domenica 11 maggio 2014

I politicanti italioti servi dei mercati dicono che la crisi impone di  tagliare la spesa pubblica, Krugman premio nobel dell'economia li smentisce e dice ...


 Paul Krugman  
Krugman torna su un vecchio punto che ai più continua a non essere chiaro - e che ci interessa anche perché in questo breve post si occupa di noi, dell'Italia: il debito pubblico, la presunta "irresponsabilità fiscale" del nostro Stato, semplicemente non c'entra nulla con la crisi attuale.


Matthew Yglesias ha scritto un post complessivamente molto buono sulla storia dell’euro fino a questo momento; una combinazione di interventi finanziari “whatever-it-takes” e di impegno politico ha stabilizzato la situazione finanziaria, ma l’economia reale e la disoccupazione ne hanno sofferto terribilmente.

Ma anche Yglesias si fa in qualche misura prendere dall’intensa propaganda che dipinge la crisi come una questione prevalentemente fiscale. Vale a dire, sostiene che l’introduzione dell’euro, e la conseguente riduzione del costo di finanziamento, avrebbe portato ad una “irresponsabilità fiscale” in Italia.

Mi dispiace ma non è così (e quando si tratta di questioni fiscali, in quasi tutti i casi fareste meglio a guardare i dati voi stessi, e a non fidarvi di ciò che tutti i report sembrano dire.) L’elevato debito pubblico italiano è un’eredità di politiche di molto tempo addietro:


La situazione del debito del paese è in realtà migliorata durante gli anni del boom dell’euro, ed è peggiorata di nuovo solo recentemente a causa della crisi finanziaria.

In realtà ecco qui di seguito la lista completa dei paesi per i quali la storia dell’irresponsabilità fiscale come spiegazione dell’eurocrisi può avere un qualche senso:

- Grecia


La verità è che la Spagna e l’Irlanda erano stati modelli di responsabilità fiscale dal 2000 al 2007, o così sembrava, e l’Italia non se la stava cavando male. Se immaginavate una storia diversa, se pensate di aver sentito che l’irresponsabilità fiscale è stata più diffusa di così, prendetevela con i resoconti sbagliati.

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