domenica 14 settembre 2014

LE ORIGINI SEGRETE DI ISIS: ISIS è un prodotto della politica estera contorta del decrepito governo degli Stati Uniti

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L’ISIS, il gruppo islamico militante prima noto come Al-Qaeda in Iraq, che recentemente ha cambiato nome in «Stato Islamico», è l’incubo degli incubi. Sono assassini fanatici senza regole con una sola missione: spazzar via tutti e chiunque, di qualsiasi religione o credenza, per imporre la legge della Shari’ah. Le esecuzioni di massa, le decapitazioni – fin delle crocefissioni – che stanno perpetrando per raggiungere il loro fine sono per loro medaglie al valore, videoregistrate e messe in rete affinché il mondo intero possa vederle. È il nuovo volto del diavolo.



Vi interessa sapere chi ha aiutato questi psicopatici a diventare potenti? Vi interessa sapere chi li ha armati, finanziati ed addestrati? E vi interesserebbe sapere anche perché? La risposta è in questa storia che si comprende meglio se si parte dall’eliminazione di Gheddafi, nel 2011.

La «rivoluzione» libica è stato il primo grosso intervento estero di Obama. Fu spacciata per un allargamento della «Primavera Araba», ed il coinvolgimento NATO fu descritto in termini «umanitari». Il fatto che la CIA operasse attivamente in Libia per aiutare i ribelli a deporre Gheddafi non era un segreto, né lo erano gli attacchi aerei ordinati da Obama contro il Governo libico. Eppure, ben poco si disse sull’identità o sulle basi ideologiche di questi ribelli libici. Cosa logica, se si consideri il fatto che il capo dei ribelli ha successivamente ammesso che fra i suoi combattenti c’erano jihadisti legati ad Al-Qaeda che in Iraq avevano combattuto contro le truppe alleate.

Riepilogando: questi militanti jihadisti provenienti dall’Iraq erano parte di quello che gli analisti della sicurezza nazionale indicavano di solito come «Al-Qaeda in Iraq». Ricordiamocelo dunque: prima che le cambiassero il nome, l’ISIS si chiamava «Al-Qaeda in Iraq».

Grazie all’assistenza aerea e di intelligence di USA e NATO, i ribelli libici alla fine sono riusciti a catturare Gheddafi e ad ucciderlo per le strade fra cori entusiastici di «Allah Akbar». Per molti di quelli che si erano bevuti la storia ufficiale dei ribelli combattenti per la libertà ed impegnati a realizzare in Libia una democrazia liberale, la cosa ha rappresentato l’inizio della fine delle loro illusioni.Prima che USA e NATO dessero il loro appoggio intervenendo, la Libia era il Paese con il più alto tenore di vita in Africa. Il dato proviene dall’ONU e più precisamente dall’U.N. Human Development Index rankings for 2010. Eppure, negli anni successivi all’uccisione di Gheddafi il Paese è precipitato nel caos, con violenza ed estremismo in crescita esponenziale. Oggi la Libia è considerata uno Stato fallito. Ucciso Gheddafi, gli arsenali militari libici sono stati depredati ed enormi quantità di armi sono state mandate dai ribelli libici alla Siria. Le armi – che includono missili anti-tank ed anti-aereo – sono state fatte arrivare in Siria via Turchia, alleato NATO. Il 14 settembre 2012 ilTimes of London riferiva dell’arrivo della spedizione. (Un’ulteriore conferma in questo articolo del NYT) Si era a soli 3 giorni dall’uccisione dell’Ambasciatore Chris Stevens, ucciso da un attacco portato all’Ambasciata USA di Bengazi. Fin dall’aprile 2011 Chris Stevens era stato il collegamento fra il governo USA ed i ribelli libici.

