giovedì 19 giugno 2014

EUROPA: Il Commissario László Andor avalla il punto di vista euroscettico

vocidallestero

Dal suo Blog sul Telegraph, A. E. Pritchard riporta la conferenza tenuta a Berlino il 13 giugno dal commissario europeo  László Andor: una vera e propria esplicita ammissione di fallimento, in cui il commissario all'occupazione e agli affari sociali (mestiere difficile nella UE!) deve ammettere che la UEM è incompatibile col modello sociale europeo.


 László Andor

Non avrei mai pensato di vivere abbastanza per vedere un commissario europeo in carica ammettere che è stato "imprudente" lanciare l'euro senza un prestatore di ultima istanza o un'unione fiscale in grado di sostenerlo.
O che le politiche UEM hanno portato ad un circolo vizioso e a una catastrofica recessione double-dip interamente dovuta al carattere disfunzionale del progetto.

O che la crisi del debito greco è stata raffazzonata alla meno peggio perché i leader tedeschi stavano piegando la politica ai loro interessi nelle elezioni del Nord-Reno Westfalia.
O che che le politiche di svalutazione interna imposte agli stati vittimsono crudeli e intrinsecamente controproducenti.
O che il regime di stabilizzazione della UEM non è arrivato nemmeno vicino a portare l'unione monetaria su un sentiero sostenibile, capace di produrre un consenso duraturo.


Ma oggi 
è successo, è stato László Andor, ed è un fatto straordinario avvenuto a Berlino. Il Commissario europeo per l'Occupazione e gli affari sociali è andato molto vicino ad una vera e propria rivolta, la cosa non sorprende dal momento che il suo compito è quello di affrontare le terribili conseguenze di queste politiche.

C'è almeno qualcuno della sinistra moderata che sta parlando, in questa Europa di Omertà dove
 il codice del silenzio soffoca le critiche di quelli i cui valori politici sono stati più offesi. La sua proposta - per cominciare - è un sussidio di disoccupazione in tutta la UEM che agisca come stabilizzatore fiscale e permetta di condividere l'onere degli shock asimmetrici.

E' assolutamente giusto, per un certo aspetto. Le politiche pro-cicliche dei tagli di austerità (che vanno oltre la dose terapeutica) nei paesi già più in difficoltà - senza alcun ammortizzatore per compensare le svalutazioni intra-UEM o alcuno stimolo monetario - sono intellettualmente criminali e saranno giudicate dagli storici nel modo più duro. Mettono in moto una spirale terribile di isteresi del lavoro, carenza di investimenti, e declino tecnologico.

Ma questa proposta romantica crea un problema diverso, che è ugualmente ingestibile. Andor non affronta la vera questione, e posso capire perché, dato che l'implicazione è che l'UEM non può mai essere fattfunzionare, e dovrebbe pertanto essere smantellata nel modo meno traumatico possibile, prima che faccia più danni.

Se ci deve essere una unione fiscale in cui almeno dal 5pc al 7pc del PIL siano destinati a un bilancio centrale, questa trasferisce automaticamente i poteri di bilancio del Bundestag e degli altri parlamenti sovrani ad un organismo transnazionale europeo

Svuota il potere fondamentale dei parlamenti nazionali: il potere impositivo e di spesa (il principio per cui furono combattute la guerra civile inglese e la rivoluzione americana).

Implica una unione politica in piena regola sotto un parlamento sovrano superiore (o un regime autoritario sacerdo
tale), con la sostanza l'apparato di uno stato unitario. Ciò significa che gli Stati nazionali storici devono abolire se stessi, diventare province linguistiche o culturali di un'unione federale.

Niente di tutto questo è lontanamente possibile. La Corte costituzionale tedesca si è pronunciata 
coun linguaggio chiaro cristallino per sostenere che una mossa del genere è una violazione del Grundgesetz e sarà vietata (a meno che la Costituzione stessa non venga cambiata). Forse è possibile leggere in molti modi le elezioni europee, ma ritenere che il popolo francese - per esempio - chieda a gran voce una ulteriore erosione della sovranità nazionale sottende una eroica volontà di trascurare i fatti reali


Ma non facciamo polemiche. Ecco alcuni estratti:

"Credo che sia mia responsabilità condividere le principali conclusioni tratte dall'esperienza dei miei quattro anni e mezzo da membro della Commissione europea - lezioni di anni di crisi finanziaria ed economica senza precedenti nella storia europea e che non dovrebbero mai ripetersi.

