domenica 21 settembre 2014

La colpa delle guerre e della disfatta economica globale, erroneamente attribuita alle nazioni , si dipana attraverso l'intervista  ove si comprende chi sono i veri responsabili delle politiche guerrafondaie e dei fallimenti degli stati nazione in Europa prima della guerra mondiale la globalizzazione di ieri e oggi.
Sa Defenza 

Intervista a Jean-Pierre Chevènement, politico francese

 Le nazioni prima e dopo le manipolazioni globali delle élite...
"L'Europa è fuori dalla storia" 
tradusiu editau
de Sa Defenza


Jean-Pierre Chevènement ( nella foto, nato a Belfort 1939) raccoglie l'esperienza e nuova saggezza della sinistra repubblicana francese. Armato di  potente capacità di pensiero di animale politico, nella sua lunga carriera (ha partecipato alla fondazione del Partito socialista francese nel 1972) è stato caratterizzato con le idee. 

E qualcuno dice  che la storia gli ha dato ragione. Dopo aver ricoperto diversi ministeri di governi socialisti, si dimise nel 1991 per protestare contro l'ingresso della Francia nella guerra del Golfo. Ha promosso il Movimento dei Cittadini (1993), che un decennio più tardi divenne il Movimento Repubblicano del Cittadino (MRC). 

Chevènement si è opposto al Trattato di Maastricht, alla Costituzione europea (considerando che renderebbe gli stati  del vecchio continente vassalli degli Stati Uniti), e nel suo ultimo libro, "1914-2014 Europa è  fuori dalla storia" (Pluto Press), propone di sostituire la moneta unica dell'euro e farla coesistere con le monete nazionali. La sua è una riflessione di lunga distanza, passando attraveso le due globalizzazioni liberali e si ferma ad una pietra miliare: la prima guerra mondiale. Conclude che l'Europa è attualmente fuori dalla storia e difende il vecchio progetto gollista "Europa europea" contro un servile protettorato americano. 

Sembra chiaro che uno dei problemi della vecchia Europa è il discredito della politica, e  la prostrazione davanti alla tirannia del potere economico. Pensi che i valori della tradizione dello stato repubblicano francese, tra cui le conquiste sociali, potrebbe essere un'alternativa? 

Penso che i valori di cittadinanza che definiscono la nazione politica nella concezione francese, procedono dalla rivoluzione (francese), e sono di portata universale. 
La nostra definizione di nazione non è etnicamente fondata. 
Non è l'idea del "Volk" che ha ispirato la dottrina tedesca all'inizio del XIX secolo. Non il concetto etno-culturale, che rivive oggi in alcuni paesi. Penso, per esempio, all'Ungheria e al Belgio, nel nazionalismo fiammingo. 
Diciamo che il concetto di nazione  denominato , in Francia, "repubblicano" è di carattere "progressista". Siamo cittadini di un paese, senza distinzioni di etnia, religione o cultura. E , inoltre, ha sviluppato l'idea che il filosofo Ernest Renan nel 1882, in una famosa conferenza alla Sorbona, dal titolo "Che cos'è una nazione?". Egli rispose: "E 'un plebiscito quotidiano". Pertanto, l'appartenenza alla nazione è basata sull'adesione. 
Non è un elemento oggettivo, ma spirituale, che definisce l'appartenenza della nazione. 

Proprio in questo momento, dopo l'abdicazione di Juan Carlos de Borbón, in Spagna si è acceso un dibattito tra le opzioni di stile di vita monarchico e repubblicano 

La Spagna è una delle più antiche nazioni in Europa con la Francia e l'Inghilterra erano prima monarchie,  ma restano tali  solo Spagna e Inghilterra . La Francia invece scelse la forma repubblicana nel XIX secolo. Non è  stato facile, e  in realtà, spesso la V Repubblica francese è stata definita come "monarchia repubblicana." 

Lei dice, nel libro, che la costruzione dell'Unione europea è contro le nazioni. E il libro dedica molte pagine per analizzare il grande precedente che ha portato alla prima guerra mondiale. Ci può spiegare? 