Mentre i media ufficiali prestarono grande attenzione al fatto che il Dipartimento di Stato non avesse fornito al consolato una protezione adeguata – e fosse stato lento nel reagire all’attacco – Seymour Hersh, giornalista vincitore di un Premio Pulitzer, ha scritto nell’aprile del 2014 un articolo nel quale rende pubblico un accordo «classificato» fra CIA, Turchia e ribelli siriani per creare quello che viene indicato come un «canale segreto» di fatto usato per inviare armi e munizioni dalla Libia, attraverso la Turchia e la frontiera siriana. I finanziamenti furono forniti dalla Turchia, dall’Arabia Saudita e dal Qatar.

Con la morte di Stevens, fu sepolta ogni traccia di coinvolgimento diretto degli USA nella spedizione di armi, e Washington ha avuto la possibilità di continuare ad affermare di non aver mai mandato armi pesanti in Siria. È stato allora che anche i combattenti jihadisti iniziarono ad affluire dalla Libia alla Siria. E non si trattava solo di «bassa manovalanza», molti erano comandanti esperti che avevano già combattuto in molte altre zone. A quel punto, USA ed alleati erano pienamente focalizzati sull’abbattere il Governo siriano di Assad. Come prima in Libia, il cambio di regime doveva apparire come una questione di diritti umani, e così un appoggio aperto iniziò ad integrare quello nascosto. E la crescente presenza jihadista fu tenuta ben occultata.

Ciononostante, via via che i ribelli diventavano più forti, le notizie deicrimini di guerra e delle atrocità che commettevano iniziarono a creare Washington un «certo» problema di relazioni pubbliche e così fu ripetuto sempre più spesso che il sostegno USA veniva dato esclusivamente a quelle che venivano indicate come «forze ribelli “moderate”». Una distinzione che nella realtà è sempre stata priva di alcun fondamento.

In una intervista concessa nell’aprile del 2014, il comandante dell’FSA Jamal Maarouf ammetteva che le proprie milizie conducevano abitualmente operazioni congiunte con Al-Nusra. Al-Nusra è il ramo ufficiale di Al-Qaeda in Siria. Tale affermazione è corroborata da quanto dichiarato dal Colonnello Abdel Basset Al-Tawil, comandante del Fronte Nord dell’FSA in una intervista del giugno 2013 nella quale parla apertamente dei propri legami con Al-Nusra ed esprime il desiderio di vedere la Siria retta dalla legge della sharia. (In questo documento dell’Institute for the Study of War potete verificare le identità di questi due comandanti)


Ribelli moderati? Beh, la cosa è complessa, e non è una sorpresa. Nel 2012 la Reuters riferiva che il comando della FSA era dominato da estremisti islamici, ed il New York Times informava lo stesso anno che la maggior parte delle armi che venivano inviate da Washington in Siria finivano nelle mani degli Jihadisti. Erano due anni che il Governo USA lo sapeva, ovviamente, ma andava avanti e teneva la cosa segreta.

I legami fra FSA ed Al-Nusra non sono che l’inizio; nel giugno del 2014 alla frontiera fra Iraq e Siria, Al-Nusra si è fusa con l’ISIS.

Giusto per riassumere: la FSA lavora con Al-Nusra, Al-Nusra lavora con l’ISIS, gli USA mandano soldi ed armi alla FSA anche se sanno, fin dal 2012, che la maggior parte di quelle armi finisce nelle mani degli estremisti.

A questo punto è più chiaro il contesto ed hanno molto più senso gli attacchi del 2013 con il gas Sarin&nbspSe poi non fosse abbastanza quanto che , ed il premio Pulitzer Seymour Hersh abbiano tutti indicato come responsabili questi «mercenari per conto» USA, aggiungiamo che i ribelli stessi minacciarono l’Occidente che avrebbero rivelato cosa stesse veramente accadendo se entro un mese non avessero avuto armi più evolute.

A proposito, quanto sopra spiega anche perché Washington abbia deciso, a quel punto, che l’obbiettivo successivo sarebbe stata la Russia.