L'Europa ha attraversato due crisi, non unaLa primal'abbiamo condivisa con il resto del mondo, mentre laseconda ha una origine specifica nelle intrinsechefragilità della attuale architettura UEM e ci ha portato su un percorso diverso rispetto al resto del mondo industrializzato."

Andor ha detto che tutta la sequenza di eventi che hanno mandato fuori controllo la crisi del debito sovrano nei primi mesi del 2010 –eventi cui hanno fatto seguito dei pacchetti di prestiti che si sono limitati a guadagnare tempo, senza ridurre il debito - hanno portato a un disastro economico e politico.

"I debiti coi mercati finanziari sono stati sostituiti dai debiti con fonti ufficiali, che hanno trasformato la zona euro in un club di debitori e creditori, messi l'uno contro l'altro.

I governi eletti della Grecia e 
dell'Italia sono stati sostituiti con delle amministrazioni di tecnocrati, perché i governi democraticamente eletti non erano in grado o non erano disposti ad attuare il riequilibrio fiscale, particolarmente intenso nella fase iniziale.

Da una fragile ripresa siamo entrati in una doppia recessione nel 2011. Questa è diventata una crisi esistenziale dell'unione monetaria e dell'Unione europea nel suo complesso.

Mentre l'Europa è entrat
a in una seconda recessione nel 2011, l'economia statunitense era già in decisa crescita, perché gli Stati Uniti disponevano di strumenti adatti e il governo degli Stati Uniti e la banca centrale non hanno esitato ad usarli per generare crescita e posti di lavoro.

L'UE aveva appena iniziato a emergere dal vortice finanziario quando la BCE ha annunciato che sarebbe stata pronta ad agire come fa una banca centrale in una crisi. In breve, la crisi del debito sovrano degli ultimi quattro anni ci ha dimostrato che senza un prestatore di ultima istanza, un bilancio centrale o un quadro di coordinamento orientato a stimolare la domanda aggregata, l'UEM è stata - nel migliore dei casi - una struttura adatta ai tempi tranquilli, ma non a una crisi finanziaria ed economica.

Anche l'euro è stato una trappola, perché gli Stati membri non possono più adattarsi agli shock economici attraverso politiche monetarie su misura e svalutazioni del loro tasso di cambio, mentre allo stesso tempo sono soggetti a norme rigorose in materia di politica fiscale."

Andor ha detto che la zona euro non 
è riuscita a rispettare l'obbligo posto dal suo Trattato, che stabilisce degli "obiettivi di crescita economica equilibrata in un'economia sociale di mercato altamente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale."

L'Unione europea non solo 
non ha raggiunto gli obiettivi chiave di welfare concordati nel 2010. Ma è arretrata. Il numero di persone a rischio di "povertà ed esclusione sociale" è salito da 118m a 124m, con la maggior parte dei danni concentrati in una gruppetto di stati.

Come altri, 
egli dà la colpa al peccato originale dell'UEM: una politica monetaria centralizzata sotto la BCE senza una controparte fiscale.

"Ciò significa che gli strumenti che sono stati storicamente utilizzati per limitare l'impatto sociale della crisi non erano più disponibili, mentre non è stato  introdotto nulla di nuovo per sostituirli.

Il punto è che l'instabilità macroeconomica in Europa 
è derivata prevalentemente dalla progettazione incompleta dell'Unione economica e monetaria: i paesi in difficoltà non potevano unilateralmente svalutare, non potevano invocare un prestatore di ultima istanza e non potevano contare su alcun sostegno fiscale di altri Stati membri che potesse consentire loro non solo di sopravvivere, ma di stimolare la ripresa economica.

L'unico meccanismo attraverso il quale i paesi in difficoltà all'interno della UEM sono in grado di ritornare alla crescita economica è la cosiddetta svalutazione interna, cioè la riduzione dei costi sia nel settore pubblico chnel privato, con disoccupazione e riduzione dei salari. La svalutazione interna ha portato ad un alto tasso di disoccupazione, al calo dei redditi delle famiglie e all'aumento della povertà - letteralmente miseria per decine di milioni di persone.

Inoltre, è una ricetta che non può essere applicata in molti paesi allo stesso tempo, perché 
indebolisce la domanda complessiva. Se molti paesi tagliano i loro salari e licenziano i lavoratori, nessuno vince in termini di competitività relativa, ma tutti perdono."

In altre parole, si tratta di un sub-ottimo Paretiano, come questo giornale ha sostenuto fin dall'inizio. L'UEM è negativo per tutti.

