giovedì 23 ottobre 2014

L’Occidente, USA-NATO, è indeciso se colpire Assad o lo “Stato islamico”
Almeno una parte delle armi americane paracadutate ai curdi che difendono la città siriana di Kobani è capitata nelle mani dei guerriglieri dello “Stato islamico”. Stando agli esperti, questo caso conferma ancora una volta la necessità della cooperazione della coalizione occidentale con Damasco.
Al momento la lotta contro il gruppo “Stato islamico” in Iraq e in Siria è costata agli USA e ai paesi della coalizione 424 milioni di dollari. I costi giornalieri ammontano a 7,5 milioni di dollari. Risulta essere un affare assai dispendioso per l’Occidente scosso da cataclismi socioeconomici. Intanto la guerra contro lo “Stato islamico” non finisce. 
Non solo, ma gli islamisti operano sempre più efficacemente, fa notare il politologo Stanislav Tarasov:

I combattimenti si svolgono in due direzioni, ossia in direzione siriana e in quella irachena. Si è formato di fatto un fronte unico. Potenzialmente nella zona di ostilità possono essere coinvolte anche regioni confinanti alla Turchia. A condurre l’operazione terrestre contro gli islamisti sono soltanto le formazioni curde. In parte ai combattimenti partecipano i guerriglieri del Partito del lavoro del Kurdistan ritenuto terroistico in Turchia.
Lo “Stato islamico” (IS) controlla adesso circa una metà dell’Iraq e un terzo della Siria. Si tratta di un immenso territorio. È da notare che il potenziale degli islamisti è ancora abbastanza grande. Le formazioni dell’IS, che contano fino a 50 mila uomini, conducono le operazioni militari in modo qualificato. Giocano abilmente anche le carte politiche. Ancora di recente l’Occidente e la Turchia consideravano l’IS la principale forza d’attacco contro Damasco. Ma l’IS ha vinto il gioco contro la coalizione antisiriana. Adesso l’Occidente usa tutte le forze per mettere su una coalizione antiislamica, per trovare una tattica e una strategia efficaci.
Il Pentagono ha riconosciuto che una piccola parte dei carichi poteva essere finita nelle mani dei terroristi dell’IS. Ma ha espresso la speranza che il grosso sia arrivato a “persone giuste”. In altre circostanze tale situazione sembrerebbe ridicola. Ma per i curdi che difendono Kobani questo non è il momento di ridere. Gli esperti hanno la sensazione che gli USA non riescano a stabilire i propri obiettivi e compiti in questa regione. 


Stanislav Tarasov dice:
In questo momento gli americani hanno nel Medio Oriente un contingente militare di 150-170 mila uomini. Vi è concentrata un’infrastruttura bellica molto seria. Intanto gli esperti del Pentagono dichiarano che l’IS non può essere sconfitto senza un’operazione terrestre. Se gli USA e i loro alleati si decidessero a fare tale passo, l’operazione in grande stile occuperebbe al massimo due o tre settimane. Tuttavia gli americani si astengono per il momento da tale mossa. Annunciano altri termini per poter sconfiggere l’IS, ossia due o tre anni. Vi è di più: imbastiscono una coalizione variegata dicendo agli alleati che bisogna prepararsi ad una guerra duratura. Perché lo fanno? Gli americani sostengono che il bersaglio principale sia lo “Stato islamico”, mentre la Turchia lo vede in Bashar Assad. 
I partecipanti della coalizione approfitteranno indubbiamente dell’occasione per smantellare il regime di Assad. Ma quale dei due bersagli – Assad o “Stato islamico” – ritengono prioritario nell’attuale fase? Se lo sono nonostante tutto gli islamisti, l’Occidente potrebbe desistere dalla dottrina dell’esportazione della democrazia e prendere Damasco almeno come compagna di strada se non come alleata. Ciò ridurrebbe le spese e salverebbe la vita dei soldati delle truppe della coalizione. Non solo, ma tale mossa quadrerebbe bene con i valori fondamentali che la Casa Bianca ama tanto difendere in tutto il mondo.

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