giovedì 9 ottobre 2014

Il Made in Italy è contaminato dagli OGM

Dario Bressanini

soia-cargo

Come forse saprete il ministro delle Politiche agricole alimentari Nunzia De Girolamo ha firmato, con i ministri della Salute Beatrice Lorenzin, e dell’Ambiente Andrea Orlando, un decreto che vieta la coltivazione in Italia del mais OGM MON810.

L’annuncio del decreto è stato accompagnato da una serie di dichiarazioni come questa

È un provvedimento che tutela la nostra specificità, che salvaguarda l’Italia dall’omologazione. La nostra agricoltura – prosegue De Girolamo – si basa sullabiodiversità, sulla qualità e su queste dobbiamo continuare a puntare, senza avventure che anche dal punto di vista economico non ci vedrebbero competitivi

Questi discorsi, apparentemente saggi, in realtà sono solo fumosi e si sciolgono come neve al sole se esaminati con un po’ di razionalità. Perché mai la coltivazione di un mais OGM, perché solo di quello si parla, dovrebbe influenzare l’immagine dei prodotti italiani? Circa il 30% del mais coltivato in Spagna è geneticamente modificato, e non mi pare che l’immagine del celebre prosciutto “Pata Negra” o delle acciughe del cantabrico ne abbiano risentito. Perché dovrebbero? E cosa c’entra la biodiversità, parola di cui molti parlamentari si riempiono la bocca ma di cui spesso ignorano il significato? Mica stiamo parlando di specie selvatiche. Lo sanno vero che non c’è il mais selvatico (e dubito che conoscano il teosinte), e che il mais viene comunque acquistato ogni anno per seminarlo? E quindi la “biodiversità” del mais coltivato è quanto le multinazionali sementiere, le stesse che producono il mais OGM, decidono ogni anno di mettere in vendita?

Altre dichiarazioni sono altrettanto prive di senso: c’è chi teme una qualche “contaminazione” dei nostri prodotti, come se un mais OGM potesse rendere OGM anche dei pomodori coltivati lì a fianco, manco fosse un virus che inietta una qualche “essenza OGM” come nei film di fantascienza di serie B.

So bene che queste mie puntualizzazioni razionali non servono a nulla: le dichiarazioni riportate sopra paiono assolutamente sensate a chi le fa, non riuscendo a capire le obiezioni.

Su Facebook ho partecipato ad uno scambio di battute con la deputata del PD Susanna Cenni, prima firmataria della mozione anti OGM. Mi ha colpito molto questa frase:

“già 8 paesi in Europa (tra i quali Germania e Francia) hanno scelto di non utilizzare ogm nei loro paese”

Ho letto “utilizzare” e ho avuto una illuminazione. Non ha scritto “coltivare”, ha scritto proprio “utilizzare”. Possibile che chi ha votato la mozione voglia un’Italia OGM free, per sfruttare commercialmente questa immagine? Forse quei deputati pensano che adesso gli OGM in Italia non si “utilizzino” e quindi vogliono mantenere l’immagine “OGM free” dei prodotti italiani” (ammesso e non concesso che interessi a qualcuno, vedi la Spagna sopra).

Se è così mi spiace ma devo disilludere deputati e ministri: in Italia gli OGM non si coltivano ma si “utilizzano” eccome. Alla luce del sole. Legalmente. Senza alcuna opposizione.

L’industria mangimistica italiana utilizza circa 4 milioni di tonnellate di farina di soia ogni anno per produrre mangimi per animali. Di questi 4 milioni di tonnellate l’84% è OGM, importata da Brasile, USA, Argentina e Paraguay. Importiamo 3.350.000 tonnellate di soia OGM. Sono circa 55 kg di soia OGM per ogni italiano, deputati e ministri compresi.

Sono numeri enormi, e le navi che trasportano la soia sono impressionanti. Guardatene, sopra all'inizio del post, una in fase di scarico, con la ruspa

650.000 tonnellate invece sono OGM free (e costa mediamente l’8% in più della soia normale o OGM) di cui 550.000 di soia italiana (fonte: elaborazione Pellati Informa)

Perché la importiamo? Perché non se ne produce abbastanza. E non solo in Italia. Anche Francia, Germania e altri paesi Europei “utilizzano” gli OGM. L’Italia importa anche il 20% del mais di cui abbiamo bisogno.

Non potremmo importarla tutta OGM free? No. Al mondo si producono ogni anno 250 milioni di tonnellate di soia, di cui almeno l’80% è ormai OGM; percentuale in continuo aumento. Ed è sempre più difficile trovare sul mercato soia certificata non OGM. Ci sono paesi che la producono, come la Cina, ma sono a loro volta importatori, perché il loro consumo di carne e di prodotti animali è in forte crescita.