"In un momento in cui l'Europa avrebbe bisogno di investire in modo significativo nel suo capitale umano al fine di far fronte alla crescente sfida demografica, abbiamo lasciatche una crisi finanziaria spinga milioni di persone fuori dal mercato del lavoro e nella povertà. Questo ha danneggiato il potenziale economico dell'Europa e la coesione sociale per molti anni a venire."

I pericoli di una moneta orfana senza unione fiscale sono statesplorati nel lontano 1970 nella Relazione Werner. Essa sosteneva che la moneta avrebbe agito come un "lievito per lo sviluppo di un'unione politica, di cui a lungo andare non si può fare a meno".

Il Rapporto Marjolin del 1975 ha proposto un "
Fondo comunitario di sussidio alla disoccupazione". La relazione MacDougall del 1977 ha dichiarato che l'unione monetaria avrebbe avuto bisogno di un bilancio comune del 5-7pc del PIL comunitario.


"La proposta era, infatti, che le regioni con un surplus delle partite correnti avrebbero dovuto contribuire e le regioni deficitarie avrebbero ricevuto dei finanziamenti, come avviene normalmente all'interno degli stati-nazione, in modo da poter salvaguardare la coesione sociale e la domanda aggregata.
Helmut Kohl, François Mitterrand, Jacques Delors e altri padri fondatori della UEM non capivano forse che la struttura incompleta che stavano mettendo su sarebbe stata incline a crisi? Non è stato avventato da parte loro lanciare una unione monetaria irreversibile senza un adeguato pilastro fiscale? Non si sono preoccupati delle possibili conseguenze sociali dell'aggiustamento macroeconomico basato prevalentemente sulla svalutazione interna?

In realtà, i leader politici nei primi anni '90 erano tutt'altro che inconsapevoli dell'importanza della coesione sociale, ma credevano che potesse essere raggiuntessenzialmente attraverso la legislazione e il dialogo sociale.

Come a partire dalla metà degli anni '80 è stato costruito il mercato unico, è stato anche sviluppato un importante corpus di diritto del lavoro. Per Jacques Delors e altri politici di spicco del tempo, la dimensione sociale del mercato unico e dell'UEM aveva prevalentemente lo scopo di prevenire una corsa al ribasso in materia di occupazione e di condizioni di lavoro."

Naturalmente questo è  esattamente ciò che l'UEM è diventato. E' una corsa deflazionistica verso il basso in stile beggar-thy-neighbor degli anni '30.

Andor 
lo chiama il paradosso Delors.

"Da un lato, si introduce una legislazione sociale per migliorare gli standard del lavoro e creare una concorrenza leale nella UE. D'altra parte, si entra in una unione monetaria che approfondisce le asimmetrie ed erode la base fiscale dei sistemi di welfare nazionali.

La legislazione sociale non può supplire alla mancanza di un bilancio dell'euro zona o di un vero e proprio prestatore di ultima istanza. L'idea di Delors di un'Europa sociale è purtroppo messa fuori gioco dal modello Delors dell'UEM.

Questo non vuol dire che l'UEM fosse fondamentalmente in
iqua già allora. Prendendo in prestito una famosa metafora, l'UEM potrebbe essere anche stata progettata dietro un velo di ignoranza (Schleier des Nicthwissens). Nessuno sapeva esattamente come l'euro avrebbe funzionato per un determinato paese.

Tuttavia, oggi è abbastanza chiaro che il funzionamento dell'UEM, in pratica, non è stato equo. Sappiamo ora che la UEM contiene un errore intrinseco sulla svalutazione interna come meccanismo prevalente, se non unico, di aggiustamento delle crisi economiche. Con una tale ripartizione asimmetrica dei costi e dei benefici, l'UEM non sta funzionando bene e la sua sostenibilità non può essere datper scontata.

Nella storia delle Comunità europee, due tentativi di cooperazione monetaria sono già saltati perché il sistema non era abbastanza resiliente. L'esistenza di una moneta unica in sé non dovrebbe essere vista come una garanzia sufficiente contro la possibilità di una rottura.

L'UE non può stare insieme per troppo tempo con il rischio di 
un crollo dell'unione monetaria, che potrebbe anche portare con sé una crisi sociale e politica. Se la nostra Unione economica e monetaria deve essere irreversibile, deve anche essere equa e basata sulla solidarietà. O rinunciamo al dogma di "nessun trasferimentfiscale" nell'UEM, o rinunciamo al modello sociale europeo."

Ben 
detto Andor.

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