L'Europa è storicamente fatta con le nazioni. Ad esempio è la Spagna, con il Portogallo, il paese delle grandi scoperte, che proietta l'Europa attraverso l'oceano. La Spagna sarà la potenza dominante in Europa per secoli. La loro cultura, la letteratura e la pittura sono elementi essenziali per la definizione di una cultura europea. 
Che cosa è successo? Nel 1914 alle nazioni sono stati attribuiti crimini che non hanno commesso. Perché non erano le nazioni che hanno deciso la prima guerra mondiale. Ma, la decisione è stata presa da un numero molto piccolo di uomini. Il libro difende la tesi che dopo la prima globalizzazione liberista, che si è sviluppato sotto l'egemonia britannica, la gerarchia al potere è cambiata. E  ha causato tensioni, soprattutto tra l'Impero britannico e la Germania imperiale, che ha portato alla guerra. 

Il grande incendio del 1914 non era principalmente franco-tedesco, ma un conflitto per l'egemonia mondiale (tra l'Impero Britannico e Germania imperiale). 

Afferma, dunque, che le nazioni hanno dovuto assumersi uno dei crimini di cui non sono responsabili. A partire dalla prima guerra mondiale ... e questo si converte in "colpevolezza". 

Le Nazioni non avevano molto a che fare con la Grande Guerra, perché alla fine tutte erano piuttosto pacifiche. Naturalmente, gli uomini hanno risposto alla richiesta di mobilitazione, ma hanno obbedito a ordini dettati da persone. 
Inoltre, la prima guerra mondiale avrebbe potuto essere limitata a un episodio nei Balcani. L'idea di dare una lezione alla Serbia. Tuttavia, alla fine ha prevalso l'idea di una "guerra preventiva" contro la Russia e la Francia. La Germania si sentiva circondata e cominciò a invadere la Francia attraverso il Belgio, e questo ha indotto l'intervento della Gran Bretagna. E' stata poi trasformata in  guerra mondiale per il conseguente coinvolgimento degli Stati Uniti. 
Allora, ciò che sarebbe dovuto essere un conflitto locale tra Sarajevo e Belgrado è divenuto un conflitto globale. In realtà, non si è stato sviluppato solo in Europa ma anche nelle colonie tedesche e britanniche del Pacifico  in Africa, e negli oceani. Dobbiamo capire, dunque, che è la globalizzazione che porta alla prima guerra mondiale, che a sua volta apre il "vaso di Pandora": il comunismo, il fascismo, il nazismo, la guerra civile spagnola eppoi la seconda guerra mondiale. 

Questa parentesi si è conclusa solo con l'implosione dell'URSS nel 1991. 

Nel libro si analizzano le due globalizzazioni e  si disegnano alcuni paralleli tra l'allora ed il nostro presente. Allora la storia si ripete? Che posto è il vecchio continente? 

La seconda globalizzazione, "americana", suggerisce lo stesso fenomeno, cioè, un cambiamento nella gerarchia del potere. L'ascesa di paesi "emergenti", tra cui la Cina. La grande domanda da porsi è se gli Stati Uniti e la Cina possono risolvere i loro problemi meglio oggi che l'Impero Britannico e Germanico imperiale prima del 1914.
Noi europei, siamo  usciti dalla storia perché la nostra situazione economica non era così prima del 1914, ma, abbiamo "rimosso" la storia. 
Noi siamo, più o meno, un protettorato americano, e la domanda che dobbiamo porci è questa: Possiamo tornare ad essere protagonisti della storia? C'è un posto nel ventunesimo secolo per l'Europa "europea"? A questo punto cito una espressione del generale De Gaulle." L'Europa "europea" esiste da sé e per sé stessa." 

Lei sostiene che l'euro "sopravvive perché collegato alla bombola d'ossigeno che fornisce politiche monetarie accomodanti, ma tutti sanno che questo non durerà per sempre." Lei è a favore di una rottura della moneta unica, che  descrive come "eresia economica"? '

Tento di spiegarmi in modo più chiaro. 
L'euro è una valuta sopravvalutata per tutti i paesi del Sud Europa, ma non è sopravvalutato in quanto tale, perché il surplus commerciale tedesco, che è considerevole (200.000 milioni), oscura il deficit della maggior parte dei paesi del Sud . Una moneta unica, applicata ad una zona economica eterogenea, provoca una evoluzione divergente tra regioni ricche e regioni povere. Lo abbiamo visto nel XIX secolo tra il Nord Italia e Sud Italia. La stessa cosa accade oggi in Europa, con la moneta unica. E' dato, quindi, che gli autori del trattato di Maastricht pensavano ad uno sviluppo convergente. 