Entrate in un supermercato. Passata la zona frutta e verdura osservate i vari prodotti di origine animale: latte, formaggi, burro, yogurt, carne, salumi, uova e così via. Se l’84% dei mangimi italiani per animali utilizzano soia e mais OGM sappiate che voi ogni giorno acquistate e mangiate prodotti da animali alimentati a OGM a meno che non vi nutriate esclusivamente di prodotti biologici.

Anche prodotti DOP e IGP, certo (il vanto bla bla bla)! Il Parmigiano reggiano, il Grana padano, il prosciutto di Parma, mozzarelle, culatelli e così via. Il vanto della produzione italiana che quei parlamentari vogliono scongiurare da una “contaminazione” di un campo di mais OGM di 6000 metri quadri in Friuli, destinato ad alimentazione animale, ma che invece viene prodotto acquistando regolarmente milioni di tonnellate di mais e soia OGM straniera, destinati ad alimentazione animale. A quanto pare il km zero per gli OGM vale al contrario.

Se non ci credete fate un giro in un consorzio agrario (magari uno gestito da quelle associazioni agricole che si oppongono agli OGM). Trovereste sacchi con queste etichette con la scritta “prodotto da semi geneticamente modificati“.



Vi chiederete perché in un supermercato italiano i nostri prodotti (sempre il vanto bla bla bla) non riportano in bella vista “Prodotto da animali alimentati a OGM”. Ne avete mai visto uno? Ma è ovvio no? Le leggi europee e italiane lo permettono! Quale produttore di formaggio o di prosciutto o di latte o di bistecche vorrebbe l’etichetta infamante?

Se vi fosse una etichettatura obbligatoria l’ipocrisia della politica italiana ed europea sarebbe palese: non voler produrre quello che però vogliamo e dobbiamo acquistare. Chi in questo paese è favorevole all’uso degli organismi transgenici è invece spesso favorevole all’etichettatura, me compreso, perché almeno si capirebbe che l’opposizione di facciata qui da noi serve solo per sperare di lucrare una rendita di posizione basata su una falsa immagine di una Italia OGM free.

Queste sono cose stranote agli addetti ai lavori, e io qui lo scrivo da anni, ma dovrebbero anche esserlo ai nostri parlamentari. Nel 2009 le commissioni riunite Agricoltura e Istruzione hanno svolto una “indagine conoscitiva sugli organismi geneticamente modificati utilizzabili nel settore agricolo italiano per le produzioni vegetali, con particolare riguardo all’economia agroalimentare ed alla ricerca scientifica”. Nella settima seduta il Dott. Giordano Veronesi, presidente di Assalzoo, associazione nazionale di produttori di alimenti zootecnici, nonché maggior produttore italiano di mangimi spiega molto bene come l’industria mangimistica italiana sia obbligata ad acquistare dall’estero soia OGM.


Nella mia azienda, che fattura oltre 2 miliardi di euro e produce 150 milioni di polli all’anno, 800.000 maiali e salumi per marchi come Montorsi, Negroni e AIA, importiamo ogni mese 40.000 tonnellate di soia OGM e 9.000 tonnellate di soia OGM free – che sul mercato italiano non e` reperibile, se non in minima parte – destinate all’alimentazione degli animali.

40.000 contro 9.000.

Ben 8 italiani su 10, come Coldiretti non manca mai di ricordare, sono contrari all’utilizzo degli OGM. Quindi Signori Ministri, è urgente vietare con effetto immediato le importazioni di OGM, al fine di non ingannare il cittadino. Non sono i 6000 metri quadri di mais OGM a Vivaro a gettare un’ombra sulla nostra produzione (il vanto bla bla bla). Sono le 3.350.000 tonnellate di soia OGM che importiamo. Per tacer del mais.

Giù la maschera: il “Made in Italy” è fatto con gli OGM. Vietate immediatamente le importazioni di OGM. O almeno imponete l’obbligo di etichettatura se nella filiera si usano OGM. Altrimenti siete solo chiacchiere e distintivo.

Dario Bressanini

P.S.: il brevetto sulla soia Monsanto sta per scadere, e nel 2014, come spiega Monsantostessa, gli agricoltori che lo desiderino potranno salvare i semi di alcune varietà e riseminarli nel 2015. Non solo: chiunque potrà copiarla e, come successo in India con il cotone Bt che non era protetto da brevetto, potrà produrre nel proverbiale garage biotech la propria versione della soia di Monsanto. Non è difficile prevedere che ne vedremo delle belle.


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