La suddetta «minaccia» fu comunicata il 10 giugno del 2013 e solo nove giorni dopo, curiosa coincidenza, i ribelli ricevettero ad Aleppo la prima spedizione ufficiale di armi pesanti. Dopo il fallimento del secondo attacco al Sarin – anch’esso smascherato e dunque «fallimentare» per produrre quell’appoggio nella opinione pubblica necessario per procedere con gli attacchi aerei – gli USA proseguirono col fornire addestramento ed armi ai ribelli.


Nel febbraio 2014 Haaretz riferiva che USA ed alleati nella regione – Arabia Saudita, Giordania ed Israele – stavano per procedere a dare una mano ai piani dei ribelli siriani e per preparare un massiccio attacco a sud. Stando ad Haaretz, già quattro mesi prima Israele aveva fornito assistenza diretta nelle operazioni militari contro Assad (la pagina è visionabile qui).PBS realizza un articolo
nel quale si intervistano i ribelli addestrati dagli USA nel Qatar: stando a tali ribelli, erano stati addestrati a far fuori i soldati che sopravvivevano agli attacchi. Il combattente, identificato come «Hussein», dice: «Ci hanno addestrato a tendere imboscate ai veicoli del regime e dei nemici ed a bloccare le strade. Ed a come attaccare un veicolo, depredarlo, raccogliere informazioni od armi e munizioni, e come far fuori i soldati rimasti vivi dopo le imboscate».



Quanto sopra è una palese violazione delle convenzioni di Ginevra e va contro le strategie militari convenzionali. Nelle strategie militari convenzionali si preferisce che i nemici feriti rimangano vivi, perché questo finisce per impoverire maggiormente le risorse del nemico. L’esecuzione dei soldati nemici catturati è il tipo di tattica usata quando si vuole seminare il terrore nell’animo del nemico. Casualmente è parte delle procedure operative abituali dell’ISIS.


Un mese dopo tale articolo, nel giugno del 2014, l’ISIS fa il suo tragico ingresso in campo al di là della frontiera siriana in Iraq e prende Mosul, Baiji e raggiunge quasi Baghdad. Internet viene improvvisamente sommersa da materiale video di sparatorie, uccisioni e fosse comuni. E, naturalmente, di esecuzioni di soldati iracheni catturati.


Durante tale operazione vengono catturate grandi quantità di armi ed equipaggiamenti militari americani. L’ISIS si appropria di quantità di mezzi militari, elicotteri, blindati ed artiglieria. Si fotografano, fanno riprese video e le mettono sui social per pubblicizzare quanto stanno facendo. Washington, per qualche strana ragione, non prova nemmeno a FERMARLI.


La dottrina militare americana prevede chiaramente che quando delle forze amiche non possono impedire che equipaggiamenti e forniture militari cadano in mano nemica, queste debbano essere distrutte. In questo caso non è successo nulla di tutto ciò e così si è permesso all’ISIS, senza alcun impedimento, di portare tutto quel prezioso materiale militare fuori dall’Iraq e dentro la Siria. Non occorre sottolineare che gli USA avevano tutti i mezzi possibili per colpire tali convogli, ma non hanno alzato un dito, eppure in quella stessa settimana lanciarono degli attacchi coi droni in Pakistan.


Perché dovrebbero farlo?

Benché Obama giochi a sembrare un presidente debole, indeciso e liberale e benché i guru della destra approfittino di tale immagine e la prendano in giro, si tratta solo di una recita. Alcuni presidenti, tipo George W. Bush, hanno irrobustito la loro immagine soprattutto attraverso un’aggressione militare palese. Obama fa lo stesso, ma preferisce operare in maniera più discreta. La cosa non ci sorprende affatto: è un degno allievo del suo mentore, Zbigniew Brzezinski.Come ormai tutti sanno, uno dei vari «combattenti per la libertà» anti-sovietici finanziati dagli USA era un tal Osama bin Laden. Un’operazione che a questo punto non ha più segreti, né lo sono i suoi effetti collaterali. Ufficialmente il Governo USA ha armato e finanziato i Mujahidin in risposta all’invasione sovietica del dicembre 1979.


