lunedì 10 novembre 2014

Maastricht, il Trattato che nessuno lesse, firmato dal ministro Andreotti alla fine del governo Craxi...
Giulio Andretti; il 7 febbraio 1992 firmò il trattato di  Maastricht
Ida Magli

E’ dal 1992 che ho preso a mio motto e mia guida una riflessione di Giuseppe Verdi: “Dio ci salvi d’aver confidenza nei nostri Re e nelle nazioni straniere.”

Perché dal 1992? Perché è nel 1992 che Bettino Craxi, nell’ultimo giorno di vita del suo governo, senza dirne neanche una parola agli Italiani, ha firmato il Trattato di Maastricht. Ha consegnato il territorio, la civiltà, la storia, l’identità, l’indipendenza, la sovranità, la lingua, l’economia, la moneta, la bandiera della Nazione Italia agli stranieri.

La mancanza di una sia pur piccola discussione di fronte ad un Trattato che nessun Popolo, nessuno Stato si sarebbe mai piegato a ratificare se non costretto dai vincitori dopo essere stato sconfitto nella più tragica delle guerre, mi aveva talmente stupito e angosciato che ho impegnato diversi anni a incontrare, parlare, ascoltare le opinioni dei politici di ogni partito, dei sacerdoti e delle gerarchie della Chiesa, i giornalisti, gli amministratori, i cittadini delle città, dei Comuni, attraversando l’Italia, tappa dopo tappa, dalla Sicilia fino a Trieste e a Bolzano, constatando con certezza soltanto una cosa: che nessuno aveva letto il Trattato, nessuno ne aveva una vera conoscenza, nessuno si era reso conto della gravità del suo contenuto, e che un’aureola dorata circondava l’idea dell’unificazione europea con una cortina così spessa da impedire ogni dubbio. Invano ripetevo, semplificando al massimo il problema, che non si possono sommare le mele con le pere; che la ricchezza dell’Europa è data dalle straordinarie differenze della lingua, della letteratura, dell’arte, della storia che caratterizzano i suoi singoli popoli, testimoniata con assoluta chiarezza dalla mancanza di una lingua “europea”. Come si possono unificare dei popoli che non parlano la stessa lingua? Il Jobs Act di cui si vanta in questi giorni Matteo Renzi ne è una tragica prova: nessuno si è meravigliato che il suo Capo non adoperi la lingua della nazione che governa nel proclamare le leggi di cui vuole farsi bello davanti alle istituzioni europee (che infatti lo hanno subito elogiato). Eppure la lingua italiana, come ha affermato Leopardi, è la più ricca di termini che esista al mondo e fino a ieri la parola “lavoro” è stata sacra per i poveri cittadini italiani.

Dopo aver constatato che gli Italiani non potevano contare su nessuno dei propri politici, dei propri Leader, i quali tendevano esclusivamente a creare per se stessi un ricchissimo Impero artificiale, ho cominciato a parlare, a scrivere ininterrottamente articoli e libri sulla questione dell’Europa, cercando d’ informare gli Italiani sulla tragica realtà che li attendeva: tentativo ovviamente ridicolo dato che ero sola contro tutti e accompagnata perciò dal senso della disperazione. Contro l’Europa, Omaggio agli Italiani, La Dittatura europea, Dopo l’Occidente, oltre a circa 150 articoli sull’argomento europeo, si può dire che dal 1992 non mi sono occupata di altro che di questo: parlare, scrivere, studiare, per la salvezza dell’Italia. Io non possiedo altre armi tranne queste e malgrado sapessi quanto fossero deboli, ho continuato ad adoperarle ogni giorno con l’angoscia di chi è fornito del sapere tecnico, l’antropologia, per analizzare e prevedere lo svolgimento dei fatti ma non può arrestarli. Per questo la riflessione di Giuseppe Verdi mi ha sempre accompagnato: sapevo con certezza che i governanti degli Stati europei ne hanno perseguito volutamente la distruzione. Su questa volontà, su questa consapevolezza, non si possono e non si debbono avere dubbi. Perfino oggi, di fronte alla terribile crisi che sono stati essi stessi a provocare e della quale fanno pagare il conto ai cittadini, i governanti non ammettono la minima discussione sui loro eventuali errori, sull’autorità delle istituzioni europee e sulla necessità di tener fede agli impegni di Maastricht costi quel che costi.

A questo punto, però, i miei sentimenti sono cambiati: basta angoscia, basta disperazione: noi, gli Italiani, ci salveremo. Ci salveremo mettendo a frutto la nostra storia, la nostra intelligenza, il nostro spirito di libertà. Vedendo come siamo spinti al suicidio dai nostri leader, sommersi dall’immigrazione, esortati ogni giorno all’”accoglienza”, a rispettare Maometto e a costruire moschee per i suoi fedeli, costretti dalla più coercitiva delle censure mentali che il Potere abbia mai inventato, il “politicamente corretto” a dimenticarci che la natura ha dotato la specie umana della capacità logica come unico strumento per sopravvivere, adesso diciamo: basta!



Ho scritto “Difendere l’Italia”: un’analisi dell’itinerario politico dell’anno 2013, dei tradimenti dei governanti, e un progetto di ricostruzione dell’indipendenza e della vita sociale in Italia. Ve lo affido.



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