sabato 26 luglio 2014

EVANS PRITCHARD L'eurozona si sta rilevando una lenta tortura per l'Italia, di fronte al suo undicesimo quarto di contrazione economica e la disoccupazione giovanile al 43%. 

Gli europei hanno creato una struttura di valuta che non è soggetto solo alla depressione cronica e alle crisi di serie, ma è anche lasciato nell'incapacità di risposta ad una minaccia geopolitica di primo ordine  Foto: Reuters

























"Non deve meravigliare che i leader europei agiscano sulle sanzioni alla Russia come pecore spaventate"

La stagnazione sta causando automaticamente  indici di indebitamento a spirale verso l'alto, ancora una volta in  gran parte si deve al blocco di valuta.

Con questa premessa Ambrose Evans-Pritchard scrive sul Telegraph come la stagnazione sta mandando in modo automatico la traiettoria debito-Pil in una spirale fuori controllo per la maggior parte dei paesi del blocco valutario. 

La situazione è molto delicata dato che la Banca centrale europea non è più in grado di servire come prestatore di ultima istanza per Italia, Portogallo e Spagna. 

La ripresa economica della zona euro resta stazionaria. Le politiche delle elitè finanziarie hanno scommessa sulla crescita globale e sul fatto che questa avrebbe determinato la ripresa, senza la necessità di uno stimolo monetario o alla domanda interna. 

La strategia ha chiaramente fallito con la Bundesbank che ha dichiarato che la crescita tedesca si è avvicinata allo zero nel secondo semestre e con la produzione industriale francese che diminuisce ormai da tre mese, con un altro rischio di una recessione triple-dip.


La Corte costituzionale tedesca, inoltre, ha giudicato che il programma della Bce (OMT) viola manifestamente i trattati e probabilmente è ultra vires. Questo significa che l'Omt non può essere politicamente utilizzabile. 

Ogni shock economico esterno, quindi, rischia d'esporre l'incoerenza fondamentale del sistema della zona euro, e rompere la fragile tregua dei mercati. 

E' questa paura – anche più di quella dei rifornimenti di gas – che sta contaminando la crisi di strategia verso la Russia.

Gli europei hanno creato una struttura monetaria che non è solo tale da determinare una depressione cronica e crisi seriali, ma, prosegue Pritchard, li ha anche lasciati incapace di rispondere ad una minaccia geopolitica di prim'ordine, anche quando è dietro l'angolo. L'eurozona si sta rilevando una lenta tortura per l'Italia, di fronte al suo undicesimo quarto di contrazione economica e la disoccupazione giovanile al 43%. 

Il ministro delle finanze del paese Pier Carlo Padoan ha chiesto l'attivazione di stabilizzatori fiscali e ha descritto i dati schok della Germania come un campanello d'allarme per tutto il blocco valutario. 

Ha ragione a preoccuparsi, sostiene il Columnist del Telegraph: Eurostat ha rilevato che il debito italiano è cresciuto questa settimana a circa il 135.6% del Pil nel primo quarto. Si tratta di un punto vicino alla rottura per un paese che è costretto a prendere a prestito con una moneta straniera. 

Quello che è incredibile è che la traiettoria è cresciuta del 5,4% nell'ultimo anno, nonostante l'austerità e i surplus di bilancio. Si tratta dell'effetto tossico prodotto dalle condizioni di deflazione indotte sulle dinamiche del debito: a meno che non ci sarà un'azione per spingere il Pil nominale, l'Italia entrerà in una trappola sempre più profonda. 

E la stessa storia si è verificata in Portogallo, dove la traiettoria è cresciuta di 5,4% fino al 132,9% e dove le cause della deflazione-debito si stanno manifestando tutte con il collasso della "famiglia" di Espirito Santo. 

La paura che il debito della zona euro possa esplodere in modo incontrollato in ogni momento è il motivo per cui l'Italia ha combattuto l'inasprimento delle sanzioni contro la Russia. Ma i suoi sforzi sono stati superati dagli eventi e Washington ha superato il Rubicone un mese fa, tagliando tutti i finanziamenti per molto del settore energetico russo. 

Ogni banca italiana dovrà fare lo stesso. 
L'avversione dell'Europa a fare qualunque cosa contro Putin deriva dalla paura economica: i loro leader pensavano – sfidando i principali economisti del mondo e Premi Nobel  – che la zona euro avrebbe recuperato semplicemente per la crescita di Cina e la domanda crescente degli Usa e Regno Unito, anche con surplus di bilancio.  

L'ultimo rapporto del FMI ha dichiarato come il 70% della disoccupazione giovanile è il risultato delle condizioni recessive, demolendo le affermazioni di Bruxelles, Francoforte e Berlino che la crisi di lavoro sia per le rigidità del mercato del lavoro; il credito privato si sta contraendo ad un tasso del 2%, l'offerta monetaria M3 si è contratto nell'ultimo anno, il tasso d'inflazione è allo 0,5%, che spinge automaticamente le traiettorie del debito di Portogallo, Italia, Spagna e Cipro fuori controllo. 

Con una Bce che resta ferma, conclude Pritchard, la zona euro resta indifesa contro la deflazione e contro le sanzioni finanziarie alla Russia. Per questo non deve meravigliare che i leader europei agiscano come pecore spaventate.


Reazioni:

0 commenti:

Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!