Però, nel suo libro di memorie intitolato: «From the Shadows» [Dalle ombre, ndt], Robert Gates – direttore della CIA sotto le amministrazioni Ronald Reagan e George Bush Senior, e poi Segretario alla Difesa sia sotto George W. Bush che Barack Obama. La strategia ha funzionato: i Sovietici hanno invaso ed i dieci anni di guerra che sono seguiti sono considerati da molti storici come una delle principali cause della caduta dell'URSS.


È un esempio che non solo costituisce un precedente, ma che ci mostra esattamente cosa vediamo succedere in Iraq, Afghanistan comein Siria. È il proseguimento di una vecchia storia. Al-Nusra e l’ISIS sono organizzazioni che discendono, ideologicamente ed operativamente, da quegli elementi estremisti che il Governo USA utilizzava 30 anni fa.

Gli USA sono andati avanti creando un terreno fertile per questi estremisti invadendo nel 2003 l’Iraq. Non fosse stato per il vuoto di potere creatosi con la deposizione e l’uccisione di Saddam, Al-Qaeda in Iraq – nota anche come ISIS – non esisterebbe e se non ci fosse stato il tentativo di Washington di deporre Assad armando, finanziando ed addestrando i gruppi militanti ombra in Siria, l’ISIS non sarebbe stato capace in nessun modo di impazzare in Iraq nel giugno del 2014.

Ma ora che si sentono sempre più forte i tamburi di guerra contro l’ISIS e gli annunci di attacchi aerei contro di loro aumentano… quanto avete appena letto potrebbe sembrarvi contraddittorio. Perché mai gli USA dovrebbero aiutare la costituzione di un’organizzazione terroristica solo per poi attaccarla?

Perché la CIA, nel 1963, ha permesso la salita al potere Saddam Hussein? Perché nel 1980 il Governo USA ha appoggiato Saddam, quando lanciò la sua guerra di aggressione all’Iran, anche se sapeva che usava armi chimiche? Perché gli USA in Afghanistan hanno finanziato ed armato gli estremisti islamici contro i Sovietici?

Se guardate la cosa da vicino, c’è uno schema ricorrente ed è una strategia geopolitica collaudata e convalidata.

L’ISIS è estremamente utile: hanno fondamentalmente fatto il lavoro sporco per conto di Washington, indebolendo Assad. Nel 2014, mentre imedia tenevano l’attenzione quasi esclusivamente su Ucraina e Russia, l’ISIS ha compiuto dei grandi progressi in Siria ed alla volta dell’agosto 2014, controllavano il 35% del Paese. Dato che l’ISIS è fortemente presente in Siria, questo fornisce agli USA il pretesto per entrare in Siria. Prima o poi gli USA estenderanno gli attacchi aerei fino in casa di Assad. Quando lo faranno, gli USA sono già preparati a chiarire che saranno obbiettivi militari tanto l’ISIS quanto il Governo siriano. E qui sta il punto: Washington potrà anche permettere inizialmente all’ISIS di conquistare dell’altro territorio, ma la parola fine è già scritta da tempo.

L’Amministrazione Obama ha insistito ripetutamente che i soldati USA non metteranno piede sul suolo siriano. Ma la verità è che chiunque capisca un minimo di tattica militare sa perfettamente che non si può sconfiggere l’ISIS con i soli attacchi aerei. In risposta ad essi, l’ISIS semplicemente si disperderà e si nasconderà. L’ISIS non è uno Stato, con infrastrutture ed un territorio, che possa essere abbattuto buttando giù qualche palazzo chiave del potere. Si tratta di guerriglieri che si sono fatti le ossa combattendo strada per strada. Se li si vuole indebolire in modo significativo, bisogna coinvolgere le forze di terra, ma anche questa è una causa persa. I soldati USA potranno certamente impegnare per un po’ i combattenti con scontri strada per strada, e potrebbero anche riuscire ad impadronirsi di tutta la Siria e dell’Iraq per un certo numero di anni, ma alla fine dovranno andarsene, e quando lo faranno, non è difficile immaginare cosa accadrà dopo.

