose morti di animali, disastri industriali ed esplosioni senza motivo."   
E quanto  descritto è il gas che ci viene proposto dall'amministrazione Obama, un gas che non tiene conto della devastazione della natura ne delle popolazioni soggette a questa imposizione di estrattiva;
"Dopo le dichiarazioni di Barack Obama del 26 marzo scorso, sull’eventualità che gli Stati Uniti possano esportare il proprio shale gas in Europa, è apparso evidente, ancora una volta, come le risorse energetiche abbiano un ruolo fondamentale nella partita che si sta giocando in Ucraina. 
L’Unione Europea, pressoché priva di risorse nel proprio territorio, è costretta ad importare gas e petrolio arrivando a spendere cifre che nel 2012, secondo i rapporti stilati dalla Commissione Europea, si aggiravano intorno ai 400 miliardi di euro. A peggiorare la situazione, alcuni Stati, come la Germania, a causa di una poco sviluppata rete di gasdotti all’interno dell’Unione, dipendono quasi totalmente dalla Russia. La possibilità che Mosca decida di chiudere i rubinetti a causa della crisi di Kiev è uno scenario che nelle capitali europee si vuole scongiurare e che non ha permesso al Vecchio Continente di concordare con Washington sanzioni non solamente di facciata verso Mosca."
impianto di fracking idraulico della Halliburton in Norvegia
Le cifre di cui si parla delle diseconomie in oggetto a fronte del progetto rigassificatore, per la Sardinya, sono dell'ordine di 500milioni di euro, dovute al maggior costo dell'energia per la mancanza di metano; di cui 150 milioni dovute al maggior costo dell'energia elettrica; 190 milioni al maggior costo per le imprese; 140milioni in più per le famiglie; 20milioni per il costo in più per il terziario.


Una domanda è lecita , sappiamo che il fabbisogno di energia  si è ridotta, che l'impatto ambientale dei rigassificatori è notevole, e i posti di lavoro sono pressochè nulli in confronto al danno che subisce il territorio; la domanda conseguente è se non fosse migliore il progetto Galsi (metano naturale) a questo rigassificatore più invasivo e pericoloso per l'ambiente?

La proposta della Cgil è di costruire i rigassificatori, ed usare la rete già prevista dal progetto Galsi, una condotta di 272km con bacini ogni 7 km per un totale di 38 stacchi.
Oggi la fame in Sardinya è grande e questi signori ne approfittano per fare i loro business, "ventilando ben 15000 posti di lavoro per la realizzazione dell'opera; paventando anche sviluppo delle filiere produttive agricole: catena del freddo delle conservazione con la congelazione e  surgelazione dei prodotti agroalomentari." (L'Unione Sarda 5/4/2014, L. Olivieri) 

Quali benefici da questa tecnologia ? Sicuramente per primo un tornaconto per le industrie petrolifere private;  e i danni ambientali? Il progetto Via di Trieste dimostra i danni derivati dal progetto rigassificatore :
"Le associazioni ambientaliste (in Friuli) sostengono che siano emerse nuove conoscenze sull’impatto ambientale (rilascio di cloro in atmosfera e di cloroderivati in mare, di schiume, di acqua fredda su ampie superfici, di contaminanti presenti nei sedimenti marini), dopo la conclusione della Via nel 2009. Si tratta di progetti interconnessi tra loro, ma le procedure di valutazione ed autorizzazione che li riguardano sono state stranamente separate, quasi si trattasse di progetti indipendenti ed autonomi."
Con la chiusura di industrie energivore quali Alcoa ed Eurallumina, ha ancora senso parlare di costruzioni di megacentrali di produzione energetica; e  quali fonti sono indispensabili visto i dati sciorinati da scenarieconomici sull'energia richiesta e prodotta, serve veramente il rigassificatore?
Non è indispesabile un ripensamento della concezione industriale in Sardinya?

Cosa sarebbe stato il metanodotto Galsi che ci avrebbe dato gas a prezzi concorrenziali, e senza procurare danni in altri luoghi e in casa con rigassificatori come quelli per il shale gas;

Inoltre  chiediamoci quale sovranità si potrebbe avere sulle future reti energetiche Smart_grid che passerebbero per forza maggiore sul nostro territorio, dal deserto sahariano  e  venduta all'Europa?

Perciò, prima di seguire il forte vento  del "casus belli" e buttarsi  a pesce nelle acque torbide, della propaganda di guerra americana, credendo di profittarne a buon pro; fermarsi e riflettere sulle conseguenze e sui bisogni reali è indispensabile, è gioco forza più importante, per determinare il bene comune dell'economia e dell'ambiente in Sardinya.




Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte sadefenza e l'autore  Vàturu  

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