I paesi che non si sono ben inseriti nella specializzazione globale del lavoro, devono pagare i costi delle svalutazioni interne per guadagnare competitività e, quindi, sono costretti alla disoccupazione. Lo vediamo in Grecia, che ha perso il 40% del suo prodotto interno lordo e dove la disoccupazione raggiunge il 27% della forza lavoro. La Spagna è in una situazione simile di disoccupazione, ma ha perso una percentuale più bassa della sua produzione. Il Portogallo ha un tasso di disoccupazione del 18%; Italia 12-13%; Francia 11-12%. Al contrario, i paesi del Nord Europa hanno tassi di disoccupazione tra il 6 e il 7%. E la crescita economica è un po 'più forte, ma non molto, perché gli obblighi europei del trattato di bilancio costringono i paesi aderenti ad adottare politiche di svalutazione interna, salari e pensioni ridotte; e un taglio della spesa pubblica,  che rende ai servizi di base  grandi difficoltà. 

La mia tesi, in conclusione, è che la moneta unica non serve l'Europa. 
L'Europa non unisce, ma divide. 

Presagisce un futuro oscuro per la moneta unica, ma quali alternative potrebbero sorgere in uno scenario che sembra dominato dall'aridità di idee? 

Cerco di trovare una guida politica per consentire ai paesi del Sud Europa di riscoprire la propria competitività, senza dover sacrificare il futuro delle giovani generazioni. Ci sono diverse possibilità. Abbiamo visto, per esempio, i prestiti che la Banca centrale europea (BCE) da alle banche, consentendo loro di acquistare titoli di Stato. Questo spiega il calo dei tassi di interesse a lungo termine del debito pubblico italiano e spagnolo. 

Ma questa è una situazione temporanea. Non può durare per sempre. 
C'è,  ampio accordo, che c'è un eccesso di liquidità nel mondo, e in caso si verifichi una nuova crisi finanziaria non ne siamo protetti. Così, com'è l'euro non è praticabile, perciò, propongo un percorso in direzione di una moneta comune.

Qual è l'iniziativa proposta? 

Conserviamo l'euro nel commercio internazionale e nelle transazioni finanziarie. Inoltre, suddividiamo l'euro, come avveniva nel 1999 e nel 2002 in monete nazionali, ed essere impostati in aree di fluttuazione negoziata
Come è stato fatto prima del 1999 (fino all'introduzione dell'euro), nell'ambito del Sistema monetario europeo. L'idea proposta consentirebbe una svalutazione complessiva dell'euro (attualmente guidato dal dollaro e dallo yuan) nel sistema monetario internazionale. Naturalmente gli Stati Uniti e la Cina rafforzano la loro competitività con un euro sopravvalutato, la moneta  troppo forte è un limite per la  competitività. 

Per ultimo, quali difficoltà affronta la sua proposta? 

Si dovrebbe convincere la Germania, che assieme alla Francia diedero l'impulso all'euro. Penso che sia  l'opera che realizziamo.
La Germania non vuole pagare per gli altri, con l'eccezione dello stretto necessario del "Meccanismo europeo di Solidarietà", che usa piani di adeguamento con vincoli finanziari e di bilancio. Inoltre, il mezzo di questo meccanismo è troppo debole rispetto alle grandi crisi. L'importo totale del debito pubblico, cui vanno aggiunti, logicamente, i crediti inesigibili delle banche, si mostra debole rispetto ai piccoli incendi delle medie europee (MEE), che avrebbe fatto un uso sottodimensionato dell'antincendio di fronte ad un grande incendio
Del resto, sono ben noti, i prodigi dei politici.
Gli attivi bancari rappresentano circa quattro volte il PIL della zona euro, vale a dire circa 40 miliardi di euro. Qual è il il giusto valore rispetto  ai modesti mezzi antincendio, il "Meccanismo europeo di solidarietà"? 
Propongo, in conclusione, di mantenere la rotta dell'unità europea, ma ridefinendo il progetto su nuove basi.



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