I fantocci messi a governare, dagli USA, le differenti nazioni che hanno «sconfitto» negli anni recenti, sono senza eccezione alcuna dei provati incompetenti e corrotti. Nessuno che Washington metterà al potere in Siria sarà capace di mantenerne la stabilità.

Proprio ora, l’ultimo bastione di stabilità nella regione è Assad. Lui è l’ultima occasione che i Siriani hanno per un Governo moderato non-settario, e lui è anche l’unica speranza futura per qualcosa che anche solo lontanamente assomigli ad una democrazia. Se cade Assad, saranno degli estremisti islamici a prendere il potere ed imporranno la legge della shari’ah e faranno tutto quanto in loro potere per diffondere la loro ideologia quanto più potranno.

Se davvero il mondo vuole fermare l’ISIS, c’è un solo modo per farlo:

1. Primo e più importante: il Governo USA ed i suoi alleati devono sentirsi fortemente pressati a tagliare qualsiasi appoggio ai ribelli che stanno cercando di abbattere Assad. Anche se si trattasse di «moderati» – ma non lo sono – il fatto di costringere Assad ad una guerra su più fronti ha come unico effetto il rafforzarli. È una follia.

2. Si dovrebbe dare aiuto finanziario al Governo di Assad, ed equipaggiamento, addestramento ed intelligence perché possa respingere l’ISIS. È territorio siriano, sono gli unici che hanno il diritto di reclamarlo. È ovvio che un tale appoggio non arriverà né dagli USA né da alcun Paese NATO. Ma ci sono parecchi Paesi che hanno un interesse strategico nel prevenire un altro cambio di regime ed un altro focolaio di caos. Se questi Paesi risponderanno prontamente – cioè ora – potrebbero fermare un intervento USA, e finché un tale sostegno non includerà delle truppe straniere, ridurranno al minimo la probabilità di uno scontro ad un livello più serio.

3. Il Governo USA ed i suoi alleati dovrebbero essere condannati pesantemente per le loro fallimentari politiche di cambio di regime e le persone dietro tali decisioni dovrebbero essere perseguite per crimini di guerra. La cosa dovrebbe procedere a livello di singole nazioni dato che l’ONU non ha fatto nulla a parte il permettere l’aggressione NATO. Anche se la cosa non portasse ad un immediato arresto dei criminali, manderebbe un chiaro messaggio. È una cosa che può essere fatta. La Malesia lo ha già dimostrato dichiarando l’amministrazione Bush colpevole di crimini di guerra in contumacia. [Malesia… Malaysian Airlines flight number…]



Ora potreste pensare: «Va bene, le cose stanno così. Ed allora cosa c’entra con me? Anche volendo, non posso mica influenzare una tale situazione». Èuna considerazione comprensibile e diffusa, ma paralizzante. La verità è che invece possiamo influenzare: è già successo e si può ripetere.



Sarò onesto: non sarà facile. Per riuscirci dobbiamo iniziare a pensare strategicamente perché, ci piaccia o no, è come una partita a scacchi. Dobbiamo raggiungere figure influenti: il che vuol dire parlare con emittenti radio locali, direttori di quotidiani o di stazioni TV locali. Vuol dire contattare blogger seguiti, celebrità, figure del mondo degli affari e del Governo. Militari in servizio e giovani che possano essere recettivi. Ma anche solo il tuo vicino, il tuo collega di lavoro: ogni singola persona si aggiungerà a formare la massa critica. Il passo più importante è iniziare a provare.Se siete ancora confusi, incerti, sul perché tutto ciò stia accadendo, guardate questo video che abbiamo postato l’11 settembre del 2012.
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